Venerdì 21 marzo, nell’ambito della rassegna “DarkSide Vasanello 2025”, si è svolto un evento dedicato alla scomparsa di Mirella Gregori. Ospiti della serata sono stati Armando Palmegiani, scrittore e criminalista, Albina Perri, direttrice del settimanale Giallo e Maria Antonietta Gregori, sorella di Mirella, che hanno discusso gli ultimi sviluppi del caso.
Una storia semplice
Il 7 maggio 1983, a Roma, la quindicenne Mirella Gregori scompare nel nulla. Risponde al citofono e scende per incontrare un certo Alessandro, ma non torna più. Da quel giorno, la sua famiglia e gli amici non hanno più avuto sue notizie.
Il caso di Mirella Gregori è irrisolto da oltre 40 anni ma il lavoro che sta svolgendo la Commissione parlamentare d’inchiesta – che indaga anche sulla scomparsa di Emanuela Orlandi – sembra procedere nella direzione giusta: nessun intrigo internazionale, nessuna “tratta delle bianche”: la verità va cercata nel quartiere in cui Mirella ha vissuto e dal quale è scomparsa; va cercata tra le persone che la conoscevano e che conoscevano il bar dei Gregori.
Insomma, quella di Mirella Gregori non sarebbe una spy story, come per troppo tempo si è pensato. Tutto sarebbe molto più semplice. Quando si dice la banalità del male.
Il mitomane e quella telefonata inquietante
Nel corso dell’incontro svoltosi presso il cinema Albertone di Vasanello, di fronte a una platea in silenzioso ascolto, sono state ripercorse le fasi iniziali delle indagini e ci si è soffermati sui punti salienti di questa vicenda. Tra tutti, si è cercato di capire se e quanto abbia influito l’opera di un mestatore di pozzi di cui preferiamo non fare il nome, onde evitare di fargli troppa pubblicità. Il soggetto in questione è colui il quale potrebbe aver effettuato il collegamento tra la vicenda di Mirella e quella di Emanuela Orlandi. Un collegamento che per Mirella è stata allo stesso tempo una maledizione e una “fortuna”.
Maledizione perché l’ombra del caso Orlandi ha sempre oscurato quella del caso Gregori, trascinandolo su percorsi impervi e privi di sbocchi, rallentando le indagini, se non addirittura depistandole. Fortuna – tra virgolette – perché probabilmente se non fosse per il caso Orlandi, oggi non staremmo a parlare del caso Gregori che, forse, sarebbe stato inghiottito nel dimenticatoio pubblico, lasciando una famiglia sola nel proprio dolore.
Mitomani a parte, il secondo elemento sul quale ci si è concentrati è la famosa telefonata effettuata all’utenza del bar dei Gregori, in cui l’anonimo interlocutore, dopo aver descritto con dovizia di particolare il vestiario, anche intimo, indossato da Mirella il giorno della scomparsa (dando quindi prova di essere stato a stretto contatto con il corpo della ragazza o di aver parlato con qualcuno che quel contatto l’ha avuto), intimò alla persona che era al banco (l’allora fidanzato, oggi marito, di Maria Antonietta Gregori) di spostarsi.
Questo dettaglio porta alla facile conclusione che il telefonista aveva una visuale chiara dell’interno del bar. Dunque è molto probabile che si trovasse in qualche appartamento del palazzo dirimpetto. Una conclusione facile, ma evidentemente non così tanto per gli inquirenti dell’epoca, che – a quanto risulta – non fecero alcuna verifica negli appartamenti della zona.
Il futuro
Maria Antonietta Gregori ha mostrato una tenue speranza nel lavoro della Commissione che, per la prima volta dopo oltre quarant’anni, sta trattando la vicenda di Mirella come una storia a sé stante, completamente slegata dalla sparizione di Emanuela Orlandi.
La sua speranza – che è anche quella di tutti coloro che sono vicini al dolore della famiglia Gregori – è che stavolta davvero si possa arrivare una soluzione del caso, individuando i responsabili di quello che oggi viene comunemente definito femminicidio.




