Ucciso e fatto a pezzi. Inizialmente, dietro la morte di Alessandro Coatti si era ipotizzata l’azione di gruppi paramilitari o di narcos, entrambi noti per la violenza delle loro azioni. Tuttavia, un’ipotesi inquietante si sta facendo strada: Alessandro potrebbe essere rimasto vittima di un traffico internazionale di organi umani…

Alessandro Coatti, 42 anni, ucciso e fatto a pezzi in Colombia.
Ucciso e fatto a pezzi: è stata questa la tragica fine dell’italiano Alessandro Coatti, il biologo di 38 anni originario del Ferrarese. I fatti risalgono a inizio aprile nella zona di Santa Marta, in Colombia. Gli inquirenti sudamericani indagano a tutto campo per accreditare l’ipotesi omicidiaria data al momento per plausibile. L’uomo sarebbe stato adescato da una banda di criminali dedita a traffici internazionali che non escludono il commercio di organi.
Studente brillante, mente geniale, era entrato alla Normale di Pisa dove si era laureato con il massimo dei voti in Biologia, per poi partire per Londra. Una vita fatta di studio, lavoro, passioni ma tre mesi fa il progetto di partire per la Colombia, che aveva concretizzato negli ultimi giorni: in Sudamerica pare avesse già svolto dei periodi di volontariato soprattutto dopo aver deciso di lasciare la Royal Society of Biology dove collaborava.
Una mattanza
Al momento sono quattro i super ricercati per la morte di Alessandro, giunto in Colombia forse per un viaggio di piacere come rilevano le ultime chat sulla app di incontri che apriva il territorio estero a comunità Lgtbq+. Secondo gli inquirenti, Coatti sarebbe stato rapito, drogato e poi assassinato. La casa dove si è consumato il crimine è un’abitazione abbandonata nel quartiere San José del Pando, dove sono state trovate tracce di sangue. Il corpo di Alessandro Coatti è stato fatto a pezzi e nascosto in una valigia.
Il fatto che i resti del corpo siano poi stati sparsi in diversi punti della città – uno degli arti inferiori non è ancora stato trovato – non rappresenterebbe quindi “un messaggio mafioso” come si ipotizzava inizialmente, e si tratterebbe piuttosto di “una strategia per ostacolare le indagini“, affermano adesso gli inquirenti.
Sembra definitivamente caduta, quindi, la pista che riconduceva inizialmente alla violenza brutale dei gruppi paramilitari che operano nella zona e le autorità di Santa Marta hanno emesso adesso un’allerta agli utenti delle app di incontri invitandoli a ogni precauzione.
La pista del traffico degli organi
Dopo testa, braccia e piedi, rinvenuti in una valigia a Santa Marta, località poco distante dalla capitale Bogotà, da un gruppo di bambini, la polizia locale ha trovato gli arti inferiori del giovane biologo chiusi in un sacco in un’altra zona della città. La squadra forense colombiana dell’Unità Ricerca Persone Scomparse dà notizia di altri sette corpi estratti dal cimitero cittadino in circostanze non chiare. «Esiste un chiaro schema ricorrente in questi crimini: corpi torturati, smembrati, infilati in sacchi della spazzatura o di caffè e abbandonati sulle strade rurali», ha affermato la specialista in diritti umani Norma Vera Salazar, secondo cui «questi tipi di omicidi vengono utilizzati dai gruppi di autodifesa per inviare messaggi di allerta, incutere paura e marcare il territorio».
Ma a che scopo? Rendere le persone particolarmente vulnerabili e implementare il mercato degli “organi che contano”, quelli di persone giovani e vigorose. Coatti potrebbe essere stato una vittima prescelta. Per i trafficanti, niente di più di un grumo di “Materiale umano” pagato a peso d’oro. Una pratica criminale antica e mai desueta in Colombia. Sarebbero esclusi, al momento, collegamenti con il traffico di droga e la criminalità organizzata.
Quanto vale il tuo corpo?
Il business del traffico d’organi è forse uno dei più oscuri e perversi traffici illegali conosciuti nella storia dell’uomo, ma è anche uno dei più lucrativi dopo quello delle armi e della droga. L’OMS stima che in Europa, Usa e Cina si trapiantino annualmente circa 20 mila organi per vie lecite, ma le liste di attesa attestano una richiesta totale di 100 mila organi: a seconda del luogo, la domanda è 5-8 volte superiore all’offerta. In questo caso, le opportunità di arricchimento per chi è senza scrupoli sono tantissime. Secondo un rapporto dell’UNHCR, all’anno si effettuerebbero intorno ai 10.000 trapianti illegali nel mondo, per un valore complessivo di 1,4 miliardi di dollari.
Ma quanto vale un organo? Innanzitutto, dipende molto dal continente in cui ci si trova: un rene, uno degli organi più espiantati in generale, può valere intorno ai 40.000 $ in Pakistan e 120.000 $ in Sud Africa. In Cina un fegato vale “solo” 130.000 $, mentre nell’adiacente Corea del Sud può costare anche più del doppio, ovvero 290.000$. Storia diversa per il cuore: generalmente vale tra i 250.000 e i 290.000$, ma in Colombia si può fare un affare per soli 90.000$ (fonte: BioEdge).
Il prezzo varia molto anche sulla base se si è il “donatore” o il trafficante: i profitti possono arrivare anche a 15-20 volte il capitale di partenza. In media, all’espianto un organo vale 5-10 mila dollari, mentre il suo prezzo al trapianto raggiunge i 70-100 mila dollari fino a 290 mila, a seconda dell’organo, della sua importanza e della lunghezza della lista di attesa degli ospedali.
Tornando all’omicidio di Alessandro Coatti, al momento le indagini sono ancora in corso, monitoreremo la situazione in attesa di aggiornamenti.




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