Le mafie non sono solo crimine organizzato: riciclano denaro, destabilizzano economie e influenzano il futuro dei Paesi colpiti. In Italia, le mafie euroasiatiche collaborano con quelle locali – ‘Ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra – usando il nostro sistema economico come un’enorme lavanderia per i profitti illeciti. Un fiume nero di soldi che scorre dal Mediterraneo all’Est Europa. È una guerra silenziosa che colpisce cuore e mente, e l’Italia è da trent’anni un banco di prova.

Semen Judkovyč Mohylevyč, noto anche come “The Brain” è considerato il “capo dei capi” della mafia russa nonché uno dei più pericolosi mafiosi a livello internazionale.
Mentre il nostro sguardo è focalizzato sui risvolti più scabrosi della guerra esistono delle strategie meno note, meno studiate ma egualmente distruttive. Si insinuano nel tessuto sociale creando focolai sparsi capaci di incendiare la nostra economia, la nostra salute democratica, il futuro del paese. Brutale dirlo ma le mafie possono svolgere un ruolo fondamentale nelle strategie di guerra. La loro morfologia le rende strumenti estremamente versatili e utili agli obiettivi geopolitici. Già perché la guerra ibrida è una combinazione di azioni, tra le quali anche quelle non convenzionali come la propaganda, i cyberattacchi e le operazioni economiche e sociali. Per comprendere la portata di simili attacchi basta leggere le note dell’intelligence e del ministero dell’Interno romeno dello scorso 24 novembre, che rivelano un’ingerenza esterna di una portata spaventosa. Una rete di 25.000 account TikTok e pagamenti milionari per promuovere il candidato di estrema destra filorusso. Ma torniamo a noi, si può quindi sfruttare la criminalità organizzata per destabilizzare e influenzare i Paesi target senza un confronto diretto? Ovviamente si e l’Italia è un banco di prova da oltre trent’anni.
Dove l’economia tra Stati si scontra con la burocrazia, dove la diplomazia è rallentata dallo scontro tra primatismi e il tessuto sociale è appannato dalle differenze, esiste un piano sotterraneo che si nutre di mercati illeciti capaci di sfondare qualsiasi barriera, qualsiasi differenza. L’unico obiettivo è un fiume nero di soldi. Negli anni le “mafie Russe” o sarebbe meglio dire le mafie euroasiatiche hanno collaborato a stretto contatto con le organizzazioni criminali italiane. Al loro “tradizionale” scopo illecito si aggiunge quello di minare le economie legali occidentali nei suoi sistemi più significativi come finanza ed energia. In un contesto di guerra ibrida, le mafie euroasiatiche si configurano come un attore politico unico nel suo genere, l’interlocutore ideale per esercitare influenza polito-economica occulta nei paesi attenzionati.
Per poter comprendere la portata e la pericolosità di queste organizzazioni possiamo e dobbiamo partire da un assunto, molti leader delle organizzazioni mafiose russe avevano legami con il KGB o altre agenzie di sicurezza dell’ex Unione Sovietica. Dopo il crollo dell’URSS, alcune figure dei servizi segreti sono poi passate al crimine organizzato, portando con sé competenze operative e contatti utili per costruire reti criminali. Il KGB prima e l’FSB poi, hanno avuto rapporti ambigui con gruppi mafiosi. I servizi utilizzavano i mafiosi per portare avanti operazioni in cui era necessaria una “copertura” criminale, come il contrabbando o il controllo delle risorse energetiche in aree strategiche. Ma quali sono queste organizzazioni? È giusto chiamarle mafie Russe?
Le “Mafie Russe” in Italia
Va innanzitutto detto che mafie russe è un termine improprio ma soprattutto riduttivo di un fenomeno difficile da categorizzare. Possiamo dire che le mafie euroasiatiche si sono stabilmente insediate nei territori infiltrati ove attuano traffici illeciti e dove svolgono la funzione di riciclaggio e reinvestimento in Occidente dei capitali illeciti.
La più potente e temuta tra queste organizzazioni è la Solntsevskaya Bratva, una delle più grandi e strutturate mafie euroasiatiche, con una rete di operazioni criminali che spazia dal traffico di droga e armi, al riciclaggio di denaro su scala globale. Le mafie euroasiatiche hanno saputo inserirsi con successo nel tessuto economico italiano, grazie alla collaborazione con le mafie locali, in particolare la ‘Ndrangheta e, in minor misura, la Camorra e Cosa Nostra.
L’infiltrazione dell’organizzazione in Italia risale almeno agli anni ’90, quando l’organizzazione iniziò a collaborare con le mafie italiane per la gestione di traffici di droga e armi. L’Italia è infatti un territorio strategico non solo per la vicinanza geografica all’Europa dell’Est, ma anche per il suo ruolo di hub nel Mediterraneo. Le operazioni della Solntsevskaya in Italia si concentrano principalmente su attività di riciclaggio di denaro, sfruttando il sistema bancario e le società di copertura, spesso nel settore immobiliare o alberghiero. Le regioni del nord Italia, come la Lombardia e la Toscana, hanno visto un incremento delle attività illecite legate a queste reti criminali. Un altro settore in cui la Solntsevskaya ha investito è il gioco d’azzardo, sia legale che illegale, e le scommesse.
Negli ultimi anni, diverse operazioni delle forze dell’ordine italiane hanno portato alla scoperta di collegamenti tra la mafia russa e gruppi criminali italiani. Una delle indagini più significative fu l’operazione “Troika”, condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) e coordinata da Europol nel 2019. Questa operazione mirava a smantellare una rete criminale transnazionale legata alla Solntsevakaja e a gruppi criminali italiani, specialmente la ‘Ndrangheta, impegnata in attività di riciclaggio di denaro e traffico di droga. Nel corso dell’operazione, furono sequestrati beni per milioni di euro, inclusi immobili di lusso e conti bancari, che venivano utilizzati per riciclare i profitti delle attività illecite.
Una diplomazia delle mafie che intesse relazioni e scambi commerciali, da una parte l’Ndrangheta, con i suoi consolidati traffici di droga internazionali, dall’altra la Solntsevskaya, un partner strategico per espandere le proprie operazioni verso i mercati dell’Europa orientale e dell’ex Unione Sovietica. Anche la Camorra napoletana ha stabilito dei legami con la Solntsevskaya, specialmente nel settore del traffico di armi, data la crescente domanda di armamenti sofisticati provenienti da mercati come quello russo e ucraino.
La Tambovskaja
Nota per essere una delle più potenti organizzazioni criminali russe, nata a San Pietroburgo durante il caos economico e sociale seguito al crollo dell’Unione Sovietica dei primi anni ’90, il suo nome deriva dalla città di Tambov, luogo di origine dei suoi fondatori. Guidata da Gennady Petrov, questa organizzazione si è inizialmente concentrata su attività di estorsione, traffico di droga e racket locale, espandendo rapidamente il suo raggio d’azione grazie ai legami con l’élite politica e finanziaria.

Gennady Petrov arrestato durante un’operazione contro la mafia russa sull’isola spagnola di Maiorca nel 2008.
Negli anni successivi, la Tambovskaja ha sfruttato l’apertura dei mercati globali e la debolezza dei controlli europei per espandersi nel continente, inclusa l’Italia. Qui, l’organizzazione ha creato canali per il riciclaggio di denaro attraverso il settore immobiliare, alberghiero e il commercio di beni di lusso. Inoltre, ha stabilito collegamenti con organizzazioni criminali locali come la ‘Ndrangheta, facilitando operazioni di traffico internazionale di droga e armi. In Italia, i principali punti di insediamento sono stati Milano, Roma e altre grandi città, utilizzate come hub strategici per le operazioni in Europa occidentale. Stando ad alcuni rapporti investigativi, l’organizzazione, che negli anni ha agito come una “holding criminale” avrebbe facilitato operazioni di intelligence, come il finanziamento di gruppi estremisti e la manipolazione dei mercati economici, in accordo con strategie del Cremlino.
Stando a quanto riportato dagli investigatori dell’operazione “Troika” condotta in Spagna, che ha portato all’arresto di membri di rilievo dell’organizzazione come Gennady Petrov e Alexander Malyshev, sarebbero emersi legami tra questa rete criminale e membri dell’élite politica russa. La mafia euroasiatica agirebbe come uno strumento ibrido di influenza geopolitica.
L’Operazione “Troika”
L’Operazione Troika, sviluppata nel 2019, ha avuto come obiettivo primario la rete criminale russa operante in Europa, con particolare attenzione alla sua presenza in Italia e Spagna. L’indagine transnazionale ha permesso di smantellare una cellula mafiosa appartenente alla Solntsevskaya Bratva coinvolta nel traffico internazionale di droga, nel riciclaggio di denaro, frode, estorsione e corruzione.
In Italia, le forze dell’ordine, guidate dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA) hanno scoperto che i gruppi criminali russi utilizzavano il sistema bancario e le attività commerciali italiane per riciclare denaro proveniente da attività illecite in Russia e in altri Paesi dell’ex Unione Sovietica. Dalle carte è emerso un nome su tutti, quello di Vladimir Kokorev, uomo d’affari russo con stretti legami con personalità politiche e criminali in Russia. Insomma, Kokorev sarebbe stato il punto di collegamento tra le operazioni della mafia russa e le organizzazioni criminali locali.
Una fitta rete capillare di contatti con gli ambienti politici e commerciali italiani per riciclare denaro attraverso l’acquisto di immobili di lusso, alberghi e ristoranti. Una copertura eccezionale in un paese che vive di turismo. Molte delle operazioni finanziarie sospette sono state localizzate nelle regioni settentrionali, come Lombardia e Toscana, ma anche in altre zone economicamente sviluppate.
Ma quello che più ha scosso gli inquirenti è quel ponte di collegamento con i servizi segreti russi (l’FSB, erede del KGB). Esponenti della Solntsevskaya Bratva avrebbero avuto rapporti ambigui con funzionari governativi russi, in particolare con individui legati all’FSB. Uno scambio sulla pelle dei territori colpiti, la mafia russa avrebbe ottenuto protezione e copertura dal governo russo in cambio di servizi utili all’intelligence. Favoritismi che avrebbero permesso all’organizzazione maggiore impunità e l’espansione della propria rete in Europa e nel resto del mondo. Un’arma “non convenzionale” per la destabilizzazione politica o per il controllo di risorse strategiche in Europa.
Dal canto loro un biglietto da visita non da poco, hanno messo a disposizione di politici e alti burocrati la loro expertise e i loro contatti internazionali per realizzare operazioni di riciclaggio e reinvestimento all’estero di denaro frutto di corruzione politico-amministrativa.




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