In Ucraina, nel 2014, è nata una psico-setta che popola il mondo digitale, ma che si fonda sulle antiche basi della manipolazione mentale. E come ogni setta, uscirne è quasi impossibile.

Il simbolo di AllatRa, considerato un “segno spirituale” comune alla maggior parte dei popoli del mondo.
C’è sempre un punto in cui tutto diventa più chiaro. La menzogna non è più solo una serie di parole ben articolate, ma un sistema. Un meccanismo che si insinua nella mente, che cresce lentamente, che si radica nelle crepe delle paure, nei dubbi, nelle insicurezze. È così che funzionano le psicosette.
Un’idea della disinformazione
Ufficialmente si presentano come movimenti spirituali globali, organizzazioni internazionali di volontari dediti alla diffusione della “vera conoscenza” dell’umanità. Ma in realtà, mostri a più teste, culti che ha affinano l’arte della manipolazione fino a renderla impercettibile. Si insinuano nei social, nelle conferenze online, nei video ben confezionati e diffusi su YouTube. Ti dicono che il mondo sta per finire, ma che loro hanno la chiave della salvezza. Ti convincono che tutto quello che hai sempre saputo è falso, che i governi mentono, che la scienza è corrotta. E una volta che inizi a crederci, è troppo tardi.
Una di queste psico-sette è nata in Ucraina nel 2014 e si è rapidamente espansa nel cyberspazio, guadagnandosi seguaci in ogni angolo del mondo. Questa, come le altre, non sono sette nel senso tradizionale del termine: nessun tempio, nessuna comunità isolata nel deserto, nessuna struttura fisica. Il loro territorio è Internet, le loro armi sono la disinformazione e la propaganda. La loro narrativa è un mix di spiritualità new age, teorie del complotto e pseudoscienza. E, come ogni culto che si rispetti, i leader sono sempre carismatici: uomini che si presentano come un semplici ricercatori ma che, nei video diffusi sul web, appaiono più come figure quasi divine.

Uno dei volti più popolari nei video disponibili sul sito web allatra.tv.
La macchina del controllo mentale
Per capire davvero cosa rende questi movimenti così pericolosi, bisogna entrare nella mente di chi ci cade dentro. Funziona così: all’inizio è solo curiosità. Magari un video su YouTube, magari un post su un forum che parla di “verità nascoste”. Poi arriva il primo contatto con il gruppo, e subito ti fanno sentire speciale. Ti dicono che sei tra i pochi che stanno aprendo gli occhi, che hai finalmente trovato le risposte che cercavi. Ti danno un nemico: i media, il governo, le “élite oscure” che vogliono tenerti nell’ignoranza.
Poi iniziano le tecniche di manipolazione. È un processo lento, metodico. Prima ti spingono a dubitare delle tue fonti di informazione abituali. Ti dicono che la scienza ufficiale è corrotta, che i giornali mentono, che la comunità scientifica è solo un braccio armato del potere. A poco a poco, il mondo esterno diventa il nemico. La tua unica certezza è il gruppo. È lì che trovi conforto, risposte, senso di appartenenza.
Non si limitano a diffondere teorie del complotto. Creano una realtà alternativa in cui la crisi climatica non è causata dall’uomo ma da “processi cosmici” misteriosi. In cui il futuro dell’umanità è appeso a un filo e solo chi abbraccia il messaggio della setta può sperare di sopravvivere. È un mix perfetto di paranoia e millenarismo, studiato per agganciare persone fragili, confuse, alla ricerca di risposte semplici a problemi complessi. E una volta dentro, uscirne è quasi impossibile.
Il profilo psicologico degli adepti
Le sette moderne non sono più popolate solo da sognatori ingenui o persone vulnerabili in cerca di un senso. Oggi, con Internet, il pubblico è cambiato. Dentro AllatRa ci trovi l’insegnante di yoga, il laureato in scienze politiche, il tecnico informatico, l’ex attivista ambientalista. Gente che ha smesso di credere nelle versioni ufficiali, gente che ha visto troppi scandali, che si è abituata a pensare che tutto sia una menzogna. E la setta sa come parlare loro.
Queste realtà sfruttano un meccanismo ben noto nella psicologia della manipolazione: il modello B.I.T.E. di Steven Hassan. Controllo del comportamento (indurre i membri a seguire rigidi codici di condotta), dell’informazione (isolamento dalle fonti esterne), del pensiero (l’uso ossessivo di linguaggi interni e terminologie proprie della setta), delle emozioni (instillare paura e senso di colpa per impedire l’uscita).
Il concetto chiave è la dissociazione cognitiva: separarti dalla realtà che conosci per sostituirla con quella del gruppo. Creare un universo in cui il leader ha sempre ragione, in cui la scienza è una bugia, in cui solo chi segue la setta può sperare di sopravvivere alla catastrofe imminente.
Culti e radicalizzazione: il passo successivo
Il pericolo non è solo individuale. Le psicosette, soprattutto quelle che operano su scala globale, possono diventare incubatori di radicalizzazione. Una volta che il gruppo convince i suoi adepti che il mondo è controllato da forze oscure e maligne, il passo successivo è la giustificazione di azioni estreme per combattere il male.
Le dinamiche sono le stesse che abbiamo visto in altre organizzazioni, dai gruppi apocalittici come Heaven’s Gate e la setta del Tempio del Popolo, fino ai movimenti estremisti digitali contemporanei. Il confine tra culto e terrorismo è sottile. Basta un leader con abbastanza carisma, basta una narrativa abbastanza forte, basta un gruppo abbastanza isolato dalla realtà per trasformare la convinzione in azione.
Come difendersi
Oggi il web pullula di movimenti simili, organizzazioni che sfruttano l’era della disinformazione per diffondere il loro messaggio e attrarre nuovi seguaci. La loro forza è la loro invisibilità: non servono più raduni segreti o comunità isolate, bastano un canale YouTube, un forum online, una rete di contatti nei social.
Difendersi significa imparare a riconoscere i segnali. Diffidare di chi propone verità assolute, di chi chiede di isolarsi dagli altri, di chi alimenta paura e senso di colpa. Significa restare ancorati alla realtà, verificare sempre le fonti, mantenere un pensiero critico. Perché se c’è una cosa che la storia ci ha insegnato, è che le sette non spariscono mai. Si adattano, cambiano volto, si mimetizzano. Ma il loro obiettivo resta sempre lo stesso: controllare, manipolare, sfruttare.
E oggi più che mai, la vera lotta non è solo contro la disinformazione. È contro la capacità che certe organizzazioni hanno di insinuarsi nelle menti, di riscrivere la realtà, di trasformare la verità in un’illusione.




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