La morte di Liliana Resinovich si configura come un rompicapo, ma anche come una storia di sliding doors, dove tutto sembra tenersi in un equilibrio precario, come se da un momento all’altro fosse tutto da rifare. Cerchiamo allora di sgombrare il campo da ipotesi fantasiose e false piste e ripartiamo dalle basi prima che sia troppo tardi…

Liliana Resinovich.
Il cosìdetto “Caso Resinovich”, dopo tre anni e mezzo dal rinvenimento del corpo della donna, continua a proporre colpi di scena che sembrerebbero ribaltare completamente le poche e flebili certezze fin qui faticosamente ottenute. Poche e flebili certezze ad esser generosi, poiché si stanno mettendo in dubbio, una per una, le così dette prove scientifiche, uniche testimoni oggettive di questo intricato garbuglio di chiacchere e sospetti.
Per raccapezzarsi un po’ meglio, abbandonando falsi scoop e opinioni, è bene partire dai fatti nudi e crudi, analizzando la visione d’insieme di una realtà troppo spesso inquinata da umori personali e leggende.
Chi era Liliana Resinovich?
Liliana Resinovich era una donna di 63 anni, da qualche anno in pensione, unita dal 1989 a Sebastiano Visintin, di dieci anni piu grande di lei. I due si sposano nel 2005, dopo il divorzio di lui da un precedente matrimonio dai quali erano nati due figli: Piergiorgio e Natascia. Visintin perderà la figlia Natascia nel 2010.

Liliana Resinovich e Sebastiano Visintin.
Una coppia di mezza età (avanzata), libera da impegni, che si dedica a viaggi ed escursioni in bicicletta in tutt’Europa. Visintin, ex fotoreporter con l’“ossessione” della fotografia, documenta ogni viaggio, scampagnata e mangiata con gli amici.
I triestini in genere sono piuttosto sportivi e frequentatori di saune, ma la coppia di pensionati sembra decisamente sopra la media nella frequentazione di centri wellness o di chilometri macinati in bicicletta e automobile.
Liliana ha un fratello, Sergio, ed una nipote alla quale è molto affezionata, Veronica.
14 dicembre 2021
Il 14 dicembre 2021, Liliana Resinovich scompare. Il marito, Sebastiano Visintin, al suo rientro a casa, nel primo pomeriggio, non la trova ma trova i suoi telefoni (1 Iphone e 1 Samsung). Il 14 sera, accompagnato dai vicini di casa Salvatore e Gabriella, va in Questura a denunciarne la scomparsa. Alle 9 del 15 dicembre 2021, si presenta in Questura Claudio Sterpin a rilasciare testimonianza spontanea sulla scomparsa di Liliana.
Claudio Sterpin è un ex maratoneta di 83 anni, all’epoca, che si dichiara amante della Resinovich e relaziona gli agenti su quel che sa sulla scomparsa di Liliana. Lui riferisce di aver sentito la donna al telefono, quella mattina, verso le 8 e mezza (8:22) e di essersi accordato con lei per vedersi presso la sua abitazione. Aggiunge che Liliana avrebbe ritardato, poiché prima intendeva recarsi al negozio della Wind di via Battisti.
Non vedendola arrivare, Sterpin invia messaggi e la chiama diverse volte, per poi andarla a cercare alla wind e sotto casa sua. La testimonianza apprensiva di Sterpin allerta l’agente che raccoglie le sue parole, il quale decide di avvertire la squadra mobile. Da questo momento, anche se ufficiosamente, parte l’indagine.
ART. 605 – Sequestro di persona a carico di ignoti
Quindi, dal 15 dicembre 2021 non si tratta più di allontanamento volontario, ma per poter dare alla Mobile libertà d’indagine, ex Procuratore Capo dott. Antonio De Nicolo, il 16 dicembre formula l’art. 605 come ipotesi di reato, che diventerà effettivo appena il 23 dicembre 2021 con l’assegnazione del fascicolo al sostituto procuratore dott. Maddalena Chergia.
Da questo momento le indagini si sviluppano a 360 gradi, attraverso raccolta di testimonianze, analisi tecniche, intercettazioni, raccolta dati.
Il corpo di Liliana Resinovich viene ritrovato privo di vita nel pomeriggio del 5 gennaio 2022 all’interno di una piccola zona boschiva recintata del comprensorio ex Ospedale Psichiatrico di San Giovanni. Sdraiata sul fianco sinistro, in posizione fetale, con due sacchetti biodegradabili sulla testa e inserita in due sacchi neri, uno dalla testa e l’altro dalle gambe.
Le evidenze scientifiche, su cui si poggia la richiesta di archiviazione per suicidio del 21 febbraio 2023, si limitano alla consulenza medico legale Costantinides/Cavalli che conclude per l’ipotesi di suicidio poiché non si intravvede l’azione di terzi; alla consulenza informatica dalla quale emerge la assidua relazione telefonica Sterpin/Resinovich e qualche altro elemento tratto dalle ricerche web; alle 5 telecamere della scuola di polizia di via Damiano Chiesa e la telecamera di un autobus, che riprendono il percorso effettuato da Liliana la mattina del 14 dicembre 2021.
La dottoressa Chergia, nella sua richiesta di archiviazione per suicidio, poggia le sue motivazioni principalmente sulle prove scientifiche appena elencate e alcune testimonianze, concludendo che il movente suicidiario si poteva ragionevolmente includere nell’avvilimento della donna per un matrimonio insoddisfacente ed una assenza di prospettiva nella relazione con un uomo di 20 anni più anziano di lei (imbuto emotivo).
Nessuna archiviazione
A poco più di 4 mesi dalla richiesta di archiviazione per suicidio presentata dalla Procura, il Gip Luigi Dainotti (ora in pensione) la respinge, chiedendo un supplemento di indagini su ben 25 punti formulati anche sui suggerimenti presentati dagli avvocati delle parti nelle loro opposizioni all’archiviazione.
Gran parte dei 25 punti si concentrano sulle prove scientifiche e cioè: una seconda consulenza autoptica con approfondimenti su possibile congelamento della salma, traumi riscontrati già nella prima, causa e data della morte. Analisi più approfondite dei dispositivi di Liliana e non solo, verifica degli orari delle telecamere che riprendono il percorso della donna quel 14 mattina. Accertamenti del dna anche di altri soggetti, oltre ai tre già confrontati con il dna parziale rinvenuto sullo spago che cingeva il collo di Liliana; localizzazione dei cellulari con strumentazione più precisa, in particolare per il 5 gennaio 2022, raccolta di ulteriori testimonianze allargando anche ad altri soggetti non ancora escussi e altri punti.
La consulenza Cattaneo
Nei primi mesi del 2024 viene conferito, dal pm Maddalena Chergia alla prof. Cristina Cattaneo, l’incarico di effettuare una seconda autopsia sul corpo di Liliana Resinovich per determinarne causa ed epoca della morte, oltre a determinare l’origine delle lesioni principalmente sul capo e sul viso della donna, già evidenziate nella prima autopsia e ricondotte a cause “naturali” escludendo un’azione di terzi.
La dott. Cattaneo richiede la riesumazione del corpo che dal 13 febbraio 2024 sarà a sua disposizione presso il laboratorio Labanof di Milano. Il suo team è composto da altri illustri professionisti, quali Stefano Tambuzzi e Biagio Eugenio Leone, medici legali, oltre a Stefano Vanin, entomologo.
Il 15 febbraio 2024, alla presenza dei (numerosi) Consulenti tecnici di parte, si dà avvio alla seconda autopsia, con apertura del feretro, che si protrarrà fino alla fine di febbraio 2025, dopo numerose posticipazioni della consegna della relazione alla Procura di Trieste.
Nel frattempo, a Trieste
È doveroso annotare che, mentre si attendono gli esiti della seconda consulenza medico legale, l’impianto investigativo e i vertici a palazzo di Giustizia, si rivoluzionano.
Primo fra tutti, a giugno, lascia l’incarico di Procuratore capo per una meritata pensione, il dott. Antonio De Nicolo.
A ruota viene “promosso” il pm incaricato delle indagini dott. Maddalena Chergia, per finire anche il Gip Luigi Dainotti se ne va in pensionamento anticipato (2 anni e qualche mese)
Anche alla mobile della Questura di Trieste, se ne va in pensione l’ispettore capo, cardine di tutta l’indagine, ma arriva il nuovo Questore, dott.ssa Lilia Fredella. La situazione al momento vede la Procura di Trieste capeggiata da un Procuratore capo facente funzione (dott. Frezza), poiché il nuovo Procuratore, dott. Patrizia Castaldini si insedierà ufficialmente solo l’8 maggio 2025, benché la sua nomina risalga ai primi di dicembre 2024.
È stato nominato da poco un nuovo pm, Ilaria Iozzi, che si trova alle prese con un caso che ha prodotto una documentazione davvero assai corposa, tra vecchie indagini (faldone di 2600 pagine) e le nuove, oltre le numerosissime consulenze.
Sembrerebbe proprio si sia tirata una linea e si sia andati a capo.
Tutto da rifare
Viene (finalmente) consegnata la consulenza Cattaneo e la prima reazione è del dott. Frezza, Procuratore capo f.f., che con un comunicato “essenziale” dichiara in sintesi che è tutto da rifare.
Ma cosa dice la dott. Cattaneo?
Il punto fondamentale della consulenza è che per la prof Cattaneo e il suo team, Liliana è stata aggredita, probabilmente uccisa o lasciata morire. Quindi, a differenza della consulenza Costantinides, con la quale condivide la causa di morte, asfissia, lei la puntualizza come asfissia meccanica esterna con probabile intervento di terzi.
Il team Cattaneo isola ulteriori punti sul corpo di Liliana, interessati da lesioni, anche la oramai famosa rima di frattura della faccetta sinistra della vertebra t2, su cui si sta discutendo (inutilmente) in questi giorni.
Ma la grossa differenza tra le consulenze Costantinides/Cattaneo è proprio l’intervento di terzi, che il primo non contemplava e la seconda lo considera certo. Questo significa che, se prima non si configurava reato (suicidio), ora si sta indagando per omicidio volontario.
A che punto siamo
In seguito alla consulenza Cattaneo, e quindi da quando è stato aperto un nuovo fascicolo d’indagine per omicidio, la Procura si sta muovendo in quella direzione. Con tutto l’organico rinnovato (così si vocifera), anche la Questura di Trieste, sta indagando su nuovi elementi emersi dalla consulenza, quali ad esempio 15 formazioni pilifere isolate sugli abiti e sul corpo di Liliana Resinovich.
La prima azione intrapresa dalla pm Iozzi è l’iscrizione al registro degli indagati del marito Sebastiano Visintin, per l’accusa di omicidio volontario aggravato dal legame famigliare. Una perquisizione della casa con sequestro di vario materiale (sembra due maglioni, due paia di guanti, 700 tra lame varie).
Le attività degli inquirenti sono strettamente riservate, ma il mondo mediatico, in mancanza di informazioni, talvolta le inventa o distorce qualche scampolo di notizia.
Sliding doors
Arrivando ai giorni nostri, il caso Resinovich si arricchisce di colpi di scena e dubbi. Ultimi fra tutti, “l’autoaccusa” del giovane preparatore anatomico triestino che viene preso dal dilemma se possa essere stato lui, con qualche manovra durante l’autopsia del 10 gennaio ’22, a causare la frattura della lamina della vertebra t2 di Liliana. Dilemma presto risolto perché pare che già nella tac dell’8 gennaio 22 fosse individuabile la frattura. Sembrerebbe risolto, ma se ne parla, se ne parla ancora e si mettono in dubbio le autopsie.
C’è un altro argomento che la fa da padrone in tutti i salotti televisivi e riempie pagine e pagine dei rotocalchi: è Liliana quella ripresa dalle telecamere? La nutritissima schiera di avvocati, consulenti, inquirenti, giornalisti e osservatori, è coinvolta in questo incredibile vortice di informazioni, le une opposte alle altre, o alcune inesistenti, altre solo ipotesi.
Ma perché? Forse il perché è semplice, ma non chiaro. Forse la storia che conosciamo, non è la vera storia. Andiamo con ordine e prendiamo solo le così dette prove scientifiche:
la più importante è l’autopsia, e noi ne abbiamo due. Ma abbiamo due interpretazioni che dicono l’una l’opposto dell’altra. Entrambe consulenze della Procura che deve decidere se muoversi, se reato, o archiviare, se suicidio. Primo grosso sliding doors. Probabilmente il giudice dovrà richiedere una perizia sulle consulenze, perché al momento la così detta prova scientifica è perlomeno un po’ confusa.
Ma prendiamo per buona la consulenza Cattaneo, quindi omicidio.
Seconda prova scientifica: i video delle telecamere. Già sulle riprese della scuola di polizia esistono diversi dubbi, soprattutto sugli orari. Da qualche tempo, attraverso la voce dei protagonisti spalleggiati da avvocati e consulenti, ci si chiede se quella ripresa in via Damiano Chiesa sia davvero Liliana. Attenzione, si parla di impossibilità di accertarlo per mancanza di parametri scientifici validi. Quindi, secondo questa teoria, non si può accertare con rigidità scientifica che quella sia inequivocabilmente Liliana.
E siamo al secondo, grosso, sliding doors.
Se la donna che passa è Liliana, allora è valida la ricostruzione sin qui conosciuta. Ma se la donna che passa non è Liliana? Cambia tutto! Allora potrebbe non essere uscita di casa, potrebbe esser stata aggredita in casa o rapita e poi aggredita; ma da chi? Come? E poi come è stata portata al boschetto?
Attenzione: potrebbe esser uscita, ma non passando sotto le telecamere, andando poi al boschetto? Insomma, le variabili senza i punti fissi delle prove scientifiche potrebbero essere mille.
La terza prova scientifica che a giorni verrà analizzata nuovamente con tecnologia più specifica (full file system), si ricaverà dalle risultanze della consulenza informatica bis sempre a firma di Nicola Chemello. La schiera dei consulenti di parte è già pronta alla partenza per partecipare all’estrazione dei dati, ma soprattutto per analizzarne per i contenuti.
Sfrondando tutta la storia da chiacchericci vari, c’è da chiedersi quali siano le strategie di tutte le parti coinvolte. È evidente che c’è chi tende ad affossare la consulenza Costantinides a favore della consulenza Cattaneo, ma anche viceversa (il dubbio del giovane preparatore anatomico).
Lo stesso vale per le telecamere.
Mentre da un lato è stata espressa una predilezione per la soluzione del suicidio, dall’altra si appoggia l’ipotesi omicidio, con qualche stoccatina alle indagini precedenti e sperando nella “nuova procura”, ipotizzando un delitto di prossimità.
Quindi, alla fine c’è da chiedersi: anche in questa storia l’unica certezza è solo la morte?




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