Trent’anni di silenzio. Tanti sono passati dal 2 luglio del 1994, quando il giudice Paolo Adinolfi – in una Roma attanagliata dal caldo – scompare nel nulla. Trent’anni di attesa per una famiglia rimasta nel limbo, trent’anni di vuoto cosmico da parte delle istituzioni e della magistratura tutta. Una vergogna italiana rimossa dalla coscienza pubblica come un brutto ricordo, come qualcosa che genera imbarazzo.

Un’immagine d’archivio del giudice civile del tribunale di Roma, Paolo Adinolfi, scomparso il 2 luglio 1994.
Vittima di Serie B
Se oggi magistrati come Rocco Chinnici, Vittorio Occorsio, Mario Amato, Salvatore Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino e tanti altri vengono giustamente ricordati come vittime del proprio lavoro, questo “onore” (le virgolette sono d’obbligo) a Paolo Adinolfi non è concesso. La sua scomparsa è stata da innesco per due inchieste della Procura di Perugia, entrambe conclusesi con l’archiviazione. Ma se nella prima inchiesta si era ipotizzato per l’allontanamento volontario (e lo si era cercato nei conventi), la seconda inchiesta, condotta dal magistrato Alessandro Cannevale, aveva segnato un punto importante, arrivando sì ad archiviazione ma mettendo nero su bianco che Paolo Adinolfi era stato ucciso e il suo corpo occultato.
Ucciso per il lavoro decennale svolto alla Sezione Fallimentare del Tribunale di Roma, il porto delle nebbie, il mercato dei fascicoli, lì dove Adinolfi aveva trattato pratiche difficili e scottanti, che l’avevano portato a incrociare le strade di personaggi come Giuseppe Ciarrapico, Enrico Nicoletti, Michele Di Ciommo, Salvatore Tuttolomondo e tanti altri che in quegli anni bazzicavano la Suburra, quel “mondo di mezzo” dipinto da Massimo Carminati un ventennio dopo, l’intercapedine sociale in cui i diversi livelli si toccano e si mescolano tra loro. Lì Paolo Adinolfi ha visto, sentito o letto qualcosa. E sulla sua schiena è comparso un mirino invisibile.
L’interrogazione parlamentare

La conferenza stampa presso la Camera dei Deputati insieme ai figli del giudice Adinolfi, Lorenzo e Giovanna, all’ex magistrato Guido Salvini [in video conferenza da Milano], agli onorevoli Stefania Ascari e Federico Cafiero De Raho (ex magistrato) e agli autori del libro “La scomparsa di Adinolfi” Alvaro Fiorucci e Raffaele Guadagno.
Per sapere, premesso che: in data 2 luglio 1994, il giudice Paolo Adinolfi, allora in servizio presso la IV Sezione Civile della Corte d’appello di Roma, scompare in circostanze misteriose; il giudice Adinolfi, precedentemente in servizio presso la sezione fallimentare della Procura di Roma, si era occupato di numerosi casi di fallimenti di rilevanza economica e sociale, coinvolgenti figure della
malavita romana e dell’alta finanza; la prima indagine condotta dal magistrato Fausto Cardella si è conclusa con l’archiviazione, attribuendo la scomparsa ad un allontanamento volontario; una seconda indagine, condotta dal magistrato Alessandro Cannevale, ha invece concluso che il giudice Adinolfi è stato ucciso e il suo corpo occultato a causa del suo lavoro svolto alla sezione fallimentare; le ricerche e le indagini sono state caratterizzate da numerose difficoltà e da presenze sospette, tra cui quella di agenti dei servizi segreti italiani; in particolare, la figura di Vincenzo Fenili, alias Kasper, ex agente segreto e contractor del Ros, è emersa durante l’indagine per il suo legame con la seconda casa della famiglia Adinolfi, affittata a Fenili stesso —: di quali elementi disponga il Governo in ordine alla scomparsa dei giudice Paolo Adinolfi, considerando le nuove informazioni emerse grazie al libro «La scomparsa di Adinolfi» di Alvaro Fiorucci e Raffaele Guadagno, con particolare riguardo al possibile coinvolgimento di agenti dei servizi segreti italiani e ad eventuali coperture che possano aver ostacolato la verità, valutando a tal proposito eventuali iniziative di competenza per contribuire a far luce sulla vicenda -: quali misure il Governo intenda adottare per garantire che i magistrati che si occupano di casi delicati e ad alto rischio ricevano una protezione adeguata; se siano state condotte verifiche, per quanto di competenza, sull’operato delle
basi militari situate nelle vicinanze della casa affittata a Fenili e sulle eventuali connessioni con la scomparsa del giudice
Adinolfi.
Lo stop delle istituzioni
Passano cinque mesi. La risposta dello Stato arriva il 10 dicembre 2024 a firma del ministro Carlo Nordio. Nella risposta si legge che, a seguito dell’interrogazione, l’ufficio competente ha interessato della questione “l’autorità giudiziaria precedente”, ovvero la Procura della Repubblica di Perugia, nella persona del Procuratore capo Raffaele Cantone, il quale il 16 luglio produceva una nota di risposta che riportiamo integralmente:
“Con riferimento all’interrogazione parlamentare in oggetto meglio indicata Le rappresento che dalla lettura degli atti dei procedimenti acquisiti dall’archivio non risultano particolari informazioni ulteriori rispetto a quelle già contenute nell’atto ispettivo In particolare, il proc. n. …omissis… Rg mod. 44, iscritto per il delitto di omicidio aggravato dalla finalità mafiosa per il quale era stato designato il sostituto dott. A. C., si è chiuso con richiesta di archiviazione per essere ignoti gli autori del
reato avanzata il 15 ottobre 2003 ed accolta dal Gip sede in data 2 novembre 2007. In data 14 dicembre 2016 è stato poi iscritto altro procedimento, n. …omissis…mod. 45, a seguito delle dichiarazioni rese da un collaboratore di giustizia, G. L., che
aveva riferito informazioni sulla scomparsa del giudice Adinolfi. Il procedimento, assegnato all’allora Procuratore della Repubblica, dott. L.D.F., è stato definito con trasmissione in archivio sul presupposto che le propalazioni fossero “generiche, non riscontrabili e di dubbia attendibilità [e] riportano fatti e circostanze ampiamente note e di dominio pubblico”. Nessuna informazione si è in grado di fornire sulle ulteriori circostanze riferite nell’interrogazione e che sarebbero state tratte da un libro di cui sarebbe stato coautore un ex funzionario di questo ufficio, R. G., che a quanto è dato sapere, aveva anche collaborato con il p.m. C. Per doverosa completezza si segnala che il citato G. è attualmente in quiescenza ed è stato, negli anni scorsi, oggetto di indagini da parte di questo ufficio per vicende assolutamente indipendenti da quelle in esame, essendo stato ipotizzate nei suoi confronti varie ipotesi di accesso abusivo ai sistemi informatici e rivelazioni di segreto di ufficio. Il procedimento in questione si è concluso con una sentenza di patteggiamento”.
Fermiamoci un attimo e analizziamo la risposta di Cantone: il procuratore capo di Perugia fa riferimento all’indagine del magistrato Alessandro Cannevale e a un’altra – del 2016 – condotta da un magistrato le cui iniziali fanno pensare all’allora capo della Procura, Luigi De Ficchy. Di questa circostanza siamo completamente all’oscuro, tanto noi, quanto la famiglia del magistrato scomparso. La riapertura del caso avvenne evidentemente in sordina e non si sa, al momento, chi fosse il collaboratore di giustizia G.L. Quello che però lascia maggiormente perplessi è la conclusione della nota. Si fa infatti riferimento al libro citato nell’interrogazione parlamentare e a uno dei suoi autori, R.G.
Non è un mistero che si tratti di Raffaele Guadagno. Fa sorridere quel “a quanto è dato sapere, aveva anche collaborato con il p.m. C[annevale]”, quasi che Cantone non ricordi, per esempio, di aver presentato presso l’Archivio di Stato di Perugia, nel 2021, il libro sulla scomparsa di Adinolfi insieme ai due autori (noi, per inciso, c’eravamo). Lascia invece perplessi quella necessità di richiamare – in maniera assolutamente decontestualizzata – la vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto lo stesso Guadagno. Che bisogno c’era? Cosa c’entra la vicenda di Guadagno con la sparizione di un magistrato? Un vero mistero a cui soltanto lo stesso procuratore capo di Perugia potrebbe forse rispondere.

Presentazione del libro “La scomparsa di Adinolfi” di Alvaro Fiorucci e Raffaele Guadagno presso l’archivio di Stato di Perugia. Con la partecipazione del procuratore capo Raffaele Cantone.
Ad ogni modo – dulcis in fundo – anche il ministro Nordio non è da meno nel frustrare ogni qualsivoglia spiraglio di speranza di una famiglia che da trent’anni cerca risposte. Ecco il finale della risposta all’interrogazione parlamentare, che segue alla nota di Cantone:
Questi gli sviluppi della vicenda giudiziaria. Venendo alla tematica della protezione dei magistrati si rimarca che nell’attuale
impianto normativo la protezione dei soggetti a rischio esiste e compete al Ministero dell’Interno. Il Ministero della Giustizia non dispone di specifiche attribuzioni in merito alla pubblica sicurezza e le competenze della autorità giudiziaria sono previste con riguardo al Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza cui può partecipare il Procuratore della Repubblica.
Fine della storia. O forse no.
Il risveglio dei media
Laddove non arrivano le istituzioni, forse riusciranno i media, colpevoli in questa storia – tranne poche eccezioni che si contano sulle dita di una mano – di aver bellamente ignorato questa vicenda. Un risveglio che in realtà auspichiamo e che potrebbe essere incentivato da due iniziative editoriali importanti. La prima è quella di Roberto Saviano, che sul suo canale YouTube, nella giornata del 16 dicembre, ha pubblicato una lunga e toccante intervista a Giovanna Adinolfi, figlia di Paolo. Un’intervista che ha immediatamente macinato parecchie migliaia di visualizzazioni e suscitato lo sdegno di un vasto pubblico che, come si evince dai commenti al video, non aveva mai sentito parlare della storia.
Un altro focus su questa vicenda dovrebbe vedere la luce nelle prime settimane di gennaio 2025. Non ci sbilanciamo ancora a fornire dettagli, ma possiamo dire di aver avuto un piccolo ruolo in questo progetto che, se tutto andrà bene, farà arrivare ad un pubblico ancora più grande – composto soprattutto da giovani e giovanissimi – questa vicenda. La speranza è che, su input di queste iniziative, altri si uniscano al coro di voci, colmando quel vuoto che grida vendetta da trent’anni.
La lista
Infine, abbiamo parlato con l’Onorevole Stefania Ascari, che ci ha assicurati di non aver perso la speranza e anzi, di essere fortemente intenzionata a presentare una seconda interrogazione, stavolta ancora più mirata e specifica rispetto alla prima. Inoltre, sappiamo che l’Onorevole Ascari dispone di una lista di nomi di persone che – a distanza di tanto tempo – potrebbero essere sentite in merito alla vicenda. Persone che in alcuni casi sono già finite tra le pagine delle due inchieste, ma che in altri non sono mai entrate nel circuito delle indagini perugine.
Dopotutto, lo si è appreso anche nel corso della conferenza tenutasi presso la sala stampa della Camera dei Deputati, disponibile a questo link, di piste da percorrere ce ne sarebbero. Serve solamente la volontà di farlo.




Molto interessante
Grazie 😉