La scomparsa di Sonia Marra

Scritto da: Viola Molinari, Manuela Fusto Virdis
25 Febbraio 2026

Sonia Marra scompare da Perugia 20 anni fa. L’unica testimone, una bambina di 11 anni, parlerà di “un uomo nero” che fa avanti e indietro dall’appartamento della studentessa la notte della scomparsa. Nel corso del processo, comparirà un’intercettazione telefonica in cui un seminarista e un parroco, parlando della ragazza, diranno che è stata “tritata”. Ma nessuno chiarirà mai cosa intendessero…

Sonia Marra.

È il 16 Novembre 2006. Perugia si sveglia fredda, tranquilla ed incosciente che da lì a poche ore avrebbe fatto da scenografia ad uno dei casi di scomparsa più inquietanti degli ultimi anni perché, ancora oggi, il corpo di Sonia Marra non si trova. Ancora oggi la sorella Anna vuole giustizia e la cerca con rispetto e silenzio. Oggi con la stessa tenacia di ieri, oggi che sono passati vent’anni dalla sua scomparsa.

L’ultima telefonata

Sonia è una ragazza che vive a Specchia, in provincia di Lecce. Nasce nel 1981, è una ragazza semplice, emotiva, amata da tutti. Occhi scuri, capelli neri e un sorriso delicato. Un sorriso riservato come gli stessi familiari la descrivono. Molto legata alla sorella e a tutta la sua famiglia decide di trasferirsi a Perugia nel 2001, Sonia frequenta un corso per “tecnico di laboratorio” all’Università di Medicina e trova lavoro alla facoltà di Teologia come segretaria. Ogni giorno, alla stessa ora, minuto più minuto meno, sente telefonicamente la sua famiglia.

È il 16 Novembre 2006. A Perugia declina il pomeriggio e Lucia, mamma di Sonia, aggancia quella che sarà l’ultima telefonata con la figlia. Alle 21 Lucia richiamerà come di consueto ma entrambi i cellulari di Sonia risulteranno spenti. Inutili i tentativi successivi. La famiglia conosce molto bene Sonia, non può che essere successo qualcosa. L’allarme parte immediatamente ma le ricerche no, Sonia è maggiorenne e viene ipotizzato un allontanamento volontario. La famiglia non ci crede, e parte subito da Specchia alla volta di Perugia.

Una ragazza semplice

Facciamo un passo indietro. Sonia risiede insieme a suo fratello Pietro all’interno del complesso monastico di Montemorcino, struttura all’interno della quale si trovavano diverse sezioni e attività tra cui la facoltà di Teologia. In una di queste sezioni alloggiavano ragazzi e ragazze, tra cui Sonia. La riservatezza di Sonia la porta a stringere amicizia con pochissime persone, vivendo una routine poco movimentata. Pietro rientra a Lecce subito dopo la laurea mentre Sonia rimane a vivere all’interno del complesso di Montemorcino. Inizialmente studentessa con ottimi risultati, Sonia arresterà il suo percorso fino al rientro a Specchia, che giustifica comunicando ai pochi conoscenti che le servirà per scrivere la tesi anche se all’epoca aveva dato solo sei esami. Sembrerebbe quindi che Sonia non avesse più intenzione di continuare l’Università fino a quando non decide di rientrare a Perugia per dare un esame importante, Microbiologia. Dopo un secondo e breve periodo all’interno del complesso di Montemorcino, la ragazza andrà a vivere in affitto in Via Purgotti 45, perché il complesso monastico sarebbe stato sottoposto a dei lavori di ristrutturazione.

Nella vita di Sonia, intanto, esistono due uomini. Michele Iannacone è il suo primo amore. La loro storia durerà 6 anni e per molto tempo a distanza. Terminerà nella primavera del 2006, ma rimarrà un rapporto di intima confidenza; Michele andrà a trovare Sonia più volte a Perugia ed è proprio a lui che Sonia confesserà di essere stata molestata all’interno del complesso monastico da un uomo di cui nessuno saprà mai il nome.

Durante le indagini Iannaccone racconterà che il loro rapporto sessuale constava più che altro in giochi, ma riferirà anche di un episodio particolare in cui Sonia chiese di fare un test di gravidanza per sicurezza; la ragazza modificò il test per renderlo positivo e alla reazione negativa di Iannaccone confessò lo scherzo. Iannacone dichiarerà inoltre che, nonostante la loro storia fosse ufficialmente finita, non smisero di essere intimi anche successivamente.

Il secondo uomo nella vita di Sonia si chiama Umberto Bindella, è un ragazzo che Sonia conosce all’interno del complesso di Montemorcino nell’estate del 2005, anche lui ospite della struttura e, all’epoca dei fatti, agente del corpo forestale di Marsciano, laureando presso la facoltà di Teologia. Sonia confessa alla sorella Anna e al suo fidanzato, Maresciallo Paolo Apa, della frequentazione con Umberto e di come il carattere introverso di lui non le permettesse di capire a fondo il loro rapporto; non si frequentavano assiduamente e dalle ricostruzioni che poi verranno fatte si comprende come i due avessero un’idea diametralmente opposta del loro rapporto e dei sentimenti che provavano l’uno per l’altra. Umberto dichiarerà successivamente che non frequentava Sonia, la conosceva a livello amicale e sporadico. Dichiarerà di averla aiutata in un momento di confusione portandole due test di gravidanza; Sonia, infatti, aveva il dubbio di essere incinta. Quel dubbio, dirà il Bindella, non è riconducibile a lui perché non si erano mai spinti oltre nell’intimità, anche se testimonianze di amiche di Sonia diranno il contrario. La mattina della sua scomparsa Sonia viene visitata dalla Dott.ssa Andreani che le confermerà di non essere incinta.

L’uomo nero

Giorgia Cicogna all’epoca dei fatti aveva solo 11 anni ed era la vicina di casa di Sonia. La sera del 16 Novembre intorno alle 19 Giorgia sente la porta del palazzo che si chiude e pensa sia suo padre che a quell’ora era solito rientrare in casa; decide di raggiungerlo uscendo sulle scale a chiamarlo ma anzichè suo padre vede un uomo incappucciato vestito di nero, davanti alla porta di Sonia. Giorgia, interrogata, dirà che chiamando il padre l’uomo tornò indietro ed uscì dal palazzo. Racconterà di essere rientrata in casa e di aver detto al nonno di aver visto un ladro, poi di essere corsa alla finestra per vedere l’uomo. E in effetti lo vede: l’uomo sta entrando in una macchina bianca. Giorgia è piccolina e farà il disegno di questa macchina. Ma oltre che piccola, Giorgia è anche curiosa e, sentendo rumori per la seconda volta, decide di togliersi le scarpe per non far rumore ed accucciarsi nelle scale a vedere cosa stesse succedendo a casa di Sonia. Racconta che la porta era accostata, vedeva una luce e sentiva rumori che non riconoscerà ma dirà esser certa che sempre lo stesso uomo uscì dal palazzo in modo repentino salendo e andando via con la macchina bianca che ebbe modo di vedere dalla finestra. A processo riconoscerà il giubbotto e il berretto neri sequestrati al Bindella tre anni dopo la scomparsa di Sonia.

Una cosa molto brutta

Altro testimone è Giorgio D’ambrosio, all’epoca dei fatti collega del Bindella. Avevano stretto amicizia durante il lavoro in modo abbastanza confidenziale da poter permettere ad Umberto di raccontare dell’intimità con una nuova ragazza di Lecce, Sonia. Un’intercettazione tra i due rileva i sospetti del D’ambrosio nei confronti del Bindella che, dopo una puntata della trasmissione “Chi l’ha Visto?” dedicata alla scomparsa di Sonia Marra lo chiama per avere un confronto sui dettagli emersi in trasmissione che corrispondono perfettamente al suo amico. Prova ad incalzarlo sulla macchina bianca che effettivamente lui possiede e sulle indagini relative ad un uomo che Sonia stava frequentando. Giorgio riconosce nell’amico Umberto, nella sua relazione con la nuova amica Leccese e in quella Saxo bianca in suo possesso l’uomo che potrebbe essersi macchiato di un crimine. Umberto in quella telefonata minimizzerà sia la relazione con Sonia, cambiando di fatto la posizione sentimentale che aveva confidato all’amico, e ironizzerà sull’auto dicendo che “mi toccherà ritinteggiarla”. Ricorda, Giorgio, una telefonata in particolare in cui Umberto gli disse di aver fatto una cosa molto brutta, di aver fatto una cosa “più grande di me e di te messi insieme”. Umberto Bindella, interrogato a processo negherà che questa conversazione sia mai avvenuta.

L’ossessione per la gravidanza

Suor Roberta Vinerba è una delle poche persone con cui Sonia si confidava, anche lei facente parte del complesso di Montemorcino. La religiosa racconterà in aula che Sonia le aveva confidato di avere il timore di essere incinta per poi mandarle un messaggio in cui le comunicava dell’esito negativo del test di gravidanza. Al messaggio di Suor Vinerba dal contenuto di sollievo nei confronti della notizia, Sonia risponde dimostrando invece il suo dispiacere. I passaggi relativi agli episodi riguardanti i test di gravidanza saranno al centro di parte del processo.

Il processo indiziario

Il processo di primo grado si apre il 7 Luglio 2011 e vede come unico imputato Umberto Bindella.

Bindella racconterà che il giorno 16 Novembre, il giorno della scomparsa, pranza coi suoi genitori per poi andare insieme ad alcuni agenti immobiliari a riprendere le chiavi di casa propria lasciata dagli inquilini e affittuari. In quella casa rimarrà fino al tardo pomeriggio per poi recarsi da solo presso la sede dell’Università in cui, alle 19.15, si sarebbe tenuta una lezione di Inglese; dal registro presenze si evince che Bindella a quella lezione è presente.

Interrogato, racconta che lo scambio di messaggi con Sonia cominciò quando la ragazza prese il suo numero dalle schede studenti dell’Università e gli scrisse per avere un aiuto nel trasporto di pacchi da spedire in Puglia. Racconta che non era raro che Sonia si rivolgesse a lui per avere un aiuto, dal portarle alcune medicine all’acquisto dei test di gravidanza. Racconta che Sonia gli aveva mandato un mazzo di fiori a casa il giorno del suo compleanno ma specificherà sempre che il rapporto con Sonia non era mai andato mai oltre l’amicizia. Un collega del Bindella dichiarerà in aula che l’uomo gli aveva raccontato di approfittare della posizione di segretaria di Sonia presso l’Università di Teologia per ricevere agevolazioni e benefici su esami. Altri colleghi confermeranno questa posizione. In aula Bindella confesserà di aver avuto un approccio intimo con Sonia in un’unica occasione e che lo stesso cominciò dopo un avvicinamento fisico di Sonia nei suoi confronti. Specifica che il rapporto non fu completo per il ritrarsi di Sonia e la sua confessione di essere vergine.

Tra interrogatori, più di cento testimoni, svariate ricostruzioni e altrettante analisi, il processo a Bindella passa tutti i gradi di giudizio, arrivando nel giugno 2019 a un’assoluzione. Cruciale l’accertamento dei suoi spostamenti nella data della  scomparsa, che verranno ritenuti incompatibili con la commissione di un omicidio. Nel 2021 la Cassazione conferma l’assoluzione. Il caso di Sonia Marra, ad oggi, è un caso irrisolto.

L’intercettazione

Le intercettazioni shock che riportiamo di seguito sono entrate nel processo, ma la loro rilevanza è stata pressoché nulla, anche dal punto di vista mediatico. Il merito di averle riportate alla luce è stato del giornalista Alvaro Fiorucci, con il suo libro dedicato alla vicenda: L’uomo nero, la scomparsa di Sonia Marra (Morlacchi editore).

I soggetti intercettati nell’ottobre 2011, nel corso di un operazione anti-droga – un parroco e un seminarista – sono stati ascoltati ed entrambi hanno negato qualsiasi tipo di coinvolgimento nel caso di Sonia. Il Parroco dichiarò che non conosceva Sonia ed è il motivo per cui chiedeva informazioni al seminarista, il quale dichiarò di essersi inventato tutto per dispetto nei confronti della Curia per averlo allontanato dal seminario.

 Ottobre 2011

Seminarista – A quella ragazza sai che hanno fatto? A quella l’hanno tritata”

Parroco – Chi?

Seminarista – Quella non la troveranno mai.

Parroco – Chi l’ha tritata?

Seminarista – L’hanno buttata… quello è un modo per non farla ritrovare più… quella non la ritroveranno mai.

Parroco – Ma chi l’ha tritata?

Seminarista – L’hanno buttata nell’immondizia.

Parroco – Ma chi?

Seminarista – Questo io non lo so… ma il suo corpo… quello non lo troveranno mai.

Parroco – Ah ho capito, ma io non me la ricordo bene ’sta storia… com’era?

Seminarista – C’era lei incinta… ma era al tempo che c’era l’altro prete che hanno arrestato per droga, ti ricordi?

Parroco – Sì, era quello, coso…

Seminarista – Era tutto un giro… droga, soldi, sesso e altre questioni… sai che alla fine ci rimettono sempre i più deboli. Poi quando la cosa si è ingigantita… i più furbi… Lei era in mezzo con un altro di Marsciano che era un laico. Poi è successo che in qualche modo la cosa cominciava a scottare perché lei ha visto e ha sentito. Per questo l’hanno annientata. Perché ci sarebbero andati di mezzo i preti.

Parroco – Chi c’era a capo di tutto questo?

Seminarista – I capi? Uno è quello che adesso è anche indagato, va bene? E altri ci sono, ma non te lo posso dire. Tu immagina ’sta mamma che non trova più la su’ figlia e immagina la Chiesa. Il corpo non lo troverà mai nessuno perché quella donna non esiste più. Ma io dico: dovrebbero avere il coraggio di togliersi di mezzo! Per coprire te stesso ammazzi un’altra persona? Altro che la mafia!

Parroco – Sì c’è anche lui, capito?

Seminarista – Ma lui che c’entrava con questa?

Parroco – Perché un po’ era nel giro… una storia… non posso parlare più di tanto… a Perugia è tremendo con tutto quello che c’è dietro…

Novembre 2011

Seminarista – È tutto un incastro! Cioè, ti ricordi quel prete? Ecco: è colpevole! Cioè, nel senso che lui è coinvolto nell’omicidio perché ha coperto le prove e quindi è colpevole anche lui. Lei è stata eliminata, distrutta, disintegrata.

Parroco – Ho capito.

Seminarista – Non ritroveranno mai niente perché l’hanno tritata e non ti dico come…

Parroco – Il corpo dov’è?

Seminarista – È polvere.

Parroco – L’hanno mangiata i maiali?

Seminarista – No, l’hanno tritata nell’immondizia… lui è coinvolto perché ha coperto tutto e quindi è pienamente colpevole anche lui su ’sta cosa… per difendere quest’altro deve coprire l’altro, capito? C’è questo giro di omertà perché lui doveva coprire le sue cose…

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Autore

Autori

  • Psicologa giuridico-forense, iscritta all’Albo A dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia (n. 28861). Specializzata in Psicologia Investigativa, è psicodiagnosta clinica e forense e psicoterapeuta i.f. con orientamento psicoanalitico lacaniano.

  • Sociologa forense e criminologa, svolge attività di consulenza tecnica in ambito giudiziario e investigativo. È specializzata in formazione e comunicazione sanitaria, con competenze in criminologia investigativa, criminalistica applicata e analisi comportamentale.

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