Paolo Adinolfi scompare il 2 luglio 1994; tra il 1996 e il 1997 diverse segnalazioni portano il magistrato perugini Alessandro Cannevale a scavare sotto Villa Nicoletti, oggi Casa del Jazz, alla ricerca del corpo. In quel caso, si giunse a un nulla di fatto…

Paolo Adinolfi.
Roma, 25 luglio 1996. Al tavolo grande del ristorante “ Il Casalone“ che sta sulla Flaminia, una decina di persone conversa animatamente tra un piatto e l’altro. Alcuni dicono di sapere, o, quantomeno, di aver saputo da altri che il corpo del giudice Paolo Adinolfi, scomparso il 2 luglio 1994, potrebbe essere nei sotterranei, tunnel e catacombe, di Villa Osio, da poco sequestrata ad Enrico Nicoletti valore 37 miliardi. Ipotesi che non era sconosciuta a Fausto Giannetti, funzionario della Banca d’Italia e consulente della sezione fallimentare che in quel periodo si stava occupando dell’esposizione di alcune società riconducibili al cosiddetto cassiere della banda della Magliana e delle altre mafie italiane che facevano affari nella capitale, nei confronti della filiale romana della Cassa di Risparmio di Rieti.
Gli scavi del 1997
Ne avrebbe sentito parlare durante un incontro di lavoro in Tribunale. E proprio per lavoro Fausto Giannetti incontrava spesso il pubblico ministero Guglielmo Muntoni, l’ex magistrato che con elementi in suo possesso ha spinto in questi giorni il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, durante una riunione in Prefettura, a riprendere gli scavi nelle pertinenze di quella che oggi è la Casa del Jazz. Scavi che hanno un precedente: il 16 aprile 1997 il sostituto procuratore della repubblica di Perugia Alessandro Cannevale, titolare dell’inchiesta sulla scomparsa di Paolo Adinolfi, riaprendo il fascicolo archiviato un anno prima (allontanamento volontario come possibile conclusione giudiziaria), aveva disposto un’esplorazione accurata di quei siti segnalati in un esposto da Nicoletta Grimaldi, moglie del magistrato scomparso che aveva saputo delle voci di cui si è detto.
Alla stessa villa Osio conduceva per altre vie un dossier consegnato da Francesco Elmo, un collaboratore di giustizia che con la banda della Magliana tirava in ballo Sismi e Sisde. L’incarico di esplorare i sotterranei fu assegnato al soprintendente archeologico dell’Abruzzo Luigi Capasso, che si avvalse degli speleologi e geologi Fabio Bacchia, Antonio Klingendrath, Luciano Russo con l’assistenza di un altro esperto, Salvatore Caramiello. Il compito era quello di “verificare la praticabilità di accertamenti tecnici rivolti alla individuazione di cadaveri ivi sepolti”. Le operazioni durano settimane secondo una procedura che è così riassunta nel rapporto finale:
“Le operazioni peritali si sono svolte attraverso due ordini di accertamenti: 1) Indagini aerofotografiche tese a mettere in evidenza l’entità e l’estensione dei locali sotterranei circostanti Villa Nicoletti, anche attraverso l’esame di riprese aerofotografiche eseguite nello spettro dell’infrarosso allo scopo specifico di evidenziare eventuali attività di decomposizione organica. 2) Ispezione diretta dei vani sotterranei nell’area di Villa Nicoletti mediante speleologi e geologi professionisti coordinati dal consulente tecnico.Sono stati eseguiti specifici sopralluoghi che hanno condotto all’esatta ispezione di tutto il complesso di locali e cunicoli sotterranei sottostanti il parco di Villa Nicoletti. L’esito di questa complicata e difficile esplorazione è stato completamente negativo in merito al quesito oggetto di perizia. Tuttavia, le esplorazioni hanno condotto ugualmente alla perfetta conoscenza dei locali sotterranei in questione, secondo quanto conferito al sottoscritto C.T. attraverso dettagliata relazione speleologica. I locali sotterranei nell’area di Villa Nicoletti (Roma) sono costituiti da una complicata rete di cunicoli e di vani scavati in epoca romana e ciclicamente riutilizzati in molte epoche successive. In nessun punto di detti locali sono presenti tracce recenti di attività umane messe in atto nell’ultimo decennio (eccezione fatta per l’ostruzione della gradinata che immetteva nella cucina della dipendenza della villa). È esclusa la presenza di cadaveri umani in detti locali.
Però un dato, che non viene espressamente menzionato, fa venire in mente cattivi pensieri. Perché nelle note a margine della relazione tecnica viene detto: “Si stima, per la presenza diffusa sulla loro superfice di alterazioni, radici, muffe, che la loro costruzione si possa far risalire ad epoca antecedente almeno un decennio. Apparentemente solo la frana che ostruisce la galleria più lunga potrebbe essere recente. Solo un sondaggio effettuato con mezzi adeguati potrebbe dare una indicazione attendibile e precisa sulla sua età. La frana risulta composta da materiale sciolto, eterogeneo nel quale la frazione fine, terrosa, è nettamente preponderante. Si è potuto inoltre determinare la lunghezza dell’occlusione in circa quattro metri ed accertare il proseguimento della galleria oltre la stessa. Si sono riconosciuti, nell’area circostante, anche altri cunicoli sotterranei. Individuato un loro accesso è anche stato possibile effettuare la loro esplorazione ed il loro rilevamento, con le già sperimentate tecniche speleologiche. Nel corso dell’esplorazione è rinvenuta una galleria ostruita da una frana analoga, per composizione, a quella ostruente la galleria di nostro interesse”.
Un’amara conclusione
Al dunque niente. Le indagini a questo punto vanno di nuovo verso l’archiviazione, ma con motivazioni ben diverse dalla precedente. La scomparsa è considerata conseguenza di un’azione delittuosa che “non è, peraltro, sostenuta solo dall’argomento ad excludendum a cui le indagini hanno condotto”. Ma ci sono come possibile movente l’estrema delicatezza e dalla forte rilevanza economica degli affari trattati dalla Sezione Fallimentare. Non si può dimenticare, in primo luogo, l’estrema delicatezza di alcuni affari trattati e “l’asprezza delle reazioni suscitate dalla ferma e lineare condotta del dottor Adinolfi, i contrasti insorti con taluni dei colleghi; la capacità criminale di taluni dei soggetti interessati alle Società che subivano le procedure fallimentari”. Però la conclusione è amara perché non è stato possibile trovare elementi di prova per andare avanti e sostenere l’azione penale fino al processo. E per Alessandro Cannevale, quando chiude il fascicolo, non c’è la possibilità di ottenere altro dalle indagini. Quindi afferma che solo il manifestarsi di fatti nuovi, al momento imprevedibili, “potrebbero rendere significativi e rilevanti i risultati fin qui acquisiti”. Questi fatti nuovi attesi da tanti anni arriveranno con i nuovi scavi a Villa Nicoletti?





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