La Procura di Pavia starebbe facendo approfondimenti sul ruolo svolto nel corso delle indagini del 2017 da Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi. In un servizio de Le Iene, la madre di Andrea Sempio ha affermato che il legale avrebbe passato gli atti delle indagini all’avvocato Massimo Lovati

L’avvocato Gian Luigi Tizzoni, difensore della famiglia Poggi.
Dopo il siluro lanciato da Le Iene con il servizio andato in onda la sera dell’8 aprile, riportiamo qui un articolo uscito per il settimanale Giallo qualche settimana fa.
L’articolo uscito su Giallo
Ora che si torna a parlare del delitto di Garlasco e della possibile responsabilità omicidiaria di Andrea Sempio, stanno riemergendo elementi della precedente indagine che ha riguardato sempre Sempio, ma che all’epoca passarono inspiegabilmente inosservati. Per esempio, le intercettazioni ambientali disposte dalla procura per indagare sull’allora ventottenne, quel “una ne abbiamo cannata” riferita alle risposte date in sede di interrogatorio riguardo il famoso scontrino che sta facendo parecchio rumore.
C’è però un aspetto che merita di essere affrontato e di cui – fin ora – nessuno si è occupato: leggendo i brogliacci della Polizia Giudiziaria si ha l’impressione che Andrea Sempio avesse avuto accesso agli atti di indagine sul suo conto almeno un giorno prima di essere interrogato.
Chi ha protetto Sempio?
È il 9 febbraio 2017, sono da poco passate le 20: la microspia piazzata dai carabinieri nella Suzuki SX4 della famiglia Sempio intercetta una conversazione tra Andrea, il padre Giuseppe e la madre Daniela. Il ragazzo, all’epoca, ventottenne, è appena rientrato in macchina insieme al padre. I due sono stati nello studio dell’avvocato Massimo Lovati, lo stesso che difende Sempio anche oggi. Di questa intercettazione non c’è la trascrizione completa, ma un sunto dei carabinieri, inframezzato da virgolettati: quando la madre chiede come sia andato il colloquio, si legge “il padre racconta delle chiamate di Andrea la sera tardi. Lui [Andrea, nda] interviene e dice che gli investigatori hannop [sic] trovato le telefonate all’una di notte casa di Chiara [sic.]”.
È evidente che ci si sta riferendo alle tre telefonate effettuate nella notte tra il 7 e l’8 agosto – 5 giorni prima del delitto – da Andrea a casa Poggi, mentre Chiara era da sola in casa e i suoi genitori, insieme al fratello, in vacanza in Trentino. Il fatto che Andrea e il padre ne parlino il giorno prima dell’interrogatorio fa sorgere una domanda: hanno avuto accesso agli atti? E se si, in che modo? Sul fatto che qualcosa abbiano visto – non sappiamo se nello studio dell’avvocato o grazie a un generoso passante – ci sono pochi dubbi: La conversazione in macchina prosegue e i carabinieri annotano: “Andrea parla con il padre e la madre […] dicendo che gli ha fatto vedere dei tabulati […] il padre interviene dicendo che sono riusciti a recuperare i tabulati delle telefonate che ha fatto lui con la telecom”.
Ma non finisce qui: Andrea – sempre il giorno prima dell’interrogatorio – sa già la versione che dovrà dare riguardo la natura di quelle telefonate: “Andrea – annotano i CC – spiega che la storia è che i genitori di Poggi avevano dichiarato che era normale che il Marco chiamava a casa per avvisarli che stava rincasando, probabilmente gli avrò prestato io il cellulare per chiamare nove su dieci è così”. E in effetti, nel corso dell’interrogatorio del giorno seguente, sarà questa la linea di Sempio.
Le vie ufficiose
La domanda resta aperta: chi l’ha avvisato di ciò che gli inquirenti avevano intenzione di chiedergli, dandogli così modo e tempo di preparare una risposta coerente? Non lo sappiamo. Quello che sappiamo, sempre grazie alle intercettazioni, è che le notizie – in quell’inverno del 2017 – circolavano in modo irrituale. Nel corso di un’intercettazione avvenuta il 21 febbraio, sempre l’ambientale nell’autovettura capta le parole di Giuseppe Sempio che, commentando le voci che parlano di una possibile archiviazione, dice al figlio: “[…] l’unica cosa che ha detto LOVATI ha detto che gira voce da Tizzoni che è in fase d’archivio… però non sappiamo niente di preciso”.
Il riferimento è a Gian Luigi Tizzoni, avvocato dei genitori di Chiara Poggi. Non sappiamo se sia vero quanto riportato da Giuseppe Sempio, ma la conversazione tra padre e figlio di quel giorno è parecchio interessante: Andrea conferma che “gira voce che hanno fatto che c’è stata la… richiesta di archiviazione” e, poco dopo, aggiunge “legalmente non… non ho il diritto di saperlo […] in via ufficiosa lo scopriamo comunque [inc.] non è un problema eh!”.
Quali sono le vie ufficiose di cui si avvalgono i Sempio? Difficile dirlo con certezza. Forse si riferisce alle “voci di corridoio” cui accenna subito dopo il padre: “però dato che gira voce di corridoio perché Tizzone [sic.]… è venuto a sapere che c’è in ballo sta cosa… dell’archiviazione…”.
“Ce l’ha detto lui”
La conversazione prosegue fitta: Andrea dice: “Te pensa che con quello che c’è nelle carte di Giarda [avvocato di Alberto Stasi all’epoca, nda] direttamente il PM ha detto che è una cosa… (inc)… ce l’ha già detto che è una mezza minchiata e ce l’ha detto in faccia a me… e agli due avvocati… quindi ce l’ha detto… ce l’ha detto lui…. Loro stessi… […] già questo ti dà una sicurezza in più”. Qui sembra di capire che l’indagato abbia avuto possibilità di confrontarsi direttamente con uno dei PM che indagano su di lui. Non sappiamo se si tratti di millanteria o di una circostanza reale, ma subito dopo il padre, per nulla stupito dalle parole del figlio, dice: “[…] ti ho detto che Lovati ha detto che gli ha telefonato Tizzoni che gli ha detto che in giro si parla di archiviazione…” e Andrea commenta: “è il discorso che TIZZONI è l’unico che può essere informato… su questo..”.
Che dire? Stando a queste intercettazioni una cosa è certa: Andrea Sempio aveva accesso a informazioni sensibili che riguardavano la sua posizione. Informazioni che a lui non sarebbero dovute arrivare, perché avrebbero potuto compromettere l’esito delle indagini in corso. Riguardo il possibile ruolo ricoperto dall’avvocato Tizzoni nella diffusione di queste informazioni o addirittura di un PM, ci sono soltanto le parole degli intercettati, che non provano nulla, ma che meriterebbero, alla luce della nuova inchiesta, di essere approfondite per capire se all’epoca Andrea Sempio abbia goduto della protezione di qualcuno.
Gli aggiornamenti
Termina qui l’articolo pubblicato su Giallo due settimane fa. Nel frattempo sono successe tante cose. Ci limitiamo a segnalare le più rilevanti e inerenti a quello che avete appena letto: Mario Venditti, ex procuratore di Pavia (quello che archiviò l’indagine del 2017) e oggi direttore del Casinò di Campione, è stato indagato dalla Procura di Pavia nell’ambito dell’inchiesta Clean 2. Gian Luigi Tizzoni è finito al centro del servizio realizzato da Alessandro De Giuseppe per Le Iene perché, secondo quanto affermato dall’avvocato Massimo Lovati e dalla madre di Andrea Sempio. Secondo il primo, Tizzoni, durante le indagini, dialogava con la famiglia di Sempio e con Sempio stesso. Secondo la mamma dell’attuale indagato, che risponde a una domanda di De Giuseppe, l’avvocato della famiglia Poggi potrebbe aver passato gli atti dell’indagine del 2017 su suo figlio all’avvocato Lovati “Non so se glieli ha dati a pagamento o gratis“.
Non sappiamo se tutto questo sia vero. Certamente, se lo fosse sarebbe grave. Se non lo fosse, bisognerebbe chiedere a Massimo Lovati e alla signora Sempio per quale ragione abbiano detto queste cose. A scanso di equivoci, secondo le nostre fonti, la Procura di Pavia starebbe svolgendo doverosi approfondimenti sulla vicenda che, in ogni caso, ha generato non pochi imbarazzi tra i corridoi del palazzo di Giustizia.





0 commenti