La saponificatrice di Correggio: i delitti di Leonarda Cianciulli tra esoterismo e follia

Scritto da: Luigi Albiniano
12 Aprile 2026

Assassina per “amore di madre”, Leonarda Cianciulli trasformò paura, superstizione ed esoterismo in un rituale di morte. Tra il 1939 e il 1940 uccise tre donne sole, ne smembrò i corpi e li dissolse nella soda caustica per ottenere sapone; col sangue preparò dolci offerti a ignari vicini. Una deriva oscura dove maternità e orrore si fondono…

Leonarda Cianciulli.

Cartomanzia, premonizioni distorte, strani sortilegi. Sangue e magia. L’aura del macabro a eclissare il vincolo dell’amore di madre. L’esistenza e le terribili “opere” di Leonarda Cianciulli – probabilmente la prima vera serial killer italiana del Novecento – raccontano di un tormento recondito, di una crudeltà implacabile. E della lotta contro un antico spettro, contro l’ombra bruna che pareva inseguirla costantemente, ghignando sul destino dei suoi cari. La morte. Quella sacerdotessa invisibile con cui, alla fine, lei stessa sancì una brutale alleanza. Perché Leonarda Cianciulli prese le vite di tre donne sole, indifese, insieme ai loro averi. Le assassinò a colpi d’ascia, ne depezzò i corpi e ne bollì i resti per farne biscotti, conserve e sapone. La metafisica del male in una fiaba nera.

Infanzia, matrimonio… e profezie

Leonarda Cianciulli nasce nell’aprile del 1894 a Montella, nell’avellinese, da papà Mariano e dalla signora Serafina. Un’infanzia segnata da disturbi epilettici e disagi interiori che la porteranno – come avrebbe rivelato successivamente lei stessa – ad affacciarsi più volte alla finestra estrema della fine; ingoiando schegge di vetro, o legandosi a una fune per impiccarsi. Velleità di autodistruzione.

Ma a graffiarle l’anima sin da subito è soprattutto altro. L’astio della madre per un avvenire che avrebbe voluto diverso, per una vita matrimoniale che avrebbe voluto differente. Leonarda, infatti, contro i desideri dei famigliari, nel 1917 prende in sposo Raffaele Pansardi: una decisione forte, perentoria, definitiva, che finisce con l’isolarla irrimediabilmente dal contesto natio.

In effetti i presagi più cupi cominciano a manifestarsi, quasi come una fatidica congiunzione astrale, proprio a partire da quel momento. Poco prima delle nozze – secondo la narrazione affidata al memoriale “Confessioni di un’anima amareggiata” – incassa infatti quella maledizione materna che le avrebbe augurato sventure e sofferenze, sulla medesima scia di un altro vaticino sancito anni addietro da una cartomante. Due sentenze sinistre, due comete buie a sorvegliare il suo cammino. E a tracciarne il divenire con una profezia inquietante: tante gravidanze, altrettanti lutti. Culle come tombe. Fantasmi che effettivamente si realizzeranno poi con numeri funesti: oltre a tre aborti spontanei, dieci neonati le moriranno tra le braccia. L’incomprensibile brutalità del fato.

La “nuova vita” a Correggio

Eppure, la sorte fino a quel momento avversa non piega la tempra di Leonarda. Che comincia a studiare chiromanzia, ad immergersi tra le profonde pieghe della materia occulta. E a conoscerla, a praticarla. Con l’aiuto di una “maga” – secondo quanto sottolineano racconti e dichiarazioni dell’epoca  – riuscirà persino a svincolarsi dai tentacoli dei sortilegi materni e, soprattutto, a rimanere finalmente incinta.

Dopo una parentesi in Lucania tra il 1921 e il 1927, la giovane si trasferisce a Correggio, in Emilia Romagna. Qui s’inserisce brillantemente nel settore del commercio locale, senza però mai tralasciare l’arte della divinazione, che le permette tanto di arrotondare gli introiti quanto di entrare nelle grazie dei concittadini.

Ma l’arrivo della seconda guerra mondiale le scompiglia i piani; come pure la percezione di quell’orizzonte che pareva sin lì sereno. La chiamata alle armi diviene infatti un’eventualità concreta per i suoi figli e per il primogenito soprattutto. Lui, proprio lui: la prima gioia di madre, lo spartiacque della sventura. Lui, Giuseppe, il prediletto. Un bene supremo, da difendere a ogni costo; anche a prezzo della vita. La vita degli altri.

I delitti della “Saponificatrice”

Leonarda Cianciulli non avrebbe mai accettato di separarsi dai suoi figli. Avrebbe fatto guerra a tutti, a tutto; persino alla guerra stessa. E dalle tenebre della mente la soluzione le apparve; in sogno, soffiando dalle nebbie di quel mondo esoterico in cui così tanto credeva, al di sopra e più in là delle sue laceranti preoccupazioni. Sacrificare. Sacrificare altre esistenze per salvare quelle della propria stirpe.

Dicembre 1939. La prima vittima, la prima offerta. Faustina Setti è una donna anziana, semplice e soprattutto sola. La Cianciulli l’attira a sé sostenendo di averle trovato un compagno. La invita in casa, nella sua dimora in corso Cavour 11, con la scusa di procedere all’organizzazione di quel dolce appuntamento fuori città. Faustina accetta con entusiasmo, illudendosi di lasciare per poco tempo soltanto la gestione delle sue finanze all’amica. Firma le carte, segue ogni direttiva, ma non troverà alcun nuovo amore. Viene assalita e letteralmente smembrata a colpi d’ascia. Il corpo suddiviso in nove parti, poi gettate in un pentolone insieme a sette chili di soda caustica in quel fuoco che tutto consuma. Una funerea ebollizione, sapone dall’inferno. Del sangue, versato e raccolto, la Cianciulli ne farà invece ingrediente per l’impasto di biscotti artigianali; che mangerà lei stessa e che offrirà anche ad altri commensali, per rinsaldare i rapporti di buon vicinato.

La notizia di un posto vacante in collegio a Piacenza diventa il pretesto per avvicinare la maestra Francesca Soavi. Leonarda le chiede di preparare in anticipo le missive da inviare ai parenti per giustificarne la partenza, facendole inoltre firmare le deleghe per la gestione delle sue risorse personali. Poi la uccide. A sangue freddo, a colpi d’ascia. Ancora un corpo sezionato, ancora quel pentolone, ancora la soda caustica. Un inno alla barbarie, una dispensa per cannibali.

Il terzo capitolo d’orrore costerà invece la vita all’ex cantante lirica Virginia Cacioppo, incuriosita dalla promessa di un lavoro a seguito di un fantomatico impresario fiorentino. Pure lei verrà depredata degli averi, uccisa, smembrata e infine posata a bollire in quel maledetto pentolone: «La sua carne – spiegó la Cianciulli nel memoriale – era grassa e bianca, quando fu disciolta vi aggiunsi un flacone di colonia e, dopo una lunga bollitura, ne vennero fuori delle saponette cremose. Le diedi in omaggio a vicine e conoscenti. Anche i pasticcini furono migliori del solito: quella donna era veramente dolce».

Tutto da copione, o quasi. Perché è a questo punto che lo schema si rompe. Una parola in più, un silenzio di meno e il piano criminale comincia a vacillare. Appena prima di recarsi dalla sua aguzzina, la Cacioppo rivela infatti alla cognata i motivi dell’imminente viaggio in Toscana, tradendo così il patto di segretezza con la Cianciulli e aprendo indirettamente un primo varco nel mistero di quelle sparizioni.

Serial killer per amore

Sarà appunto la denuncia della signora Alberta Fanti, cognata dell’artista scomparsa, a far scattare le indagini. Col lavoro degli investigatori pronto a concentrarsi proprio sulla Cianciulli; a partire da alcuni presupposti specifici: tre vittime e tre circostanze simili, legate insieme dallo stesso rapporto di amicizia con l’indagata.

In verità, nei carteggi del commissario Serrao erano transitati nel frattempo anche altri due nomi: quello di Abelardo Spinabelli, amico di donna Leonarda, e quello dell’allora parroco di Correggio, don Adelmo Frattini. Entrambi si erano infatti trovati a gestire un buono del tesoro appartenente alla Cacioppo. E sotto la lente era finita pure la figura di Giuseppe Pansardi, il figlio della “saponificatrice”: era lui, infatti, a spedire le lettere che la madre si premurava di far scrivere alle proprie vittime prima di assassinarle.

Ma tra esitazioni, sospetti e accuse respinte, la svolta arriva. Sarà infatti una governante di casa Cianciulli, la signora Barigazzi, a vuotare il sacco e a parlare delle strane “manovre culinarie” che avrebbero portato alla sparizione della Cacioppo. Una confessione decisiva, capace di dare una perentoria sterzata alle indagini, infrangendo le resistenze e i depistaggi di Leonarda. Fine dei giochi, il cerchio si chiude. 

Inchiodata dinanzi alla proprie responsabilità, la Cianciulli crolla. E confessa, scagionando dagli elementi di complicità sia il parroco che Spinabelli; non il figlio Giuseppe, costretto a scontare cinque anni di reclusione prima di venir rilasciato. “L’ho fatto per amore di madre, non per odio o avidità” – avrebbe dichiarato nel corso degli interrogatori, tentando di spiegare quel delirio omicida con l’influenza malefica dei sortilegi subiti e, soprattutto, con la volontà di offrire le proprie vittime in sacrificio per salvare i figli dall’arruolamento militare.

Fine dell’incubo

Verità o semplice strategia difensiva, poco importa. Le sue tesi, insieme alla stesura del memoriale (probabilmente non frutto diretto della sua penna) influirono minimamente sulle pronunce dei tribunali: nonostante la perizia dello specialista Filippo Saporito avesse ufficializzato gli estremi del vizio parziale di mente, nell’estate del 1946 la Cianciulli venne condannata a trent’anni di reclusione, tre dei quali da scontare in manicomio criminale. Ma dalle mura della struttura clinica in realtà non uscirà più, fino al giorno in cui spirò, ormai 76enne, all’ospedale psichiatrico di Pozzuoli, nel 1970.

Di lei resta un inquieto ricordo, sussurrato e sospinto attraverso gli anni dal vento del mistero. La brutalità del boia, una mutilata tenerezza di madre. Leonarda Cianciulli, “la saponificatrice” di Correggio. Un incubo mai dimenticato. Una fiaba nera.

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  • Nasce a Campobasso nel 1985. Laureato in “Scienze della Comunicazione” con specializzazione in “Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo”. Giornalista, autore, social media manager, esperto di tecnologie della comunicazione, ha lavorato per diverse testate giornalistiche della carta stampata e del web, curando inoltre la direzione di vari uffici di comunicazione e la pubblicazione di progettualità editoriali individuali.

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