Paolo Adinolfi: il magistrato inghiottito nel nulla

Scritto da: Gianluca Zanella

2 luglio 1994. Sono passati trent’anni. E nulla, rispetto a quella mattina avvinghiata nel caldo appiccicoso della Capitale, sembra essere cambiato. Paolo Adinolfi, 52 anni, marito e padre di due figli, scompare nel nulla. Ma a suscitare attenzione su quello che potrebbe essere uno dei tanti casi di sparizione che ogni giorno si registrano in tutta Italia, il fatto che Paolo Adinolfi non sia un comune cittadino. Benché oggi quasi nessuno lo ricordi – tantomeno la sua categoria di appartenenza, che l’ha rimosso come un brutto ricordo – Adinolfi è un magistrato.

Paolo Adinolfi.

Un magistrato inghiottito dalla nebbia

Quando scompare, è da poco approdato alla IV Sezione Civile della Corte d’Appello di Roma, ma fino a poco più di un mese prima – e per oltre dieci anni – è stato impiegato alla Sezione Fallimentare della Procura di Roma. Meglio conosciuta in quegli anni come “il porto delle nebbie”. E in quel porto, dove tanti misteri d’Italia sono approdati per poi affondare il quel mare di nebbia, Adinolfi si è scontrato con i veleni del proprio lavoro, ha opposto il suo puntiglio per far rispettare la legge, ma è stato espulso come un corpo estraneo. Un tipo strano, scostante, diranno alcuni colleghi. Ma a ben guardare, Paolo Adinolfi era solamente un magistrato con la schiena dritta.

La sua sparizione è ancora oggi avvolta dal mistero. Un mistero su cui hanno cercato di fare luce due inchieste della Procura di Perugia. La prima, condotta nell’immediatezza dei fatti dal procuratore Fausto Cardella, è giunta ad archiviazione nel 1996, dopo meno di due anni. Ci si concentrò principalmente sull’ipotesi che il magistrato si fosse allontanato spontaneamente da casa. Era un tipo molto religioso, un solitario. Lo si cercò nei conventi.

I fili dell’alta tensione: tra banda della Magliana e crack finanziari

La seconda inchiesta, condotta stavolta dal magistrato Alessandro Cannevale, pur conclusasi anch’essa con un’archiviazione nel 2003, scava più a fondo e segna un punto fermo fondamentale: Paolo Adinolfi non si è allontanato di casa volontariamente. Paolo Adinolfi è stato ucciso e il suo corpo occultato. E questo a causa del suo lavoro svolto alla Sezione Fallimentare. Il magistrato perugino ne è convinto: Adinolfi ha toccato i fili dell’alta tensione ed è rimasto polverizzato.

Quei fili dell’alta tensione hanno un nome: Casina Valadier, Fiscom SpA, Sofint, Italfin 80, Cofim srl, Ambra Assicurazioni, La Cima, Etruria 2000. Nomi che dicono poco o nulla se non vengono associati ad altri nomi come Enrico Nicoletti, Flavio Carboni, Michele Di Ciommo, Salvatore Tuttolomondo, Giuseppe Ciarrapico. Il primo è passato alla storia come il “cassiere” della Banda della Magliana, il secondo è stato uno dei più noti faccendieri italiani, coinvolto in alcune delle storie più intricate della Prima Repubblica; il terzo è un notaio il cui nome è noto negli uffici di diverse procure; il quarto è un imprenditore che sul suo curriculum vanta dei crack stellari; il quinto è stato un politico e un imprenditore, anche lui passato alla storia per alcuni gloriosi crack finanziari, come quello da 70 miliardi della Casina Valadier.

Enrico Nicoletti, il cassiere della Banda della Magliana.

Le ricerche in casa Nicoletti

Dire che qualcuno di loro c’entri direttamente con la scomparsa di Adinolfi sarebbe un falso oltre che una calunnia. Le indagini non hanno mai portato a nulla. Nel caso di Nicoletti, il corpo del magistrato venne cercato nelle catacombe sotto Villa Osio (oggi Casa del Jazz), di cui l’uomo vicino alla Banda della Magliana era proprietario. Chi era presente alle ispezioni, effettuate con dei georadar che negli anni Novanta erano considerati strumenti d’eccellenza, racconta di un Nicoletti indispettito e, allo stesso tempo, strafottente “non troverete niente”, avrebbe detto. Eppure un magistrato come Otello Lupacchini, presente all’ispezione insieme al titolare dell’inchiesta Alessandro Cannevale, ci ha raccontato di come tutt’oggi sia convinto che Paolo Adinolfi – o meglio, le sue spoglie – siano lì sotto. “Quando facemmo l’ispezione – ci ha detto – una delle gallerie era crollata e non si poteva andare avanti”. Un crollo considerato dagli esperti come un cedimento naturale. Ma lì sotto – e oltre – nessuno è più andato.

L’ombra del Sisde e Stefano Delle Chiaie

Ci sono poi altri fili dell’alta tensione. Stavolta ancora più in alto. E che Adinolfi sia arrivato a toccarli non ci sono evidenze, ma solo sospetti. Ne hanno parlato Raffaele Guadagno e Alvaro Fiorucci nell’unico libro dedicato al caso: La scomparsa di Adinolfi, edito da Castelvecchi. Siamo nel 1993, Paolo Adinolfi è ancora in forze alla fallimentare. E in Italia scoppia il cosiddetto “Sisdegate“, lo scandalo dei fondi neri del servizio segreto civile. Quei fili che il magistrato potrebbe aver anche solo sfiorato, portano dritti nelle tasche di 007 infedeli e pronti a tutto per insabbiare il loro operato. A indicare questa pista – già nel 1996, due anni dopo la sparizione di Adinolfi – è una semi-sconosciuta agenzia di stampa. Si chiama Publicondor. E non avrebbe nulla di speciale se il suo editore non fosse Stefano Delle Chiaie. Un lungo articolo, dal titolo eloquente “Caso Adinolfi: il giudice fu SISDEmato?“, si chiude con l’affermazione che Paolo Adinolfi è stato ammazzato “Per quanto da lui scoperto sugli investimenti miliardari di funzionari dei servizi segreti”, nel contesto “di una girandola di compravendite fittizie di immobili” attraverso società fantasma “tutte da ricondurre allo stesso ambito”.

Stefano Delle Chiaie, fondatore e leader di Avanguardia Nazionale.

E quali sono queste società fantasma? Una lista la compone la Direzione Investigativa Antimafia: Fiscom, Capture, Immobiliare, Kepos, Olimpia, Onda Blu, Palestrina Terza, Poim, Servoimmobiliare, Vega, Andromeda. Il capocentro della DIA Antonino Tomaselli, come riportato nel libro di Guadagno e Fiorucci, in una nota dell’8 ottobre 1996 spiega che “quasi tutte queste società sono state sequestrate nell’ambito delle indagini sulle distorsioni illecite dei bilanci del Servizio Informazioni e Sicurezza Democratica”.

Mario Ferraro e Michele Finocchi: il racconto di Francesco Elmo

Ad avvalorare la pista che porta ai servizi segreti in uno dei periodi più bui della storia recente (le stragi di Firenze e Milano, la Falange Armata, la Banda della Uno Bianca, giusto per citare qualcosa), le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Elmo, il faccendiere che, una volta arrestato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Torre Annunziata su un traffico di valuta, armi e materiale radioattivo, diventa un fiume in piena e racconta di come ad avergli detto che Paolo Adinolfi sia stato ucciso per quello che aveva scoperto riguardo gli affari loschi del Sisde fossero stati altri due agenti segreti di cui lui era diventato informatore: uno, tale Di Maggio, non sarà mai identificato. L’altro, Bobby, è invece Mario Ferraro, il colonnello del Sismi che nel 1995 verrà trovato impiccato al termosifone del bagno di casa, comodamente seduto a terra. Ma Elmo dice anche di averlo incontrato, Adinolfi. Un incontro avvenuto poco tempo prima della sparizione presso l’Hotel Sheraton sul viadotto della Magliana, a Roma. Il magistrato, in quell’occasione, era in compagnia di un altro 007, che di lì a poco sarà investito dallo scandalo dei fondi neri tanto da dover fuggire dall’Italia: Michele Finocchi.

Quegli 007 in casa Adinolfi

Oltre le dichiarazioni di Elmo, mai riscontrate e a tratti incongruenti, ci sono dei fatti oggettivi che raccontano di come attorno al magistrato scomparso, già da tempo aleggiassero – più o meno in maniera evidente – personaggi legati ai servizi segreti. Ben tre spioni, per esempio, furono affittuari della seconda casa della famiglia Adinolfi, sita a Manziana, località a una cinquantina di chilometri da Roma. In quella casa transitarono prima Vincenzo Fenili, alias Agente Kasper, in compagnia di una donna americana che lui stesso ci ha confermato essere in forze al Sismi. A seguire, la casa venne abitata da Marzia Petaccia, impiegata al Sisde e amica di Fenili, che con quest’ultimo finì arrestata nel 1993 per aver partecipato al tentato “Golpe di Saxa Rubra”, di cui abbiamo recentemente parlato in una puntata in cui ospite era Guido Bonini, figlio di Paolo Bellini, che in quel “tentato” golpe potrebbe aver avuto un qualche ruolo.

Insomma, di piste mai interamente percorse ce ne sono parecchie. E di quanto accadeva intorno a Paolo Adinolfi, soprattutto negli ultimi tempi passati alla fallimentare, ci sarebbe ancora molto da dire. Ci sarebbe da raccontare il suo rapporto con alcuni colleghi, in particolare con Ivo Greco, il suo capo, presidente fino al 1997 della Sezione Fallimentare. Ci sarebbe da raccontare quello che accadde con riferimento alla Fiscom, quando il fallimento venne revocato per un cavillo mentre Adinolfi era in ferie. Ci sarebbe da scoprire cosa avrebbe voluto dire Adinolfi al collega milanese Carlo Nocerino, quando – tre giorni prima di sparire – lo chiamò senza mai averlo conosciuto prima per proporgli il suo aiuto nell’ambito delle indagini sulla bancarotta di Ambra SpA.

Il nostro appello

Infine, ci sarebbe da capire per quale motivo Paolo Adinolfi, ancora oggi, sia per la sua categoria un fantasma. Nessuno che lo ricordi, nessuno che al CSM – nonostante le promesse fatte alla moglie – abbia mai speso una parola in suo ricordo. Quest’anno saranno 30 anni dalla sua scomparsa. Non ci illudiamo che qualcosa cambi. E allora cercheremo di fare qualcosa noi di DarkSide – Storia Segreta d’Italia: il nostro è un appello. Collaborate con noi affinché la verità venga a galla. Aiutateci a ricostruire il puzzle di una scomparsa che in realtà è una lupara bianca al centro di Roma. Potete contattarci scrivendo a info@darksideitalia.it. Perché facciamo questo? Perché Paolo Adinolfi non merita di essere dimenticato.

Guarda i nostri approfondimenti
↪ La scomparsa di Adinolfi: https://youtube.com/live/6ZSw4F8tePI
↪ Il figlio del male. Parla Guido Bellini: https://youtube.com/live/NwgFfU6XlIM
↪ Una chiacchierata con… Lorenzo Adinolfi: https://youtu.be/IUXa6tUlm7c

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  • Gianluca Zanella

    Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, dal 2024 è redattore di InsideOver. È fondatore del format d'inchiesta DarkSide - Storia Segreta d'Italia.

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