Oltre 100 morti, nessuna verità: la strage di Vergarolla

Scritto da: Gianluca Zanella
18 Agosto 2025

Il 18 agosto 1946, a Pola, la spiaggia di Vergarolla fu teatro della più grave strage nell’Italia del dopoguerra: oltre cento vittime durante una gara natatoria. Un’esplosione devastante, mai chiarita del tutto, che ancora oggi solleva domande senza risposta.

Un’immagine della colonna di fumo generata dall’esplosione.

18 agosto 1946, la spiaggia di Vergarolla, località costiera affacciata sull’Adriatico facente parte della città di Pola, è gremita di bagnanti e famiglie accampate all’ombra della pineta che quasi si getta nel mare. Una domenica come tante, l’illusione di una normalità faticosamente ritrovata dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale. Ma Pola è una città in bilico: in quei giorni, a Parigi, si sta svolgendo la Conferenza di Pace. Le sorti delle città italiane della costa dalmata sono appese a un filo: l’Italia ha perso la guerra e nonostante il tributo di sangue versato dai partigiani, la Jugoslavia del generale Tito reclama il suo posto al sole.

La polveriera del dopoguerra

Le decisioni e le chiacchiere dei grandi della terra, però, in quella domenica sono un’eco lontana. A Vergarolla frotte di bambini di rincorrono sotto il sole, tra un tuffo e un lancio con il pallone. Il mare è solcato dalle barche a vela intente a gareggiare nel corso di una manifestazione indetta dalla società nautica Pietas Julia, che quell’anno festeggia il suo sessantesimo anniversario e che, di lì a un anno, metterà a disposizione molti dei suoi natanti per l’esodo degli italiani. Quel giorno, però, c’è aria di festa e di spensieratezza. Nessuno si rende conto di essere seduto su una polveriera.

Quei 28 ordigni abbandonati sulla spiaggia, accatastati come un totem di morte, sembrano essere un monito. Si tratta di residuati bellici disinnescati, i bambini vi si arrampicano cavalcioni, ci giocano in mezzo, ma gli adulti sanno che quelli sono e restano strumenti di morte. Sentinelle di quella polveriera che è l’Italia al confine con la Jugoslavia, una terra pacificata solo sulla carta, ma dove bande armate tanto titine, quanto italiane, si muovono su quel confine molle e sottile, impegnate in una guerra silenziosa ma per niente fredda. Una storia ancora tutta da scrivere, racchiusa in gran parte – per quel che riguarda l’Italia – nei documenti dell’Associazione Partigiani Osoppo. Sarà infatti da quella brigata, mai dissoltasi, che nascerà il primo germoglio della Stay Behind italiana, meglio nota con il nome di Gladio.

Anche quella domenica, gli adulti osservano i bambini esorcizzare le loro angosce giocando senza preoccupazioni su quella montagna di bombe. Fin quando, inaspettato, arriva l’apocalisse.

La strage dei bambini

Quella di Vergarolla è soprattutto una strage di bambini. Sono le ore immediatamente successive all’ora di pranzo. Sul punto le fonti sono discordanti, perché di questa storia si è parlato pochissimo e i dettagli, nel corso dei decenni, sono andati sfumando. Il boato viene percepito a decine di chilometri di distanza, i vetri delle case di Pola esplodono e una colonna di fumo di alza nel cielo azzurro, in un silenzio irreale prima che salgano le urla dei feriti e di chi, sopravvissuto, è sotto shock.

La montagna di esplosivi è deflagrata, disintegrando decine di persone – soprattutto bambini – che non saranno mai ritrovati. Alla fine i morti saranno oltre cento, ma solo una sessantina verranno identificati. I feriti arrancano sulla spiaggia orribilmente mutilati, mentre si mette faticosamente in moto la macchina dei soccorsi. I sopravvissuti vengono in gran parte convogliati nell’ospedale Santorio di Pola, dove è di stanza Geppino Micheletti, decorato durante la guerra con tre Croci al merito di guerra, padre di Carlo, 5 anni, e di Renzo, 9 anni, che quella mattina sono andati in spiaggia a vedere le barche in gara.

La notizia della morte dei suoi bambini lo raggiunge mentre sta operando per salvare vite umane. Il più grande, Renzo, non sarà nemmeno mai ritrovato, di lui resterà solamente una scarpa. Ciononostante, Micheletti resta al suo posto, e vi resterà per oltre 24 ore, salvando molte persone. Solamente nel 2017, quando per la prima volta avrà luogo una commemorazione congiunta italo-croata, gli è stata conferita – post mortem – la Medaglia d’oro al merito della sanità pubblica della Repubblica italiana.

Una vergogna senza colpevoli

La strage di Vergarolla è un trauma rimosso dalla storia italiana. Una strage terroristica, resa possibile da mani esperte o, se vogliamo, “menti raffinatissime” ante litteram, che quella stessa mattina o, più probabilmente, nel corso della notte del 17 agosto, hanno riattivato gli esplosivi con la precisa intenzione di creare il massimo danno possibile in termini di vite umane. Nessuno ha mai pagato per questa carneficina. Non un colpevole tra gli esecutori o i mandanti. Nessuno. In quel momento la città, come abbiamo detto, è in bilico. Pola si trova sotto il protettorato degli inglesi. Formalmente è ancora italiana, ma la Jugoslavia è già con un piede in casa. Nessuno di questi tre Stati, come ricorda la giornalista Lucia Bellaspiga su Avvenire, avvia una commissione d’inchiesta. L’unica indagine della polizia si concluderà con un nulla di fatto.

Pensare a un incidente in una terra di confine, dove la tensione tra le parti si tagliava con il coltello, dove i servizi segreti di mezzo mondo brigavano nell’ombra, è a dir poco sciocco. A Vergarolla, sulla pelle di centinaia di persone innocenti, si è consumata la prima azione destabilizzante collocabile nel contesto di una strategia della tensione allargata, di carattere internazionale; un drammatico assestamento per stabilire gli equilibri che, con molta diplomazia, si stavano discutendo a Parigi. Impossibile non pensare a una correlazione tra i due eventi.

Vergarolla è stata la “real politik” oltre la diplomazia, un brutale bagno di realtà mentre notabili, generali e ambasciatori armati di righello e compasso cercavano di spartirsi il mondo senza spargimenti di sangue. E a farne le spese, come sempre, sono stati soprattutto i bambini.

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  • Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, nel 2024 è stato redattore di InsideOver. È l'ideatore del format di informazione indipendete DarkSide - Storia Segreta d'Italia e presidente dell'Associazione Culturale DarkSide.

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