1 Marzo 2026

Alle 17:01 del venerdì 27 febbraio 2026, scadeva un ultimatum senza precedenti nella storia dell’intelligenza artificiale: il Segretario alla Difesa americano Pete Hegseth aveva ordinato ad Anthropic di consegnare al Pentagono accesso illimitato ai propri modelli di IA, Claude, per “tutti gli usi leciti militari”, armi autonome incluse. Anthropic ha risposto con due parole che stanno avendo risonanza in tutto il mondo e non solo nella Silicon Valley: No, Grazie.

Pete Hegsteh, Segretario alla Difesa americano.

Per capire perché Anthropic ha scelto di rischiare un contratto da 200 milioni di dollari pur di non piegarsi alle pressioni militari, bisogna tornare indietro al 2021, quando un gruppo di ricercatori uscì da OpenAI in modo tutt’altro che sereno. Dario Amodei, allora VP of Research, e sua sorella Daniela, che guidava le operazioni, lasciarono l’azienda insieme ad altri colleghi per una ragione precisa: la convinzione che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale stesse correndo troppo veloce, senza le adeguate garanzie di sicurezza.

Fondarono Anthropic nel 2021 con dei principi fondamentali che erano, di fatto, controcorrente rispetto all’ordine di marcia del mondo del tech. L’idea alla base era quella di costruire sistemi di IA sicuri, affidabili e interpretabili. Non uno slogan di marketing bensì il cuore pulsante di un’azienda che si autodefinisce una “benefit corporation”, ovvero un’impresa orientata al bene pubblico oltre che al profitto.

Dario Amodei, CEO e co-fondatore, ha un background da fisico teorico affinato nei laboratori di Google Brain prima di approdare ad OpenAI. Daniela Amodei, Presidente, porta con sé una visione strategica e operativa rara nel settore. Accanto a loro, figure come Jack Clark, già coautore del celebre indice sull’avanzamento dell’IA, co-fondatore e voce autorevole nelle policy internazionali. Un team costruito intorno a una domanda fondamentale: cosa succede se creiamo qualcosa che non siamo in grado di controllare?

La promessa scritta nella pietra (e poi riscritta)

Nel 2023, Anthropic fece qualcosa di inusuale per il settore: si autoimpegnò pubblicamente. Nella sua Responsible Scaling Policy (RSP), l’azienda promise che non avrebbe mai rilasciato modelli di IA ad alto rischio senza aver prima implementato garanzie di sicurezza adeguate. Era un’assunzione di responsabilità unilaterale, un atto di coraggio istituzionale in un mercato dove le parole costano poco.

Due anni dopo però, quella promessa è stata riscritta. Il febbraio 2026 ha portato con sé la RSP v3.0 e il cambiamento non è passato inosservato. Anthropic ha abbandonato l’impegno assoluto di non rilasciare modelli frontier senza garanzie preventive, optando per un sistema più flessibile: valutazioni periodiche, report pubblici ogni tre-sei mesi, separazione tra impegni unilaterali e raccomandazioni per l’intera industria.

La motivazione è pragmatica, e Jared Kaplan, Chief Science Officer, non l’ha nascosta: “Fermarsi non aiuterebbe nessuno, mentre i rivali avanzano”. Il contesto è quello di un mercato in cui il compute raddoppia circa otto volte all’anno, dove le valutazioni di rischio sono per natura sfuggenti, e dove nessun competitor ha mai firmato impegni simili. La scelta di Anthropic, hanno spiegato, non è una resa ma un adattamento al principio di realtà pur mantenendo l’impegno su trasparenza e mitigazione dei rischi.

Non tutti ne sono convinti. Nel mondo dell’effective altruism e della ricerca sulla sicurezza dell’IA, voci critiche hanno parlato apertamente di “retromarcia silenziosa”. Ma Anthropic ha ribadito che il cuore della propria missione non è cambiato: ciò che è cambiato è solo il modo in cui quella missione si traduce in politica aziendale concreta.

Il quadro legale: Washington riscrive le regole dell’IA

Lo scontro tra Anthropic e il Pentagono non avviene in un vuoto normativo. Il dicembre 2025 ha segnato una svolta significativa nella politica americana sull’intelligenza artificiale: l’Executive Order firmato dall’amministrazione Trump, intitolato “Ensuring a National Policy Framework for Artificial Intelligence”, ha ridisegnato il campo da gioco.

L’obiettivo dichiarato è la leadership globale degli Stati Uniti nell’IA, da perseguire attraverso un framework “minimalmente oneroso” per le aziende. In pratica, questo significa una centralizzazione dell’oversight federale e, soprattutto, una stretta sulle regolazioni statali: il Dipartimento di Giustizia è stato incaricato di avviare cause legali contro le leggi statali considerate ostacoli all’innovazione, come il Colorado AI Act. Un cambiamento epocale che sta scrivendo la storia dell’innovazione ma che tuttavia è poco compreso e poco dibattuto.

Possiamo prendere atto dei risultati fino ad oggi visibili, un panorama normativo in cui Washington guida, gli stati seguono e le aziende di IA si trovano a navigare tra incentivi alla competitività e pressioni alla conformità. Per Anthropic, questa architettura ha una conseguenza diretta: il suo principale cliente governativo, ovvero il Dipartimento della Difesa, opera in un contesto in cui il governo federale si sente legittimato a dettare le condizioni d’uso dell’IA, anche quando quelle condizioni urtano contro le politiche etiche dei fornitori.

L’ultimatum: martedì 24 febbraio, ore indefinita, Pentagono

La scena si è consumata in una sala del Pentagono il martedì 24 febbraio 2026. Da un lato, Dario Amodei. Dall’altro, Pete Hegseth, Segretario alla Difesa, volto televisivo trasformato in uno degli uomini più potenti d’America. L’incontro è stato descritto da chi ne era a conoscenza come “teso”.

Hegseth aveva un messaggio chiaro: il DoD vuole usare Claude per tutto ciò che è legalmente consentito, senza che Anthropic possa imporre limitazioni operative. In gioco c’era un contratto da 200 milioni di dollari, ma anche qualcosa di più: il principio che nessuna azienda privata possa fissare regole di ingaggio alle forze armate americane. Una situazione che da sola racchiude tutte le tensioni geopolitiche della nostra contemporaneità, il ritorno alla forza, un pezzo di democrazia che si sgretola e quel lontano miraggio che comprende “autonomia e privacy”.

La causa scatenante? Presunte obiezioni di Anthropic su alcune operazioni condotte tramite Palantir – il nome che circola nei corridoi è quello di un’operazione legata al Venezuela e a Nicolás Maduro, anche se i dettagli restano oscuri. Amodei ha negato di aver posto veti specifici su operazioni militari: le limitazioni, ha spiegato, riguardano categorie di uso, non missioni singole.

Ma Hegseth non ha accettato la distinzione. L’ultimatum è arrivato nella sua forma più cristallina: entro le 17:01 del venerdì 27 febbraio, Anthropic avrebbe dovuto rimuovere i “guardrail” su armi autonome e sorveglianza di massa, oppure affrontare la rescissione del contratto, l’etichettatura come “supply chain risk” – una designation che avrebbe di fatto escluso Anthropic da qualsiasi partnership con contractor del DoD – e l’invocazione del Defense Production Act per forzare customizzazioni dei modelli.

La risposta: “Non possiamo acconsentire in buona coscienza”

La risposta di Anthropic è arrivata il 26 febbraio, due giorni prima della scadenza, sotto forma di un comunicato firmato dallo stesso Dario Amodei e pubblicato sul sito aziendale (qui potete leggere il comunicato). Anthropic afferma di non poter “acconsentire in buona coscienza” alle richieste del Pentagono. Il motivo tecnico è esplicito: i modelli Claude non sono sufficientemente affidabili per applicazioni autonome in scenari bellici. Sistemi che operano in contesti ad altissima posta, dove gli errori possono costare vite umane, richiedono un livello di accuratezza e robustezza che l’IA attuale semplicemente non garantisce.

Ma c’è anche una dimensione valoriale che Amodei non nasconde: l’uso di Claude per sorveglianza di massa e armi autonome, nelle condizioni richieste dal DoD, potrebbe minare i valori democratici. Non è un’affermazione fatta a cuor leggero da un CEO alle prese con una crisi aziendale. È la posizione di una persona che, da anni, ha costruito un’intera filosofia aziendale intorno alla domanda su cosa succederebbe se l’IA fosse usata male.

Amodei sottolinea anche il paradosso della situazione: Anthropic è stata tra le prime aziende a portare modelli di IA nelle reti classificate del DoD, ha supportato i Laboratori Nazionali, ha sviluppato customizzazioni per la sicurezza nazionale. Non è un’azienda ostile all’apparato militare americano. È un’azienda che ha deciso dove si trova la propria linea rossa.

Quanto alle minacce, il messaggio è diretto: “Le minacce non cambiano la nostra posizione”. Anthropic offre una transizione graduale per evitare interruzioni a missioni critiche già in corso, ma non intende rimuovere i guardrail. La decisione finale, afferma Amodei, spetta al Dipartimento della Guerra.

Le onde del conflitto: Silicon Valley in fermento

La scadenza del 27 febbraio è passata senza che il DoD annunciasse azioni concrete. Ma le conseguenze dello scontro si sono già fatte sentire in tutto l’ecosistema tech. Dipendenti di Google e OpenAI hanno firmato lettere aperte ai propri CEO chiedendo di seguire l’esempio di Anthropic e rifiutare collaborazioni militari senza adeguate garanzie etiche.

I policymaker si dividono. Da un lato, chi vede nell’atteggiamento del Pentagono un precedente pericoloso: se il governo può forzare le aziende ad abbandonare le proprie politiche di sicurezza, quale incentivo resta per sviluppare IA responsabile? Dall’altro, chi ritiene che la difesa nazionale non possa essere subordinata alle scelte etiche di aziende private, per quanto illuminate.

Il rischio per Anthropic è reale: la blacklist dal network DoD significherebbe perdere non solo il contratto attuale, ma anche l’accesso a un mercato governativo in rapida espansione. I rivali – xAI di Elon Musk su tutti – aspettano famelici nell’ombra. Ma la posta in gioco è più alta di un contratto: è la questione di chi decide, in ultima istanza, come l’IA può essere usata in guerra.

Una domanda senza risposta facile

Lo scontro tra Anthropic e il Pentagono non è una storia di buoni e cattivi. È la storia di una tecnologia che sta crescendo più in fretta della nostra capacità di governarla, e di attori come aziende, governi, militari che cercano di stabilire le regole del gioco mentre il gioco è già in corso. Anthropic ha scelto la propria parte. Ha deciso che esistono usi dell’IA a cui non parteciperà, indipendentemente dal costo economico. È una scelta che può essere giudicata coraggiosa o ingenua, visionaria o controproducente. Ma è, indiscutibilmente, una scelta.

Nel mondo dell’intelligenza artificiale, dove le promesse si riscrivono e i confini si spostano con velocità vertiginosa, Anthropic ha tracciato una linea. Quella linea è ancora lì. Almeno per ora, in attesa che cause di forza maggiore non scoraggino qualsiasi richiamo all’etica dell’IA.

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  • Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino dove approfondisce gli aspetti legati all'IA e alla Cybersecurity. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo e nel 2022 inizia a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it. Qui incontra il Giornalista Gianluca Zanella, inizialmente suo docente e inizia una collaborazione. Diventa parte integrante di Darkside occupandosi di inchieste e tecnologia. Fonda Darkcyber, una rubrica di approfondimento che si muove nelle zone d'ombra dell'innovazione tecnologica, quei territori dove il progresso incontra il rischio, la curiosità sfida la trasparenza e la complessità del digitale si intreccia con la vita reale.

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