Luca Orioli e Marirosa Andreotta: ipotesi di omicidio dopo 37 anni

Scritto da: Maria Ida Settembrino
18 Aprile 2025

Luca Orioli e Marirosa Andreotta. 37 anni fa la loro morte, considerata un incidente. Ma i dubbi non sono pochi. Per riaprire il caso sarebbe necessario ripartire dalla vita dei due ragazzi, dalla ingenuità dei loro vent’anni. Cosa ci facevano realmente quella sera a casa di lei in agro di Policoro? La banalità della morte associata ad una vasca da bagno va nuovamente indagata?

Luca Orioli e Marirosa Andreotta.

Luca Orioli e Marirosa Andreotta furono ritrovati morti dalla madre della ragazza nel bagno di casa a Policoro il 23 marzo 1988. Un dramma che scosse l’intero centro ionico anche perché a perdere la vita furono due ragazzi molto giovani, rispettivamente di 20 e 21 anni. A distanza di 37 anni, qualcuno è ancora convinto che si sia trattato di un duplice omicidio, mettendo alla gogna la causa di morte accidentale come, invece, sostenuto dagli inquirenti che si sono avvicendati nel tempo.

Un caso da riaprire?

A disdegnare l’ipotesi di un incidente domestico è soprattutto la madre di Luca, Olimpia Fuina che ha di recente chiesto, ma non ancora ottenuto la riapertura del caso, affidandosi per i rapporti con i giornalisti ad un ufficio stampa di Milano. Noi di DarkSide – Storia Segreta d’Italia abbiamo seguito attentamente la conferenza dello scorso 23 marzo promossa dalla signora Fuina e abbiamo deciso di fare appello a quella sentenza storica della Corte d’Appello di Potenza (sezione civile) che tempi addietro riconobbe la valenza del giornalismo d’inchiesta a favore della trasmissione Chi l’ha visto? che operò, a detta dei togati, nella giustezza dei limiti della verità e dell’interesse pubblico proprio per cercare di far luce sulla macabra vicenda a tutti nota come il caso dei “Fidanzatini di Policoro”.

Olimpia Fuina, la madre di Luca Orioli.

“Vorrei poter perdonare tutto a tutti. Per poterlo fare ho bisogno, però, che qualcuno mi chieda perdono e mi restituisca la verità. Non voglio presentarmi a mio figlio a mani vuote”: è uno dei passi più commoventi della lettera inviata, nel 2011, alla signora Clio Napolitano, moglie dell’allora presidente della Repubblica, da Olimpia Fuina, madre di Luca Orioli e riproposta dall’Ansa. “Ancora oggi – prosegue la missiva – accade che chiunque si avvicini al caso, con l’intento di scoprire quella verità, cioè l’omicidio, subisca denunce, perquisizioni e minacce di vario tipo”.

I buchi dell’indagine

In attesa che la Magistratura si pronunci, ancora una vota – i tempi sulla riapertura o sul diniego a nuove indagini coincidono con giugno prossimo – proveremo a raccontarvi, per gradi e per step di approfondimenti, quello che per certi versi è ancora un cold case.

Le indagini condotte quasi quarant’anni fa ci restituiscono una scena di morte “fotografata” nella penuria di mezzi investigativi. Nel 1988 le prime indagini stabilirono che i due ragazzi erano morti per una scarica elettrica proveniente da un ”caldo-bagno”, acceso per riscaldare l’ambiente. Successivamente, si ipotizzò l‘asfissia da monossido di carbonio causata dallo scaldabagno a metano installato al di sopra della vasca da bagno. Ipotesi che non hanno mai convinto le famiglie dei due giovani; in particolare Olimpia Fuina non ha mai creduto alla fatalità. E questo anche per due anomalie. O sarebbe meglio parlare di due “sparizioni”.

L’osso ioide scomparso

La prima riguarda l’osso ioide di Luca Orioli, che è scomparso. L’osso ioide si trova nel collo e gli esperti fanno notare che viene infranto quando avviene uno strangolamento: il fatto di non averlo trovato, quindi, fa sorgere il sospetto che Luca  sia stato ucciso. Soprattutto perché’ il 27 gennaio 1996, quando venne eseguita la prima autopsia sui cadaveri dei due giovani, l’osso ioide di Orioli c’era e, dopo l’esame, fu riposto nella bara come si evince dai verbali dell’esame autoptico (ANSA). A sparire sarebbero stati anche gli indumenti dei due giovani in occasione della estumulazione dalla bara il 17 dicembre 2010, data della seconda autopsia, per poi essere ritrovati a Roma. Gli indumenti sarebbero stati sequestrati dalla Polizia di Stato a Roma, presso l’Università La Sapienza, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Matera. Massimo riserbo vi è stato sui motivi per cui gli abiti sarebbero finiti a Roma e in quali circostanze.

A conti fatti, nessuna delle due perizie autoptiche riuscì a fare luce sulla causa di accidentalità in maniera netta. A complicare il quadro indiziario furono le difficoltà tecniche connesse alla prima riesumazione (l’apparecchio radiologico per le lastre si inceppò), impedendo che le analisi fossero complete e tenendo in piedi la teoria traballante dell’accidentalità.

Giallo senza fine

L’inchiesta fece emergere la necessità di indagare altrove, ma soprattutto aprì l’ipotesi del coinvolgimento omicidiario di terze persone. Divenne così attuale indagare sul dna mitocondriale alla ricerca di eventuale materiale biologico che potesse dilatare la scena del “crimine” per anni relegata all’ipotesi dell’incidente domestico. DarkSide Italia ha sete di conoscenza al pari di quanti, ormai, da poco meno di quarant’anni attendono una verità che non sia verosimigliante, ma l’unica verità possibile per due ventenni morti in un’epoca in cui la presenza di porti franchi a discapito della realtà dei fatti ne ha forse irrimediabilmente compromesso il bisogno di giustizia.

Una cosa possiamo dirvela: noi di Darkside non abbandoneremo questa storia. Cercheremo di rispondere ad alcune domande rimaste appese. Una tra tutte: Chi dice che Luca e Marirosa fossero legati sentimentalmente? Forse lo sono stati un tempo, ma quella sera di 37 anni fa potrebbero essersi rivisti a Policoro per confidarsi verità sfuggite alla rete, per la vetustà dei tempi, ma anticipate in una lettera che Luca avrebbe ricevuto dalla sua coetanea Marirosa, recapitatagli da Napoli a Milano, le rispettive sedi universitarie dei due sfortunati ragazzi. Torneremo a parlarne.

©Riproduzione riservata

sostienici!

Con il tuo sostegno possiamo realizzare nuove inchieste, approfondimenti, eventi e garantirti un canale di informazione libero e indipendente.

sostienici ora!

Con il tuo sostegno possiamo realizzare nuove inchieste, approfondimenti, eventi e garantirti un canale di informazione libero e indipendente.

Autore

Autore

  • Lucana, classe 78, vive a Potenza, laureata in Giurisprudenza, avvocato e giornalista professionista. Ha maturato numerose collaborazioni giornalistiche, sia per la carta stampata che per la televisione, occupandosi essenzialmente di cronaca nera e giudiziaria. Esperta in giornalismo investigativo e d’inchiesta, ha collaborato alle investigazioni difensive sul crime-case di Elisa Claps.

condividi

tag dell’articolo

2 Commenti

  1. Gianni Schiavulli

    Desidero essere aggiornato sul caso dei due fidanzati di Policoro. La famosa lettera inviata da lei a lui nella quale lei voleva confidare proprie verità del suo passato… A Policoro si svolgevano “festini” e lei ci andava…

    Rispondi
    • DarkSide - Storia Segreta d'Italia

      A breve ci saranno importanti aggiornamenti. Racconteremo una nuova parte della nostra narrazione dei fatti!

      Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 Commenti

  1. Gianni Schiavulli

    Desidero essere aggiornato sul caso dei due fidanzati di Policoro. La famosa lettera inviata da lei a lui nella quale lei voleva confidare proprie verità del suo passato… A Policoro si svolgevano “festini” e lei ci andava…

    Rispondi
    • DarkSide - Storia Segreta d'Italia

      A breve ci saranno importanti aggiornamenti. Racconteremo una nuova parte della nostra narrazione dei fatti!

      Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *