La notte delle streghe e il delitto di Veio

Scritto da: Alessio Pizzichi
2 Dicembre 2024

Roma, 23 Giugno 1986. È lunedì e nella capitale si avvicina quella che nella tradizione viene chiamata “La notte delle streghe”. Un’antica leggenda folkloristica che, nonostante lo scorrere del tempo, continua a mantenere il suo fascino. Secondo quello che dice la credenza, nella sera che precede la giornata della festa del patrono, le streghe si radunano per andare a cacciare le anime in giro per la città. Il caso vuole che proprio nelle ore serali di quel giorno si verificherà un fatto di cronaca caratterizzato da una serie di circostanze enigmatiche. Un misterioso omicidio in un luogo particolare, incorniciato da un alone di esoterismo, dove il sacro e il profano sembrano mischiarsi.

Uno scorcio del Parco di Veio.

La notte delle streghe nel parco etrusco

Sono le 22:30 e Luciano Hani Tarek, 29 anni, ha un appuntamento. Il cognome tradisce le sue origini familiari che risalgono alla terra del Nilo. Di padre egiziano e madre italiana, abita a Roma e studia biologia. Un solo esame lo separa dalla laurea e ha in programma di sposarsi a breve con la fidanzata.

Quella sera deve vedersi con Giuseppe Costa, 52 anni, insegnante di scienze ed ex professore di Luciano, oltre che studioso di parapsicologia. I due sono rimasti in buoni rapporti anche dopo che le loro carriere scolastiche si sono divise. Ad accomunarli c’è la passione per il mondo esoterico e una naturale attrazione verso l’ignoto. Entrambi sono studiosi di Julius Evola.

Hanno fissato l’appuntamento per recarsi insieme al parco dell’antica città di Veio, un’immensa area naturale alle porte di Roma, verso nord, in mezzo alle rovine dell’era etrusca. Un luogo affascinante, soprattutto per degli appassionati di storia e mistero come loro, con quelle necropoli che il professor Costa descrive come “cariche di energie” e che forniscono “enormi possibilità di concentrazione”.

Ci erano già stati in passato e avevano trovato, in mezzo al silenzio assoluto delle ore notturne, l’atmosfera adatta per sperimentare dei “contatti”. Insieme a loro era andato anche il figlio del professore e avrebbe dovuto esserci anche quella sera, salvo poi rinunciare all’ultimo visto che la mattina dopo avrebbe dovuto sostenere un esame.

A questo punto Luciano e Giuseppe vanno da soli. Arrivano sul posto verso le 23:15. Posteggiano l’auto e percorrono a piedi la stradina che conduce a uno degli ingressi dell’antica città. Lungo il percorso c’è una macchina parcheggiata, al suo interno una coppia di fidanzati in cerca di intimità. Vedono passare i due uomini, diretti verso il ponte che dà l’accesso sia al parco naturale che agli scavi archeologici.

Spari nel buio

Trascorrono alcuni minuti quando i fidanzati sentono improvvisamente rumore di spari. Vedono uno di quei due individui tornare indietro di corsa. Si avvicina all’auto e, visibilmente scosso, chiede loro di chiamare i Carabinieri. Si tratta del professor Costa e riferisce quello che è accaduto: hanno sparato a Luciano. I giovani avvertono le forze dell’ordine che in poco tempo raggiungono la scena. Il ventinovenne si trova nel viottolo che segue il ponte, sdraiato per terra. Purtroppo non c’è niente da fare, la vita ha già abbandonato il suo corpo esanime. Ad ucciderlo è stato un colpo di pistola che ha raggiunto il cuore, esploso a distanza ravvicinata da una calibro 38.

Tre piccoli uomini scuri

Giuseppe è stato testimone oculare dell’accaduto e il suo resoconto rende la situazione ancora più strana e inquietante. Lui e Luciano avevano appena attraversato il piccolo ponte e imboccato il sentiero quando improvvisamente sono stati raggiunti da una pioggia di sassi scagliati verso la loro direzione. Luciano aveva gridato “la smettiamo?” poi dalla curva sopra il vialetto erano usciti fuori tre individui: di carnagione scura, brevilinei e piccoli di statura, quasi dei nani; esclamavano “droga, droga!”. Uno di loro aveva in mano una pistola e ha sparato il colpo fatale in direzione di Luciano, raggiungendolo al cuore. Un altro si era scagliato poi su Giuseppe impugnando un coltello, dopo una breve colluttazione il professore era scappato andando ad avvertire i fidanzati in macchina.

Tre piccoli uomini nascosti nell’oscurità di quel parco, una zona che assume un’aura misteriosa nelle ore notturne. Chi erano? Cosa ci facevano lì?

L’articolo dell’Unità del 25 giugno 1986.

Le indagini

Il racconto del professore desta qualche perplessità tra gli inquirenti, in primo luogo per la dinamica degli eventi: un’aggressione che inizia con delle sassate per poi terminare con un colpo di pistola a bruciapelo e una minaccia con coltello. In mezzo a tutto ciò gli assalitori non rubano niente. Un metodo di azione piuttosto anomalo. E ancora: perché Giuseppe non è risalito sull’auto con cui erano andati al parco per dirigersi personalmente dai Carabinieri invece di avvisare la coppia affinché chiedessero aiuto? Il professor Costa ha una risposta: quella sera non aveva con sé gli occhiali e non poteva mettersi alla guida. A non avere dubbi sull’innocenza di Giuseppe sono i familiari della vittima che in maniera categorica escludono qualsiasi suo coinvolgimento. Conoscevano bene il cinquantaduenne e lo consideravano come uno di famiglia. Viene disposto l’esame del guanto di paraffina per il professore. Dopo qualche giorno arrivano le risposte, l’esito è negativo, non sono state riscontrate tracce di polvere da sparo.

A questo punto la lente degli investigatori si sposta e vengono prese in considerazione una serie di ipotesi: possibili tombaroli che magari erano stati interrotti durante le loro attività illecite, oppure, viste le caratteristiche fisiche degli assalitori fornite da Costa, si pensa anche alle Tigri Tamil, un gruppo terroristico dello Sri Lanka con fazioni presenti anche in Italia. Nessuna di queste tesi porterà a qualcosa di concreto e alla fine l’inchiesta viene archiviata.

Nel 1989 la trasmissione Rai Telefono Giallo dedica una puntata al caso, ripercorrendo tutte le tappe di questa enigmatica vicenda.

È uno degli ultimi atti che la riguardano a livello mediatico prima che venga riposta in un cassetto e dimenticata dai più. Dopo 38 anni le domande sono rimaste le stesse mentre le risposte latitano.

Un luogo di strane suggestioni

Nel tentativo di capire qualcosa di più su questo mistero ci siamo messi in contatto con Michele Damiani, archeologo esperto del Parco di Veio, il quale ci ha raccontato di un’area ad oggi molto tranquilla, ben tenuta e regolarmente visitata dalle famiglie. Michele ha parlato anche della situazione che il territorio ha attraversato negli anni ‘70 e ‘80, piuttosto differente, quando si respirava un’aria depressa. Al calare del sole il parco diveniva un luogo particolarmente sconsigliato poiché il suo fascino arcano attirava anche espressioni più oscure dell’esoterismo: dalle messe nere alle credenze riguardanti le maledizioni dell’oltretomba etrusco, popolate nell’immaginario da demoni e esseri mostruosi. Scritte con riferimenti satanici sui muri del mulino abbandonato, corpi di galli neri ritrovati sgozzati e anche riferimenti di simbologia aliena attinenti al mito della civiltà degli Ummiti.

Incappare in degli invasati non doveva essere difficile durante le ore notturne di quel periodo. Non sappiamo se sia una possibile chiave di lettura per gli eventi accaduti quella notte ma l’ipotesi che Luciano e Giuseppe possano essersi imbattuti in dei soggetti mossi da impulsi nefasti potrebbe non essere così remota, il che renderebbe questa storia ancora più agghiacciante.

Alla fine di tutto ciò si ha come l’impressione che ci sia una linea nera che fa da comune denominatore a tutta la storia: dalla notte delle streghe all’antica città di Veio con il suo magnetismo esoterico, divenuta teatro di un omicidio messo in atto da tre aggressori con caratteristiche peculiari che non sono mai stati individuati, così come non si è mai capito il movente di tale gesto. È trascorso tanto tempo e il nostro augurio è che questa eclissi possa essere invertita, per riportare un minimo di luce e giustizia in una vicenda che ha visto terminare in modo violento una giovane vita.

©Riproduzione riservata

sostienici!

Con il tuo sostegno possiamo realizzare nuove inchieste, approfondimenti, eventi e garantirti un canale di informazione libero e indipendente.

sostienici ora!

Con il tuo sostegno possiamo realizzare nuove inchieste, approfondimenti, eventi e garantirti un canale di informazione libero e indipendente.

Autore

Autore

  • Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

condividi

tag dell’articolo

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *