Recentemente, l’inchiesta del programma “Le Iene” condotta dal giornalista Max Andretta (potete guardare qui l’inchiesta Le Iene), ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica sul caso, riaccendendo i riflettori sul caso. Dall’ipotesi della contaminazione involontaria dei reperti fino agli audio delle confessioni di Susanna Lazzarini, emerge un quadro inquietante che difficilmente può essere ignorato. Ma partiamo dall’inizio.
2012, Mestre. Siamo al civico 13 di Via Amerigo Vespucci, nel cuore della città affacciata alle porte di Venezia. Al secondo piano di questa tranquilla palazzina abita Lida Taffi Pamio, 87 anni. Nata nel Lazio, l’anziana vive sola da tempo a seguito di una vita caratterizzata da profondi lutti. Il marito è venuto a mancare anni prima mentre il loro unico figlio perse la vita, appena ventenne, in un tragico incidente stradale.
Nonostante le disgrazie, Lida si è ricostruita un’esistenza regolare, riuscendo a concedersi anche momenti di leggerezza grazie a quelle partite di tombola che organizza periodicamente a casa sua insieme ai coetanei della zona. Questo fino a giovedì 20 Dicembre, il giorno in cui questa storia prende una piega totalmente inaspettata, trasformandosi in un fatto di sangue che sarà destinato a far discutere negli anni successivi.
Un Delitto feroce
Sono le 17:30 quando il nipote di Lida si presenta al civico 13. Ha chiamato diverse volte la zia al telefono ma senza mai ricevere risposta. Preoccupato, ha deciso di recarsi direttamente alla sua abitazione. Lida non risponde neanche al citofono, così l’uomo sale fino al secondo piano ed entra grazie a una copia delle chiavi che aveva in possesso. Appena varca la soglia della casa, si apre davanti ai suoi occhi una scena terrificante.
La donna giace riversa sul pavimento, circondata da una pozza di sangue. Due coltelli conficcati nel corpo, uno alla gola e uno all’addome. La rappresentazione di un incubo straziante.
Sul posto arrivano le autorità e la polizia scientifica dispone i primi rilievi: nell’appartamento non ci sono segni di effrazione. La camera da letto risulta essere stata messa a soqquadro. Ne esce fuori una dinamica del delitto particolarmente violenta: l’assassino ha prima colpito ripetutamente la donna avvalendosi di uno schiaccianoci, ha tentato di strangolarla con un cavo elettrico, le ha infilato dello scottex in bocca per poi accanirsi su di lei a colpi di arma da taglio. Ha usato quattro coltelli diversi, colpendo con una ferocia tale che due lame si sono spezzate rimanendo infilzate nel corpo della donna. Un demone senza scrupoli. Nonostante l’efferatezza del crimine, il killer ha lasciato pochi segni del suo passaggio: soltanto una traccia di DNA sull’interruttore della luce e l’impronta di una scarpa.
I primi passi dell’inchiesta
Inizialmente si pensa a una rapina degenerata e finita male, tuttavia dall’appartamento risulta mancare soltanto una collanina d’oro che Lida portava sempre al collo. L’esiguo numero di tracce dentro e fuori la casa porta gli inquirenti su una strada ben precisa: l’autore del delitto non deve aver fatto molta strada e potrebbe trovarsi tra gli inquilini del palazzo. Seguendo questo ragionamento, dispongono accertamenti su tutti i condomini. C’è una signora in particolare che attira le loro attenzioni: si chiama Monica Busetto e vive proprio nell’appartamento davanti a quello della vittima.
52 anni, operatrice socio-sanitaria, a destare sospetti su di lei sono le intercettazioni di alcune conversazioni telefoniche con sua sorella, dove emerge una certa dose di astio verso la vicina defunta. A questo punto gli inquirenti decidono di procedere con una perquisizione dell’abitazione. Durante l’ispezione viene trovata, in mezzo ad altri gioielli, una catenina d’oro spezzata. Potrebbe essere la collana di Lida?
Reperto 7
L’oggetto viene sequestrato e mandato ad analizzare: i risultati del laboratorio di Padova però non rilevano presenza di DNA su quella catenina. Viene disposto un altro accertamento, stavolta a condurre le analisi è la Polizia Scientifica di Roma. Gli esiti dei nuovi esami attestano la presenza di 3 picogrammi di DNA, una piccola quantità di materiale che corrisponde al profilo genetico di Lida Taffi Pamio. Il cerchio si chiude attorno a Monica Busetto, che viene arrestata e mandata a processo.
Durante il dibattimento la Busetto si dichiara innocente e afferma che quella catenina era un vecchio regalo risalente al battesimo di sua sorella. La difesa della donna sostiene che si sia verificata una contaminazione involontaria con altri reperti durante le fasi di analisi. La sentenza di Primo Grado arriva il 22 Dicembre 2014: condanna a 24 anni di reclusione.
Il quadro sembra incorniciarsi sull’operatrice socio-sanitaria: c’è la prossimità al luogo del delitto, c’è un ipotetico movente legato ad antipatie di vicinato, c’è quella quantità infinitesimale di DNA sulla collana. Eppure ci sono anche elementi che non tornano, sopratutto quella traccia genetica sull’interruttore, che non appartiene alla condannata. Bisognerà attendere un altro anno perché questa storia riveli un colpo di scena in grado di stravolgere tutto e mischiare le carte in tavola.
Francesca Vianello
29 Dicembre 2015, la cornice è sempre quella di Mestre. Al civico 167 arrivano i Vigili del Fuoco, allertati da una signora che li ha chiamati perché un’amica residente nel palazzo non rispondeva al telefono. Entrano così nell’appartamento situato al sesto piano, trovando la proprietaria sdraiata a terra, senza vita. Francesca Vianello, 81 anni, è stata strangolata con un cordino ancora attorcigliato al suo collo. Vicino al cadavere la fibbia del cinturino di un orologio e un guanto in lattice, verosimilmente utilizzato dall’assassino per non lasciare tracce.
L’indagine inizia a stretto giro, vengono ricostruite le ultime ore della vittima e i suoi rapporti. Si scopre così che Francesca, nei giorni precedenti, aveva confidato le sue preoccupazioni alle amiche per un incontro che avrebbe dovuto avere con una certa “Milly”. Nel frattempo emergono nuovi elementi grazie alle telecamere della zona, le quali avevano immortalato una signora di mezz’età che si aggirava nella via pochi minuti dopo il delitto. Qualche ora dopo era tornata per prelevare 250 euro al Bancomat, stessa operazione fatta il giorno seguente in un’altra filiale. In entrambi i casi aveva utilizzato la carta intestata a Francesca Vianello. Gli inquirenti riescono in poche ore a risalire all’identità di quella donna: si chiama Susanna Lazzarini, soprannominata “Milly”.
L’ombra di un Serial killer
52 anni, disoccupata, vedova con due figli. La sua casa viene perquisita, trovando così la carta di credito della vittima e l’orologio rotto. La Lazzarini inizialmente cerca di negare qualsiasi coinvolgimento ma, messa alle strette dalle evidenze, finisce per confessare l’omicidio. Il delitto, stando a quello che racconta, sarebbe scaturito in seguito a una lite per una somma di denaro che la signora Vianello le aveva prestato e che voleva indietro.
Ma quello che la cinquantaduenne dichiara dopo è ancora più incredibile: perché Francesca Vianello non sarebbe la sua unica vittima. La donna dice di aver ucciso, tre anni prima, anche un’altra anziana: si chiamava Lida Taffi Pamio.
Gli investigatori restano increduli: per quel delitto c’è già una condannata che sta scontando la sua pena in carcere. Eppure il racconto della Lazzarini è dettagliato. Emerge anche che Francesca Vianello e Lida Taffi Pamio fossero entrambe amiche di sua madre. Si spiegherebbe quindi perché non ci fossero segni di effrazione in casa delle vittime, dato che in questa ricostruzione le signore avrebbero conosciuto l’assassina. Un modus operandi simile tra i due casi. Infine, si scopre che quella traccia di DNA sull’interruttore di casa Taffi Pamio corrisponde al profilo genetico di Susanna Lazzarini. Decisamente troppo per essere una coincidenza.
Una svolta inaspettata in un caso che sembrava ormai chiuso e consegnato alla giustizia. Monica Busetto potrebbe essere in galera da innocente?In attesa del processo d’appello, l’ex operatrice socio-sanitaria viene scarcerata.
Nuove Rivelazioni e Nuove Condanne
A questo punto le attenzioni degli inquirenti si focalizzano su Susanna Lazzarini; viene interrogata più volte, durante le escussioni conferma a più riprese di essere l’assassina di Lida e di aver fatto tutto da sola. Ma la situazione si stravolge nel mese di Luglio del 2016 al quarto interrogatorio. In quell’occasione la donna dichiara di aver agito con la complicità di Monica Busetto. Uno scenario che la stessa Lazzarini ripropone al processo d’appello, dove testimonia di aver lasciato la porta aperta durante la colluttazione con la signora Pamio e che proprio in quel momento fosse entrata la vicina di casa, che l’avrebbe aiutata a portare a termine il delitto. Pare che le due non si conoscessero ma si sarebbero trovate improvvisamente complici, unite dall’ostilità verso la vittima. Il procedimento si conclude il 18 Novembre con la condanna all’ergastolo, poi ridotta a 25 anni in Appello bis, per Monica Busetto, che torna in carcere. La sentenza sarà confermata anche dalla Cassazione.
Susanna Lazzarini seguirà un diverso iter giudiziario, venendo riconosciuta colpevole sia del delitto Vianello che quello di Taffi Pamio, ricevendo 30 anni di condanna per ognuno.
Una Conclusione, molte domande
La storia di Monica Busetto si dispone come un intricato puzzle. La presenza di una minima traccia di DNA della vittima su quella collana rimane l’unico legame tangibile che l’accusa ha potuto addurre contro di lei. Questa evidenza dimostra quello che è accaduto? Oppure potrebbe trattarsi di una contaminazione involontaria, una coincidenza sfortunata che trasforma un’innocente nel fulcro di una tragedia?
C’è poi la presenza di Susanna Lazzarini, autrice di un altro omicidio simile per vittimologia e modalità, che inizialmente si fa interamente carico dell’atroce crimine e la cui traccia genetica è presente sulla scena del delitto. Elementi che aumentano l’ombra di irrequietudine sull’intera vicenda, mentre rimangono le domande e i nodi da sciogliere. Le risposte restano avvolte nel mistero, lasciando la porta aperta a nuove scoperte.





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