Orrore su Telegram: Chi sono i “Dipreisti” e come la Polizia li ha stanati

Scritto da: Manuele Avilloni
27 Agosto 2025

Un’organizzazione criminale attiva su Telegram, nota come “Dipreisti”, è finita al centro di un’indagine per pedopornografia e revenge porn. Nonostante i ripetuti oscuramenti, il gruppo è riuscito a rigenerarsi attraverso canali di riserva, rivelando una rete transnazionale che sfrutta l’anonimato delle piattaforme digitali. Il caso solleva interrogativi urgenti sulla responsabilità delle piattaforme e sull’importanza di un approccio integrato tra forze dell’ordine, legislazione e consapevolezza pubblica…

Un messaggio estrapolato dalla chat del gruppo Telegram Dipreisti.

Solo due giorni fa vi abbiamo detto la nostra sul gruppo “Mia Moglie”. Un argomento divisivo che ha attirato più di qualche critica. Allora rincariamo la dose e vi raccontiamo un’altra storia, anche questa nascosta nei meandri del web. Una storia dalla quale non ci si può nascondere. Un gruppo, apparentemente devoto al trash ma che cela altro. I “Dipreisti”, così il nome del gruppo e sono quello che sono: una centrale di violenza sessuale digitale. Un’organizzazione criminale che dal 2019 ha trasformato Telegram in un mercato dell’orrore, dove pedopornografia e revenge porn vengono spacciati come fossero merce di consumo. Il loro nome? Un tributo macabro che tradisce subito le loro intenzioni. Dal trash alla pornografia, senza vergogna, senza limiti.

Un Mostro che Non Muore Mai

Ecco l’aspetto che dovrebbe farci perdere il sonno: questi criminali sono immortali. L’Associazione Meter, che da 35 anni combatte questa battaglia, lo ha denunciato senza giri di parole. Ogni volta che un gruppo viene chiuso, rinasce sistematicamente grazie ai “gruppi di riserva”. Non è casualità. È strategia. È organizzazione. È criminalità pura che ha trasformato la rimozione in un banale ostacolo temporaneo. Proprio questo aspetto lascia configurare due aspetti fondamentali, il primo è che dietro questo  materiale girano soldi, tanti soldi, l’altro è che la sua diffusione richiede una organizzazione, tecnologica e distributiva.

Per due lunghi anni, 300 agenti della Polizia Postale hanno vissuto nell’ombra, infiltrandosi in questo mondo di perversione. L’obiettivo era semplice ma cruciale: dare un nome ai nickname utilizzati in Rete dai pedofili.

I numeri dell’operazione sono agghiaccianti:

  • 159 gruppi pedofili smantellati
  • 432 persone identificate
  • 15 arresti in flagranza di reato
  • 18 regioni coinvolte
  • 53 province italiane

Ma c’è di più. La rete era transnazionale: 351 utenti stranieri identificati, le loro informazioni condivise con agenzie internazionali per procedere agli arresti nei rispettivi Paesi.

I Volti dell’Orrore

Chi si nasconde dietro questi crimini? Non sono mostri immaginari. Sono persone normali. Troppo normali. Un ottico napoletano di 71 anni. Un disoccupato veneziano di 20. Professionisti, operai, studenti. Gente che potresti incontrare ogni giorno per strada. La Polizia Postale non ha dubbi: hanno smantellato “un’associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento ed abuso di minori online”. Non criminali occasionali, ma un’organizzazione strutturata con ruoli definiti, gerarchie precise e “severe norme di comportamento finalizzate a preservare l’anonimato”.

Parliamo chiaro: i “Dipreisti” non sono un gruppo di pervertiti che si sono trovati per caso. Sono un’associazione per delinquere secondo l’articolo 416 del Codice Penale. Con promotori, organizzatori e partecipanti. Con regole ferree. Con una struttura che resiste agli attacchi delle forze dell’ordine.

Le accuse sono pesantissime:

  • Pedopornografia (art. 600-ter): fino a 18 anni di reclusione
  • Detenzione di materiale pedopornografico (art. 600-quater): fino a 3 anni
  • Revenge porn (art. 612-ter): diffusione illecita di contenuti sessuali

Telegram: Il Paradiso dei Criminali Digitali?

La piattaforma è diventata l’habitat per questi predatori. Privacy e sicurezza dei dati? Sì, ma anche anonimato per i criminali. Gruppi pubblici facilmente rintracciabili per reclutare nuove vittime e nuovi complici. Il problema? La moderazione è reattiva, non proattiva. Si interviene dopo la segnalazione, quando il danno è già fatto. E quando chiudono un gruppo, ne spuntano tre grazie ai “gruppi di riserva”.

Questo è il punto che dovrebbe terrorizzarci: dal 2019 continuano a rinascere. Ogni chiusura è solo un inconveniente temporaneo. Hanno internalizzato la probabilità del contrasto e hanno sviluppato contromisure strutturali. Non stiamo combattendo contro criminali improvvisati. Stiamo affrontando un’organizzazione che ha fatto della sopravvivenza la sua specialità.

Nel 2024, la Polizia Postale ha effettuato 144 arresti per pedopornografia. I numeri dimostrano che la guerra è aperta, ma è lontana dall’essere vinta. Il caso “Dipreisti” ci dice tre cose fondamentali, serve un approccio sistemico: non basta arrestare i singoli, bisogna smantellare l’organizzazione, le piattaforme devono assumersi responsabilità: la semplice rimozione non basta più, il silenzio è complicità.

Non è certo una novità che il crimine si è perfettamente adattato al mondo digitale. Alcuni lati del web sono un supermercato dell’orrore. Proprio mentre leggi questo articolo le chat di questi gruppi proliferano.

Per chi volesse approfondire la questione o avesse bisogno di supporto consigliamo di visitare il sito dell’Associazione Meter che ha denunciato pubblicamente il gruppo telegram.

©Riproduzione riservata

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  • Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino dove approfondisce gli aspetti legati all'IA e alla Cybersecurity. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo e nel 2022 inizia a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it. Qui incontra il Giornalista Gianluca Zanella, inizialmente suo docente e inizia una collaborazione. Diventa parte integrante di Darkside occupandosi di inchieste e tecnologia. Fonda Darkcyber, una rubrica di approfondimento che si muove nelle zone d'ombra dell'innovazione tecnologica, quei territori dove il progresso incontra il rischio, la curiosità sfida la trasparenza e la complessità del digitale si intreccia con la vita reale.

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