La spia intoccabile

Di Federico Umberto D’Amato è stato detto che «sapeva quasi tutto di tutti e quello che non sapeva, tutti pensavano che lo sapesse». Per questo tutti lo temevano. Per i suoi detrattori è stato una sorta di anima nera della Repubblica della quale avrebbe custodito i piú reconditi misteri; per i suoi estimatori, invece, è stato il piú geniale uomo di intelligence che l’Italia abbia mai avuto, maestro nell’arte dello spionaggio e unico esponente dei servizi segreti italiani davvero stimato a livello internazionale. Al vertice del cosiddetto Ufficio Affari Riservati (l’organismo informativo del ministero dell’Interno) tra l’inizio degli anni Sessanta e la metà degli anni Ottanta D’Amato fu detentore di un potere talmente vasto da permettergli di condizionare perfino le scelte politiche dei vari ministri dell’Interno in carica.

Ne abbiamo parlato con Giacomo Pacini, autore del libro “La spia intoccabile. Federico Umberto D’Amato e l’Ufficio Affari Riservati” edito da Einaudi.

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