Le relazioni pericolose di “Faccia da Mostro”

Scritto da: Marcello Altamura
5 Settembre 2024

All’anagrafe di Montauro, paese in provincia di Catanzaro di 1771 abitanti censiti nel 2021, era registrato come Giovanni Pantaleone Aiello e il 3 febbraio prossimo avrebbe compiuto 77 anni. Molti però lo conoscono come Faccia da Mostro, l’ambiguo poliziotto dal volto sfregiato, in rapporti con la mafia siciliana, un’ombra lunga e costante che si allunga sulle stragi del ’92-93.

Giovanni Pantaleone Aiello.

Le relazioni pericolose

A lungo prima della sua morte, avvenuta il 21 agosto 2017 proprio a Montauro per un infarto, i magistrati di Palermo, Caltanissetta e Reggio Calabria hanno indagato sui suoi rapporti. E in effetti, dall’analisi dei tabulati telefonici dell’ex poliziotto, che DarkSide – Storia Segreta d’Italia ha potuto visionare, emerge una serie di rapporti quantomeno singolari con persone degli ambienti più disparati, da quelli militari a quelli terroristico-eversivi.

I contatti con Autonomia Operaia

L’informativa della Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione (DCPP) del 9 ottobre 2013, prende le mosse dalle utenze entrate in contatto con quelle di Aiello e della moglie, Ivana Orlando, e scopre nominativi interessanti. Come quello del veneziano Pierluigi Penzo. Il suo nome, si legge nell’informativa qui riportata per la prima volta, è emerso, nell’aprile 1978, nell’ambito delle indagini condotte dalla Questura di Bologna a seguito di una rapina, perpetrata il 7 aprile 1978 nel capoluogo emiliano al Comando dei Vigili Urbani del quartiere S. Donato. Nel corso di una perquisizione domiciliare effettuata all’epoca dalla Digos nell’abitazione dell’allora latitante Liviana Tosi, aderente ad Autonomia Operaia, ritenuta coinvolta nella rapina, fu sequestrata un’agenda nella quale era annotato, tra gli altri, un numero telefonico di Venezia riconducibile proprio a Penzo, indicato come orientato verso i movimenti dell’ultrasinistra.

Le connessioni con trafficanti e skinhead

Altro nome interessante è quello di A. V., originario di Belcastro (Catanzaro): nel novembre 2010, ricopre la carica di presidente della Fondazione Onlus Gruppo App.A. Velona, con sede a Botricello (CZ): la sua utenza è emersa nell’ambito di indagini condotte dalla Questura di Sassari e Crotone su un traffico internazionale di clandestini.

Di G. C., nato a Sovere (BG), si occupa invece nel 1992, la Digos di Bologna, quando nel corso di perquisizioni a carico di locali militanti skinhead, sequestra copioso materiale documentale e varie agende telefoniche. Da queste emerge un’utenza riconducibile alla casa editrice catanese Field Educational Italia Nuovi Quindici, filiale della società CCE di Curro (BG), di cui all’epoca il G.C. era presidente e legale rappresentante. Invece di P. V., originario di Cles (TN), l’informativa segnala che nel settembre 1972 lo stesso fu indicato dalla Questura di Trento come locale esponente del PCI e nell’ottobre 1977 la moglie attivista del PCI fu sottoposta a perquisizione domiciliare dalla Digos di Trento.

Giovanni Pantaleone Aiello, detto “Faccia da mostro”.

Le relazioni con gli ambienti militari

Il documento della DCPP inoltre conferma che Aiello aveva contatti costanti con ambienti delle forze dell’ordine e militari. In particolare, la sua utenza entra in contatto con un’altra intestata al 10° Reggimento Trasmissioni di piazzale Perrucchetti a Milano, sede della caserma dell’esercito Santa Barbara ma anche con un’altra riferibile all’Aeronautica Militare 31° Stormo Carmelo Raiti, attivo presso l’Aeroporto di Ciampino, che ha una funzione molto delicata. Posto sotto il controllo operativo dello Stato maggiore dell’Aeronautica, lo stormo gestisce le operazioni di volo per i più alti organi dello Stato: i suoi aerei e i suoi elicotteri possono essere infatti utilizzati dal Presidente della Repubblica, dai presidenti delle due camere del Parlamento, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dal Presidente della Corte Costituzionale. Il 31° Stormo, dunque, si occupa dei voli di Stato.

Il pilota a servizio dell’intelligence

Tra i contatti riscontrati dell’utenza di Aiello c’è anche quella di un pilota militare, V.P., il cui nome nell’ottobre 2004 risulta inserito in un elenco di piloti inviato dalla CAI – Compagnia Aeronautica Italiana Spa – al Servizio Licenze dell’Enac per il rilascio di autorizzazioni al sorvolo di zone proibite. Un’operazione delicata, dunque, che farebbe pensare a un’azione di intelligence. E in effetti è la CAI a gestire il Falcon 50 che, il 23 maggio 1992, porta da Ciampino a Palermo Giovanni Falcone e la moglie Francesca Morvillo, uccisi poi nella strage di Capaci. Un’abitudine per il magistrato, come testimonia la sua segretaria, Francesca Carraturo, il 21 settembre 1995 dinanzi alla Corte d’Assise: “Prevalentemente il dottor Falcone utilizzava per i suoi spostamenti l’aereo del CAI”. Coincidenze ma certo inquietanti.

Il filo che conduce a Giovanni Senzani

Ma la sorpresa più clamorosa, che DarkSide – Storia Segreta d’Italia può anticipare in esclusiva, emerge quando le utenze riconducibili ad Aiello incrociano quella intestata a Maria Ciampollilo, nata a Taranto, classe 1950. Il nome della donna era emerso, nel febbraio 1981, nell’ambito di accertamenti svolti in ordine ad una segnalazione relativa a Giovanni Senzani, il professore dei misteri delle Brigate Rosse, una delle figure più enigmatiche del terrorismo italiano.

Il leader delle Brigate Rosse, Giovanni Senzani.

La Mercedes rubata

Il 31 gennaio 1981 il Senzani sarebbe stato notato nella Capitale a bordo di un’autovettura Mercedes vecchio tipo (anno di fabbricazione certamente non successivo al 1974) della quale gli investigatori dell’epoca rilevarono solo parzialmente i numeri di targa CZ 21…. Tuttavia, da accertamenti successivi sugli intestatari di autovetture compatibili per modello e numerazione di targa, si scoprì che la Mercedes, rubata a Cosenza il 28 dicembre 1979, era intestata a Maria Ciampollilo con targa CZ 211257. Che, guarda caso, risulta residente a Montauro (CZ), il paese in cui viveva Aiello, in contrada Calalunga, la stessa località in cui poi Faccia da Mostro è morto di infarto nel 2017.

Senzani e la casa per le vacanze a Montauro

A far pensare che non sia solo una coincidenza sono alcuni verbali inediti, che DarkSide – Storia Segreta d’Italia ha potuto consultare, risalenti al 1981 e parte dell’indagine sul sequestro del magistrato Giovanni D’Urso, operato appunto dalle Brigate Rosse guidate da Giovanni Senzani.

Antonio Perri ha conosciuto quello che poi divenne il futuro leader delle BR nel 1970 a Torre del Greco, in provincia di Napoli, quando lavorava al locale Centro Servizi Culturali, gestito dall’Enaip, l’Ente Nazionale Acli per l’Istruzione professionale, e finanziato con i fondi della Cassa del Mezzogiorno. All’epoca lui era un collaboratore e Senzani era il responsabile cittadino. Agli agenti della Digos di Avelino l’11 gennaio 1981 Perri, originario di Sersale (Catanzaro), racconta a verbale che Senzani, nel frattempo diventato suo amico al punto da frequentarlo con la famiglia, nell’agosto del 1979, gli prega di trovargli una casa per le vacanze in provincia di Catanzaro, possibilmente nella zona in cui la stessa famiglia Perri villeggiava. Che è poi, ed ecco la stupefacente coincidenza, a Calalunga-Pietragrande, frazione di Montauro. Cioè proprio il paese natale di Giovanni Aiello e dove all’epoca viveva.

Stessa spiaggia, stesso mare…

Perri trova un appartamentino ammobiliato ai Senzani a Stalettì, una frazione che dista solo 4 chilometri da Montauro. Tanto vicini che, dice Perri sempre nel verbale consultato da DarkSide – Storia Segreta d’Italia ad agosto le due famiglie erano sempre sulla stessa spiaggia. Una coincidenza, certo. Ma una coincidenza quantomeno inquietante. Tanto più che anche Isabella Ravazzi, moglie di Enrico Fenzi e cognata del Senzani, in un interrogatorio del 29 giugno 1982 ai Giudici Istruttori di Roma Priore e Imposimato che all’epoca indagavano sull’eccidio di via Fani, afferma che anche nell’agosto 1980 Giovanni Senzani, “a loro insaputa, aveva villeggiato in una località vicino Soverato” dove lei col Fenzi erano ospiti dell’avv. Cavaliere.

E perché non dirglielo? Cosa aveva il professor Senzani da nascondere?

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  • Nasce a Napoli. Ha scritto “Dodici Leoni” insieme a Franco Esposito nel 2015 per Absolutely Free poi “La Borsa di Moro” per Iuppiter Edizioni nel 2016. Nel 2017 è stata la volta de “L’anno del Grifo” per Absolutely Free e per la stessa casa editrice, nel 2018, “Le quattro vite di Mike”. Nel 2019 ha pubblicato “Il professore dei misteri” per Ponte alle Grazie e, per la stessa casa editrice, anche “La Casta è rimasta”, nonché, per Slalom Edizioni, “Bomber con i guanti”. Ha scritto, insieme ad altri autori, “Tutti in piedi per la Carpisa” per Graf Editore nel 2006 e “Totò sbanca” per Iuppiter Edizioni nel 2017. Dal 2019 cura, insieme a Gianluca Zanella, il format di approfondimento storico e politico DarkSide - Storia Segreta d’Italia.

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1 commento

  1. Fabio

    Articolo interessantissimo, su un personaggio alquanto avvolto da tanti misteri. Seguo il vostro canale YouTube da poco ma ho ascoltato moltissime delle vostre pubblicazioni che trovo molto interessanti. Sono da poco rientrato in Italia dopo 45 anni vissuti all’estero, sono appassionato della storia degli anni ’70. Ricordo molto bene tante delle vicende degli anni di piombo ma più di tutte, la tragica storia di via Fani e l’omicidio dell’Onorevole Moro sono rimasti scolpiti nella mia mente anche se allora avevo solo 15 anni. Come si dice negli States: “Keep up the good work”. Vi auguro il meglio!

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  1. Fabio

    Articolo interessantissimo, su un personaggio alquanto avvolto da tanti misteri. Seguo il vostro canale YouTube da poco ma ho ascoltato moltissime delle vostre pubblicazioni che trovo molto interessanti. Sono da poco rientrato in Italia dopo 45 anni vissuti all’estero, sono appassionato della storia degli anni ’70. Ricordo molto bene tante delle vicende degli anni di piombo ma più di tutte, la tragica storia di via Fani e l’omicidio dell’Onorevole Moro sono rimasti scolpiti nella mia mente anche se allora avevo solo 15 anni. Come si dice negli States: “Keep up the good work”. Vi auguro il meglio!

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