Morte Berlinguer, dal ritardo dei soccorsi all’uomo armato in ospedale

Scritto da: Marcello Altamura

Anche 40 anni dopo, le ombre sulla morte di Enrico Berlinguer non si diradano. Il segretario del PCI, già oggetto di un grave attentato a Sofia nel 1973, si sentì male durante un comizio in Piazza della Frutta a Padova la sera del 7 giugno 1984 ma incredibilmente il suo malore fu sottovalutato e nell’ospedale in cui fu finalmente ricoverato la presenza di una figura a dir poco inquietante.

Enrico Berlinguer viene portato via dopo essersi sentito male durante il suo ultimo comizio, il 7 giugno 1984, a Padova.

Il malore

Quella sera, infatti, accanto a Berlinguer c’è il professor Giuliano Lenci, ex partigiano, primario all’ospedale Busonera di Padova. In un’intervista al Corriere del Veneto Flavio Zanonato, ex sindaco di Padova e nel 1984 segretario regionale del PCI, che era tra gli oratori quella sera, ha ricordato quanto fossero visibili su Berlinguer i segni dal malore: “Il primo a parlare fui io, in quanto segretario locale. Nel frattempo Berlinguer aveva iniziato a star male, ma Tatò pensava che si trattasse di un’indigestione da una cena precedente, nessuno si rese subito conto della situazione. Lui parlò per un’ora dal palco, le difficoltà serie arrivarono solo negli ultimi cinque-sei minuti, e sono quelle documentate nel noto filmato: si fermava, si asciugava la bocca con un fazzoletto, si sforzava di continuare. Fino al famoso “Basta!” pronunciato dalla folla, in pena per lui”. Persino la folla, dunque, si rende conto che Berlinguer sta male. Eppure il professor Lenci, il primo a soccorrerlo, un primario, ordina incredibilmente di portarlo non in ospedale ma in albergo, nella sua stanza già occupata al quarto piano dell’hotel Plaza.

L’ultimo comizio di Enrico Berlinguer.

Il soccorso tardivo

Un trasporto in auto che si rivelerà drammatico: Berlinguer ha continui conati di vomito, è lucido ma spossato. Quando arriva nella sua stanza d’albergo, una camera normale e non certo una suite, qualcuno del suo entourage suggerisce che è colpa della cena abbondante consumata la sera prima a Genova. Si minimizzò, insomma. Soprattutto si perse tempo prezioso. Berlinguer, infatti, si sente male alle 22.30 ma solo nella notte viene trasportato in ospedale. Eppure il professor Lenci insiste: gli pratica il test di Babinski, una manovra atta a verificare le funzioni cerebrali, e verifica che c’è una lesione cerebrale. Anche dopo il trasporto in ospedale, si perde tempo prezioso. Passano infatti circa due ore dal momento del ricovero all’operazione. Un’operazione inutile: scivolato in un coma profondo da cui non si risveglierà, Enrico Berlinguer spirerà la mattina dell’11 giugno 1984.

Restano le domande: chi decise che il segretario del PCI dovesse essere trasportato non in ospedale ma in albergo? E perché i suoi più stretti collaboratori, a cominciare dal suo portavoce Tonino Tatò, minimizzarono, chiedendo addirittura al professo Lenci di allontanarsi perché Berlinguer “soffriva spesso di questi disturbi”? Fu una scelta superficiale, magari dettata dal panico, o ponderata?

L’uomo armato a due passi da Berlinguer

Ma non è tutto. Nelle stesse ore in cui Berlinguer è ricoverato in ospedale a Padova c’è anche un austriaco, Alfred Michlbauer. Il particolare assai singolare è che è armato di un coltello e arrestato davanti alla camera di rianimazione del segretario del PCI il giorno 11 giugno, cioè quello della morte. Il rapporto giudiziario della Digos datato12 giugno 1984 è illuminante: l’austriaco, 22 anni, aveva preso alloggio il 10 all’hotel Plaza, lo stesso di Berlinguer, e nell’auto in sosta nel parcheggio dell’ospedale gli agenti trovano un martello e due coltelli da caccia e perciò arrestato per porto illegale di armi e successivamente condannato a sei mesi. Ma chi era Michlbauer? E come era potuto arrivare davanti alla porta della stanza in cui era ricoverato il segretario del PCI?

Il rapporto giudiziario di denuncia in stato di arresto a carico di Michlbauer Alfred.

Domande destinate a restare senza risposta ma non le uniche. Alberto Menichelli, storico autista di Berlinguer, ha testimoniato che il segretario, timido per natura, era solito bere due dita di whisky allungato con acqua prima dei comizi per stemperare la tensione di dover affrontare la platea. La sera del 7 giugno 1984, a Padova, Berlinguer effettivamente beve quello che sembra un bicchiere d’acqua, appena prima di essere colpito dal malore fatale. Una coincidenza, forse. Ma che lascia aperto un’altra punto interrogativo su quella tragica sera.

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  • Marcello Altamura

    Nasce a Napoli. Ha scritto “Dodici Leoni” insieme a Franco Esposito nel 2015 per Absolutely Free poi “La Borsa di Moro” per Iuppiter Edizioni nel 2016. Nel 2017 è stata la volta de “L’anno del Grifo” per Absolutely Free e per la stessa casa editrice, nel 2018, “Le quattro vite di Mike”. Nel 2019 ha pubblicato “Il professore dei misteri” per Ponte alle Grazie e, per la stessa casa editrice, anche “La Casta è rimasta”, nonché, per Slalom Edizioni, “Bomber con i guanti”. Ha scritto, insieme ad altri autori, “Tutti in piedi per la Carpisa” per Graf Editore nel 2006 e “Totò sbanca” per Iuppiter Edizioni nel 2017. Dal 2019 cura, insieme a Gianluca Zanella, il format di approfondimento storico e politico DarkSide - Storia Segreta d’Italia.

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