L’orrore corre sui binari: Cesare Serviatti, il “killer delle cameriere” 

Scritto da: Luigi Albiniano
22 Dicembre 2025

Un uomo solo, annunci innocui sui giornali e promesse di matrimonio come esca. Così Cesare Serviatti attirava donne vulnerabili, le uccideva per impadronirsi dei loro risparmi e ne smembrava i corpi, nascosti poi in valigie da viaggio. Una catena di delitti feroci che attraversò l’Italia dei primi anni Trenta, da Roma a La Spezia, lasciando dietro di sé una scia di sangue, inganno e follia lucidamente pianificata…

Cesare Serviatti.

Dipinta nel nero. Come una scia di fantasmi antichi, come certe ombre che non fanno dormire i bambini la sera. E che a volte ritornano; dagli abissi e dalle gole del tempo, dalla polvere della cronaca italiana. La storia di Cesare Serviatti è puro brivido, un racconto di sangue e delirio, di oscura impenetrabilità. Un mistero radicato già nel principio, nel mero dato anagrafico di numeri e luoghi della sua genesi terrena: 1875 o 1880, Subiaco o Roma. Gli annali non sembrano offrirci garanzie; ma poco importa. Ci dicono invece di quel passato da macellaio e di un’esperienza da ex infermiere chiusa per presunti maltrattamenti ai pazienti. Un preludio sinistro, l’ultimo rintocco prima della follia.

Il primo sangue e l’escalation

Annus Domini 1928. La Spezia. Pasqua Bartolini Tiraboschi, vedova poco più che 40enne, risponde a un “annuncio rosa” su un giornale: “Pensionato, 450 mensile, conoscerebbe signorina con mezzi. Preferibilmente conoscenza scopo matrimonio”. È il diavolo travestito da agnello. La donna cede, raggiunge l’inserzionista; lui la corteggia, la seduce, infine ne vince ogni dubbio. S’incontrano in una stanza della pensione che l’uomo gestiva in via Napoli: sarà il battesimo dell’orrore, l’inizio della fine. Serviatti, glaciale, la assale durante un momento di intimità: la uccide e ne fa a pezzi il corpo, gettandone i resti sul fondo di un pozzo poco più lontano. 

Trascorre circa un biennio. Calma apparente sulle latitudini dell’inquietudine. A finire nella tela, stavolta, è tale Bice Margarucci: cameriera, sola, appena rientrata dagli Stati Uniti; poche conoscenze in agenda e più di qualche risparmio in tasca. A Roma, teatro di destini, la sventurata riconoscerà proprio il suo nel profilo torvo di Serviatti. Stesso modus operandi, stesso avviso matrimoniale, stessa volontà predatoria di vite e guadagni altrui. 

Il “boia” affascinerà pure la Margarucci con promesse e millanterie, prima di spogliarla di tutto: degli averi, di quel disperato bisogno d’amore, dell’esistenza stessa. Ucciderà anche lei (probabilmente nel corso di un rapporto sessuale) in un appartamento dell’Esquilino, la decapiterà e ne sezionerà il cadavere riponendolo in una valigia, prima di abbandonarlo alle correnti del Tevere. 

Orrore in valigia

La svolta arriva nel 1932. E corre sui binari di un treno; anzi, due. Il diretto La Spezia – Napoli centrale e quello che dalla medesima cittadina ligure giunge fino a Roma Termini. Tracciati diversi, identica macabra scoperta. Perché tra le cabine di quei convogli vengono ritrovate – a poche ore di distanza – tre valigie abbandonate. Al loro interno, tra segatura e vecchi fogli di giornale, i resti mutilati di un altro corpo femminile. L’incomunicabile strazio di un’altra vita interrotta. 

Stavolta, però, qualcosa si muove. E le indagini cominciano per davvero. Gli inquirenti lavorano sugli indizi, concepiscono le prime ricostruzioni, scoprono similitudini raccapriccianti. E stringono il cerchio. Ancora e ancora. Fino ad abbracciare la testimonianza decisiva di un’altra cameriera, Olga, preoccupata per una collega apparentemente svanita nel nulla: “Si chiama Paolina Gorietti e di lei non ho più notizie da giorni” – avrebbe detto alle autorità. 

Qualche ora dopo, sarà proprio lei a riconoscere l’amica scomparsa nei resti di quel corpo squartato; sempre lei a riferire come quest’ultima aveva deciso di allontanarsi dal lavoro per raggiungere la Liguria insieme a quell’uomo che le aveva dipinto innanzi sogni di matrimonio e felicità. Quell’uomo – rivelerà la signora Olga agli investigatori – Paolina lo aveva conosciuto attraverso un annuncio pubblicato su un quotidiano; di quell’uomo la povera Paolina le aveva persino sussurrato il nome, in uno slancio di effervescente confidenzialità. 

La fine dell’incubo

Era l’incastro perfetto, la pietra angolare del teorema. Il 9 dicembre del ‘32 la polizia fa quindi irruzione nella dimora romana di Serviatti, ormai ultracinquantenne, arrestandolo dinanzi agli occhi della moglie. Viene portato in Questura, interrogato. E messo alle strette, dopo vani tentativi di resistenza, crolla. E confessa. Ammettendo l’omicidio della Gorietti e di altre quattro donne, pur senza elencarne i nomi. Una mossa che non basterà però ad attenuarne la posizione: a lui verranno infatti attribuite anche le morti di Pasqua Bartolini e Bice Margarucci. Mistero, invece, sull’identità delle altre due scomparse, i cui corpi non verrano mai ritrovati. 

Nel corso del dibattimento, Serviatti – probabilmente in cerca di attenuanti utili a mitigare la propria pena – dichiarò d’esser stato spinto ai reati da una forza misteriosa, quasi occulta; ma per lui non ci fu alcuna clemenza, alcuno spiraglio, alcuna ipotesi di infermità mentale. Perché ogni azione, ogni gesto, ogni frammento del suo operato spalancavano in verità scenari di accurata premeditazione, di sadico dinamismo criminale. Emersero, al contrario, dettagli ancor più agghiaccianti a suo carico: dall’impeto di tendenze necrofile, sino all’abitudine di pranzare dinanzi ai corpi ancora caldi delle proprie vittime. 

Fu condannato alla fucilazione. Il 13 ottobre del ‘33, alle ore 06.23, un plotone schierato eseguì la sentenza nel poligono militare di Chiara Vecchia, a Sarzana, dinanzi a una folla di circa seimila persone. Poco prima dell’ultimo atto, incrociando la mistica ora del patibolo, Serviatti rifiutò il conforto di un sacerdote e scelse quello del vizio. Chiese due sigari; poi, di bere un distillato. La banalità del male annegata in un sorso di cognac. 

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  • Nasce a Campobasso nel 1985. Laureato in “Scienze della Comunicazione” con specializzazione in “Editoria, Comunicazione multimediale e Giornalismo”. Giornalista, autore, social media manager, esperto di tecnologie della comunicazione, ha lavorato per diverse testate giornalistiche della carta stampata e del web, curando inoltre la direzione di vari uffici di comunicazione e la pubblicazione di progettualità editoriali individuali.

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