Mario Ferraro: morte di uno 007 (parte 1)

Scritto da: Gianluca Zanella
16 Luglio 2024

16 luglio 1995. In un appartamento di via della Grande Muraglia, a Roma, una donna trova il suo compagno impiccato nel bagno. Quell’uomo è uno 007 del Sismi, si chiama Mario Ferraro. E quel suicidio è davvero strano, perché il corpo tocca terra e la “corda” usata è la cinta dell’accappatoio. Ad oggi, il mistero su questa morte resta intatto.

Mario Ferraro.

16 luglio 1995. A Roma fa caldo, il tipico caldo appiccicoso che impedisce di riposare, anche se è domenica. Maria Antonietta e Mario decidono di restare a casa, cercano un po’ di refrigerio sulla terrazza. Ma a Roma, in via della Grande Muraglia, l’aria è comunque un forno. Alle 19 Mario si fa una doccia; dice alla compagna che vuole uscire per comprare i sigari e prendere un gelato. Lei però non ha voglia di accompagnarlo, preferisce godersi l’inizio di quell’ora in cui il caldo comincia a lasciare il posto a una fresca brezza che viene dal mare. E così Mario esce da solo.

Passa un’ora. Maria Antonietta comincia a chiedersi perché Mario non sia ancora rientrato a casa. Scende dal terrazzo, che si trova su un soppalco della camera da letto, ed entra nell’appartamento che condivide con il compagno da quando lui ha lasciato la moglie e la figlia. Un rapporto, quello con la ex moglie, messo a dura prova dalla morte prematura di un’altra figlia, portata via da un terribile male.

Nell’appartamento c’è qualcosa di strano. Tutto è al solito posto, ma qualcosa insospettisce Maria Antonietta. Come la sensazione di non essere sola in casa. “Mario?” nel silenzio di tomba, la donna chiama il compagno, ma non ottiene nessuna risposta. Si accorge che un filo di luce illumina il corridoio che porta alle camere. Filtra da sotto la porta del bagno, che è chiusa. “Mario, sei tu?”. Ancora nessuna risposta. La donna percorre i pochi passi che dal salone la portano di fronte alla porta chiusa. Con una mano malferma afferra la maniglia e spinge, ma qualcosa – dall’altra parte – fa resistenza. Maria Antonietta spinge più forte, adesso c’è spazio sufficiente per entrare. La scena che si presenta è agghiacciante: Mario è seduto a terra, gli occhi chiusi, le spalle poggiate all’angolo tra due muri. Intorno al collo, la cinta dell’accappatoio, che è legata alla porta asciugamano.

Potrebbe trattarsi di un caso di suicidio. E invece è solo l’inizio di una spy-story tra le più inquietanti degli ultimi trent’anni. Mario Ferraro non è una persona qualsiasi: è un tenente colonnello del Sismi, il servizio segreto militare. E che non si tratti di un suicidio sono praticamente tutti a dirlo.

Entrare in questa storia significa entrare scalzi in una stanza buia piena di schegge di vetro. Si rischia di farsi male. Questo per diversi motivi. Non ultimo che sono passati solo 29 anni e molte delle persone a vario titolo coinvolte nel corso delle indagini svolte dal procuratore di Roma Nello Rossi sono ancora in vita. Cercheremo quindi di riassumere i filoni principali che l’inchiesta sulla morte di Ferraro ha scandagliato, lo faremo con le carte alla mano, lo faremo tracciando alcuni profili. Lo faremo dividendo questo lavoro in tre filoni principali: Mario Ferraro nella sfera privata; Mario Ferraro nel rapporto con i colleghi; Mario Ferraro segreto. Cominciamo.

Maria Antonietta Viali: un fiume in piena

Chiamata “Antonella”, Maria Antonietta Viali è la compagna di Ferraro; è lei la prima a sostenere che il suo Mario sia stato ucciso “Mi ha colpito il fatto che Mario avesse il viso sereno – dice il 27 luglio 1995 di fronte al pm Rossi, negli uffici della Procura – attribuisco questo aspetto […] al fatto che sia stato colto di sorpresa o che sia stato soffocato con altro mezzo e poi collocato in bagno nella postura in cui l’ho trovato”. La donna aggiunge che il bagno era in ordine. L’accappatoio da cui era stata presa la cinta trovata intorno al collo di Mario, per esempio, è steso ad asciugare senza una grinza. Non è la prima volta che viene sentita. Ha già parlato di fronte allo stesso magistrato “Confermo quanto già dichiarato nelle mie precedenti deposizioni” esordisce infatti il 27 luglio.

In questa data, la donna afferma che, mentre si trovava sul solarium dell’appartamento, aveva sentito – per circa “8-10 minuti” – il classico rumore che fa la cellula fotoelettrica dell’ascensore quando qualcuno si interpone sul fascio per tenere le porte aperte: “Ho pensato che l’ascensore fosse rotto”. Un altro elemento che la donna porta subito sul piatto delle indagini – e che tornerà anche in seguito, acquisendo maggiore importanza – è l’imminente viaggio che lo 007 avrebbe dovuto fare. Destinazione: Albania: “Ricordo che […] in quest’ultimo mese Mario ha spesso ricevuto chiamate telefoniche sul cellulare per motivi di lavoro. Al riguardo devo dire che Mario mi ha detto che doveva recarsi all’estero, in Albania, per due giorni, con un aereo militare per una missione particolarmente delicata. Era una missione che stavano organizzando bene e lui stava sulle spine aspettando la partenza dall’oggi al domani”. Un viaggio misterioso che tiene in agitazione un consumato agente segreto e, di conseguenza, anche la sua compagna, che vorrebbe sapere qualche dettaglio, ma invano.

Maria Antonietta è un fiume in piena. Di fronte al pm Rossi si aprono diverse potenziali piste investigative, tutte plausibili quando si ha di fronte un caso tanto scomodo che coinvolge un agente segreto. Ma a essere interessante è anche la figura di Maria Antonietta e l’origine del suo rapporto con Mario. Un rapporto che il fratello di Mario, Salvatore, definirà di “sincero affetto”, ma che causò non poche grane allo 007 Ferraro.

Maria Antonietta Viali.

Il rapporto della Digos

La prima traccia la abbiamo grazie a un rapporto della Digos del 31 luglio 1995 che, sulla base di una fonte confidenziale, ricostruisce l’inizio di quella che sarebbe poi diventata una relazione: “Nel 1990 il Maggiore Mario FERRARO era in servizio presso l’VIII Divisione Sismi alle dipendenze di GRUNER Eugenio, amico della signora Maria Antonietta VIALI. In viale Pasteur nr. 66, piano 3°, esisteva […] un ufficio dipendente della citata VIII Divisione che si occupava di “questioni industriali”. Al 4° piano […] esisteva o esiste un Ufficio in cui la VIALI prestava la sua opera, che si interessava spesso di “questioni industriali”. Nel 1992, al GRUNER sarebbe subentrato tale NUCERA, il quale avrebbe allontanato, per motivi ignori, il FERRARO dall’Ufficio”. Quel ripetere che entrambi gli uffici si occupassero di “questioni industriali” non sappiamo cosa voglia significare. Quello che sappiamo – perché viene più volte ripetuto negli atti a nostra disposizione – è che la Viali lavorava in stretto contatto con il Vaticano.

Le parole del superiore

Nel rapporto ci sono alcune inesattezze, ma anche alcune cose corrette. Saranno gli stessi colleghi di Ferraro a chiarirci alcune cose. Una delle testimonianze più importanti – per quanto sempre di parte, è bene specificarlo – ci viene proprio dal superiore di Ferraro ai tempi della VIII Divisione, Eugenio Gruner, sentito in procura il 15 gennaio 1996. L’uomo dichiara di aver diretto il Centro Sismi di Viale Pasteur (precedentemente ubicato in un’altra sede) dal 1985 al marzo 1995; racconta qualcosa dell’attività di Ferraro, in particolare dice che le sue migliori fonti erano quelle nei Balcani. Un altro dettaglio importante che si lega all’imminente viaggio in Albania di cui parla la Viali.

Dalle parole di Gruner veniamo a sapere che il pallino di Ferraro è la tecnologia. Il suo lavoro in quella Divisione consiste infatti nel monitoraggio e nel contrasto del traffico internazionale di apparati tecnologici. Un lavoro che lo porta a spostarsi spesso, soprattutto in giro per l’Italia. Un riferimento apparentemente privo di significato riguarda un’attività svolta da Mario al porto di Livorno: “Per un periodo di tempo frequentò spesso il porto di Livorno, sede di una società di navigazione libica di cui occorreva comprendere l’attività”. Se a quel “libica” sostituissimo “somala” alcuni tasselli si incastrerebbero in modo sorprendente. Ma ci torneremo nel terzo capitolo di questo approfondimento.

A questo punto, Gruner passa a parlare del suo rapporto personale con il sottoposto. All’inizio, racconta, andava tutto bene. Poi, però, le cose sono cominciate a cambiare. Prima una malattia di Ferraro di cui non resta altra traccia se non questa; poi la morte della figlia “e da ultimo il rapporto con la signora Viali”.

Gruner sa della relazione di Mario e Maria Antonietta dall’agosto del 1990. Qualcuno gli ha segnalato dei movimento strani: Ferraro si reca in ufficio di notte, parcheggiando l’automobile a due, trecento metri di distanza e muovendosi in modo sospetto. In realtà, non si reca nell’ufficio al 3° piano, ma in quello del 4°, dove si incontra con la Viali. Gruner affronta il collega soltanto qualche mese dopo, a novembre. Gli chiede per quale motivo abbia derogato alla prassi e non abbia comunicato l’inizio di quella relazione con una donna che, peraltro, lavorava nello stesso stabile: “questi [Ferraro, ndr] mi rispose che il suo avvicinamento con la Viali era avvenuto per fini istituzionali, conoscendo la Viali molte persone importanti in ragione del suo lavoro e potendo ciò risultare utile per il Servizio”. La musica però non cambia. L’acquisizione di nuove fonti va comunicata tempestivamente, cosa che Ferraro non ha fatto. E comunque, Gruner ha il fondato sospetto che Ferraro stia mentendo.

Il risultato di questo confronto è un abbassamento delle note di qualifica e l’emarginazione di Ferraro dall’attività del Centro. Contestualmente, Gruner comincia a prendere qualche informazione sulla Viali. Per lo più quello che ottiene sono “voci non accompagnate da elementi di prova”. Tra queste: “Qualcuno parlò di stretti legami della Viali con i partiti politici” ma non emerse nulla. E soprattutto, Gruner smette di interessarsi alla donna nel momento in cui viene a sapere del trasferimento di Ferraro alla I Divisione del Sismi.

Precedentemente, il 15 novembre 1995, anche il generale Bruno Boccassin, che dirigeva la DSI (Divisione Sicurezza Interna) parla in termini critici della relazione di Ferraro con la Viali [qui occorre però specificare che tra Boccassin e Ferraro non correva buon sangue. Ne parleremo nella seconda parte di questo approfondimento, ndr]. Dice Boccassin: “All’interno del Servizio la valutazione del suo rapporto con la Viali è stata pessima”. Quale che fosse la percezione che i colleghi avevano di questo rapporto, Mario Ferraro continua la relazione e, dopo aver lasciato la moglie, si trasferisce a vivere con la Viali in via della Grande Muraglia.

Albania Connection

Torniamo alle dichiarazioni della donna, prendendo spunto dalle sit del 27 luglio 1995 e dell’8 gennaio 1996. In entrambe le occasioni, la Viali parla dell’Albania e dei timori del suo compagno. In particolare, l’8 gennaio dice: “so che nel 1995 lui [Ferraro, ndr] doveva andare in missione in Albania per un’indagine molto segreta per la quale mi manifestò molto timore. Aveva paura di andarci”. La donna insiste molto nel sottolineare l’importanza di questo Paese, e lo fa anche raccontando di come Mario fosse preoccupato per il fatto che suo fratello, Salvatore, avesse rapporti commerciali con l’Albania. Il 27 luglio 1995 racconta: “Ricordo che nel giugno di quest’anno – dunque meno di un mese prima della morte – […] Mario ha dato appuntamento al fratello Salvatore di fronte alla Basilica di San Paolo […] Mario gli ha consegnato dei documenti dicendogli di leggerli attentamente in macchina. […] Mario diceva sempre ‘se vengono a sapere che mio fratello ha contatti con l’Albania o con la Russia’ mi licenziano dal mio lavoro. […] Successivamente […] Mario parlando con me diceva che il fratello gli avrebbe creato grossi problemi per il lavoro”. Sempre parlando di questo episodio, l’8 gennaio aggiunge un tassello: “Al ritorno dopo 20 minuti, ritornammo in macchina e Mario, rivolgendosi al fratello, più volte gli ripetette “Hai capito bene? Hai capito bene?”. Salvatore Ferraro disse qualcosa come “lo sapevo già” e la risposta di Mario, riportata dalla Viali, fu “Tu non sai un cazzo”.

“Quando poi Mario è morto – dice al magistrato la Viali nella sit dell’8 gennaio 1996 – ed il fratello venne a casa, mi meravigliò molto il fatto che si preoccupava di trovare varie carte più che della morte del fratello”. Abbiamo tentato di contattare Salvatore Ferraro per dargli la possibilità, anche a distanza di tanti anni, di replicare. Ma tutti i suoi numeri di telefono che siamo riusciti a ottenere risultano inesistenti.

Tornando alla Viali, l’8 gennaio riferisce di un episodio particolarmente inquietante che, tuttavia, dalle carte in nostro possesso non sembra aver avuto alcuno sviluppo investigativo: “Proprio a proposito dell’Albania devo raccontarle che dopo la morte di Ferraro, trascorso qualche tempo, portavo la mia cagnetta al passeggio nella zona EUR, esattamente nei pressi del Bar Giolitti, ed improvvisamente da tergo fui violentemente spinta da un uomo grosso, con un giubbotto blu, che praticamente mi fece quasi cadere a terra e, continuando a correre, mi profferì solo le seguenti parole: ‘Fatti i cazzi tuoi sull’Albania’. Ciò dicendo, continuava a scappare”.

Che l’Albania fosse un filone interessante se ne erano accorti anche i giornalisti dell’epoca. Sul Messaggero, infatti, un articolo collegò la morte di Ferraro a un’indagine su un traffico di titoli di Stato falsi con l’Albania e allo strano suicidio di Roberto Pancani. L’uomo, direttore generale della banca Italo-Albanese, si era sparato a Vetralla il 4 luglio 1995, due settimane prima che Ferraro si impiccasse. Tempo prima aveva espresso alla moglie il timore che potesse succedergli qualcosa. Secondo la donna, suo marito, nell’ambito del suo lavoro, aveva scoperto dei movimenti strani che coinvolgevano personaggi legati ai servizi segreti. Tuttavia, il pm Italo Ormanni, che indagava su questo strano suicidio, escluse con una nota ufficiale che tra i tre casi (Pancani, Ferraro, titoli di Stato) vi fosse alcun tipo di collegamento.

I veleni del Sismi

Dal racconto di Maria Antonietta, emerge poi un dettaglio sul compito di Ferraro all’interno della I Divisione del Sismi. Il colonnello, infatti, ha un ruolo particolarmente delicato e, per molti aspetti (soprattutto in quegli anni) scomodo: deve vigilare sul corretto operato dei colleghi. E in un settore come quello, crearsi dei nemici è molto facile. Il 27 luglio 1995 la Viali fa nomi e cognomi. Colleghi del compagno che avrebbero potuto avercela con lui a causa del suo ruolo. Racconta anche di telefonate silenziose al numero fisso e di come Mario le avesse intimato di non rispondere mai al telefono. Un clima di certo poco sereno. Mario, secondo “Antonella”, ultimamente era preoccupato, voleva mettere le grate alla finestra. “Al momento di prendere l’ascensore – dice la donna –  controllava gli armadietti a muro dei contatori forse per verificare lo stato degli impianti della luce. Ciò anche a seguito del fatto che di notte più di una volta c’era mancata la luce. Mario mi aveva proibito di scendere a controllare i contatori sia di notte che di giorno”.

C’è poi un episodio rimasto impresso nella memoria di “Antonella”. Anche questo racconta molto sul clima che si respirava nel Sismi di quel periodo: “Circa due mesi fa Mario è tornato dal lavoro molto turbato e quando gli ho chiesto di che cosa si trattava, mi ha detto che nell’ufficio era successa una cosa molto grave; il superiore […] lo aveva chiamato nel suo ufficio e gli aveva fatto capire – ripetendo per filo e per segno il contenuto di colloqui tra Mario e **** – di avere avuto conoscenza del tenore di tali colloqui. Mario mi ha detto che c’erano dei registratori in ufficio”. Microspie negli uffici del Sismi. 007 che spiano altri 007. La Viali non ha altri elementi, ma vedremo nel secondo capitolo di questo approfondimento che, in effetti, c’era tensione nel servizio segreto militare.

Un uomo tormentato

Se sul piano professionale non mancavano le criticità, su quello personale le cose non andavano molto meglio. Secondo il profilo tracciato dalla sua compagna, Mario Ferraro non stava attraversando un periodo facile. La morte di una delle due figlie lo aveva profondamente colpito. Antonella racconta di come facesse uso di Tavor, una benzodiazepina utilizzata per combattere la depressione, mischiato con massicce dosi di alcol, preferibilmente whiskey: “Non ricordava nulla di quello che faceva quando assumeva questa bevanda; io una volta l’ho visto in stato quasi ipnotico e un’altra volta l’ho visto dare un forte pugno sul tavolo, ma lui non riusciva a ricordare nulla. […]”. Tuttavia, la Viali esclude che il giorno della morte l’uomo avesse assunto psicofarmaci.

Un dettaglio importante

Arriviamo alla fine di questo primo capitolo sulla morte di Mario Ferraro. Nello specifico, andiamo di nuovo al colloquio avvenuto il 27 luglio di fronte al pm Rossi. C’è un dettaglio particolare. Si trova verso la fine. Purtroppo non abbiamo le domande del procuratore, ma solo le risposte di Maria Antonietta Viali, che a un certo punto dice: “Dal solarium, che altro non è che il tetto della camera da letto, è difficile percepire i rumori dell’appartamento. Non si sente neppure il telefono, salvo che non si presti particolare attenzione“. Questa affermazione cozza – e non poco – con un’altra detta nella stessa occasione, ma all’inizio del colloquio. Ricordate? Antonella ha detto di aver sentito per 8-10 minuti il rumore della fotocellula dell’ascensore, come se qualcuno la stesse bloccando, al punto di aver pensato che vi fosse un guasto al montacarichi.

Evidentemente il pm non ritenne utile soffermarsi sul punto, ma a noi invece il dettaglio sembra importante. Se dal solarium non si sentiva nemmeno lo squillo del telefono, come era possibile sentire il rumore della fotocellula dell’ascensore? È evidente che la Viali deve aver confuso qualche ricordo. Abbiamo provato a contattarla per chiederglielo, ma ad oggi ogni contatto è andato a vuoto.

©Riproduzione riservata

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Autore

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  • Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, nel 2024 è stato redattore di InsideOver. È l'ideatore del format di informazione indipendete DarkSide - Storia Segreta d'Italia e presidente dell'Associazione Culturale DarkSide.

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2 Commenti

  1. Max

    Ci potrebbe essere un collegamento con il moby Prince arso in rada a Livorno?
    Vi seguo sempre con Ardore
    GRAZIE

    Rispondi
    • Gianluca Zanella

      Ciao Max, e grazie. Sinceramente non sapremmo dirti, collegamenti ufficiali non ci sono

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  1. Max

    Ci potrebbe essere un collegamento con il moby Prince arso in rada a Livorno?
    Vi seguo sempre con Ardore
    GRAZIE

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    • Gianluca Zanella

      Ciao Max, e grazie. Sinceramente non sapremmo dirti, collegamenti ufficiali non ci sono

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