Noto servizio, un segreto di pulcinella?

Scritto da: Gianluca Zanella

1984. Nel corso di una conferenza tenuta in un contesto conviviale, tra ammiccamenti, risate e qualche smargiassata, il generale Ambrogio Viviani, il cui nome era risultato tra gli iscritti alla P2, tiene una lectio magistralis sui servizi segreti. È in questo contesto che, neanche troppo velatamente, si lascia sfuggire un riferimento a quello che solo nel 1996 sarebbe emerso come Noto servizio o “Anello”.

La conferenza dei misteri

È il 13 novembre del 1984.
Presso il “Lions Club Valbormida”, a Cairo Montenotte, in provincia di Savona, è in programma una conferenza su un tema piuttosto caldo: “P2 e servizi segreti – la destabilizzazione in Italia”. Il relatore non è esattamente un signor nessuno e conferenze del genere le porta in giro per tutta Italia in una sorta di tour. Si tratta di Ambrogio Viviani, generale, capo del Controspionaggio del Reparto D del SID dal 1970 al 1974, comandante della Folgore dal 1980 al 1981. Nello stesso anno il suo nome viene rinvenuto nelle liste della P2 sequestrate a Castiglion Fibocchi. Insomma, uno che del tema oggetto della conferenza se ne intende per conoscenza diretta.

Il Generale Ambrogio Viviani, ex capo della Folgore e del controspionaggio Sismi

L’infiltrato

Quella sera, nascosto tra il pubblico, c’è un carabiniere che della lotta alla P2 era stato un alfiere: Nicolò Bozzo, ex braccio destro del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Non è lì per caso. Ed è armato di registratore. È infatti grazie alla trascrizione di quella conferenza che a distanza di tanto tempo possiamo immergerci in un’atmosfera conviviale in cui si trattano tematiche pesanti con apparente leggerezza e non senza ironia.

Una trascrizione che ritroviamo – accompagnata da una lettera di accompagnamento su carta intestata del Gruppo carabinieri di Savona – tra le carte del primo processo per la strage della stazione di Bologna, avvenuta il 2 agosto del 1980.

Come da nostra recente conversazione telefonica – scrive Bozzo – le trasmetto, per quanto d’interesse, fotocopia della registrazione (trascritta) della conferenza tenuta […] dal Gen. Ambrogio VIVIANI.

Destinatario della lettera e della trascrizione, Attilio Dardani, sostituto procuratore della Repubblica di Bologna e PM nel primo processo.

Il generale dei carabinieri Nicolò Bozzo, ex braccio destro del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e comandante della divisione Pastrengo

Le informazioni sono potere

In apertura della conferenza Viviani, da consumato oratore e – sembra di capire dalla trascrizione – completamente a suo agio, annuncia che dividerà il suo intervento in tre parti: la prima riguarderà “alcune idee sui servizi segreti”; la seconda tratterà di “destabilizzazione” e la terza parte sarà riservata alle domande.

La prima parte, in effetti, è una sorta di Bignami dell’intelligence a uso e consumo di persone che dell’ambiente hanno solamente una conoscenza vaga. Viviani esordisce con una frase a effetto: “Le informazioni sono indice e misura del potere, chi è informato può decidere”. Di queste informazioni – quelle cioè utili a uno Stato -, un 80% – secondo lui – sono reperibili da fonti aperte e la vera difficoltà sta nell’immagazzinarle e ordinarle. Il restante 20% è ad appannaggio dei servizi segreti. A questo punto, Ambrogio Viviani non si distingue per la chiarezza dell’esposizione. Affastella gli argomenti, ne apre alcuni e ne lascia aperti altri, probabilmente seguendo l’onda di un pubblico che possiamo solo immaginare coinvolto e in piena sintonia.

Un riferimento inquietante

In questo mare magnum di informazioni, aneddoti, allusioni più o meno chiare, emerge un riferimento che, considerando l’anno in cui si tiene la conferenza (il 1984), stupisce non poco. Riportiamo integramente la parte di testo, rimandando i commenti. Viviani sta elencando i servizi segreti presenti in Italia:

[…] ce ne sono due, uno privato del Ministro dell’Interno, due del Ministero degli Interni [sic], non c’è solo il SISDE, ce n’è uno del Ministero degli Esteri, uno del Ministero della Sanità, Giustizia, la Difesa ha […] i Sios, uno per ogni forza armata, non se ne poteva fare uno solo, no, ne abbiamo uno per ogni forza armata, poi c’è uno privato del Presidente del Consiglio, non parlo dell’Italia, qui mi metto nei guai […].

Nella trascrizione allegata agli atti del processo per la strage della Stazione di Bologna, quel “ce n’è uno privato del Presidente del Consiglio” è segnato da una nota a margine che dobbiamo immaginare essere di Nicolò Bozzo o del pm Attilio Dardani. Il riferimento – seguito da un’immediata presa di distanza – è abbastanza evidente: Ambrogio Viviani sta facendo riferimento al Noto servizio, l’entità fantasmatica la cui esistenza emergerà solamente nel 1996 grazie al lavoro di ricerca del consulente e storico Aldo Giannuli e che, negli anni, si affermerà nell’immaginario comune anche con il nome di “Anello”.

Un mistero italiano

Ancora oggi di questo servizio segreto non si sa molto. Gran parte della conoscenza che vantiamo è appunto frutto del lavoro di Giannuli, che al tema ha dedicato un volume oggi fuori commercio. Sappiamo che uno dei vertici operativi era il misterioso Adalberto Titta, sappiamo che traccia di questa struttura può rinvenirsi nella fuga del nazista Herbert Kappler dall’ospedale militare del Celio e nella liberazione di Ciro Cirillo, l’esponente della DC napoletana rapito dalle Brigate Rosse di Giovanni Senzani.

Ciro Cirillo, nel 1981 assessore regionale della Campania all’Urbanistica, esponente di spicco della Democrazia Cristiana

Quello che sorprende non è tanto che un uomo come Ambrogio Viviani fosse a conoscenza dell’esistenza del Noto servizio, quanto che abbia deciso di farne riferimento in pubblico, tradendo tuttavia una sorta di timore reverenziale di fronte a quello che, evidentemente, era davvero un segreto da custodire con gelosia e, forse, un pizzico di paura.

Noto servizio: novità in arrivo?

Una paura generata forse proprio dall’indeterminatezza del raggio d’azione di questo servizio segreto informale, che proprio grazie a questa informalità era libero di agire trasversalmente, derogando magari anche a regole non scritte. Difficile dirlo con certezza. Quello che in conclusione possiamo dire è che noi di DarkSide – Storia Segreta d’Italia – relativamente al Noto servizio e, nello specifico, relativamente a uno dei casi in cui la sua azione è pressoché certa – siamo in possesso di un’informazione che, se opportunamente verificata, potrebbe aggiungere un tassello importante alla comprensione di cosa è veramente stato il più misterioso tra i servizi segreti italiani.

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  • Gianluca Zanella

    Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, dal 2024 è redattore di InsideOver. È fondatore del format d'inchiesta DarkSide - Storia Segreta d'Italia.

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