Secondo un’intervista rilasciata a Il Piccolo da un preparatore anatomico che ha maneggiato il corpo di Liliana Resinovich, la frattura che certificherebbe una morte violenta potrebbe essere frutto di una manovra sbagliata sul tavolo dell’autopsia. Se così fosse, l’ipotesi omicidiaria ne uscirebbe fortemente screditata. Ma siamo sicuri che lo scoop sia degno di questo titolo? Assolutamente no. E vi spieghiamo perchè…

Liliana Resinovich.
Nuove dichiarazioni da parte di un ausiliario medico legale pongono dubbi sulle lesioni da aggressione riscontrate sul corpo di Liliana Resinovich: “potrei aver procurato io quella frattura”. Ma ancora una volta, in questa vicenda, siamo davanti ad una notizia errata che contribuisce a creare un clima di dubbio intorno a circostanze acclarate. Ecco allora che si rende necessaria una smentita, che non siamo certo i soli a fornire.
Tra interesse mediatico e investigazioni parallele
Dopotutto, quello di Liliana è uno di quei casi in cui l’interesse dell’opinione pubblica diventa un modo in cui il popolo esercita il suo potere di controllo sull’operato delle Istituzioni e non sono poche le persone – alcune più in vista, altre meno – che hanno dato vita a vere e proprie investigazioni parallele che talvolta possono portare beneficio a un caso tra i più mediatici degli ultimi tempi.
Non a caso, sono ormai tre anni e mezzo da quando il caso Resinovich fa prima pagina nelle maggiori testate giornalistiche nazionali. A livello televisivo è argomento di discussione giornaliera nei salotti della cronaca. Il mistero intorno all’omicidio della 63enne ha conquistato l’attenzione nazionale, una donna dal carattere mite e riservato, una persona per bene, la cui tragica fine scuote le coscienze.
Non è facile accettare che anche la più ordinaria delle pensionate possa diventare vittima di un gesto efferato. Davanti a queste notizie nessuno si sente più al sicuro, per un meccanismo psicologico si cerca di trovare una motivazione, a volte perfino una colpa a carico della vittima, per sentirsi diversi da lei, per convincersi che sia prevedibile fare una brutta fine. Così, da tre anni e mezzo, non trova pace la necessità di avere risposte da parte del “pubblico a casa”, che vuole capire, mentre i media tradizionali sembrano invece alimentare il dubbio per tenere accesa l’ansia di sapere, perfino dove le risposte ci sono già.
Da suicidio a omicidio
Perfino dopo che il GIP Dainotti respinse la richiesta di archiviazione per suicidio, proposta dalla PM Maddalena Chergia, chiedendo nuove indagini su ben 26 punti di approfondimento e rubricando il reato come omicidio, le trasmissioni televisive riempivano comunque i palinsesti con discussioni tra opinionisti pro e contro un suicidio, che già non era più tale. E ancora oggi si tentano passi indietro.
La consulenza medico legale disposta in seconda battuta dalla Procura, su indicazione del GIP, è stata effettuata da un team di esperti capitanato dalla Dott.ssa Cattaneo, che ha coinvolto anche i vari periti di parte. La Cattaneo è giunta non solo a decretare la causa di morte come omicidio, ma anche a specificare quali siano state le modalità omicidiarie.
L’attenta analisi delle risultanze autoptiche, ha fatto emergere oltre alle numerose lesioni al capo e alle mani, anche una frattura alla vertebra toracica T2, che può essere causata solo dall’applicazione di una forte manovra torsiva e di flessione del rachide cervicale con compressione toracica, tipica delle manovre da afferramento da tergo e soffocamento per occlusione delle vie aeree superiori.
Lo scoop che non c’è
Liliana Resinovich è stata aggredita prima di essere uccisa e una delle conseguenze di questa aggressione è stata una frattura alla vertebra T2. Questa frattura peri-mortale era stata evidenziata nella TAC effettuata l’8 gennaio 2022 a pochi giorni dal ritrovamento del cadavere.
Ieri, il giornale Il Piccolo di Trieste, in un articolo a firma di Laura Tonero, fornisce sul tema due informazioni errate (e a parere di chi scrive fuorvianti) sull’accertata causa di morte: anzitutto afferma che nella TAC tale lesione non compariva, ma ciò non è esatto.
I referti fotografici della TAC dell’8 gennaio non compaiono integralmente nella prima autopsia, sono però allegati con un CD. Poi, le immagini della stessa TAC sono presenti anche nella consulenza Cattaneo, che le usa per evidenziare la frattura alla T2 che era quindi già visibile in quei referti.
“Potrei aver procurato io quella frattura!”
La seconda notizia errata proviene dalla dichiarazione che da il titolo all’articolo: “potrei aver procurato io quella frattura!”. Il Preparatore anatomico (collaboratore del medico legale che prepara il corpo) rilascia un’intervista in cui afferma che il giorno 11 gennaio 2022, a due giorni dall’avvenuta Tac del 8 gennaio, nel preparare il corpo (stendendolo sul tavolo autoptico), potrebbe avere causato la frattura disponendo il corpo di Liliana in posizione supina sul tavolo. Di fatto screditando l’ipotesi ricostruttiva della Cattaneo e del suo Team.
Ebbene, si affrettano i periti di parte a dichiarare, primo fra tutti il dott. Fineschi, che tale frattura non può essere provocata nel modo descritto. Tuttavia, noi possiamo aggiungere un elemento granitico e oggettivo a discredito dell’ipotesi di una frattura post mortem: l’elemento fondamentale di smentita è che tale frattura era già presente nel momento in cui il maldestro operatore di sala ha maneggiato il corpo.
Sono tante le voci che sembrano voler maneggiare ben altro che il corpo della povera Lilly, bensì la realtà dei fatti che sono emersi in fase di indagine, fatti forse scomodi per qualcuno. Fortunatamente le indagini vanno avanti e molte altre voci contribuiscono a portare chiarezza dove il sensazionalismo rischia di creare un clima nemico della ricerca della verità.




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