L’omicidio del taxi e l’ombra dell’esoterismo

Scritto da: Alessio Pizzichi
28 Gennaio 2025

Siena, una delle città più affascinanti e incantevoli d’Italia, famosa per il suo patrimonio artistico, i suoi stretti vicoli e la celebre Piazza del Campo. 27 anni fa, proprio nei pressi di questo paesaggio magnifico, si è verificato un fatto di cronaca che ha scosso la comunità e continua ancora oggi a far discutere. Abbiamo intrapreso un viaggio di approfondimento su questa inquietante vicenda, attraverso fatti e testimonianze, scoprendo anche un particolare inedito: l’esistenza di tre misteriose lettere anonime inviate alla redazione di un noto giornale locale.

Veduta aerea di Piazza del Campo, Siena.

Anno 1997. Siamo in piena estate, la calura di agosto si fa sentire e nella storica città di Siena si avvicina la data della tradizionale corsa del Palio. Stanno per iniziare i quattro giorni della Festa e l’atmosfera è sempre più carica tra le mura medievali dello splendido capoluogo. Stavolta però a scuotere gli umori del territorio non sarà soltanto la celebre manifestazione ma anche qualcosa di totalmente inaspettato e cruento: un omicidio dalle modalità particolari, apparentemente senza movente e destinato a restare inspiegato anche negli anni successivi.

Alessandra, la vittima

Alessandra Vanni, 29 anni, abita a Siena da sempre. Alta, lunghi capelli mossi, occhi color mogano. Ragazza dal carattere deciso, alle spalle un matrimonio terminato con la separazione a seguito della quale è tornata a vivere insieme ai genitori. Alessandra è una persona pragmatica, ha iniziato a lavorare dopo le scuole medie e da qualche anno è impiegata  in quel settore che rappresenta anche una sua grande passione: il mondo dei taxi. Un interesse che ha acquisito dallo zio a cui è molto legata, Onorio, tassista senese di lunga data. La ventinovenne lavora al centralino della cooperativa taxi di Siena, dove smista e indirizza le chiamate dei vari clienti. Quell’impiego “dietro le quinte” le piace, ma ancora di più le piace il lavoro sul campo e infatti da poco ha preso la licenza per la guida dell’autopubblica. Da qualche mese ha una relazione con un ragazzo, anche lui tassista della stessa cooperativa.

Alessandra Vanni.

L’ultima corsa

8 Agosto 1997, venerdì sera. Alessandra è a lavoro al centralino come di consueto. Sono le 21 quando finisce il suo turno e inserisce la casella vocale automatica, dopodiché torna a casa per cenare. In quei giorni lo zio è in ferie e le ha lasciato le chiavi del suo taxi, siglato Siena 22, dandole libertà di utilizzarlo se avesse voluto sostituirlo. E’ difficile resistere a una passione ed è proprio per questo motivo che, appena finito di mangiare, la ragazza esce di casa con quelle chiavi. Non è preoccupata, quella sera è di turno anche il suo fidanzato e inoltre lei è una donna che sa il fatto suo.

La situazione infatti sembra scorrere tranquillamente, la ventinovenne trasporta dei militari alla caserma e accompagna due studenti in Piazza Gramsci. Dopo queste prime corse rientra in Piazza Matteotti, alla stazione di parcheggio dei taxi. Lì ci sono anche due colleghi, si mette a chiacchierare con loro fino a che non ricevono delle chiamate di servizio. Alessandra resta da sola per pochi minuti, poi alle 23:25 azzera il tassametro, inserisce la tariffa extraurbana e parte. Quella sera non ha con sé il telefono. Forse qualche cliente le aveva chiesto di andarlo a prendere a un determinato orario, o forse qualcuno è salito direttamente sul taxi per farsi portare a destinazione. Una destinazione che sarà fatale per la giovane tassista.

Sono le 3:30, il buio ha coperto la città e il silenzio regna sovrano. Una tranquillità che è solo apparente perché a casa Vanni i genitori sono preoccupati: la figlia non è ancora rientrata e nessuno ha notizie di lei; l’apprensione cresce sempre di più tra i familiari.

Morte nel taxi

Castellina in Chianti. Sono le prime luci del mattino quando un ferroviere in pensione si dirige alla discarica situata vicino al cancello del cimitero. Quando arriva, nota che nello spiazzo a ridosso della raccolta di rifiuti è parcheggiato un taxi bianco, sul cui fianco si legge la scritta “TAXI SIENA 22”. All’interno, sul posto di guida, c’è una ragazza immobile, con la testa reclinata in avanti. L’uomo pensa che stia dormendo ma, avvicinandosi, si accorge che non è così. La giovane non dà segnali di vita e ha le mani legate dietro al sedile.

Il ritrovamento del Taxi Siena 22 parcheggiato davanti al cimitero di Castellina in Chianti.

I Carabinieri raggiungono la scena, constatando il decesso della donna. L’identificazione è automatica: si tratta di Alessandra Vanni. I segni sul collo indicano chiaramente che è stata strangolata. Per porre fine alla sua vita è stato utilizzato lo stesso pezzo di corda con cui poi le sono state legate le mani al retro del sedile. Il nodo che è stato fatto è piuttosto particolare, con una serie di grovigli al centro che hanno presumibilmente richiesto molto tempo per essere eseguiti. Il portafoglio con l’incasso della serata, 150.000 lire, risulta mancante. Una rapina finita male? La cifra non era molto alta, possibile che qualcuno abbia scelto di uccidere pur di sottrarla? Oppure il furto è stato un effetto collaterale? E per quale motivo l’assassino ha legato la vittima dopo averla assassinata, quando era ormai impossibilitata a reagire? Le domande sono tante mentre resta soltanto un’amara certezza: le grandi iridi scure di Alessandra non avrebbero più visto la luce del sole.

Le testimonianze

Il primo passo degli inquirenti è quello di cercare possibili testimoni che possano aver avvistato il taxi quella notte, ed effettivamente qualcosa in questa direzione emerge. Alessandra era stata vista a bordo del suo veicolo nella zona di Quercegrossa: era passata davanti al bar per due volte prima di fare manovra per ripartire, come se stesse cercando un indirizzo o una via. Secondo alcune testimonianze insieme a lei c’erano due passeggeri. Un altro avvistamento è stato registrato a Fonterutoli da un testimone che dichiara di aver scorto il taxi che si fermava a uno slargo, dopodiché una persona era scesa dal sedile posteriore ed era salita davanti sul lato passeggero.

Sembrerebbe quindi che la donna quella notte avesse caricato sul mezzo delle persone, non si sa bene quando e in che punto. Erano stati loro ad averla indirizzata verso l’area adiacente al cimitero per tenderle una trappola?

La pista esoterica

Passano una decina di giorni quando alla stazione dei Carabinieri di Castellina in Chianti arriva una strana lettera anonima, la quale riporta una scritta in latino “Quis est dignus aperire librum et solvere signacula eius?” ovvero “Chi è degno di aprire il libro e di scioglierne i sigilli?”. Una frase tratta dall’Apocalisse di San Giovanni. A seguito di ciò si scatenano una serie di supposizioni, sospettando una sorta di messaggio in codice da parte dell’assassino. Viene spontaneo il collegamento ai “sigilli” con cui era stata legata post-mortem Alessandra al sedile dell’auto. Si comincia a vociferare di una possibile pista esoterica data anche la vicinanza della scena del crimine al cimitero. Tuttavia a parte le suggestioni non ci sono elementi concreti in proposito. Oltre a questo, il fatto che la missiva era stata spedita dal Friuli porta a pensare che possa essere stata opera di qualche mitomane venuto a conoscenza della vicenda.

Le indagini

Gli inquirenti indagano in tutte le direzioni, viene verificata la posizione del fidanzato della vittima così come quella dell’ex marito, nessuno dei due ha niente a che vedere con il delitto. Si scava allora nella vita di Alessandra, alla ricerca di altre piste: non emerge niente se non il ritratto di una ragazza limpida che conduceva un’esistenza regolare. A questo punto si ipotizza che la natura di questo crimine sia di tipo casuale, la ventinovenne potrebbe aver caricato sul taxi uno o più soggetti che hanno in seguito rivelato le loro intenzioni sinistre. Trovare qualcosa in questa direzione non è semplice, l’inchiesta sembra arenarsi e alla fine viene archiviata.

La mamma della vittima, Mirella Rubboli, con la foto della figlia.

Nel corso degli anni il caso di Alessandra Vanni resta sullo sfondo e ogni tanto torna ad affacciarsi sulle pagine di cronaca, un evento oscuro e triste che ha lasciato un segno indelebile nel territorio. Gli inquirenti hanno ripreso in mano l’indagine più volte, rileggendo gli atti e arrivando per due volte a riaprire le indagini, nel 2013 e nel 2020. Vennero iscritte delle persone nel registro degli indagati ma in entrambi i casi le piste seguite non hanno portato a riscontri positivi per la risoluzione del caso.

Il nodo

Dopo 27 anni tutte le questioni restano irrisolte. Tra queste c’è un argomento su cui si è discusso molto, ovvero la legatura effettuata sui polsi di Alessandra dopo lo strangolamento. Che scopo poteva avere quest’azione? Dalle foto si notano alcune cose: la corda non è stata particolarmente stretta intorno ai polsi ma sembra che l’assassino si sia concentrato più sul groviglio centrale, effettuando una serie contorta di intrecci. Questo porta a pensare che volesse rinforzare e rendere più resistente possibile la struttura. Voleva forse che il corpo si mantenesse in posizione seduta, con la testa reclinata, in modo da far sembrare che la ragazza stesse dormendo? Una manipolazione della scena, un atto di staging per evitare che eventuali persone sopraggiunte sul luogo si insospettissero vedendo il taxi fermo. D’altronde anche il testimone che scoprì il cadavere sulle prime ebbe l’impressione di una persona che stava riposando. Questa interpretazione suggerisce che l’intenzione dell’assassino (o degli assassini) poteva essere quella di far ritardare la scoperta del corpo.

Tre strane lettere anonime

Abbiamo cercato la voce delle persone che hanno seguito questa storia da vicino. Ci siamo messi in contatto con Cecilia Marzotti, giornalista che si è occupata per anni di cronaca scrivendo per La Nazione. Cecilia conosce a fondo il caso, ci racconta di essere stata la prima a sopraggiungere sul luogo quando venne scoperto il delitto, in anticipo anche rispetto ai Carabinieri e al medico legale. La sua sensazione è che la scena del crimine, con la vittima eretta sul sedile, la testa reclinata di lato e il finestrino dell’auto leggermente abbassato, fosse stata alterata proprio per dare l’impressione che la giovane stesse dormendo. Ci racconta di Alessandra, una ragazza schietta e dal carattere forte, che quella sera poteva aver visto o sentito qualcosa e aver reagito con la determinazione che la contraddistingueva.

Cecilia riferisce anche di tre lettere anonime arrivate alla redazione del quotidiano La Nazione. Si trattava di missive scritte a macchina, giunte a cadenza annuale per i tre anni consecutivi all’omicidio. Il contenuto parlava della vicenda e se nelle prime due le informazioni sembravano abbastanza generiche, nella terza l’autore si lasciò andare a una confidenza. L’anonimo, che diceva di lavorare come cameriere, scrisse che la sera dell’8 Agosto aveva sentito due persone parlare dell’omicidio della tassista, prima che avvenisse la scoperta del corpo senza vita a Castellina in Chianti. Si trattò dell’ultima lettera inviata da questo misterioso mittente.

Una conclusione che non conclude nulla

La soluzione di questa vicenda resta imprigionata in mezzo alle colline bruno-verdi delle campagne senesi, in quella calda notte d’estate dove la luce di Alessandra si spense tra le mani di uno o più soggetti mai individuati. Al termine di tutto ciò resta l’immagine di una ragazza forte che stava facendo della sua passione un lavoro, rimasta vittima di circostanze inaspettate e funeste. Forse esiste ancora la possibilità di giungere a quelle riposte in grado di restituire un senso di giustizia.

La speranza rimane accesa, alimentata dai progressi tecnologici e dalle nuove metodologie investigative che ci auguriamo possano in futuro portare a una svolta.

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  • Ricercatore di misteri e casi di cronaca irrisolti. Tutto inizia dopo che ha visitato di persona uno dei luoghi in cui ha agito il Mostro di Firenze. Da qui nasce un interesse che lo porta a esplorare le storie che hanno insanguinato il nostro paese, spingendolo all’approfondimento di molte vicende rimaste appese a un filo e talvolta dimenticate.

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