Manuela Murgia: riaperte le indagini per omicidio

Scritto da: Devika Camedda
24 Maggio 2025

Dopo tre decenni di silenzio e dubbi, la Procura di Cagliari ha deciso di riaprire le indagini sulla morte di Manuela Murgia, la sedicenne trovata senza vita nel canyon di Tuvixeddu nel 1995. Nuove prove e perizie mettono in discussione la precedente ipotesi di suicidio, aprendo la strada a una possibile verità rimasta nascosta per troppo tempo.

Manuela Murgia.

Il 5 febbraio 1995 il corpo di Manuela Murgia, 16 anni, fu ritrovato nel canyon di Tuvixeddu, a Cagliari. La giovane era scomparsa il giorno precedente dal quartiere Is Mirrionis. All’epoca, la polizia archiviò il caso come suicidio, sostenendo che Manuela si fosse gettata volontariamente nel dirupo. Tuttavia, fin dall’inizio, la famiglia sollevò dubbi profondi: i vestiti della ragazza erano intatti, nonostante l’area fosse recintata e fangosa. Inoltre, sul corpo venne rilevata una sostanza nero-fumo e delle piccole macchie blu del tutto estranee al luogo del ritrovamento, la cintura di pelle che indossava risultava tagliata di netto in più punto, probabilmente da delle forbici, e infine il corpo appariva rivestito post mortem, con gli indumenti sporchi di terriccio nella parte interna e puliti esternamente, un dettaglio che sembrava contraddire la tesi del suicidio.

Le novità che riaccendono il caso

La Procura di Cagliari riapre le indagini sulla morte di Manuela Murgia. La decisione è stata presa in seguito alla presentazione di una nuova perizia medico-legale da parte della famiglia della ragazza, che ha sempre contestato la tesi del suicidio e grazie alla presenza di nuovi testimoni che hanno vinto il velo di omertà che circondava la vicenda, dopo le diverse azioni di sensibilizzazione operate dalle sorelle e dal fratello di Manuela.

Il pubblico ministero Guido Pani ha ora accolto la richiesta, avviando nuove indagini per omicidio volontario.

Già nel 2023 la famiglia aveva portato nuovi elementi, considerati però insufficienti per riaprire per la terza volta le indagini. Il caso ha infatti una lunga storia di archiviazioni, iniziata con la prima del maggio 1997, e la seconda, dopo un anno di indagini, nel 2013. Ma la famiglia di Manuela non si è mai arresa, nel 2023 la squadra di consulenti tecnici aveva fornito alla Procura una dettagliata consulenza Cinematica ad opera del dott. Ferrigno, ingegnere forense, che aveva dimostrato che la caduta accidentale o volontaria dal Canyon cittadino fosse inverosimile.

Manuela non è caduta

Già nel 1995 la tesi suicidaria, che aveva portato alla prima archiviazione del 1997, a detta degli inquirenti, doveva essere una strategia investigativa per sviare l’attenzione mediatica che era stata ritenuta un forte elemento di disturbo, ma alla fine si è rivelata l’unica strada percorribile per la Procura, supportata da una consulenza medico-legale che la famiglia della vittima non ha mai ritenuto attendibile.

Grazie alle nuove analisi cinematiche dell’Ing. Ferrigno è stato possibile determinare con esattezza l’altezza della caduta e anche la traiettoria che avrebbe dovuto compiere il corpo di Manuela. La posizione del cadavere era ad una distanza troppo grande dal dirupo da cui si sarebbe lanciata. La ragazza, cadendo dal margine del Canyon sarebbe dovuta atterrare molto più vicina alla parete verticale, e la distanza non sarebbe potuta aumentare di tanto neanche prendendo la rincorsa, che peraltro non era possibile effettuare, perché in cima al dirupo c’è una rete perimetrale che presenta anche del filo spinato sulla sommità, e che non può essere stata scavalcata da Manuela.

Inoltre l’altezza del Canyon è stata accertata essere di 35 mt e non di 20 mt come risultava dalla prima analisi, quindi la velocità di caduta calcolata è stata di 90 km/h. La consulenza cinematica aveva già evidenziato come le lesioni interne causate da una caduta da 35 m a 90 km/h sono molto differenti da quelle che presenta Manuela, ma nel 2023 questa consulenza non è stata considerata sufficiente dalla Procura per poter riaprire le indagini.

Si è dovuto aspettare quest’anno per far cadere definitivamente l’ipotesi della caduta dal dirupo, con la presentazione della consulenza medico-legale del dott. Roberto Demontis che ha sollevato ulteriori dubbi sulla dinamica della morte. Secondo il medico, le lesioni riscontrate sul corpo di Manuela non sono compatibili con una caduta da un’altezza considerevole. Si ipotizza che la ragazza possa essere stata vittima di violenza sessuale e successivamente investita da un’auto, per poi essere trascinata fino al punto in cui venne ritrovata. Il medico legale Demontis ha inoltre sottolineato che le scarpe di Manuela erano pulite, nonostante il terreno fangoso del canyon, indicando che il corpo potrebbe essere stato trasportato sul luogo del ritrovamento. Questi elementi rafforzano l’ipotesi che la ragazza sia stata uccisa altrove e poi gettata nel dirupo per simulare un suicidio

Le nuove prove che cambiano la prospettiva

Oltre alla consulenza cinematica e alla consulenza medico legale, le indagini si riaprono all’insegna di nuove testimonianze e nuove analisi sugli abiti di Manuela, conservati in un magazzino dell’ospedale universitario di Cagliari e inizialmente dati per perduti, Questi saranno sottoposti ad esami tecnico scientifici forensi con le nuove tecnologie disponibili, nella speranza di individuare tracce biologiche o profili genetici che possano fornire indizi sull’identità dell’assassino.

Ulteriori elementi emersi includono il ritrovamento di somme di denaro nascoste nella plafoniera del bagno di casa Murgia e la testimonianza di telefonate sospette ricevute da Manuela nei giorni precedenti la sua morte. Questi dettagli, ignorati all’epoca, potrebbero ora assumere un ruolo cruciale nelle nuove indagini così come la testimonianza della vicina di casa che all’epoca vide Manuela salire a bordo di un auto che gli inquirenti dell’epoca attribuirono ad un cugino del fidanzato.

Verso una verità attesa da decenni

La riapertura delle indagini rappresenta un passo significativo verso la verità e la giustizia per Manuela Murgia e la sua famiglia. Le nuove prove e le tecnologie avanzate offrono la speranza di risolvere un caso rimasto irrisolto per troppo tempo. La determinazione dei familiari e il rinnovato impegno delle autorità potrebbero finalmente fare luce su una vicenda che ha segnato profondamente la comunità di Cagliari.

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  • Nasce a Cagliari. Laureata in Giurisprudenza, con Master in Mediazione Del Conflitto e in Cooperazione allo Sviluppo, lascia la professione legale da patrocinatore per lavorare in Libano. Si forma come Editor ed è coautrice di diversi libri sullo Yoga, che diventa la sua professione e missione dal 2011, Dirige una scuola di alta formazione ed è anche Kinesiologa. Torna nel mondo del diritto scoprendosi appassionata di Cronaca Nera, fino ad aprire un canale YouTube per occuparsi del caso Resinovich.

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