Liliana Resinovich: informazioni da una fonte riservata

Scritto da: Alessio Pizzichi
15 Aprile 2025

Il caso di Liliana Resinovich si infittisce. Un giallo che scuote l’Italia, tra misteri e verità nascoste. Un viaggio nei meandri di una storia oscura, dove ogni dettaglio potrebbe rivelare la verità. Noi abbiamo ricevuto  informazioni molto dettagliate da una fonte riservata che potrebbero aprire uno spiraglio verso la verità…

Liliana Resinovich e il marito Sebastiano Visintin.

Il caso di Liliana Resinovich è una delle vicende di cronaca nera che ha tenuto più viva l’attenzione dell’opinione pubblica negli ultimi tempi, sollevando molti interrogativi e altrettante teorie. È uscita pochi giorni fa la notizia che Sebastiano Visintin, marito della vittima, è iscritto ufficialmente nel registro degli indagati. Recentemente abbiamo ricevuto una mail da una fonte informata sui fatti, una persona che afferma di conoscere dettagli che potrebbero fare luce su alcuni punti. Le parole scritte in quel messaggio ci hanno spinto ad approfondire la questione. Ciò che segue non è solo un resoconto dell’accaduto, ma un viaggio nei meandri di una storia che chiede di essere esplorata.

Sono in grado di fornirle ogni particolare perché mi sono appassionato veramente a questo fatto di cronaca…

Con queste parole si apre un messaggio che abbiamo ricevuto sulla nostra mail. A scriverlo è un normale cittadino che da più di due anni si è interessato al caso Resinovich, arrivando ad acquisire dati materiali e contatti con persone coinvolte a vario titolo nella vicenda. Ci parla di un aspetto in particolare che potrebbe gettare nuova luce su questo enigma, aspetto che abbiamo in seguito discusso con lui e che spiegheremo in questo articolo. Prima però, occorre fare un passo indietro.

UNA VICENDA SENZA RISPOSTE

Inizialmente archiviato come suicidio, il caso della morte di Liliana Resinovich, 63 anni, residente a Trieste, ha da poco raggiunto un punto di svolta. A cambiare le carte in tavola sono stati i risultati della seconda autopsia, effettuata dal pool della Dottoressa Cristina Cattaneo, disposta a seguito della riapertura delle indagini. Il corpo senza vita di Liliana era stato ritrovato il 5 Gennaio 2022, tre settimane dopo la scomparsa, nella zona boschiva dell’ex ospedale psichiatrico provinciale di Trieste. In mezzo alla vegetazione, coperto nella parte superiore e inferiore da due sacchetti di plastica neri, giaceva in posizione raccolta, quasi a ricordare il bozzolo di una crisalide. Altri due sacchetti di plastica, più piccoli e sottili, erano avvolti intorno al viso, legati con un cordino non particolarmente stretto.

DA SUICIDIO A OMICIDIO

La nuova autopsia, i cui risultati sono emersi poche settimane fa, ha stabilito in primo luogo che la morte risale al 14 Dicembre, giorno della scomparsa. Un punto ancora più importante è quello che riconduce alle cause del decesso, che gli esperti riassumono così nel referto dei loro esami:

La causa di morte di Liliana Resinovich è da ricondursi a una asfissia meccanica esterna (tecnicamente soffocazione esterna diretta) contestuale o immediatamente successiva all’applicazione di lesività di natura contusiva (eg. afferramenti, urti, compressioni, pugni, graffi, etc.) certamente al capo, alla mano destra e molto probabilmente ad altre sedi del corpo (torace e arti). Le evidenze tecniche a disposizione, con particolare riferimento all’integrazione della causa di morte istologicamente dimostrata e il complesso lesivo eteroinferto presente sul corpo della donna, convergono a delineare uno scenario in cui solo una dinamica omicidiaria estrinsecatasi a mezzo di soffocazione esterna diretta trova concreta motivazione tecnica.
Nel corso delle indagini, le ipotesi hanno preso direzioni diverse, ma la maggior parte sono gravitate attorno a un nucleo centrale: le persone più vicine alla vittima. Il marito, Sebastiano Visintin, ex fotografo in pensione con cui Liliana condivideva la vita da più di 30 anni. Claudio Sterpin, ex maratoneta e marciatore, amico della donna che lo aiutava nelle faccende di casa. Va precisato che non sono mai emersi elementi di colpevolezza per nessuno e il caso resta aperto a tutti gli scenari possibili.

LA  PROSPETTIVA DI  UN INSIDER

Veniamo adesso a quello che la fonte informata sui fatti ci ha riportato nei messaggi e nei colloqui che abbiamo avuto. Si tratta di elementi che non solo arricchiscono la nostra comprensione della vicenda, ma offrono anche spunti di riflessione su dinamiche più ampie.

Quello che voglio argomentare è il presunto alibi del marito Sebastiano Visintin per la seconda parte della mattinata del giorno 14 dicembre 2021, precisamente dalle ore 12:15 alle ore 14:00, ossia l’ormai famoso giro in bicicletta “confortato” a suo dire da riprese del percorso con una videocamera GoPro modello 9. Sono stato in grado di analizzare i filmati con i relativi metadati dei vari file e quant’altro in merito ai dodici file che sono stati oggetto di indagine,sono a profonda conoscenza sia del funzionamento della videocamera GoPro che della dedicata applicazione di editor Quick GoPro per smartphone. Quello che posso affermare con certezza riguarda le varie incongruenze temporali e spazio/temporali che ho rilevato.

Il file 451, tratto via Mazzini/piazza della Borsa, può tranquillamente essere definito non come il video 451, ma clip del video 451 in quanto risulta evidente un taglio di circa due minuti della parte iniziale che, a causa di quanto sopra specificato, ha determinato una incongruenza spazio/temporale di 18 secondi per percorrere la distanza di circa 500 metri tra piazza Goldoni e la fermata del bus posta a sinistra prima dell’incrocio con la via Cassa di Risparmio. 18 secondi di tempo per percorrere il tratto stradale tra piazza Goldoni e la suddetta fermata del bus, alla impossibile velocità media oraria di 100km/h.

Il file 456, tratto zona villa Bonomo/area sosta campeggi presenta le stesse caratteristiche della clip 451 sopra-descritta. Risultano essere stati eliminati i primi 5 minuti circa iniziali di ripresa tra la zona villa Bonomo e l’incrocio con la via nuova per Opicina/via dei Campeggi che hanno determinato l’incongruenza spazio/temporale dell’assurdità di aver potuto percorrere circa 800 metri di strada in salita in soli 13 secondi, alla impossibile velocità media oraria di 250 km/h.

Tutto ciò premesso, io non sono qui ad accusare nessuno, ma soltanto a mettere in evidenza che un aspetto delle indagini teso a verificare un arco temporale tra l’uscita del locale e il rientro a casa nella mattina del giorno 14 dicembre 2021 meriterebbe di essere rivalutato in tutta la sua interezza, anche tenendo conto che erroneamente in fase di indagine era stata data per certa l’impossibile manomissione dei dati che la GoPro avrebbe impresso nei file generati.

Io ritengo che i video dal 455 al 462 siano stati prodotti il giorno successivo, il 15 dicembre. Questo perché Il giorno 14, dopo aver fatto l’ultimo video, il 453, Sebastiano rientra verso casa impiegando stranamente un’ora e venti minuti tramite il percorso rosso sulla mappa, questo dicono le celle telefoniche allacciate dal suo telefono.

Cosa faccia in questo lasso di tempo così lungo non è dato saperlo.

Però è per me sicuro che il giorno 15 cerca di riallacciare queste celle con il percorso evidenziato in azzurro sull’altopiano carsico, incrementando il giro in Gopro per coprire l’ora e venti.

Sicuramente va sull’altopiano perché certo di non incontrare nulla che possa invalidargli l’alibi, ma al contrario nel filmato 456 sicuramente incontra il pullman linea 38 con telecamera a bordo che avrebbe invalidato la data e forse anche l’ora, a quel punto deve eliminare quel tratto di percorso creando la clip.

 Io non credo che lui sia stato l’autore materiale del delitto, penso che lui conosca tutto perfettamente e debba coprire qualche altro. Lui sta coprendo qualcuno, perché il fatto di questa sua assenza, come un fantasma, per tre ore al laboratorio, questo giro che fa in bicicletta con la Gopro modello 9 giustificandolo come un percorso di prova per verificare il funzionamento di questo sistema , acquistato pochi giorni prima, quando invece lui era un perfetto conoscitore del modello 7 che aveva in precedenza e che è completamente analogo al modello 9. Aveva già fatto 448 file prima di quel giorno. Lui il 14 Dicembre fa questo giro in bicicletta tanto per giustificare ancora un pochino la mattinata poi però evidentemente, si rende conto di dover ricoprire quell’ora e venti tra le 12:40 e le 14:00 dove nessuno sa cosa abbia fatto se non un rientro verso casa. Quindi il giorno successivo, il 15, cerca di riproporre lo stesso aggancio di celle telefoniche con un giro con la Gopro sull’altopiano carsico, cercando di farlo passare come il prosieguo del giro del 14 Dicembre. Io credo che abbia fatto così.

UNA VERITÀ ANCORA DA SCRIVERE

In conclusione, le informazioni e le considerazioni condivise dalla fonte offrono una prospettiva su questo complesso caso di cronaca nera. La nostra intenzione non è quella di accusare o formulare giudizi verso nessuno ma soltanto di riportare una serie di dettagli che ci sono stati presentati e che a suo tempo vennero resi noti agli inquirenti dalla persona in questione. Mentre le indagini proseguono, noi ci limitiamo a osservare e a riflettere, consapevoli che la verità potrebbe rivelarsi più sfumata di quanto immaginiamo. Lasciamo che siano gli eventi a spiegarsi, mentre noi continuiamo a seguirne lo svolgimento con attenzione e rispetto.

©Riproduzione riservata

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  • Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

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1 commento

  1. Laura Silva

    Viene da chiedersi come mai un banale episodio di violenza familiare abbia avuto tante coperture da parte degli inquirenti, a cominciare dalla
    rubricazione come suicidio poi alibi non controllati, perizie non eseguite, testimoni non ascoltati.
    Io non credo all’imperizia o superficialità.

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  1. Laura Silva

    Viene da chiedersi come mai un banale episodio di violenza familiare abbia avuto tante coperture da parte degli inquirenti, a cominciare dalla
    rubricazione come suicidio poi alibi non controllati, perizie non eseguite, testimoni non ascoltati.
    Io non credo all’imperizia o superficialità.

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