Trent’anni dopo la morte di Manuela Murgia il caso si riapre con un’accusa pesantissima: omicidio volontario aggravato. Sotto inchiesta è Enrico Astero, all’epoca suo compagno, che oggi nega ogni coinvolgimento. Intorno a lui si muove una battaglia legale di alto profilo, ma a infiammare il dibattito è una dichiarazione del suo avvocato che la famiglia della vittima ha smentito con forza, lasciando intendere che la verità potrebbe essere più vicina…

Manuela Murgia.
La smentita della famiglia
Secondo quanto riportato da La Nuova Sardegna, il legale di Enrico Astero avrebbe dichiarato che, circa due settimane prima di ricevere l’avviso di garanzia, il suo assistito avrebbe incontrato casualmente la madre di Manuela Murgia. Durante quello scambio, descritto come “piuttosto acceso”, l’uomo avrebbe intuito l’esistenza di un’indagine a suo carico.
Ma questa versione è stata categoricamente smentita dalla famiglia della giovane:
“Nostra madre non ha mai incontrato l’Astero. È una signora anziana, non può camminare e non sarebbe nemmeno in grado di riconoscerlo, non vedendolo da decine d’anni. È una falsità che ci fa ulteriormente convincere che le indagini stiano andando nella direzione giusta.”
Una replica dura, che getta un’ombra sulla credibilità del racconto dell’indagato, rafforzando – almeno agli occhi dell’opinione pubblica – il sospetto che dietro alla morte della ragazza vi fosse qualcosa di non chiarito nemmeno all’epoca.
Un caso riaperto sotto i riflettori
L’inchiesta, riaperta dal pubblico ministero Guido Pani, è ripartita da elementi lasciati in sospeso per trent’anni. In particolare, è stato disposto un accertamento tecnico non ripetibile su scarpe e indumenti della vittima, ancora conservati presso l’Istituto di Medicina legale di Cagliari.
Le due parti hanno scelto di affidarsi a figure di spicco della scienza forense italiana. La famiglia Murgia ha nominato il genetista Emiliano Giardina, noto per il caso Yara Gambirasio, mentre la difesa ha incaricato Luciano Garofano, ex comandante del RIS di Parma, protagonista in indagini come quelle del delitto di Cogne, Garlasco e la strage di Erba.
La presenza di questi nomi trasforma il caso in una sfida tecnico-giudiziaria ad altissimo livello, in cui la verità dovrà emergere soprattutto attraverso prove biologiche. Il passato torna dunque a bussare con forza, e questa volta potrebbe non lasciare spazio ai dubbi.




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