Liliana Resinovich: il mistero delle telecamere

Scritto da: Elisabetta Fachin
27 Dicembre 2025

Liliana Resinovich è stata ripresa da alcune telecamere la mattina della scomparsa. Eppure, incrociando i dati, qualcosa stona. E quel qualcosa porta a chiedersi se sia davvero lei la donna inquadrata…

Liliana Resinovich.

L’attenzione fagocitata dal caso Garlasco si è sbranata ogni altro caso giudiziario ancora aperto e di (fu) interesse mediatico; il circo che si è creato, sempre intorno al caso Garlasco, perde un po’ di vista l’obiettività che noi amiamo mettere sempre in primo piano e, non per ultimi, gli animi un po’ troppo agitati tra galletti del web ma non solo, pure fior fior di professionisti dell’informazione che ingaggiano diatribe di cui non se ne comprende l’utilità.

Il tutto porta ad un livello di disinformazione galoppante, colpi di scena improbabili, soprattutto per casi molto complessi e tutt’ora misteriosi come la morte di Liliana Resinovich, costringendo i protagonisti ad alzare disperatamente sempre di più l’asticella per tenere alta l’attenzione di un pubblico ormai troppo distratto.

L’ultimo mistero

Ma ritorniamo ai nostri amati atti, alla prima e fondamentale indagine, e analizziamo l’ultimo grande mistero ancora non spiegato nel caso Resinovich: le telecamere della scuola di polizia. Liliana Resinovich scompare nella mattina del 14 dicembre 2021. Quasi immediatamente vengono sequestrate le immagini delle 5 telecamere della scuola di polizia che riprendono un bel pezzo di via Damiano Chiesa. Vengono analizzate in fretta e, oltre a non chiedere ai parenti un riconoscimento, vengono fatti vedere due frame ai vicini di casa e conoscenti della coppia Resinovich/Visintin. Poiché questo passaggio non è messo agli atti, si suppone che vengano interpellati i vicini in via ufficiosa perché entrambi ex “colleghi”.

A sinistra, Liliana che passa sotto la prima telecamera della scuola allievi della polizia alle 8:41. A destra, la sua vicina di casa che passa sotto la stessa telecamera alle 8:44.

Dalla relazione della polizia del 29 dicembre 2021 si legge che non è stata identificata nessuna donna con le fattezze di Liliana mentre percorre via Damiano Chiesa nell’arco della mattinata. Forse anche a causa del fatto che sembra che si cercasse Liliana con una giacca rossa, una convinzione che pare vagamente dichiarare il vicino di casa Salvatore Nasti. A tal proposito, un interessante approfondimento sul passaggio di tutte le donne riprese nella via nell’arco di tre/quattro ore, si trova sul canale YouTube di Rita Vicario.

Quindi, prima del ritrovamento del corpo, sembrava acclarato che Liliana non avesse percorso in discesa la via, spostando di fatto la zona delle ricerche in direzione opposta, cioè tutte le parti boschive sopra la casa dei coniugi Visintin-Resinovich.

Time-line di una scomparsa

Per farla semplice, Liliana viene ripresa a circa 250 metri da casa, prima telecamera della scuola di Polizia, alle 8:41:26 e viene immortalata dall’ultima telecamera, sempre della scuola di polizia posizionata all’isola ecologica, mentre svolta in via Cilino alle 8:43:26. In piazzale Gioberti viene individuata mentre attraversa la piazza sulle strisce pedonali (poco più di un ombra) da una telecamera frontale dell’autobus numero 6, e sono le 8:50 e 30 secondi circa.

Secondo gli inquirenti, la sagoma cerchiata in rosso nel fotogramma, è Liliana Resinovich che attraversa piazzale Gioberti alle 8:50.

Quindi Liliana ci metterebbe circa 2 minuti e mezzo per percorrere via Damiano Chiesa dalla prima telecamera (circa 200 metri) e circa 7 minuti per percorrere via San Cilino, senza sacchetti voluminosi, che misura circa 250 metri. La donna può essersi fermata a parlare con qualcuno? Parrebbe impossibile, poiché non esistono testimonianze in merito, ma soprattutto a poco più di un minuto seguiva la vicina di casa Gabriella, che in caso di una sosta di Liliana lungo via San Cilino, l’avrebbe certamente raggiunta e quindi fermata.

La sagoma cerchiata in rosso nel fotogramma è la vicina di casa, Gabriella, che imbocca via San Cilino alle 8:45, un minuto e mezzo dopo Liliana. Se Liliana si fosse fermata, in via San Cilino, l’avrebbe raggiunta.

Il fatto che nella seconda relazione sulle telecamere del 29 gennaio 2022, redatta dalla questura di Trieste, viene segnalato un ritardo di 5 minuti sull’orario registrato dalle telecamere della scuola di polizia, forse vuol significare l’incongruenza tra i tempi di percorrenza dei due tratti di strada, dando per scontato, però, che l’orario dell’autobus numero 6 sia corretto. Ma noi abbiamo dei dubbi.

Un particolare che ci porta a pensare che siano le telecamere dell’autobus sfasate di 5 minuti è una utilitaria rossa, guidata da una giovane donna, che prima doppia Liliana in via Damiano Chiesa (8:42:08) e poi ritroviamo al capolinea dell’autobus che mette in moto e se ne va mentre l’autobus numero 6 va ad occupare il capolinea (8:50:45).

L’utilitaria rossa che passa vicino a Liliana alle 8:42 e poi viene ripresa in piazzale Gioberti dall’autobus numero 6 al capolinea alle 8:50.

L’utilitaria rossa dimostra che via San Cilino è stata percorsa da Liliana in un tempo coerente con la distanza, circa un paio di minuti, e l’automobile rossa può esser stata ferma al capolinea un paio di minuti, non certamente 7, visto il traffico piuttosto vivace di due linee che hanno capolinea nello stesso stallo (6 e 12). Poi c’è il contapassi della vicina di casa Gabriella, che pare confermare gli orari delle telecamere della polizia nella loro forma originaria, quindi non in ritardo di 5 minuti.

La verità del contapassi 

Ma c’è un elemento, che emergerà con la perizia informatica di marzo/aprile sui due telefoni di Liliana, che porterà all’attenzione del grande pubblico una prova abbastanza importante sugli ultimi movimenti di Liliana: il contapassi del suo iPhone (di default su Apple con l’applicazione Salute) che racconterà di 11 passi (circa 7 metri abbondanti) percorsi da Liliana con il suo iPhone alle 8:38 di quel 14 dicembre 2021. Il contapassi non è esattamente uno strumento preciso, ma un’indicazione sull’ultimo movimento del telefono può darla con relativa esattezza.

Dalla consulenza tecnica del perito della Procura, ing. Chemello, il contapassi dell’iPhone di Liliana segnala l’ultimo movimento alle 8:38 del 14 dicembre 2021 riconducibile a Liliana prima della scomparsa.

Quindi, l’iPhone di Liliana si muove per l’ultima volta alle 8:38, a casa, perché li verranno ritrovati entrambi i suoi telefoni. Poi, la donna prende tre sacchi dell’immondizia e, ammesso che avesse già indossato giacca e borsa, poggia i telefoni in soggiorno, esce di casa, chiude le due serrature (così verrà ritrovata la porta d’ingresso dal marito), scende 5/6 gradini, sempre con le 3 borse in mano apre e chiude il portone. Arriva sotto la prima telecamera (a 250 m) alle 8:41:20. Quindi tutto questo in tre minuti e 20 secondi, calcolo un po’ abbondante perché il contapassi non ci restituisce i secondi.

Tempo davvero risicato per tutte queste azioni che parrebbe aver effettuato con calma, a giudicare dall’andatura registrata dalle telecamere. C’è da chiedersi se il contapassi di Liliana abbia fatto valutare il ritardo come imputabile alle telecamere della scuola, perché anche se la perizia informatica lo renderà noto appena ad aprile/maggio, i telefoni di Liliana vengono analizzati dalla squadra mobile poco dopo il loro sequestro, quindi verso il 27 dicembre 2021. Nella relazione della questura vengono analizzate tutte le parti che possono restituire la realtà della vita recente e delle relazioni della donna nascoste nei suoi device. Anche se del contapassi non si fa cenno, non è detto non si sia preso in considerazione, ci meraviglieremmo del contrario.

Una verità ancora da scrivere?

Un altro elemento che va a confermare, ma molto parzialmente, gli orari delle telecamere, è il gps satellitare della macchina dello Sterpin che percorre più volte la via Damiano Chiesa quella mattina di dicembre. Ma il gps è uno strumento poco preciso soprattutto per l’identificazione esatta del punto di percorrenza, in particolare su realtà cittadine con molti palazzi, quindi non tornano 2 o 3 minuti, ma non siamo in grado di confermarne il risultato.

L’ultimo elemento, questa volta di curiosità, che ci ha colpito è il mancato conferimento del sacco d’immondizia, che pare essere d’indifferenziata (lo butta nel cassonetto corrispondente all’isola ecologica), nei 4 cassonetti che Liliana incontra scendendo la via Damiano Chiesa. Potrebbe significare fosse particolarmente pensierosa? Può darsi, certo è che si fa 450 metri circa con tre sacchi piuttosto voluminosi in mano, invece di liberarsi almeno di uno.

Per concludere: non stupisce se qualcuno inizia a pensare che quella che si vede nei video non sia Liliana, arrivando ad ipotizzare addirittura una sosia e che quindi la donna non sia mai uscita da casa se non priva di vita. Noi non crediamo si possa trattare di sostituzione di persona, ma certamente qualcosa da chiarire sulle telecamere della scuola di polizia c’è, perché ci sono troppi elementi distonici. Ci sono tanti elementi che ci fanno pensare ad un prelievo da casa di Liliana ancora in vita, ma le telecamere portano ad un’altra narrazione e non sono al momento superabili.

Ultimo grande mistero intorno ad un caso che ha tentato in tutti i modi di farsi raccontare, prima come il baratro della disperazione di una donna “qualunque”, poi come efferato femminicidio ad opera del marito. A noi piacerebbe che fossero prese in considerazione altre piste, molto più intricate e misteriose, ma forse le uniche che mettono insieme i pezzi di un puzzle tutt’altro che ordinario.

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  • Elisabetta Fachin, triestina, fotografa fashion nella post “Milano da bere”. Ritornata alle origini si occupa di politica e di comunicazione in senso lato (dalla grafica al web) Pubblica articoli su diversi argomenti e un libro di foto e parole “guardaMi”.  Da 10 anni in provincia di Pordenone, si interessa anche di cinofilia ed etologia, continuando ad occuparsi di comunicazione da freelance. Per caso si imbatte nel caso Resinovich e si appassiona alla storia, un po’ per le stesse origini dei protagonisti, un po’ per l’accesso ai primi atti di indagine. Si appassiona anche all’osservazione dei mass media e dell’opinione pubblica nei casi giudiziari ai tempi dei social media.

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