Parlare di Paolo Bellini significa parlare dell’ombra nera che avvolge la storia d’Italia degli ultimi 40 anni. Dall’omicidio di Alceste Campanile, alla strage di Bologna, passando per l’inquietante rapporto con il procuratore Ugo Sisti e per la frequentazione, altrettanto enigmatica, di una scuola di alta formazione aeronautica negli Stati Uniti…

Paolo Bellini in aula davanti alla Corte d’Assise d’appello di Bologna, per il processo di secondo grado a suo carico per la strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980. 13 marzo 2024.
Persino il figlio ha preso le distanze. E non solo da un punto di vista di rapporti. Guido, figlio di Paolo Bellini, la primula nera dell’estremismo di destra, killer di n’ndrangheta, condannato all’ergastolo nell’aprile del 2022, pena poi confermata dalla Corte d’Appello a luglio 2024 e dalla Cassazione nel luglio 2025, come uno dei responsabili della strage alla stazione di Bologna, che il 2 agosto 1980 causò 85 morti e 200 feriti, la più grande del Dopoguerra in Italia, ha scelto di prendere il cognome della madre, Bonini, proprio per sganciarsi da suo padre. Lo ha raccontato a DarkSide – Storia Segreta d’Italia in un’intervista esclusiva realizzata a Monte San Savino (Arezzo).
Escalation criminale
Il libro di Guido Bonini è intitolato “Il figlio del male” perché, ripete, “mio padre è il male assoluto”. Non è una definizione di un figlio tradito dal padre, che cova, e a giusta ragione, un rancore. No, perché Paolo Bellini, spande un’ombra nera sulla storia d’Italia degli ultimi 40 anni, una presenza sfuggente eppure viva i cui contorni non si riescono mai a definire. Nato a Reggio Emilia il 22 giugno 1953, secondogenito di un ufficiale della Folgore, milita nel Movimento Sociale Italiano da cui però viene espulso nel 1971 e, a 18 anni, dopo aver svolto la leva obbligatorio da carrista nelle truppe corazzate, si arruola come paracadutista.
Militante di Avanguardia Nazionale, gruppo storico dell’estrema destra italiana capeggiato da Stefano Delle Chiaie, manifesta ben presto un profilo criminale. Il 15 giugno 1975 uccide il militante reggiano di Lotta Continua Alceste Campanile, omicidio per il quale viene riconosciuto colpevole nel 2009 ma da cui viene prosciolto per intervenuta prescrizione. Nel settembre del 1976 apre il fuoco su un commerciante d’auto romano, Paolo Relucenti, all’epoca fidanzato della sorella, ufficialmente “per ragioni d’onore”. Attorno a sé fa terra bruciata e, nella seconda metà degli anni ’70, si dà alla latitanza in Brasile sotto la falsa identità di Roberto Da Silva.

“IL FIGLIO DEL MALE: Vi racconto mio padre, Paolo Bellini” di Guido Bonini.
L’enigma americano
Con questa identità fasulla resta in Brasile almeno sino al 1981, con in tasca un brevetto di pilota di II° grado ottenuto a maggio del 1978. E proprio alla sua (presunta) attività di pilota è legato uno dei misteri più insondabili del ‘pianeta Bellini’. Un elemento portato alla luce da un’inchiesta a mia firma pubblicata sul numero di Aprile 2025 di Millennium, il magazine del Fatto Quotidiano.
Sul passaporto intestato a Roberto Da Silva, accluso agli atti dell’inchiesta sulla strage di Bologna, compare un misterioso timbro. È quello di un visto USA che attesta il passaggio di Bellni, tra il 20 settembre 1978 e il 4 luglio 1979, transitato come student, allievo, dalla Sierra Academy of Aeronautics, una scuola di alta formazione per piloti militari e civili fondata nel 1964 e che sino al 1995, è stata la più importante base aereonautica militare degli Stati Uniti. Un sito dal quale sono partiti i bombardieri per la Seconda Guerra Mondiale e quelli per il Vietnam, un’accademia di alta specializzazione funzionante a tutt’oggi.

Il passaporto intestato a Roberto Da Silva.
La cosa singolare è che Da Silva/Bellini non è un militare e neppure un pilota civile in servizio. È dunque molto strano che, appena quattro mesi dopo aver conseguito il brevetto da pilota di II° grado, venga accolto in una scuola di alta formazione presso una base militare in piena Guerra Fredda e per giunta con un’identità fasulla.
Lo strano rapporto con Ugo Sisti
Evidentemente, però, Bellini è un pilota sui generis. Lo prova quel che accade che accade il 24 Maggio 1978. La primula nera propone e ottiene dal presidente dell’Aeroclub di Foligno, Rossi, la nomina a socio onorario del magistrato Ugo Sisti, procuratore della Repubblica a Bologna, in visita alla struttura. Dai registri di volo acquisiti già nel 1983 agli atti delle indagini sulla strage, risulta che Bellini abbia pilotato l’aereo su cui viaggiava il magistrato sulle tratte Roma-Foligno e Foligno-Roma, di fatto accompagnandolo.
Il nome di Sisti riemergerà proprio in relazione a Bellini durante i processi più recenti per la Strage di Bologna. Accadde infatti che il mattino del 4 agosto 1980, due giorni dopo la strage alla stazione, agenti della UCIGOS di Reggio Emilia effettuarono una perquisizione nella tenuta della Mucciatella, l’albergo di Aldo Bellini, proprio in relazione al fatto che la proprietà era intestata al padre di un noto estremista di destra latitante. Lì – con non poca sorpresa – trovarono lo stesso Aldo, un soggetto che non venne identificato, e il procuratore capo Ugo Sisti, che giustificò la sua presenza lì con il fatto di aver bisogno – dopo lo stress provocato dalla strage – “di prendere un po’ di fresco” e di aver scelto quell’albergo su indicazione di un suo amico, l’avvocato Corradi, di Reggio Emilia.
Sisti, la cui presenza non era stata registrata, era arrivato la sera prima. Il magistrato si era allontanato da Bologna senza l’auto di servizio e senza scorta, ne aveva avvertito il suo temporaneo recapito la questura di Bologna, come invece era solito fare ogni volta che si spostava dal luogo della sua residenza. In sostanza, aveva fatto perdere le proprie tracce, per andare – accompagnato da Corradi – da Aldo Bellini, facendo così nascere il sospetto che lo avesse in qualche modo voluto coprire per la strage.
Giri di denaro
Sisti dichiarò anche di avere in seguito troncato ogni rapporto con il Bellini. Risultò invece che Aldo Bellini aveva continuato a frequentare l’ufficio di Sisti e a telefonargli con la stessa frequenza di prima, anche nei mesi di settembre/ottobre 1980. Nel 2021, nel corso di un’udienza del processo, il maggiore della Guardia di finanza Cataldo Sgarangella, parlando di alcuni documenti da lui esaminati nel 2020, durante le indagini, segnalò la vendita di un appartamento ad Ancona di proprietà della sorella di Ugo Sisti, Fernanda, al padre di Bellini, per 40 milioni di lire, versati con assegni datati tra settembre e dicembre 1980. “Un primo assegno da dieci milioni dovrebbe essere stato consegnato al momento del preliminare con carta privata, ma non registrata, a luglio 1980 – disse il finanziere –. Però, essendo scoperto, stando a quanto riferì la Sisti, non ne rimane traccia”. Su quell’acquisto, nel 1982, ci fu pure una causa civile, avviata e vinta da Aldo contro Fernanda.
Resta una domanda: come e quando si conobbero Bellini/Da Silva e Sisti? Interrogata nell’83, Fernanda Sisti sostenne di conoscere già Aldo Bellini in quanto “amico di mio fratello”, mentre quest’ultimo disse invece di averli presentati lui proprio in vista dell’affare immobiliare e Bellini stesso disse di avere scoperto che la donna fosse la sorella del Procuratore solo a trattativa quasi avviata.
Una ‘rete’ di rapporti e di relazioni pericolose che rende ancora più sfuggente l’ombra nera di Paolo Bellini.





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