Tra l’inizio del 1982 e la fine del 1985 è avvenuto qualcosa di orribile e indecifrabile in Belgio: Una serie di misteriosi e violentissimi attacchi armati che hanno sconvolto un paese apparentemente pacifico e tranquillo e che hanno segnato per sempre la memoria collettiva di un popolo ancora oggi diviso.

Un poliziotto espone gli identikit dei componenti della Banda del Brabante-Vallone.
Esistono storie nascoste, orribili ed inquietanti, ormai dimenticate negli angoli più oscuri dei palazzi di giustizia, negli archivi di stato e soprattutto nelle menti di coloro che, anche non volendo, hanno preferito dimenticare.
L’inizio dell’incubo
È la vigilia di Capodanno del 31 dicembre 1981 a Etterbeek, comune belga agglomerato di Bruxelles e sede di un’importante caserma della Gendarmeria belga quando, senza alcuna spiegazione e con una rapidità fulminea, ignoti personaggi armati irrompono nell’armeria della caserma mettendo fuori gioco il piantone di turno, rubando armi automatiche e munizioni e dandosi alla fuga con un’auto sottratta nel parcheggio. È l’inizio di una serie di attacchi armati, rapidi, sanguinosi e soprattutto senza alcuna risposta, attribuiti a quella che verrà definita dalla stampa belga come la “Banda del Brabante-Vallone” (o De Bende van Nijvel, per i media di lingua fiamminga del paese).
Il Gigante, il Killer e il Vecchio
Tra il marzo dell’82 e il novembre ‘85 la banda seminerà il terrore nelle province del Brabante-Vallone e nelle restanti della Vallonia provocando un totale di 28 morti e 22 feriti gravi (tra cui alcuni bambini), attaccando principalmente supermercati, piccoli negozi di alimentari, ristoranti ma anche armerie e ordinari cittadini, sparando senza scrupoli e con precisione militare, molto spesso per bottini talmente irrisori da non giustificare l’uso di una tale ferocia. Tutte le testimonianze parleranno di una banda composta da tre o quattro elementi i quali, grazie alla risonanza della stampa e alle testimonianze, acquisiranno connotati a dir poco inquietanti: “Il Gigante”, (sempre presente nelle azioni) dotato di altezza superiore agli altri, presunto leader del gruppo e contraddistinto per violenza e precisione al tiro; “Il Killer”, colui che apriva il fuoco per primo e sparava ad ogni occasione; “Il Vecchio”, ritenuto l’autista del gruppo e pronto a scappare a tutta velocità con i complici alla fine di ogni colpo.

Identikit de Il Gigante, Il Killer e il Vecchio.
Si sospetta che vi fosse almeno un altro uomo in funzione di appoggio e/o coordinazione e che abbia sostituito almeno una volta il guidatore abituale, ma le autorità belghe non hanno mai avuto riscontri in merito anche se il sospetto permane tuttora.
Le analogie con la Banda della Uno Bianca
Vi furono sin da subito delle caratteristiche peculiari di quel modus operandi che tuttavia non vennero comprese nell’immediato. Ci volle almeno un decennio di domande senza risposte per far emergere parallelismi oscuri con un evento traumatico e terribilmente simile accaduto in territorio italico. La banda si caratterizzava non solo per una violenza inaudita e ingiustificata (di fronte ad obbiettivi e ricavi irrisori) ma anche per particolari segni che venivano impressi come un marchio di fabbrica ad ogni colpo: L’utilizzo di armi ad impostazione militare come fucili a canna liscia calibro 12, pistole mitragliatrici (Ingram MAC-10 ma anche a degli Uzi e degli MP5, già in dotazione alle forze di polizia belghe) ma anche a più comuni pistole semiautomatiche; la presenza di tre uomini con caratteristiche ben distinte e con ruoli diversi, ma soprattutto le auto utilizzate per effettuare i colpi, nel caso belga quasi sempre delle Volkswagen Golf GTI, auto veloci ma molto comuni all’epoca in Belgio.

L’arsenale dei fratelli Savi componenti della cosiddetta “Banda della Uno bianca”, sequestrato dalla polizia di Rimini.
La somiglianza con gli eventi della Uno Bianca è lampante. Anche nel caso italiano i testimoni degli attacchi dei fratelli Savi riferiranno di un uomo, “Il Lungo” (Fabio, il più alto) spregiudicato con l’uso delle armi e “il Corto” (Roberto) abile e coordinato quanto il fratello. Ci sono poi quei marchi di fabbrica onnipresenti come la presenza delle stesse auto per effettuare gli attacchi, bottini irrisori e soprattutto la predilezione nei confronti di supermercati e altri luoghi pubblici dove spezzare la quotidianità della gente comune, attaccando a sangue freddo, lasciando ferite insanabili nel corpo e nella psiche e soprattutto, creando tensione e paura. Quella paura che entra nelle mente e che rende la vita quotidiana quasi impossibile e violata nell’intimo.
Professionisti o principianti?
Vi sono poi altri elementi degni di nota e di attenzione che hanno contraddistinto una graduale evoluzione degli attacchi della banda del Brabante-Vallone. Le prime azioni compiute nel corso dell’82 furono caratterizzate da errori grossolani, quasi a voler identificare i responsabili come banditi alle prime armi:
- Il 10 marzo 1982: furto di un fucile da caccia calibro 10 da parte di due membri della banda nei pressi della città di Dinant, in Vallonia.
- Il 10 maggio i tre uomini rapinano a mano armata una coppia con l’intento di sottrarne l’auto, una Austin Allegro. In questa occasione “il killer” viene visto senza maschera e senza guanti, truccato in volto e riconosciuto come un uomo di lingua francese (in un paese, ricordiamolo, diviso tra francofoni e fiamminghi).
- Il 14 agosto del medesimo anno la banda si spinge oltre confine e attacca un negozio di liquori nella cittadina francese di Maubeuge dove ruba vino e generi alimentari, anche qui senza indossare guanti o preoccuparsi di prendere precauzioni. Due poliziotti francesi verranno accolti da una pioggia di fuoco e rimarranno gravemente feriti.
L’escalation: Gli attacchi ai supermercati Delhaize
A partire dall’autunno del medesimo anno le azioni divennero sempre più violente. Il 30 settembre la banda rapina l’armeria Dekaise a Warve, picchiando selvaggiamente il proprietario e rubando 15 armi tra pistole, munizioni e alcune armi automatiche nell’officina delle riparazioni (incluse due Ingram MAC-10). La polizia locale, allertata da alcuni passanti, interviene sulla scena ma viene accolta da una pioggia di piombo con un bilancio di un poliziotto morto e altri due gravemente feriti.

Poco dopo l’attacco all’armeria Dekaise a Warve costata la morte di un agente di polizia.
Il 23 dicembre, in una nazione impaurita ma pronta a festeggiare le vacanze, un altro ennesimo colpo apparentemente senza senso, questa volta nella cittadina fiamminga di Beersel dove la banda rapina un piccolo albergo portandosi via qualche bottiglia di champagne, pacchetti di sigarette e del caffè, non prima di aver tenuto in ostaggio i proprietari e aver ucciso uno di questi con sei colpi alla testa.
A questo punto le autorità belghe, sebbene ancora scosse e senza piste da seguire, cominciano a indagare attraverso la balistica, trovando riscontri sulle armi utilizzate e ipotizzando la presenza di un unico gruppo dietro a tutti gli attacchi. Passano solo alcuni giorni e il 1983 inizia nuovamente nel sangue. Il 9 gennaio un tassista viene derubato dell’auto e ucciso con un colpo alla nuca. L’auto verrà in seguito ritrovata abbandonata nei pressi di Mons. Il 28 dello stesso mese avviene un altro furto d’auto ma questa volta senza spargimenti di sangue.
A partire da febbraio però, la banda cambia atteggiamento, muta e si evolve in un’escalation senza fine. Comincia ad attaccare i supermercati della catena belga Delhaize, simbolo della grande distribuzione alimentare in Belgio e tutt’ora presenti nel paese. l’11 febbraio assalta un punto vendita a Rixensart sparando all’impazzata e ferendo diverse persone a fronte di un bottino di circa 18.000 dollari [parliamo di dollari e non di corone per facilitare la comprensione dei lettori, nda]. Un’azione rapida, precisa e coordinata che lascia di stucco le forze dell’ordine, giunte sulla scena giusto in tempo per prestare i primi soccorsi. Passano circa due settimane e il 22 febbraio viene assaltato un altro supermercato a Uccle, vicino Bruxelles. Stessa identica dinamica, nessun morto e un malloppo di circa 15.000 dollari dell’epoca. Nel frattempo, nel resto del paese comincia a scoppiare il panico. I media identificano i criminali definendoli “la banda Brabante-Vallone”. Le persone hanno paura di uscire per andare a fare la spesa e il panico aumenta. Le autorità raccolgono ulteriori testimonianze e vengono a sapere che i banditi indossano maschere buffe e grottesche con le fattezze dei politici locali per nascondere i loro volti, quasi a voler sopperire agli errori maldestri dei precedenti colpi amatoriali ma anche a farsi gioco di un paese intero, a sfidare la politica e a mandare un messaggio ben preciso.
L’ombra di una talpa
Intanto però le forze dell’ordine brancolano nel buio. Si arriva al 3 marzo e la violenza aumenta. Questa volta è il turno di un supermercato nella città di Halle. Il bottino? Neanche a farlo apposta circa 18.000 dollari ma questa volta un dipendente ci rimette la vita sotto i colpi del “Killer”. Passano un paio di mesi ed ecco l’ennesimo assalto in Vallonia, nella città di La Louvière, dove un supermercato viene assaltato e derubato della stessa modica cifra. Molti colpi sparati, nessun morto, la polizia perenne assente. L’estate belga dell’83 passa all’insegna della tensione ma senza attacchi finché il 10 settembre una strana rapina indirizza gli investigatori verso una pista.
Nella città di Temse nelle Fiandre viene assaltata una fabbrica tessile all’interno della quale erano in produzione dei nuovi modelli di giubbotti antiproiettili per la polizia. Notizia questa, non di certo di pubblico dominio data la natura riservata dell’appalto. Sta di fatto che la banda penetra nello stabilimento e uccide il guardiano notturno insieme alla moglie, sparando in direzione delle case circostanti durante la veloce fuga in auto. Quest’ultimo episodio spinge gli inquirenti a battere la pista di una talpa interna o comunque vicina agli organi di polizia, facendo riemergere l’inquietante e impunito episodio avvenuto quasi due anni prima nella caserma della Gendarmieria di Etterbeek con il furto di armi e munizioni.
L’abbaglio degli inquirenti
L’opinione pubblica lancia la scure sulle forze dell’ordine, accusandole di non fare abbastanza e di brancolare nel buio. Il 17 settembre, un altro massacro. La banda attacca un negozio di alimentari alle prime luce dell’alba allertando le forze dell’ordine che intervengono. Il bilancio è di un poliziotto morto e l’altro gravemente ferito. Una sfortunata coppia finisce nel mezzo della sparatoria e viene anch’essa brutalmente assassinata. Il terzo membro della banda ne ruba l’auto (una Mercedes) mentre i restanti membri forniscono fuoco di copertura sparando ad una seconda pattuglia giunta sul luogo. Particolare attenzione deve essere posta nei confronti dell’auto principale utilizzata, una Saab svedese che verrà abbandonata in una zona oggetto di un precedente furto d’auto da parte della banda (una Audi 100). Le autorità nel frattempo agiscono di impulso, battono il sottobosco criminale belga in cerca di indizi ed elementi per poi annunciare a sorpresa di aver arrestato i presunti membri della banda: Cinque uomini con piccoli precedenti penali, residenti nella zona di Borinage in Vallonia. L’unico indizio certo è il possesso di un revolver (fornito ai cinque da un ex poliziotto) e sospettato di essere una delle armi usate negli attacchi. Le successive perizie balistiche scagioneranno definitivamente i cinque. Siamo in pieno autunno e la violenza continua con una rapina ad un ristorante di Ohain, un piccolo paesino del Brabante-Vallone dove la banda non si scomoda neanche a rubare qualcosa anzi, si riversa direttamente con tutta la sua violenza sul proprietario del locale che viene massacrato a colpi di pistola.
Passano solo pochi giorni e il 7 ottobre un nuovo attacco ad un supermercato di Berseel miete un morto e circa 30.000 dollari di bottino. Il 1° dicembre è il turno di una gioielleria di Anderlues dove moglie e marito vengono uccisi non prima di aver tentato una vana e disperata reazione contro i banditi che si porteranno via circa 3.000 dollari in preziosi. Questi ultimi colpi, contraddistinti da un crescendo di brutalità e violenza sempre maggiori, chiudono il 1983 segnando allo stesso tempo uno strano periodo di “pausa” della banda che non attaccherà per quasi due anni, in un paese con la tensione alle stelle.
1985, Annus Horribilis

Supermercato Delhaize ad Aalst, dopo l’attacco della banda (9 novembre 1985).
Si arriva così al 27 settembre dell’85, data che farà sprofondare il Belgio nel buio. L’ennesimo supermercato Delhaize viene assaltato a Braine nel Brabante-Vallone. Il metodo è sempre lo stesso. Dopo aver parcheggiato una Golf davanti una pizzeria, i tre uomini armati escono dall’auto e attraverso un camminamento entrano nel parcheggio del supermarket. Indossano lunghi impermeabili scuri e sono armati di due fucili calibro 12 e di una pistola mitragliatrice, quest’ultima imbracciata dal “Gigante”. L’uomo prende in ostaggio un ragazzino presente nel parcheggio e lo spinge verso l’entrata del supermercato mentre uno dei restanti membri spara su un furgone parcheggiato, all’interno del quale sono presenti un padre e suo figlio. L’uomo più anziano morirà sul colpo mentre suo figlio si salverà rimanendo ferito al petto e alle braccia. I banditi proseguono ed entrano nel supermercato tenendo in ostaggio il bambino e costringendo i clienti e i cassieri a stendersi a terra. Oltre le casse, un uomo di mezza età dopo aver rifiutato di obbedire viene abbattuto da una scarica di Ingram dal Gigante. Mentre quest’ultimo ordina ai cassieri di riempire i sacchi di denaro, gli altri due complici raggiungono l’ufficio del direttore e ordinano l’apertura della cassaforte. Una volta costatata l’impossibilità di aprirla i banditi si dirigono verso l’uscita sparando all’impazzata verso i clienti e uccidendo un altro uomo. L’azione termina solo nel parcheggio dove il gigante rilascia il bambino per poi avviarsi verso la Golf e fuggire con un bottino di circa 6.000 dollari.
La mattanza
La follia non è tuttavia terminata. Circa 20 minuti dopo, alle 20:27, un altro attacco, questa volta nella cittadina di Overjise, un altro supermercato Delhaize. Il bilancio peggiore dall’inizio dell’incubo: cinque morti e un ferito. La banda parcheggia e si dirige verso l’entrata con una calma spettrale. Un ragazzino di 14 anni viene raggiunto dai pallettoni calibro 12 dopo aver cercato di dare l’allarme. Un altro uomo è preso in ostaggio. Un terzo uomo viene prima ferito da due colpi di fucile e poi finito definitivamente con un colpo in testa. Un’esecuzione a sangue freddo. Il Gigante e il Killer entrano, sparano in aria e ordinano a tutti di mettersi a terra. Un cassiere, nel tentativo di aprire il registratore viene ucciso da una raffica a bruciapelo del Gigante. Mentre i due proseguono nella loro marcia della morte sparano senza ritegno verso i clienti, uccidendone uno. Una volta arrivati nell’ufficio del direttore distruggono il telefono e dopo aver sparato altri colpi, senza apparente motivo, si dirigono verso l’uscita continuando a sparare verso i clienti. Un altro uomo è oggetto del fuoco dei criminali ma riesce fortunatamente a fuggire con la sua auto. Prima di scappare a tutta velocità con l’immancabile Golf, il Gigante uccide l’ostaggio lasciandolo agonizzante in una pozza di sangue.
Dopo questi attacchi il Belgio alza la testa. I cittadini protestano, la pressione sulla politica è sempre più forte e il governo decide (finalmente) di attuare misure straordinarie. Aumenta così la presenza delle forze dell’ordine sul territorio. Le pattuglie della polizia e Gendarmeria vengono moltiplicate e dotate di mezzi blindati. Anche i militari dell’esercito scendono in campo con blindati e armamenti. La catena Delhaize si dota anch’essa di guardie armate a difesa dei punti vendita al pari delle maggiori banche del paese.
Lo strano comportamento della polizia
Il 9 novembre è la data che segna la fine di un incubo. Alle 19:30 un Delhaize viene assaltato nei pressi della città di Aalst, nelle Fiandre, una zona diversa e fuori dal raggio di azione dei banditi. Quest’ultimo attacco solleverà ulteriori dubbi sull’origine e sul metodo di azione della banda. Una volta arrivati al parcheggio, i criminali rivolgono le bocche di fuoco contro una famiglia di quattro persone uccidendo padre, madre e figlia. Il secondo figlio della coppia sopravviverà per miracolo dopo essere stato attinto dai colpi nel bacino in un disperato tentativo di fuga. Entrati dentro, il “killer” continuerà a sparare dando la caccia ai clienti tra i banconi dei prodotti. I testimoni racconteranno agli inquirenti delle inquietanti risate e dei ghigni emessi dai criminali tra una raffica e l’altra, in un orrore folle e infinito. Otto morti in totale e decine di feriti gravi per un bottino di circa 25.000 dollari. L’aspetto più incredibile della vicenda, tuttavia, risulta essere il comportamento tenuto dalle forze dell’ordine. Poco prima dell’inizio della sparatoria una pattuglia della Gendarmeria belga aveva appena svoltato l’angolo terminando il controllo della zona. Dopo aver udito i primi colpi, l’auto dei militari aveva invertito la marcia per poi appostarsi in un parcheggio a poca distanza dal supermercato mentre la banda agiva indisturbata, libera di compiere la sua folle mattanza. Parallelamente alla fine degli spari, ulteriori pattuglie della polizia municipale di Aalst accorsero sul luogo, mantenendosi a debita distanza e appostandosi presso l’uscita principale del parcheggio.
Un poliziotto, avvistando il gigante in lontananza, apre il fuoco con il suo revolver mentre la Golf accelera verso un’uscita secondaria del parcheggio. Nessuna delle auto della Gendarmeria si mosse all’inseguimento dei banditi. Fece eccezione un furgone della polizia municipale con a bordo alcuni agenti che riuscì a inseguire la Golf per qualche kilometro e, forse (i documenti non sono chiari in merito) ad ingaggiare un conflitto a fuoco con i malviventi per poi perderli in una zona rurale fuori città.

Il parcheggio del supermercato Delhaize ad Aalst, 9 Novembre 1985.
Cala il silenzio sulla notte belga e la banda scompare per sempre. Nessun volto, nessun arresto, molti sospetti e misteri che permangono ancora oggi a distanza di quarant’anni.
Quella Golf bruciata e il ritrovamento delle armi in un canale
Nel novembre 1986 in un canale allagato a poca distanza da Aalst vengono ritrovate armi, munizioni e vari oggetti, tra cui un cappotto nero, targhe di auto, un fucile con annesse cartucce calibro 12, parti di una pistola mitragliatrice e del fucile calibro 10 rubato a Dinant. Anche questo importante ritrovamento fu oggetto nel corso degli anni di ampie polemiche da parte dei giornalisti e della successiva commissione d’inchiesta in seno al parlamento belga. Il luogo di ritrovamento fu infatti oggetto di una precedente ricerca (più superficiale) a seguito di una segnalazione anonima circa un anno prima, nel pieno degli ultimi due attacchi criminali. Verrebbe da sorridere se non fosse che l’ufficiale della gendarmeria incaricato della seconda perquisizione fu arrestato e interrogato nel 2019 con l’accusa di aver manipolato la scena del ritrovamento. Sta di fatto che la prima perquisizione dell’85 non vide l’utilizzo degli esperti subacquei per scandagliare il canale, cosa che avvenne poco più di un anno dopo.
Ulteriori furono i dubbi sulla condizione degli oggetti ritrovati. Molti giornalisti sostennero che essi potevano essere stati gettati nell’immediatezza degli ultimi colpi della banda a causa del deterioramento degli stessi. Tuttavia, la Gendarmeria negò sin da subito tale ipotesi sostenendo un deterioramento minimo degli oggetti ritrovati. Ancora più domande solleva il ritrovamento di una Golf carbonizzata in un bosco nelle vicinanze del canale il 10 novembre del 1985, il giorno successivo all’ultimo e terribile assalto della banda. Anche in questo caso, non è dato sapere se e che tipo di accertamenti furono fatti all’epoca da parte della gendarmeria. Questa incredibile storia di terrore potrebbe concludersi qui, ma nella realtà dei fatti gli incubi, quelli veri, ritornano sempre anche quando sembrano dimenticati negli angoli più nascosti e inesplorati. Lo sanno bene gli inquirenti belgi che nel corso delle indagini successive si troveranno ad affrontare un ginepraio di depistaggi e segreti di fronte a uomini di stato corrotti, trafficanti d’armi ed estremisti di ogni sorta.



e si, molte analogie con la Uno Bianca, ma si sa se questi tipi di bande oltre che in Italia e Belgio hanno agito da qualche altra parte in Europa??? perchè a me mi sanno di cellule ben definite con scopi ben definiti..una sorta di esercito…..se Nato…non lo so…..
A breve uscirà un articolo su un parallelismo molto interessante con la Germania.
Una storia tragica,che non tutti conoscono, con poca luce e molte ombre, forse un giorno scopriremo la verità, grazie Matteo e complimenti per questo articolo dettagliato.
E questo gigante aveva anche una notevole somiglianza con un membro della polizia belga che sul letto di morte pochi anni dopo aveva confessato di essere coinvolto con quelle operazioni.
Christiaan Bonkoffsky…Ma il successivo esame del DNA avrebbe (a quanto pare) scagionato il soggetto. I dubbi però permangono. Non è escluso che fosse a conoscenza di molti dettagli dato che faceva parte del Gruppo Diane.