Analisi su 700 coltelli, ma tra l’arsenale informatico nella disponibilità di Sebastiano e Liliana, un computer e due I-Pad non sono stati analizzati perché non è stata recuperata la password. Forse uno sguardo al loro interno potrebbe aggiungere tasselli importanti a una storia sempre più intricata…

Lilinana Resinovich a casa di amici in Carnia. Nella foto, resa pubblica dalla trasmissione “Quarto Grado”, uno dei suoi dispositivi.
Se non fosse la storia di una pensionata triestina coinvolta in fantomatici cambi di vita con un “amante” di 20 anni più avanti di lei, potrebbe tranquillamente essere una “quasi spystory” collocata in una zona di confine calda, crocevia di popoli e di merci più o meno legali. Un lembo sottile di terra che ha visto concentrarsi, da sempre, interessi di spie e agenti al soldo delle super potenze occidentale e orientale. Tutt’ora confine varcato da clandestini in arrivo da tutto il mondo oltre a qualunque merce illecita che può venire in mente. Insomma, il territorio triestino ben si presta come location di una storia intricata e misteriosa come si è rivelato da subito il caso Resinovich.
Un arsenale informatico
Gli altri “ingredienti” li abbiamo in parte raccontati nei precedenti articoli, ma non sono i soli: questa volta ci concentreremo sulla incredibile disponibilità di dispositivi e memorie in uso alla coppia, una coppia di “normali” pensionati. Prendendo a riferimento le due consulenze informatiche del dott. Chemello, presenti nella prima parte d’indagine, andremo ad analizzare solo il materiale che è stato analizzato, e non analizzato, lasciando perdere i contenuti (in parte interessanti).
Il 25 febbraio 2022 la squadra mobile consegna al consulente tecnico nominato dalla pm Chergia il materiale sequestrato a casa di Visintin in data 29 gennaio 2022 e altri parziali sequestri successivi, che consta più o meno in:
- 2 computer Apple, un MacBook Air e un IMac, entrambi con password indicata
- 2 Apple tablet, un IPad Pro e un iPad, entrambi con password indicata
- 2 telefoni in uso a Liliana, un iPhone e un galaxy note 3, il primo privo di blocchi, il secondo con codice pin indicato [materiale sequestrato in data 23/12/21]
- 6 Hard Disk di buona capacità
- 12 memorie USB
- 20 memorie tra SD e CompactFlash
- 7 memorie microSD
Un notevole armamentario per una coppia di pensionati dedita a gite in bicicletta e cene con gli amici. Certo, Visintin è un ex fotoreporter, ma il digitale entra a far parte della sua vita tardi, rimpiazzando la pellicola, quando le foto non sono più tanto il suo lavoro, quanto una passione. La quantità di belle foto che documentano i viaggi e le gite, sono un numero quasi infinito e fioccano sui vari profili social di Visintin. Quindi, si, una gran passione per lo scatto ma anche per i video che raccontano di cene, viaggi e gite in bici. La famosa GoPro9 (incredibilmente non sequestrata) entrata a far parte delle attrezzature del Visintin un mese prima della scomparsa di Liliana e che forse va a sostituire qualche altra videocamera montata sulle bici, perché i video registrati dalla bicicletta sono diversi e di anni precedenti.
Hobby costosi e misteriose somme di denaro
Fin qui basta solo la quantità di materiale sequestrato per rimanere abbastanza increduli, soprattutto riferito ad una coppia di una certa età ma che racconta anche di una certa disponibilità economica dedicata ad una “passione”, senza contare le macchine fotografiche, gli obiettivi, le biciclette a pedalata assistita (pare fossero in totale 6). Senza voler fare i conti in tasca a nessuno e considerando anche che erano solo in due, c’è quasi da esser invidiosi.
A parte la pensione di Liliana e Sebastiano, potevano anche godere dei proventi dell’affilatura dei coltelli di Visintin e, forse, di qualche servizio a manifestazioni o cerimonie. Certo è che questa “passione” non passava dal conto di Liliana che pagava le spese fisse (affitti che impegnavano mezza pensione, assicurazioni ma non le utenze). Alla sparizione della donna, in casa viene trovato diverso contante, che sommato ad una cifra – sempre in contante – consegnata al fratello, ammonta a circa 4000 euro. Non si è mai capito da dove provenisse questo denaro: non dal suo conto, ma era nella sua disponibilità, quindi non si trattava di guadagni del marito. Forse nessuno l’ha mai chiesto con una certa decisione, perché?
Cortocircuito investigativo
Ritornando alla consulenza informatica – divisa in due parti poiché per i dispositivi serviva un’autorizzazione ulteriore per poterli analizzare – si può notare con una certa incredulità che alcuni device non verranno mai analizzati per mancanza di password. Peccato che nel verbale di consegna del materiale siano indicate le password di tutti i dispositivi sequestrati. Un cortocircuito inspiegabile, che porta a non analizzare i dispositivi forse più interessanti: il MacBook Air e i due IPad. E, mentre sono stati richiesti ulteriori approfondimenti sui telefoni e sugli hard disk, il computer e i due iPad spariscono dall’orizzonte.

Sit in dell’11 dicembre 2025 davanti al tribunale di Trieste. La cugina di Liliana, Silvia, porta un cartello con scritto “la verità è già nelle carte”.
In questa nuova fase di indagine per omicidio, che vede come unico indagato il marito Sebastiano, oltre ad indagare su più di 700 lame, su ulteriori analisi di cordini vestiti e sacchi, su polveri da affilatura, forse un’occhiata a quei dispositivi che Liliana utilizzava quotidianamente, forse poteva esser utile. Nelle 2600 pagine della prima indagine c’è forse “la soluzione del caso”, ora lo sottolinea anche la famiglia di Liliana per chiedere di velocizzare i tempi delle nuove indagini. Forse è proprio così, in quelle pagine è nascosta la verità, o perlomeno un numero davvero significativo di “misteri” che forse avrebbero il diritto, adesso, di esser almeno considerati.





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