Palantir – La Pietra Societaria che tutto vede

Scritto da: Manuele Avilloni
12 Marzo 2026

Nell’autunno del 2003, all’indomani dell’11 settembre, in una Silicon Valley ancora scossa dall’attacco alle Torri Gemelle, un gruppo di ex collaboratori di PayPal fondava in segreto una nuova azienda. Si chiamava Palantir Technologies. Il nome era un omaggio esplicito ai palantíri di J.R.R. Tolkien — le pietre veggenti del Signore degli Anelli, sfere di cristallo che permettevano a chi le controllava di spiare eventi lontani nel tempo e nello spazio. Come ha osservato ironicamente la rivista Liberation News, il co-fondatore Peter Thiel scelse un nome tratto da oggetti che nella saga corrompevano i propri utilizzatori con visioni parziali e manipolate: «un’ammissione involontariamente onesta del suo vero scopo».

Palantir.

I fondatori erano cinque: Peter Thiel, Nathan Gettings, Joe Lonsdale, Stephen Cohen e Alexander Karp. Ma il seme finanziario non proveniva dal venture capital tradizionale. Proveniva dalla CIA. Attraverso il suo braccio di investimento, In-Q-Tel, l’agenzia di intelligence americana versò 2 milioni di dollari nel progetto iniziale, come documentato da multiple fonti giornalistiche e dal prospetto depositato da Palantir alla SEC nel 2020. Era il 2004. L’America era in guerra in Afghanistan e in Iraq. La domanda che si ponevano i fondatori era semplice nella sua brutalità: come fare in modo che gli analisti dell’intelligence potessero connettere i puntini tra dataset eterogenei, individuare pattern nascosti, trovare i terroristi prima che agissero?

L’idea di partenza era tecnica: prendere il software antifrode sviluppato per PayPal, un software capace di setacciare milioni di transazioni per identificare comportamenti anomali, e applicarlo alla sorveglianza di massa. Come ha spiegato il giornalista Max Chafkin in The Contrarian, la sua biografia di Thiel pubblicata da Penguin Press nel 2021, questo fu il momento in cui l’utopia libertaria di PayPal si trasformò nel suo esatto contrario: uno strumento di controllo statale.

Per oltre un decennio, Palantir è rimasta nell’oscurità più assoluta, evitando la stampa, rifiutando interviste, operando esclusivamente per conto di agenzie governative che non potevano e non volevano rivelare i dettagli dei loro contratti. Fu solo nel 2013 che una serie di documenti riservati ottenuti da TechCrunch rivelò l’entità della rete di clienti: almeno dodici agenzie federali americane, tra cui CIA, NSA, FBI, Department of Homeland Security, Air Force, Marine Corps e il National Center for Missing and Exploited Children. Le agenzie di intelligence americane avevano per la prima volta collegato i loro database isolati. I puntini venivano finalmente connessi.

I Tre Pilastri: Gotham, Foundry e Apollo

Se vistate chiedendo su cosa si poggia la fortuna e l’ascesa di questa azienda, una risposta c’è. Anzi le risposte sono tre, la struttura operativa di Palantir poggia su tre piattaforme principali, ognuna progettata per un ecosistema specifico.

Palantir Gotham è il prodotto originale, quello che ha costruito la reputazione e la fortuna dell’azienda. È progettato per forze dell’ordine, agenzie di intelligence e militari. La sua funzione centrale è quella di aggregare dati provenienti da fonti disparate – file di testo, immagini, database di biometria, registri telefonici, storie di viaggio, profili sui social media, tabulati di carte di credito – e visualizzarli in un’unica interfaccia che permette all’analista di individuare connessioni tra persone, luoghi ed eventi. Come ha scritto Wired, citando un ex dipendente Palantir, il governo può fare affidamento su Gotham per «centralizzare in un unico luogo tutto ciò che un’agenzia sa su una persona». Il Pentagono lo usa per pianificare operazioni militari e offensive con droni. Il Dipartimento della Sicurezza Interna lo usa per identificare reti di trafficanti. La polizia di alcune città americane lo ha usato, con risultati controversi, per il cosiddetto predictive policing, la profilazione predittiva dei reati. In Ucraina, secondo un’inchiesta di Novara Media, il sistema Gotham è accreditato di aver plasmato il futuro della guerra moderna, integrando immagini satellitari, riprese di droni e dati di campo per creare quella che gli analisti militari definiscono una «catena di eliminazione potenziata dall’IA».

Palantir Foundry è la declinazione commerciale dello stesso approccio. È una piattaforma di integrazione e analisi dei dati progettata per le grandi imprese private. Secondo l’azienda, è impiegata in oltre quaranta settori industriali: dalla sanità all’energia, dai servizi finanziari alla manifattura. Credit Suisse l’ha usata per identificare attività di trading illegali. La Scuderia Ferrari l’ha utilizzata per sintetizzare dati dai sistemi della vettura e prendere decisioni di manutenzione in tempo reale durante le gare. La NHS inglese ha firmato un contratto da £330 milioni per costruirci sopra il proprio sistema federato di dati sanitari. Negli Stati Uniti, almeno quattro agenzie federali, incluso il Dipartimento della Salute, si affidano a Foundry, secondo quanto riportato dal New York Times.

Palantir Apollo è il livello infrastrutturale più recente e meno conosciuto pubblicamente. È un sistema di gestione del deployment dell’intelligenza artificiale progettato per funzionare in ambienti classificati, air-gapped o militarmente sensibili. Luoghi dove il cloud pubblico non può arrivare. Apollo è ciò che permette a Palantir di distribuire e aggiornare i propri modelli AI nei sistemi più segreti del governo americano, inclusi quelli che operano in zone di guerra. È, in altre parole, il sistema operativo invisibile che fa girare Gotham e Foundry nei contesti più delicati.

Il connettore tra queste tre piattaforme e il presente è il progetto Maven. Nel 2018 Palantir ha sostituito Google, ritiratasi dopo la rivolta interna dei dipendenti, come contractor principale del programma di sorveglianza con droni del Dipartimento della Difesa. Il contratto iniziale da 480 milioni di dollari si è poi espanso a quasi 1,3 miliardi. L’executive di Palantir Shyam Sankar ha descritto Maven come «il progetto Manhattan di questa generazione» un riferimento alla bomba atomica che ha scatenato reazioni indignate da parte di critici e attivisti.

Sorveglianza, IA e il Braccio Lungo dello Stato

Il modello di business di Palantir è costruito intorno a una premessa che l’azienda formula con cura: essa non raccoglie dati, non li archivia, non crea i database di sorveglianza. Si limita ad analizzare quelli che i suoi clienti già possiedono. È una distinzione che i suoi critici considerano tecnicamente vera e moralmente irrilevante.

Dal 2013, secondo la documentazione ottenuta dall’American Friends Service Committee (AFSC), Palantir fornisce all’agenzia americana ICE (Immigration and Customs Enforcement) sistemi come FALCON e il sistema di gestione dei casi investigativi (ICM), definito dalla stessa ICE «mission-critical». Il sistema ICM permette a ogni agente ICE di accedere a una rete di database federali e privati che includono la storia migratoria di una persona, il suo impiego, le biometrie, le relazioni familiari, i lettori di targhe, i profili social e altre fonti. Nel 2025, con la seconda amministrazione Trump, Palantir ha partecipato a un «sprint di tre settimane» con ICE per potenziare questi strumenti, sviluppando ImmigrationOS – un nuovo sistema da 30 milioni di dollari progettato per tracciare in tempo reale i movimenti dei migranti irregolari. ICE ha già speso oltre 200 milioni di dollari in contratti Palantir per identificare obiettivi di deportazione integrando storie di viaggio, visti, biometrie e dati dai social media. Dall’inizio del secondo mandato Trump, Palantir ha ricevuto oltre 900 milioni di dollari in contratti federali, secondo i registri pubblici citati dal New York Times.

L’inchiesta accademica pubblicata nel 2022 sulla rivista Information, Communication & Society (Tandfonline), intitolata «The seer and the seen: Surveying Palantir’s surveillance platform», ha condotto un’analisi computazionale di 155 brevetti Palantir, concludendo che l’azienda ha costruito sistematicamente un’infrastruttura di sorveglianza fondata su standard di metadati che permettono la cross-analisi di persone attraverso database eterogenei, modellando ogni soggetto come una somma di relazioni quali pagamenti, telefonate, indirizzi condivisi, voli condivisi.

Una deriva che ha alimentato polemiche anche nel settore privato. Nel 2011, il collettivo Anonymous ha diffuso email e presentazioni che dimostravano come Palantir, insieme ad altre società, avesse proposto alla Bank of America un piano per sorvegliare giornalisti e attivisti di WikiLeaks, dimostrando al committente come i suoi strumenti potessero essere usati per colpire individui specifici, inclusa la giornalista Glenn Greenwald. Il programma non fu mai realizzato, ma l’episodio rivelò la disposizione dello strumento verso usi che travalicano i confini della sicurezza nazionale.

Alex Karp: Il Filosofo armato

In un settore dominato da ingegneri, Alex Karp è una figura radicalmente anomala. Nato il 2 ottobre 1967 a New York e cresciuto a Philadelphia, in una famiglia biraziale dove il padre era pediatra e la madre artista, ha convissuto fin da bambino con la dislessia, sviluppando per compensazione una capacità di pensiero astratto che ha segnato tutta la sua carriera. Ha frequentato l’Haverford College in Pennsylvania, laureandosi in filosofia e scienze sociali nel 1989. Ha poi conseguito un Juris Doctor a Stanford, dove tra l’altro ha incontrato Peter Thiel, e infine ha conseguito un dottorato in teoria sociale neoclassica all’Università Goethe di Francoforte nel 2002, con una tesi intitolata Aggression in der Lebenswelt – sull’aggressione, il linguaggio e la cultura – ispirata all’opera di Jürgen Habermas.

Prima di Palantir, Karp ha fondato a Londra il Caedmon Group, un piccolo fondo di investimento. Era, a tutti gli effetti, un accademico che aveva fatto un po’ di soldi in borsa. Fu Thiel a cercarlo, convinto che la guida di Palantir richiedesse non un tecnico ma qualcuno capace di navigare il labirinto delle istituzioni governative, delle relazioni geopolitiche e dei dilemmi etici insiti nell’architettura della sorveglianza. Karp è diventato CEO nel 2005 e ha guidato l’azienda fino alla sua quotazione in borsa alla NYSE nel settembre 2020, quando la valorizzazione ha toccato i 16 miliardi di dollari.

La sua figura pubblica è volutamente eccentrica. Appare alle conferenze con capelli arruffati e maglietta bianca invece di una cravatta. Ha praticato aikido arrivando alla cintura nera. È un appassionato sciatore di fondo e trascorre lunghi periodi nella sua proprietà nel New Hampshire, lontano da Silicon Valley. Parla fluentemente inglese e tedesco. Non usa i social media. Le sue dichiarazioni pubbliche oscillano tra la filosofia politica tedesca, cita spesso Hegel e i concetti habermasiani di Lebenswelt e una franchezza militare che raramente si trova tra i CEO della Silicon Valley.

Karp si definisce «progressista» e ha più volte criticato il capitalismo predatorio del settore tech. Ma ha anche dichiarato senza ambiguità che Palantir è «anti-woke» e ha difeso pubblicamente ogni contratto militare dell’azienda, inclusi quelli con l’esercito israeliano. «Sono fiero che stiamo supportando Israele in ogni modo possibile», ha detto. Al New Yorker ha spiegato la sua posizione con una logica quasi hobbesiana: chi costruisce le armi della democrazia deve essere pronto a usarle. Nel febbraio 2026, in un’intervista, ha affermato che il software di Palantir «è presente in ogni situazione di combattimento di cui sono a conoscenza». Con un patrimonio personale stimato intorno ai 9-10 miliardi di dollari nel 2025, Karp è diventato uno degli uomini più ricchi e meno conosciuti d’America.

Il suo libro The Technological Republic, pubblicato nel 2025, è il manifesto della sua visione: la tecnologia come strumento di sopravvivenza delle democrazie liberali occidentali contro le autocrazie. Una filosofia che giustifica ogni compromesso morale come un male necessario alla preservazione del bene più grande.

Peter Thiel: L’Architetto nell’Ombra

Se Karp è il volto di Palantir, Peter Thiel ne è il cervello ideologico e il principale azionista originario. Nato a Francoforte l’11 ottobre 1967, curiosamente lo stesso anno di Karp, è cresciuto in Sudafrica prima di emigrare negli Stati Uniti. Thiel ha studiato filosofia a Stanford (laurea nel 1989) e poi diritto sempre a Stanford (1992), dove ha fondato The Stanford Review, un giornale studentesco conservatore e anti-politicamente corretto. Nello stesso periodo ha co-scritto The Diversity Myth, un libro che attaccava il multiculturalismo universitario. Un documento dell’epoca che i critici citano ancora oggi come prova delle sue radici ideologiche.

La sua ascesa economica è iniziata nel 1998, quando ha co-fondato Confinity, poi divenuta PayPal dopo la fusione con la X.com di Elon Musk e venduta a eBay nel 2002 per 1,5 miliardi di dollari. La sua quota gli fruttò circa 55 milioni di dollari, il capitale iniziale di un impero. Nel 2004 investì 500.000 dollari in Facebook diventando il primo investitore esterno con il 10,2% dell’azienda, liquidato nel 2012 per oltre un miliardo.

Nel 2003-2004 fondò Palantir con i fondi della CIA. Nel 2005 creò Founders Fund, il suo veicolo di venture capital, che ha finanziato SpaceX, Airbnb, Spotify, Lyft e decine di altre startup. La filosofia di investimento di Thiel, sintetizzata nel suo libro Zero to One (2014), promuove la creazione di monopoli tecnologici invece di competere in mercati esistenti. Palantir ne è l’applicazione più riuscita: l’azienda ha puntato a «diventare il sistema operativo predefinito per i dati attraverso il governo americano», come scritto nel prospetto SEC del 2020.

Ma è la traiettoria politica di Thiel a renderlo una figura controversa al di là del mondo degli affari. Secondo Max Chafkin in The Contrarian, Thiel era già nel 2001 «non più molto libertario, se lo era mai stato davvero». La sua ideologia ha compiuto una curva strana: dal libertarismo radicale – che vedeva PayPal come un conto svizzero in tasca a ogni cittadino, uno strumento contro i governi repressivi – verso qualcosa che il biografo definisce «pseudo-autoritarismo». In un famigerato saggio del 2009, The Education of a Libertarian, scrisse che l’estensione del diritto di voto alle donne aveva compromesso le possibilità del capitalismo libertario. Non ha mai formalmente ritrattato.

Thiel ha finanziato la campagna presidenziale di Trump nel 2016 con 1,25 milioni di dollari e ha parlato alla Convention Repubblicana come prima figura apertamente omosessuale a farlo in quella sede. Ha sostenuto finanziariamente Josh Hawley e J.D. Vance, l’attuale vicepresidente degli Stati Uniti, che ha iniziato la propria carriera politica grazie ai contatti e ai finanziamenti di Thiel. Ha segretamente speso 10 milioni di dollari per finanziare la causa legale di Hulk Hogan contro Gawker, chiudendolo. Ha investito nella società di riconoscimento facciale Clearview AI e in numerose pubblicazioni di destra.

I suoi legami con Palantir non si esauriscono nella co-fondazione: il suo fondo Founders Fund rimane tra gli investitori. La vicenda ha assunto ulteriore rilevanza quando è emerso che Stephen Miller, principale architetto della politica migratoria della seconda amministrazione Trump, detiene una quota finanziaria sostanziale in Palantir, un conflitto di interessi potenzialmente enorme quando si considera che ICE paga Palantir per costruire i sistemi di deportazione. Un ex consigliere NATO, Chris Kremidas-Courtney, ha definito pubblicamente Palantir un «vettore di influenza maligna», precisando che l’azienda è «controllata da Peter Thiel, un miliardario ideologo con affiliazioni di estrema destra».

Palantir in Europa: Tra contratti miliardari e rischi per la democrazia 

L’Azienda leader della sorveglianza AI non si è diffusa solo in USA. Se in America Palantir ha costruito la propria posizione in vent’anni di contratti governativi progressivamente più estesi, in Europa la storia è più recente, più controversa e in rapida evoluzione e ascesa. Una storia tutta europea segnata da accordi imponenti e da crescenti ma deboli resistenze dall’altro.

Regno Unito. È il principale teatro europeo di Palantir. Secondo un’inchiesta di The Nerve citata da Novara Media, i contratti dell’azienda con lo Stato britannico ammontano a un minimo di £670 milioni distribuiti tra almeno dieci dipartimenti governativi, autorità di polizia e consigli locali. Il Ministero della Difesa è il cliente principale, con contratti attuali e storici per £388 milioni. Nel dicembre 2025, il MoD ha firmato un nuovo contratto da £240 milioni con aggiudicazione diretta e senza gara, pratica, quest’ultima, che ha suscitato la reazione formale di 23 parlamentari britannici, come documentato dal Parlamento del Regno Unito nelle sue Early Day Motions. Nel settembre 2025, Palantir ha annunciato che stabilirà la sua sede europea della difesa a Londra, con un impegno di investimento fino a £1,5 miliardi.

Sul fronte sanitario, nel novembre 2023 la NHS England ha assegnato a Palantir un contratto da £330 milioni per costruire la Federated Data Platform (FDP), un sistema che unifica i database ospedalieri nazionali. Il contratto ha scatenato una campagna di opposizione senza precedenti da parte di medici, infermieri, sindacati, gruppi per i diritti civili come Foxglove e Medact, e persino del Partito Verde, il cui leader Zack Polanski ha chiesto la rescissione del contratto definendo Palantir «una società militare di sorveglianza che non ha alcun ruolo nel nostro NHS». Un’inchiesta di openDemocracy del gennaio 2026 ha documentato che Palantir ha assunto quattro ex funzionari del Ministero della Difesa nel corso del 2025, incluso Barnaby Kistruck, ex direttore della politica industriale del MoD, assunto nove giorni dopo aver lasciato il governo. Il premier Keir Starmer ha visitato la sede di Palantir a Washington nel febbraio 2025, accompagnato dall’allora ambasciatore Peter Mandelson, il cui studio di consulenza privato rappresentava anche Palantir, un’ulteriore sovrapposizione di interessi che ha generato polemiche parlamentari.

Francia. Palantir lavora con la Direzione Generale della Sicurezza Interna (DGSI) francese dal 2016. Nonostante anni di tentativi di trovare un’alternativa, anche in vista delle preoccupazioni sulla sovranità dei dati, la Francia ha rinnovato il contratto. Secondo TheStreet, durante le Olimpiadi di Parigi del 2024 il supporto di Palantir è stato considerato «mission-critical» per le operazioni anti-terrorismo. Il rinnovo del contratto è stato interpretato come un’ammissione implicita della «stickiness» della piattaforma, ovvero dell’impossibilità pratica di sostituirla una volta integrata nei sistemi.

Germania. La questione Palantir è diventata un dibattito parlamentare aperto nella tarda estate del 2024, quando i politici tedeschi si sono interrogati sull’uso di Gotham da parte della polizia. In parallelo, Sinan Selen, capo del servizio di intelligence interno tedesco, ha pubblicamente avvertito i servizi di sicurezza europei di «esercitare cautela nell’adozione di software americano», senza citare Palantir per nome, ma con un riferimento implicito impossibile da fraintendere.

Svizzera. Un’inchiesta condotta da WAV e Republik basata su richieste di accesso agli atti ha rivelato che Palantir ha tentato per sette anni di ottenere contratti con agenzie federali svizzere, venendo rifiutata almeno nove volte. L’esercito svizzero, in particolare, ha condotto una valutazione interna approfondita nel 2024 e ha concluso che, essendo Palantir un’azienda americana, esisteva la concreta possibilità che i dati sensibili condivisi con essa potessero essere accessibili al governo americano o ai suoi servizi di intelligence. Una conclusione che Palantir ha categoricamente respinto, ma che ha fatto da eco in tutta Europa.

NATO. Nel 2024, la NATO ha selezionato Palantir per il suo Allied Command Operations, il «centro di guerra» dell’alleanza, per facilitare la pianificazione militare e il processo decisionale. Una scelta che ha suscitato l’opposizione della Francia, da sempre contraria alla dipendenza europea da tecnologie americane in settori strategici.

Cosa possiamo desumere da questo quadro? Semplice, lo scenario europeo presenta una contraddizione strutturale. I governi europei stanno affidando le loro infrastrutture di dati più sensibili, dalla difesa alla sanità, dall’anti-terrorismo alla polizia, a un’azienda americana fondata con denaro della CIA mentre proclamano più indipendenza.

E mentre la nostra innovazione scarseggia, l’architettura proprietaria della piattaforma (nessuna trasparenza sull’algoritmo, nessun accesso al codice sorgente) rende di fatto impossibile un controllo esterno su come i dati vengono processati e chi vi ha accesso. È quello che il Liberal Democrat Martin Wrigley ha chiamato «un massiccio lock-in tecnico»: una volta integrata nei sistemi statali, Palantir diventa impossibile da rimuovere senza costi proibitivi. Le pietre veggenti di Tolkien, nel romanzo, avevano un’altra caratteristica che Thiel forse non aveva considerato quando scelse il nome: una volta che qualcuno le guardava, era molto difficile smettere.

Palantir in Italia: dalla Pista di Maranello all’Ospedale del Papa

Palantir è presente in Italia? Il caso italiano è probabilmente, nel panorama europeo, quello che meglio illustra la doppia natura di Palantir: da un lato un’azienda commerciale che stringe partnership con eccellenze industriali e sanitarie di primo piano, dall’altro un soggetto la cui presenza nei sistemi critici del paese pone interrogativi identici a quelli sollevati in Gran Bretagna e Germania. Il vero grande assente rimane uno, il serio dibattito pubblico sul suo utilizzo.

La testa di ponte più visibile e datata è quella con la Scuderia Ferrari. Dal 2016, il team di Formula 1 di Maranello utilizza Palantir Foundry come piattaforma centrale per l’analisi dei dati di gara, come confermato dai comunicati ufficiali dell’azienda depositati tramite Business Wire e PR Newswire. La partnership è stata formalizzata pubblicamente durante il Gran Premio di Monza del 2017, quando il logo Palantir è comparso per la prima volta sulle monoposto. Nel febbraio 2022 l’accordo è stato esteso e ampliato: gli ingegneri della Power Unit, sia in pista che nella fabbrica di Maranello, hanno iniziato a usare Foundry per analizzare l’intero ciclo di vita del motore, integrare dati da banco prova, gare e parti meccaniche, e condividere le analisi in tempo reale. Un’autovettura di Formula 1 può generare fino a 1,5 trilioni di dati nel corso di una stagione: tutta questa mole transita attraverso l’infrastruttura di Palantir. Il logo dell’azienda era sulle tute di Charles Leclerc e Carlos Sainz. Per Palantir, Ferrari è molto più di un cliente: è un’operazione di branding globale, un modo per presentarsi al mondo industriale con il volto della perfezione meccanica italiana invece di quello della sorveglianza militare americana.

Il secondo pilastro è bancario. Nel 2018, UniCredit, il principale gruppo bancario italiano per attivi, con sede a Milano e operazioni in tutta Europa centrale e orientale, ha scelto Palantir Foundry come sistema operativo centrale per la propria trasformazione digitale. L’accordo, rivelato attraverso un comunicato ufficiale depositato dalla stessa Palantir alla fine del 2023, è stato rinnovato per ulteriori cinque anni. Secondo quanto dichiarato dall’azienda, nel solo corso del 2023 i modelli analitici e di propensione sviluppati su Foundry hanno contribuito a generare un incremento quadruplo nella conversione commerciale di prodotti finanziari attraverso campagne di targeting avanzato. La piattaforma è stata estesa a tutte le entità legali di UniCredit in Europa centrale e orientale, coprendo di fatto l’intera architettura informativa del gruppo in circa sedici paesi. Si tratta, sebbene i termini economici del contratto non siano stati resi pubblici, di uno dei più significativi rapporti commerciali di Palantir nell’intero continente europeo: un istituto che gestisce miliardi di transazioni finanziarie quotidiane ha affidato la propria intelligenza artificiale a un’azienda nata con fondi della CIA.

Il terzo fronte è sanitario e scientificamente il più delicato. Nel settembre 2023, la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS, principale ospedale universitario cattolico d’Italia, quello che cura i papi, convenzionato con la Università Cattolica del Sacro Cuore, ha annunciato una partnership con Palantir per lo sviluppo della medicina digitale. Come documentato dal comunicato ufficiale diffuso tramite Business Wire e ripreso da ANSA, Il Sole 24 Ore Sanità e Corriere Comunicazioni, il laboratorio di ricerca Gemelli Generator Real World Data utilizzerà Palantir Foundry per gestire ed elaborare su larga scala i dati clinici, generare Real World Evidence per la ricerca traslazionale, e sviluppare modelli predittivi in oncologia, radioterapia ed ematologia. Il direttore scientifico del centro, professor Vincenzo Valentini, ha assicurato che i dati dei pazienti non verranno trasferiti negli Stati Uniti e che il software di Palantir è installato sul data center AWS di Milano. La questione, come ha rilevato Startmag in un’analisi critica dell’ottobre 2023, è che questa distinzione, già contestata nel dibattito inglese sulla NHS, non risolve il problema strutturale: chi garantisce che il software installato in Italia non invii metadati o dati di utilizzo al di fuori del territorio nazionale? Palantir non ha risposto pubblicamente alla domanda.

Il quarto fronte è quello manifatturiero di alta gamma. Nel giugno 2025, Palantir ha annunciato tramite Business Wire una partnership pluriennale con Fedrigoni, il gruppo veronese leader mondiale nella produzione di carte speciali, etichette autoadesive e supporti RFID con stabilimenti in Italia, Spagna, Germania, Brasile e altrove. La collaborazione, inizialmente incentrata sull’ottimizzazione delle scorte e la previsione della domanda, si è estesa alla trasformazione digitale complessiva delle operations globali dell’azienda. A fare da intermediario è Avatar Investments, definita nei documenti ufficiali «partner preferenziale di Palantir in Italia», una figura finora poco indagata dalla stampa italiana, che gestisce l’accesso all’ecosistema commerciale di Palantir per il mercato domestico.

Sul versante pubblicistico, l’Italia ha un centro studi privato che funge da interlocutore per le istituzioni: Palantir ha stretto rapporti con ambienti accademici e organizzato eventi pubblici presentando i propri strumenti come soluzioni per la pubblica amministrazione digitale. Come ha rilevato Sbilanciamoci nell’ottobre 2025, la postura di Palantir in Italia replica lo schema europeo: avanzare prima attraverso le partnerships con imprese prestigiose e istituzioni sanitarie, costruire un ecosistema di dipendenza tecnica, e solo successivamente puntare a contratti governativi strutturali.

Ciò che manca nel quadro italiano è, per l’appunto, la dimensione governativa esplicita. A differenza del Regno Unito, che ha contratti per centinaia di milioni con Ministero della Difesa e NHS, o della Francia, dove il contratto con la DGSI è documentato e discusso pubblicamente, in Italia non risultano contratti pubblici noti tra Palantir e le forze armate, le forze dell’ordine o i servizi di intelligence. Il fatto che questa assenza possa essere dovuta alla riservatezza dei contratti piuttosto che alla loro inesistenza non è verificabile con le informazioni pubblicamente disponibili. Il governo Meloni non ha commentato pubblicamente la questione. Il dibattito parlamentare italiano sull’argomento è, a differenza di quello britannico, dove le Early Day Motions parlamentari documentano formalmente l’opposizione di decine di deputati, quasi inesistente.

La domanda che si pone in Italia è dunque la stessa che si pone in tutta Europa, con il ritardo tipico di un paese che ha storicamente discusso poco di sovranità digitale: il silenzio è assenza di relazione o è discrezione su relazioni esistenti? Nel dubbio, Palantir continua ad espandere la propria presenza e influenza nell’economia e nelle istituzioni italiane, un contratto alla volta, seguendo lo stesso schema che ha adottato ovunque, rendendosi necessario ed insostituibile poi.

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Autore

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  • Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino dove approfondisce gli aspetti legati all'IA e alla Cybersecurity. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo e nel 2022 inizia a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it. Qui incontra il Giornalista Gianluca Zanella, inizialmente suo docente e inizia una collaborazione. Diventa parte integrante di Darkside occupandosi di inchieste e tecnologia. Fonda Darkcyber, una rubrica di approfondimento che si muove nelle zone d'ombra dell'innovazione tecnologica, quei territori dove il progresso incontra il rischio, la curiosità sfida la trasparenza e la complessità del digitale si intreccia con la vita reale.

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2 Commenti

  1. Daniele

    Un lavoro encomiabile.
    Mai come ora c’è bisogno di conoscere chi ci “comanda”; e non è nel nostro continente.

    Rispondi
    • Manuele Avilloni

      Grazie del commento. La invito ad approfondire il concetto di “Algocrazia” e quindi la domanda, vogliamo davvero che siano gli algoritmi a stabilire il nostro indirizzo politico e sociale? Saluti

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2 Commenti

  1. Daniele

    Un lavoro encomiabile.
    Mai come ora c’è bisogno di conoscere chi ci “comanda”; e non è nel nostro continente.

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    • Manuele Avilloni

      Grazie del commento. La invito ad approfondire il concetto di “Algocrazia” e quindi la domanda, vogliamo davvero che siano gli algoritmi a stabilire il nostro indirizzo politico e sociale? Saluti

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