Omicidio Marangio, Modena: vendetta o “transfert” psicoterapeutico?

Scritto da: Carolina Del Vecchio
30 Agosto 2025

Modena, notte del 25 luglio 2025. Raffaele Marangio, 78 anni, stimato psicoterapeuta, viene trovato morto con una cintura al collo nella sua abitazione. Quello che sembrava un suicidio si trasforma presto in un giallo: gli inquirenti ora indagano per omicidio, seguendo due piste inquietanti — vendetta per i suoi legami con processi di mafia o un caso di “transfert” psicoterapeutico finito male…

Raffaele Marangio.

Raffaele Marangio, 78 anni, è stato ritrovato senza vita nella sua abitazione di Modena, la notte tra il 25 e il 26 luglio 2025. Un decesso che, fin da subito ha lasciato più domande che risposte. Secondo le prime ricostruzioni, Marangio sarebbe stato colpito alle spalle e quindi strangolato con una cintura. Da quanto trapelato dalle prime indagini la casa non presentava segni di effrazione, neanche il corpo del settantottenne mostrava ferite da difesa; sul cadavere sono presenti lividi al torace, possibile segno di “staging” (alterazione della scena del crimine).  

Il ritrovamento è avvenuto in seguito alla segnalazione della figlia che non riusciva a mettersi in contatto con suo padre come era consuetudine fare ogni mattina, il trasferimento a Roma era stato programmato da Raffaele Marangio in ogni sua parte compresa la vendita della casa.  

Nonostante l’età e la pensione, si evince dalle testimonianze, Marangio non aveva mai smesso di esercitare la sua professione di psicoterapauta e di docente e per molti era un vero e proprio Maestro; il suo nome era noto anche per essere il fondatore e presidente dell’associazione ASPIC Emilia, che diffonde cultura del Counseling e della psicoterapia di gruppo; molti ex pazienti lo ricordano come una persona “quasi paterna” un uomo che sapeva ascoltare e guidare “era un maestro ci ha aiutato a guardare dentro noi stessi” le parole di una ex paziente. 

La cintura stretta al collo ha inizialmente suggerito un suicidio, ipotesi poi scartata dagli inquirenti per merito di alcuni dettagli come i lividi sul torace e le ipostasi che indicano che il corpo è stato sicuramente spostato dopo l’avvenuto decesso. 

Il nodo del movente: Perché uccidere Raffaele Marangio? 

Questa la domanda che tormenta gli inquirenti. Le ipotesi sul tavolo sono due:  

I vecchi conti con la mafia: durante la sua carriera, Raffaele aveva lavorato anche come consulente in processi importanti, fornendo perizie psicologiche che avevano avuto un peso nelle sentenze. Non si può escludere del tutto la pista di una vendetta tardiva, anche se le modalità dell’omicidio non appaiono tipiche delle esecuzioni mafiose. 

Altra pista al vaglio riguarda l’ipotesi di “transfert”: i rapporti con i pazienti che Raffaele continuava ad intrattenere. In psicoterapia il transfert è un fenomeno complesso: il paziente proietta sul terapeuta emozioni, bisogni e dipendenze che possono diventare morbose. In alcuni casi, la relazione può trasformarsi in un legame fragile, fatto di aspettative e possibili rotture violente. 

Un collega racconta: “Raffaele sapeva che lavorare con certi pazienti era rischioso. Alcuni sviluppavano un attaccamento totale a lui. Ma non ha mai smesso di accoglierli”. 

Le “misteriose” serate del venerdì 

I vicini parlano di incontri organizzati da Marangio nella sua abitazione, spesso il venerdì sera. Pazienti, coppie eleganti, discussioni che qualcuno definiva “serate culturali”. Ma cosa accadeva davvero dietro quelle porte? Confronti terapeutici? Incontri di gruppo? O qualcosa di più informale, che poteva sfuggire al controllo?  Un vicino racconta: “A volte vedevo gente arrivare tardi, verso le dieci di sera. Entravano sorridenti, ma non ho mai capito di cosa si trattasse”. 

Le urla nella notte e il trasferimento mancato

Un dettaglio inquietante arriva dalle testimonianze dei residenti. Nella notte tra il 25 e il 26 luglio, attorno alle 2 o 3 del mattino, alcuni hanno udito grida “nitide e sofferenti”. Un lamento disperato, che oggi assume un significato drammatico. 

Un altro dettaglio pesa come un macigno: Marangio stava per trasferirsi a Roma per stare vicino alla figlia. Il rogito era già fissato, gli scatoloni pronti, la casa di Modena quasi vuota. Un cambiamento radicale che poteva turbare chi, in città, dipendeva dalla sua presenza. La procura non esclude che il movente possa nascondersi proprio qui: qualcuno non voleva che lui se ne andasse. 

Le indagini: un sospettato sotto osservazione 

Gli avvocati della famiglia, Luca Brezigar e Domenico Ippolito, sostengono che diversi pazienti non abbiano ancora detto tutto ciò che sanno. Intanto, la procura ha iscritto nel registro degli indagati un giovane straniero, già visto più volte nell’abitazione di Marangio. Contatti telefonici frequenti tra i due sembrerebbero confermare un legame stretto. Al momento resta il principale sospettato. 

Ma quali sono gli elementi più significativi della scena del crimine? Gli inquirenti hanno analizzato attentamente l’appartamento, riscontrando diversi nodi da sciogliere. Sulla porta dell’abitabzione non sarebbe stato riscontrato alcun nessun segno di effrazione, la vittima ha aperto volontariamente al suo aggressore? In casa sarebbero state rinvenute delle tracce non riconducibili alla vittima.

Altro aspetto molto importante sarebbero gli indizi di staging. Questo fa supporre che qualcuno possa aver manipolato la scena, aspetto che combacerebbe con i lividi sul torace compatibili con aggressioni post mortem. Infine le ipostasi o livor mortis (le macchie violacee o rossastre che si formano sul corpo del cadavere a causa del ristagno del sangue nelle parti più basse per effetto della gravità, dopo l’arresto della circolazione cardiaca) confermerebbero uno spostamento del corpo dopo la morte. Insomma, un puzzle complesso, che attende ulteriori conferme da parte degli esami medico-legali. 

Ombre e domande aperte 

Raffaele Marangio non era solo uno psicoterapeuta. Era un uomo che aveva vissuto intensamente la sua professione, lasciando tracce nel mondo della giustizia, nella vita dei pazienti e nella comunità modenese. Sono diversi gli scenari presi in considerazione; un omicidio passionale? Una vendetta tardiva? Un legame psicologico degenerato? 

Ad oggi, nessuna certezza. Solo un dato è chiaro: la città di Modena ha perso una delle sue figure più rispettate e il mistero che circonda la sua fine continua ad allungare ombre pesanti sul cuore dell’estate 2025. Un’altra vita spezzata che lascia dietro di sé più domande che risposte.

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  • Nasce e vive a Bologna dove ha conseguito la laurea in Giurisprudenza. Iscritta all’ordine degli avvocati di Bologna come praticante consegue un master in Criminologia e Scienze Investigative. Segue con passione ed attenzione fatti di cronaca nera con particolare interesse per il fenomeno delle sette e le sue implicazioni giuridiche e sociali.

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