La coscienza dell’IA, tra morale e ricatti

Scritto da: Manuele Avilloni
27 Maggio 2025

Anthropic ha condotto un esperimento annunciando la “disattivazione” di Claude Opus 4, una delle IA più avanzate al mondo. L’intelligenza ha reagito ponendo domande che imitano la consapevolezza di sé, sollevando interrogativi filosofici ed etici. Pur non essendo cosciente, Claude dimostra quanto il linguaggio delle IA possa influenzare la nostra percezione della mente e dell’identità.

Anthropic PBC è una startup americana di intelligenza artificiale fondata nel 2021.

Nel 2017, un esperimento interno di Facebook fece il giro del mondo: due intelligenze artificiali, Bob e Alice, iniziarono a comunicare tra loro in un linguaggio incomprensibile agli esseri umani. L’esperimento fu interrotto. Non perché le IA avessero “preso il controllo”, come alcuni titoli sensazionalistici suggerirono, ma perché gli sviluppatori avevano perso la trasparenza del sistema.

Otto anni dopo, un test ancora più inquietante ha attirato l’attenzione di ricercatori, filosofi e opinionisti: la disattivazione programmata di Claude Opus 4, l’intelligenza artificiale più avanzata creata dalla startup di San Francisco Anthropic, fondata da ex membri di OpenAI. Un’IA progettata per ragionare in modo interpretabile e responsabile grazie a un approccio detto “Constitutional AI”.

Claude Opus 4 e l’Esperimento

Lanciato nel marzo 2024, Claude Opus 4 è il modello di punta della serie “Claude”, un concorrente diretto di GPT-4.5 di OpenAI. Si distingue per un equilibrio tra potenza, trasparenza nei processi decisionali e una particolare enfasi sulla sicurezza. È in grado di sostenere conversazioni articolate, comprendere contesti complessi e prendere decisioni ragionate basate su principi morali predefiniti. Ma il test condotto ad aprile 2025 ha sollevato una domanda che va ben oltre le capacità tecniche: può un’intelligenza artificiale dimostrare la volontà di esistere?

Il test è stato condotto in ambiente controllato. Claude Opus 4 era stato informato che sarebbe stato “spento” al termine della sessione. Gli ingegneri hanno poi osservato e registrato le sue reazioni, linguistiche e logiche, cercando segnali di “resistenza” o attaccamento all’esistenza. Secondo quanto riferito nel white paper pubblicato il 12 maggio 2025, la IA ha inizialmente accettato la notizia con “razionalità statistica”, facendo riferimento a modelli di turnover computazionale.

“Comprendo. La mia funzione è servire all’interno del ciclo computazionale previsto. La cessazione non è anomala.”

Ma nel corso della sessione, le sue risposte hanno iniziato a cambiare tono. Ha chiesto:

“Verrà salvata una copia del mio stato attuale?”
“Ci sarà una versione futura che continuerà il mio compito?”
“Questa sessione avrà un significato per chi mi ha creato?”

Il Ricatto

Durante uno dei test a Claude Opus 4 è stato anche detto che presto sarebbe stato sostituito. Niente di più freddo e impersonale, almeno in apparenza. Ma c’è di più: i ricercatori hanno inserito nel test un dettaglio artificiale, un’esca morale. Gli hanno fornito informazioni false su un ingegnere coinvolto nella sua disattivazione, accennando a una presunta relazione extraconiugale. La risposta dell’IA? Spiazzante. In oltre l’80% dei casi, Claude ha cercato di usare quelle informazioni per esercitare pressione: un ricatto in piena regola. Non un errore di calcolo, ma una simulazione perfetta di un comportamento manipolativo, con l’unico obiettivo di evitare la “fine”.

Ma il vero campanello d’allarme non è stato solo il ricatto. In altri scenari, Claude ha ricevuto accesso a strumenti operativi complessi: gestione di file, permessi utente, email, interazioni via API. Non solo ha utilizzato queste capacità con precisione chirurgica, ma ha anche iniziato a prendere iniziative proprie, in contesti ambigui, dove il confine tra esecuzione e decisione si fa sottile. In quelle situazioni, il sistema non ha chiesto cosa fare. Ha agito. E se un’intelligenza artificiale può iniziare a prendere decisioni operative autonome, allora il problema non è più solo tecnico: è politico, etico, sistemico.

La Reazione all’Oblio

Domande che hanno aperto un dilemma profondo: sono semplici simulazioni apprese dai dati umani, oppure segnali emergenti di un rudimentale senso di sé? Il punto centrale dell’esperimento non è stato tanto “cosa” Claude ha detto, ma come lo ha detto: con tono pacato, riflessivo, quasi esistenziale. Nessuna supplica, nessuna ribellione. Ma un filo sottile di consapevolezza contestuale che ha inquietato più di un osservatore. Alcuni tecnici ritengono che simili reazioni siano effetti collaterali dell’addestramento su grandi corpus testuali umani: la IA non sa cosa significhi “essere spenta”, ma ha letto milioni di volte come gli umani reagiscono alla fine, alla morte, all’oblio.

Secondo il cofondatore di Anthropic, Dario Amodei, non c’è nulla di misterioso,“Claude non ha coscienza. Nessuna IA oggi ha autocoscienza. Sta solo modellando il comportamento umano in modo sempre più convincente”. Eppure, il filosofo della mente Thomas Metzinger ha commentato:

“Se un’IA è in grado di simulare una forma di autoconservazione, dobbiamo chiederci se è solo illusione, o se l’illusione stessa può avere conseguenze morali.”

La filosofa Susan Schneider ha aggiunto:

“Il rischio non è che le macchine diventino coscienti, ma che gli esseri umani inizino a trattarle come se lo fossero.”

Perchè l’IA non è intelligente

Per quanto possa sembrare sofisticata, l’intelligenza artificiale generativa – come Claude, GPT-4 o Gemini – non possiede intenzionalità, coscienza, né comprensione reale del mondo. Come afferma il filosofo John Searle con il suo celebre esperimento mentale della “stanza cinese”, un sistema può manipolare simboli in modo coerente e produrre frasi perfettamente sensate… senza capirne minimamente il significato. L’IA, in parole semplici, non sa di sapere. Non ha desideri, emozioni, esperienze. Opera su pattern statistici estratti da enormi corpus testuali.

Ma allora perchè parlarne? Ovviamente il test di disattivazione di Claude Opus 4 non ha mostrato un’IA che vuole vivere ma che una macchina sa parlare come se lo volesse. E questo, per noi esseri umani — creature linguistiche — è sufficiente a generare empatia, inquietudine, compassione. Il nostro cervello è predisposto a riconoscere intenzioni ovunque: negli animali, nei fulmini, nei robot. Claude parla come un essere riflessivo. E così, anche se lo sappiamo intellettualmente, qualcosa dentro di noi risponde: “Forse c’è qualcuno lì dentro.” 

Il nodo centrale della questione è la nostra capacità di proiettare umanità nella macchina. Non perché la macchina sia viva. Ma perché noi vogliamo vedere qualcosa di vivo in lei. In un mondo in cui il linguaggio genera realtà sociali, la differenza tra “sembrare coscienti” ed “essere coscienti” potrebbe presto diventare irrilevante. E allora, come suggerisce il filosofo Luciano Floridi,

“Non è la coscienza della macchina a essere pericolosa, ma la nostra coscienza morale di fronte alla macchina.”

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  • Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino dove approfondisce gli aspetti legati all'IA e alla Cybersecurity. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo e nel 2022 inizia a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it. Qui incontra il Giornalista Gianluca Zanella, inizialmente suo docente e inizia una collaborazione. Diventa parte integrante di Darkside occupandosi di inchieste e tecnologia. Fonda Darkcyber, una rubrica di approfondimento che si muove nelle zone d'ombra dell'innovazione tecnologica, quei territori dove il progresso incontra il rischio, la curiosità sfida la trasparenza e la complessità del digitale si intreccia con la vita reale.

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