Mario Biondo: omicidio o suicidio? Una verità a metà

Scritto da: Abir Anoun, Alex Paolelli
30 Maggio 2026

Dietro una delle storie più discusse degli ultimi anni si nasconde una sequenza di anomalie investigative, perizie contrastanti e interrogativi mai definitivamente risolti. La morte di Mario Biondo, archiviata come suicidio sia in Spagna sia in Italia, continua a dividere magistrati, consulenti e familiari. Una vicenda in cui la verità giudiziaria e la ricerca della verità sembrano non coincidere completamente…

Mario Biondo.

Questa storia si apre con una fotografia patinata, una di quelle che riempiono le copertine e alimentano sogni collettivi. È il 2012 quando la Spagna si lascia incantare dal matrimonio tra Mario Biondo, giovane cameraman siciliano, e la celebre conduttrice televisiva Raquel Sánchez Silva. I flash dei fotografi illuminano sorrisi perfetti, mentre le riviste di cronaca rosa raccontano una favola moderna: un incontro improvviso, un amore rapido e travolgente, capace di unire due esistenze lontane. Nei loro sguardi, negli abbracci scambiati davanti all’altare, si coglie una felicità piena, quasi assoluta. Ma quell’equilibrio, così perfetto da sembrare irreale, è destinato a incrinarsi in pochi mesi. Il 30 maggio 2013, Mario viene trovato senza vita, e quella favola si trasforma improvvisamente in uno dei misteri più inquietanti degli ultimi anni.

Un amore travolgente

Mario Biondo nasce a Palermo nel 1982, secondo di tre figli. Cresce in un contesto familiare solido: la madre, Santina D’Alessandro, lavora come commessa in una gioielleria, mentre il padre, Giuseppe Biondo, è operatore televisivo. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come un ragazzo solare, proiettato verso il futuro; riservato, ma socievole. 

Fin da giovane segue le orme del padre, avvicinandosi al mondo delle riprese video. Inizia a lavorare per alcune emittenti locali, per poi approdare a produzioni di respiro nazionale. Nel 2010 parte per il Nicaragua, dove partecipa alle riprese di “Supervivientes”, versione spagnola del reality “L’Isola dei Famosi”. Il suo impegno e la sua professionalità non passano inosservati: viene infatti riconfermato anche per l’edizione del 2011, girata in Honduras.

È proprio lì che incontra Raquel Sánchez Silva, inviata del programma sull’isola. Tra i due nasce un legame immediato, intenso, quasi inevitabile. Al momento della partenza, è lei a compiere un gesto che segna un passaggio decisivo: gli affida le chiavi della sua casa di Madrid, invitandolo ad aspettarla. Al ritorno dall’Honduras, la loro relazione prende forma concreta: iniziano a convivere e, dopo circa sei mesi, decidono di sposarsi. Tutto accade con una rapidità che ha il ritmo delle storie vissute senza esitazioni. Il matrimonio viene celebrato nel giugno del 2012.

Una favola nera

Al rientro dal viaggio di nozze, la coppia riprende la propria quotidianità, divisa tra impegni professionali e vita privata. È un periodo di successo per entrambi: Mario lavora alla produzione di “MasterChef”, mentre Raquel ottiene la conduzione del “Gran Hermano”, affermandosi definitivamente come uno dei volti di punta di Telecinco, emittente del gruppo Mediaset España.

Eppure, dietro questa apparente normalità, qualcosa si incrina. Il 30 maggio 2013, Mario Biondo viene trovato senza vita nell’appartamento che condivideva con la moglie in Calle Magdalena a Madrid. Da quel momento, quella che sembrava una favola si dissolve, lasciando spazio a una vicenda complessa, carica di interrogativi e destinata a far discutere a lungo.

Il dramma prende forma a partire da un’assenza, una di quelle che inizialmente sembrano banali, ma che nel giro di poche ore si caricano di un peso inquietante. Secondo quanto riferito da Raquel Sánchez Silva, sarebbe stata la produzione di “MasterChef” a contattarla per prima, allarmata: Mario non si era presentato al lavoro senza fornire alcuna spiegazione. Un fatto insolito, abbastanza da destare preoccupazione. A quel punto, la conduttrice decide di intervenire. Affida alla collaboratrice domestica, Vilma Graciela, in possesso di una copia delle chiavi, il compito di recarsi nell’appartamento della coppia per verificare che tutto sia in ordine.

La donna arriva intorno alle 16:30, apre la porta ed entra. Ciò che si trova davanti interrompe bruscamente ogni normalità: il corpo senza vita di Mario, è appeso alla libreria del salotto con una pashmina. La scena è immobile, irreale. Presa dal panico, Vilma fugge in strada in cerca di aiuto, fermerà un ragazzo che a sua volta si rivolgerà a una pattuglia della Policía Municipal di passaggio. I sanitari del Summa — il servizio di emergenza medica di Madrid — intervengono con rapidità, ma non possono fare altro che constatare il decesso. Il corpo viene descritto come “estremamente freddo, con una rigidità post-mortem già evidente”, segni che suggeriscono una morte avvenuta diverse ore prima.

Intorno alle 18:15, la scena passa sotto la competenza della Policía Nacional e del medico legale. Una prima stima colloca l’ora del decesso intorno alle 4:00 del mattino, senza che venga effettuata la misurazione della temperatura corporea. Nella sua relazione, il Dott. José Maria Abenza Rojo dichiarerà che Mario «si è impiccato allo scaffale della libreria, con i piedi a terra e le gambe semiflesse. Indossa una maglietta rossa, pantaloni a quadri e ha un segno da impiccamento (da foulard) con nodo posteriore». 

Nel frattempo, informata da Vilma Graciela, Raquel contatta il suo agente, Guillermo Gómez Sancha, chiedendogli di recarsi immediatamente sul posto. Lei, che si trovava a Plasencia da uno zio, raggiunge Madrid intorno alle 20:00, accompagnata dal cugino Enrique Sánchez e si presenta alle autorità per rendere dichiarazioni.

La versione di Raquel

Agli inquirenti offre un ritratto personale articolato e, per certi versi, problematico del marito. Racconta di un passato legato all’uso di cocaina durante il periodo trascorso in Honduras, precisando tuttavia che la situazione appariva in miglioramento, anche in vista del desiderio condiviso di avere un figlio. Fa riferimento a un episodio di consumo occasionale risalente a circa tre settimane prima della morte e descrive Mario come soggetto a fasi depressive. Le chiavi dell’appartamento vengono riconsegnate a Raquel dagli investigatori.

I familiari di Mario vengono avvisati alle 18:30 e raggiungono Madrid il giorno successivo, 31 maggio, quando si recano direttamente all’Istituto Anatomico Forense, dove il corpo è già stato sottoposto ad autopsia. Il medico legale stabilisce in via definitiva l’ora del decesso tra le 5:30 e le 6:00 del mattino. 

Dall’incontro con Raquel, i Biondo apprendono che Mario aveva problemi di fertilità e che la coppia aveva fissato per giugno un appuntamento medico. Sulla base delle conclusioni degli inquirenti e dell’autopsia, nonostante i dubbi attorno all’accaduto, dopo circa quaranta giorni l’autorità giudiziaria spagnola dispone l’archiviazione del caso come probabile suicidio.

I sospetti dei familiari

Agli occhi della famiglia Biondo, tuttavia, molti elementi appaiono poco chiari. La sera precedente alla morte, Mario aveva scambiato messaggi con i fratelli: nulla lasciava presagire un gesto estremo. I toni erano sereni, ordinari.

Una morte archiviata come suicidio può continuare a generare dubbi per oltre un decennio quando le domande superano le risposte.

Un ulteriore elemento contribuisce ad alimentare i sospetti: il 4 giugno 2013, secondo quanto raccontato dai familiari, Raquel, insieme a un’amica criminologa, avrebbe riferito a Santina D’Alessandro che Mario quella sera stava praticando autoerotismo in bagno, in particolare, la cosiddetta asfissia autoerotica, mentre il 5 giugno, la stessa si presenta spontaneamente alla polizia, dichiarando che il rapporto con il marito era tutto sommato sereno, che Mario amava la vita, paventando l’ipotesi di un tragico incidente. Affermazioni che appaiono in contrasto con quanto dichiarato il giorno del ritrovamento del corpo: dettagli che si inseriscono in un contesto già carico di interrogativi, rendendo ancora più complessa la ricostruzione dei fatti.

È proprio dalle contraddizioni nelle dichiarazioni di Raquel che nascono i primi sospetti. Versioni discordanti, orari che non combaciano: abbastanza perché la famiglia inizi a dubitare di ciò che viene raccontato sulla morte del figlio. Quel racconto, invece di chiarire, sembra offuscare.

A rendere il quadro ancora più inquietante contribuisce la sensazione, sempre più difficile da ignorare, che la vicenda venga archiviata con una rapidità sospetta, come se si voglia chiudere il caso prima ancora di averlo davvero aperto. Mancano indagini approfondite, manca un reale tentativo di andare a fondo. I Biondo, allora, decidono di non restare in silenzio: si affidano a due legali — uno italiano e uno spagnolo — e chiedono che venga fatta piena luce su quanto accade. 

L’avvocato spagnolo, Daniel Gómez De Arriba, si reca presso la Fiscalía di Madrid con un obiettivo preciso: consultare il fascicolo originale. Gli viene concesso soltanto di visionarlo, senza possibilità di ottenerne copia, e proprio in quell’occasione un dettaglio cattura la sua attenzione. Tra le carte emerge una fotografia: l’immagine mostra un segno netto, marcato, profondo, dietro il collo di Mario, un solco che appare difficilmente compatibile con l’uso di un foulard.

È un particolare che non resta isolato. A confermarne la rilevanza contribuisce anche il racconto del giornalista Ercole Rocchetti, inviato della trasmissione Chi l’ha visto? e primo, in Italia, a occuparsi del caso. Nell’ottobre del 2013, Gómez De Arriba, intervistato dal Dott. Rocchetti proprio in quel contesto, dichiara di essere rimasto profondamente colpito da quell’immagine che continua a sollevare interrogativi.

Le indagini italiane

Quando le autorità spagnole rifiutano di riaprire il caso, la famiglia decide di intraprendere un nuovo percorso. Presenta una denuncia per omicidio a carico di ignoti presso la Procura della Repubblica di Palermo. In seguito, attraverso una rogatoria internazionale, viene richiesta copia degli atti custoditi in Spagna; tuttavia, secondo quanto riferisce lo stesso legale, la documentazione trasmessa, relativa all’esame autoptico, risulta incompleta: sono disponibili solo nove foto su quarantanove; mancavano infatti le immagini del dorso di Mario. Questo elemento rafforza la genuinità dell’intervista rilasciata dal legale Gómez Arriba al Dott. Ercole Rocchetti.

Nel corso degli anni ogni nuova perizia ha cercato di colmare lacune investigative che il tempo aveva ormai reso difficili da recuperare.

La Procura italiana prosegue allora in autonomia. Dispone una seconda autopsia e affida ai Carabinieri una perizia informatica sul computer di Mario. Dall’esame medico-legale, condotto dal Prof. Procaccianti, emergono anomalie e omissioni significative: alcune attività dichiarate nel referto del Dott. Abenza Rojo non risultano essere mai state eseguite e vengono svolte per la prima volta proprio in questa fase. Resta però un’assenza rilevante: non viene effettuata una TAC, che avrebbe potuto chiarire in modo definitivo la natura di quella che, dalle fotografie, appare come una ferita alla tempia sinistra, così come l’origine del solco dietro il collo, che il Prof. Procaccianti attribuisce a un fenomeno putrefattivo.

Non vengono rilevati segni di difesa, in linea con quanto già osservato dal medico legale spagnolo. Anche il Prof. Procaccianti, quindi, giunge a una conclusione analoga: la morte appare, con ogni probabilità, di natura suicidaria.

Sul fronte informatico, però, emergono elementi che complicano ulteriormente il quadro. Dalla perizia dei Carabinieri risulta che dal computer di Mario, il 31 maggio 2013,  sono stati cancellati da remoto circa 996 GB di dati. Una quantità enorme, la cui rimozione viene attribuita a una mano esperta, anche perché il recupero dei file si rivela impossibile. Nel corso delle indagini italiane, nel 2015, attraverso una seconda rogatoria internazionale, vengono nuovamente ascoltati i testimoni. Le loro dichiarazioni, si rivelano spesso contraddittorie, contribuendo a mantenere il caso sospeso in una zona d’ombra, dove ogni risposta sembra generare nuove domande.

In particolare, viene nuovamente sentito anche il ragazzo fermato in strada dalla domestica scesa in cerca di aiuto; questi anticipa la sequenza degli eventi, collocando il ritrovamento di Mario da parte di Vilma Graciela tra le 12 e le 14, fascia oraria confermata anche da altri commercianti della zona, e non alle 16:30.

In questo frangente emergono anche le foto della polizia scientifica spagnola che in precedenza non erano state consegnate. Anche in queste immagini, Mario non viene mai inquadrato di spalle: mancano del tutto scatti della schiena e della nuca. E, soprattutto, si nota che il foulard con cui si sarebbe impiccato poggia sotto il mento, senza formare un vero e proprio cappio.

Il documentario

Il 15 ottobre 2013 la rivista Vanitatis pubblica un articolo firmato dal noto giornalista spagnolo Nacho Gay che ricostruisce quanto sarebbe accaduto nella notte tra il 29 e il 30 maggio. Questa versione — ripresa successivamente anche nel documentario Netflix “Le ultime ore di Mario Biondo”, prodotto da una società riconducibile a Guillermo Gómez Sancha, già manager di Raquel Sánchez Silva — si afferma rapidamente come dominante nei media spagnoli ed è quella sostenuta dalla stessa Raquel.

Secondo tale ricostruzione, intorno alle 19:00 Mario avrebbe avuto una breve discussione con la moglie, conclusasi senza particolari conseguenze. Verso le 20:30 i due si salutano: Raquel deve partire per Plasencia, dove il giorno successivo accompagnerà lo zio in ospedale per un intervento. Alle 20:35 Mario effettua tre chiamate a un numero che risulterebbe appartenere a uno spacciatore. Alle 21:00 chatta con la sorella Emanuela. Intorno alle 22:00 preleva 110 euro dal bancomat; una vicina dichiara di averlo visto rientrare verso le 22:30, descrivendolo distratto, al punto da accennare appena un saluto.

Alle 23:00 telefona a Raquel e, intorno alle 23:45, avvia con lei una conversazione su WhatsApp. Successivamente chatta con il fratello Andrea e poi nuovamente con la moglie fino all’1:08. Fino alle 2:00 naviga su internet; in seguito, sempre secondo questa versione, cerca un bordello e vi si reca. L’ultima transazione con carta di credito risale alle 2:53. Mario sarebbe poi rientrato a casa, dove avrebbe continuato a navigare online e a guardare film pornografici fino alle 5:53. L’ultimo accesso a WhatsApp è registrato alle 5:59, mentre il medico legale colloca il decesso intorno alle 6:00.

Questa versione dei fatti è sempre stata respinta con forza dalla famiglia di Mario. Nelle pieghe del tragico evento, i parenti e i loro consulenti leggono i segni inequivocabili di una messinscena: un macabro teatro allestito ad arte per coprire l’intervento di terze persone. Tuttavia, questa narrazione rimane confinata al perimetro della difesa. Per il tribunale spagnolo, infatti, il quadro probatorio non ha restituito alcun elemento oggettivo compatibile con l’ipotesi di un omicidio e non emergono elementi concreti in grado di dimostrare una ricostruzione diversa. Nel 2017, anche l’Italia chiede l’archiviazione con le stesse motivazioni. 

Punto e a capo

La famiglia, però, si oppone, e l’opposizione viene accolta dal magistrato Dott. Roberto Riggio, che dispone nuovi accertamenti.

Nell’ordinanza, il giudice richiama l’elemento ritenuto particolarmente significativo nell’intervista rilasciata a Ercole Rocchetti dall’avvocato spagnolo dei Biondo, Gómez De Arriba, andata in onda nel 2013. Si tratta di dichiarazioni rese a ridosso dei fatti, quando il fascicolo non era ancora approdato nelle aule giudiziarie, e proprio per questo considerate di rilievo. Un valore che trova ulteriore conferma nel 2018, quando il legale ribadisce quanto già detto, ma questa volta sotto giuramento, riguardo la fotografia del solco dietro il collo di Mario e le altre immagini  mancanti che avrebbero potuto fornire prove decisive prima dell’insorgere dei fenomeni putrefattivi.

Alla luce di questi elementi, il giudice Riggio dispone ulteriori sei mesi di indagini. Il fascicolo passa quindi alla Procura Generale, che ordina una terza autopsia con un duplice obiettivo: chiarire in via definitiva le cause della morte e verificare se, da un punto di vista fisico, la posizione del corpo fosse compatibile con una dinamica suicidaria.

La vicenda di Mario Biondo si cristallizza in una verità giudiziaria incompleta: abbastanza elementi per alimentare il dubbio, non abbastanza per superarlo in tribunale.

Ma anche questo nuovo esame non riesce ad aggiungere elementi sostanziali rispetto alle conclusioni già formulate dal Prof. Procaccianti. Il corpo, ormai in avanzato stato di decomposizione, non consente valutazioni più precise. Ancora una volta, il solco — la cui presenza era stata segnalata anni prima — viene ricondotto ai processi putrefattivi, mentre l’ematoma viene attribuito a un possibile trauma legato agli spasmi pre-mortem.

La famiglia Biondo si avvale allora della consulenza del Dott. Maurizio Cusimano, esperto di balistica e antropometria forense. Dopo aver condotto accertamenti sul piano fisico, il consulente giunge alla conclusione che la posizione del corpo non sia compatibile con una dinamica suicidaria: secondo la sua ricostruzione, infatti, dopo il decesso Mario Biondo sarebbe dovuto cadere a terra. Il cappio, ritenuto troppo lento, non avrebbe potuto sostenere il capo, che in caso di suicidio sarebbe verosimilmente scivolato all’indietro per effetto della gravità.

Il Dott. Cusimano ritiene inoltre che l’ematoma alla testa sia compatibile con un colpo, presumibilmente inferto con un posacenere presente sulla scena. A suo avviso, gli spasmi pre-mortem avrebbero dovuto provocare la caduta di oggetti collocati sulla libreria, la quale — secondo la scheda tecnica — può sostenere un peso massimo di 40 chilogrammi per scaffale, inferiore a quello della vittima, oggetti fotografati invece in ordine al loro posto. Infine, viene realizzato un calco del solco sul collo, che risulta poco compatibile con un foulard e maggiormente coerente, per dimensioni, con un cavo elettrico.

La pietra tombale

Tuttavia, il 1 agosto 2022 il GIP, Dott. Nicola Aiello dispone l’archiviazione del caso, non essendo stato possibile dimostrare l’intervento di terzi e quindi l’ipotesi di omicidio, anche a causa di pregresse carenze investigative. Si legge nell’ordinanza di archiviazione: 

“Nulla si può rimproverare, ad avviso di questo giudice, ai magistrati della Procura della Repubblica di Palermo e ai magistrati della Procura Generale di Palermo, i quali hanno compiuto ogni possibile sforzo investigativo finalizzato all’accertamento della verità, una verità, tuttavia, che è stata resa impossibile da trovare a causa dei ritardi investigativi imputabili alle carenze di accertamenti iniziali.

Al momento del ritrovamento del cadavere, nell’immediatezza dei fatti, avrebbero dovuto essere svolte attività investigative (intercettazioni ambientali e telefoniche, acquisizioni di tabulati) che non sono state svolte e che, dato il tempo trascorso, non avrebbero potuto essere svolte dalla Autorità Giudiziaria italiana.

È per queste ragioni che, ad avviso dello scrivente, pur essendo rintracciabili dal fascicolo del PM numerosi segmenti probatori che depongono per la tesi omicidiaria sostenuta dagli opponenti, la distanza di tempo dai fatti per cui si procede ha di fatto pregiudicato la possibilità di svolgere quelle indagini che avrebbero potuto consentire di individuare gli autori dell’ipotizzato omicidio.

In definitiva non si ritiene che sussistano elementi per dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, in un ipotetico dibattimento la tesi omicidiaria e per tale ragione si ritiene di accogliere la richiesta di archiviazione restituire gli atti al pubblico ministero procedente”.

Non si esclude l’omicidio

I Biondo non si rassegnano e si impegnano con ogni mezzo per far valere la propria posizione e ottenere ascolto, sostenendo che Mario non si sia tolto la vita ma sia stato ucciso. Si rivolgono all’ Audiencia Provincial di Madrid per chiedere la riapertura del caso. A sostegno della richiesta sono state depositate due perizie di parte, a firma del criminalista Lluis Duque e del criminologo Oscar Tarruella, che concludono che Mario non si è suicidato, ma è stato vittima di un omicidio premeditato.

Nell’ottobre del 2025 il ricorso viene rigettato poiché il fatto per la Spagna è passato in giudicato. 

Ma per la prima volta da quel tragico 30 maggio 2013, le autorità iberiche hanno ammesso l’esistenza di lacune investigative e riconosciuto la plausibilità dell’ipotesi omicidiaria. Crolla quindi la certezza assoluta del suicidio, anche se il caso non verrà riaperto. È questa la posizione finale assunta dalla giustizia spagnola, che si allinea di fatto alle conclusioni già formalizzate in Italia dal Dott. Nicola Aiello. Rispetto alla prima archiviazione la Spagna riconosce oggi che il gesto volontario potrebbe non essere l’unica spiegazione certa. 

La vicenda si cristallizza così in una verità giudiziaria a metà. La famiglia ha quindi annunciato un ulteriore ricorso dinanzi alla Corte Costituzionale spagnola, di cui si attende ancora l’esito.

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  • Laureata in Mediazione Linguistica, nutre un forte interesse per la cronaca giudiziaria, con particolare attenzione agli errori giudiziari e al fenomeno dell'ingiusta detenzione.

  • Laureata in Psicologia. Affascinata dalla mente umana e dalle vicende misteriose segue e analizza casi di cronaca, soprattutto quelli irrisolti, per approfondirne ogni dettaglio alla ricerca della verità.

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