Pasolini, 50 anni senza verità: incontrò i suoi assassini prima del massacro?

Scritto da: Marcello Altamura
3 Novembre 2025

Cinquant’anni dopo l’assassinio all’Idroscalo di Ostia, il caso Pasolini resta una ferita aperta della Repubblica. Le testimonianze rivelano incontri e conversazioni mai chiariti avvenuti poche ore prima della morte del poeta. Chi erano quei ragazzi con cui parlò quella sera? Possibile che tra loro si nascondessero i suoi assassini?

Pier Paolo Pasolini.

Sono passati 50 anni dal massacro dell’Idroscalo di Ostia in cui, nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975, fu barbaramente ucciso Pier Paolo Pasolini, scrittore, poeta, regista ma soprattutto uno dei massimi intellettuali del ‘900. Un omicidio senza verità, con esecutori e mandanti a tutt’oggi oscuri. Uno dei “buchi neri” della storia repubblicana insieme al caso Moro con il quale il nostro Paese fatica a fare i conti.

Tutto, in quella notte maledetta sul litorale romano, non torna. Non tornano gli esecutori del delitto, attribuito ufficialmente per anni al solo Pino Pelosi, un 17enne balordo di periferia, che sostenne la versione della lite tra omosessuali. Non torna il movente di un massacro tra i più efferati del Dopoguerra. Soprattutto non tornano i mandanti di quello che a tutti gli effetti è un omicidio politico.

L’ultima cena di PPP

Il suo ultimo giorno, come del resto la sua vita, Pier Paolo Pasolini lo vive intensamente. Rientrato da un viaggio di lavoro che lo ha portato prima a Stoccolma e poi a Parigi, la sera dell’1 novembre raggiunge il quartiere San Lorenzo. Il poeta ha un appuntamento per cenare insieme a Ninetto Davoli, amico intimo e suo storico attore, e la famiglia da “Pommidoro”, un noto ristorante della zona. Il titolare è Aldo Bravi, uno degli osti più conosciuti di Roma, amico del poeta, al quale lo ha presentato il costumista Aldo Tosi.

Complici le comuni idee politiche, tra Aldo e Paolo, anzi “Pà”, come lo chiamano molti suoi amici romani, è nata una solida amicizia, che si è estesa anche alla moglie di Bravi, Anna Desideri, che nel ristorante gestisce la cucina. Quella sera, da Pommidoro non c’è molto movimento. La serata è fredda e piovosa e nel locale ci sono in corso alcuni lavori. In più, quando Pasolini arriva, alle 19.30 circa, la serranda e parzialmente abbassata e Aldo non c’è. I soli avventori del locale sono Aggeo Savioli, critico de L’Unità, e sua moglie Mirella Acconciamessa, anche lei giornalista del quotidiano del PCI.

È Giuseppe Desideri, fratello di Anna e cognato di Bravi, a scorgere la sagoma familiare del poeta, che chiede con timidezza se è possibile cenare. Colpiti dal riserbo e dalla gentilezza di PPP, Giuseppe e Anna lo accolgono nel ristorante. Certo che potrà cenare, anche se dovrà accontentarsi di qualcosa di semplice. E, in effetti, Pasolini mangerà una bistecca e un’insalata. Il poeta prende posto, scambia quattro chiacchiere con Savioli e la moglie, che già conosce, e attende l’arrivo di Davoli.

Due strani colloqui

Sembra la scena di una tranquilla serata tra amici ma non è così. Nonostante la sosta da Pommidoro la sera della sua morte fosse conosciuta sin da subito, incredibilmente Aldo Bravi nel 1975 non è mai stato interrogato. Lo sarà solo nel 2011, alla riapertura dell’inchiesta.

Ascoltato dai Carabinieri il 27 dicembre 2011, il ristoratore rivela un particolare importante.

Dall’interno del locale, attraverso i vetri delle finestre, ho intravisto l’arrivo di PASOLINI a bordo della sua autovettura Alfa Romeo GT di colore grigio, circondato da 4-5 ragazzi di età compresa tra i 16-25 anni che parlavano con lui mentre si accingeva a raggiungere l’ingresso del mio ristorante. Ricordo dopo che PASOLINI mi aveva chiesto di poter cenare, era sopraggiunto DAVOLI con la moglie ed il figlio. Non so dire se PASOLINI e DAVOLI avessero raggiunto il locale a bordo della stessa autovettura o con mezzi diversi. I predetti ragazzi furono visti anche da mio cognato DESIDERI Giuseppe che nella circostanza profferì una battuta del seguente tenore: “VEDI L’AMICO TUO HA CAMBIATO AMICHETTI”.

Un gruppo di ragazzi, evidentemente con le fattezze dei “marchettari” che il poeta frequente nelle sue “notti all’inferno”, tanto da provocare la battuta becera di Desideri. Ai Carabinieri che nel 2011 gli chiedono qualche particolare in più, Bravi risponde:

Non posso fornire le descrizioni somatiche dei predetti giovani perché visti di sfuggita. Ricordo soltanto che potevano avere un’età compresa tra i 16 e 25 anni e tutti di sesso maschile.

Alla giornalista Simona Zecchi, autore dei volumi Massacro di un poeta, L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini e Pasolini: ordine eseguito, Bravi aggiunge un particolare:

Lo circondavano, parlavano fitto: non posso dire se ci fosse Pelosi, ma al tempo, se me l’avessero chiesto, avrei sicuramente potuto descriverli bene.

È comprensibile: Bravi è sentito solo a quasi 30 anni dai fatti e non nel 1975. Eppure non per tutti è così. Mirella Acconciamessa, sentita dai Carabinieri il 12 aprile 2012, aggiunge un altro tassello:

Ricordo perfettamente che quella sera dell’1 novembre 1975  mi ero recata presso il ristorante “Pommidoro” in compagnia di mio marito Aggeo SAVIOLI. Era buio e potevano essere le ore 19,30 – 19.45. Entravo nel ristorante, la cui serranda risultava semi abbassata, e all’interno dello stesso vi era la sola Anna DESIDERI, mentre Aldo BRAVI era assente perché si era recato a caccia. Chiedevo alla donna se potevamo cenare in attesa di recarci al teatro. Anna mi rispose che poteva cucinare qualcosa, quindi mi invitava ad accomodarmi ad un tavolo detto “del padrone” posizionato vicino alla porta d’ingresso (…) Durante tale attesa io ed Anna ci siamo messe a parlare in piedi vicino alla porta d’ingresso del locale munita di vetrata dalla quale si poteva vedere benissimo all’esterno la piazzetta che risultava illuminata. Durante la conversazione notai, attraverso il vetro della porta d’ingresso, PASOLINI fermo in piazza a circa 8-10 metri da noi intento a parlare con un ragazzo alto 1,65-1,70, capelli di colore castano chiaro, corporatura media, dall’aspetto giovanile che posso collocare tra 18-25 anni, vestito con un giaccone di colore chiaro, pantaloni lunghi scuri. Ricordo che piovigginava e la circostanza mi incuriosiva perché conoscendo Pasolini e vedendolo parlare con il giovane intensamente, porgevo attenzione ai connotati somatici del ragazzo che inquadravo benissimo, che risultava essere di carnagione chiara “olivastra”, viso regolare, senza baffi, barba e occhiali, viso pulito. Pasolini rimaneva a parlare con questa persona per circa 10 minuti e dai gesti delle loro mani e dalle espressioni del viso ho percepito che i due si conoscessero. Non ricordo se al termine della conversazione i due si strinsero la mano, ma sono certa che il colloquio era stato molto confidenziale. Subito dopo PASOLINI entrava all’interno del locale chiedendo ad Anna se poteva cenare. Io rispondevo a PASOLINI dopo averlo salutato testualmente: “ALDO NON C’E ANCORA, NON E’ TORNATO, MA ANNA TI FARA’ SICURAMENTE MANGIARE QUALCOSA”, Pasolini ringraziava e subito dopo ci mettevamo a parlare di animali (…) Subito dopo giungeva nel locale Ninetto DAVOLI insieme alla moglie ed il figlio accomodandosi ad un tavolo insieme a PASOLINI. Nel frattempo giungeva nel locale Aldo BRAVI che mi salutava.

Facciamo un po’ d’ordine.

La Acconciamessa vede Pasolini prima di entrare nel ristorante a colloquio con un ragazzo tra i 18 e i 25 anni, alto 1,65-1,70 con i capelli castano chiaro e la carnagione olivastra, vestito con un giaccone di colore chiaro. La giornalista lo vede parlare prima dell’ingresso del poeta mentre Bravi, che arriva nel suo ristorante dopo, vede Pasolini a colloquio in un momento successivo con i 5-6 ragazzi. E infatti, la Acconciamessa nel 2012 precisa che:

Non ho notato la presenza di alcun ragazzo e/o ragazzi. Ho notato solamente il giovane sopra descritto parlare con PASOLINI prima che quest’ultimo entrasse all’interno del ristorante “Pommidoro”.

Uno strano colloquio, diverso da quelli che Pasolini sosteneva abitualmente con giovani che andavano a caccia di una parte nei suoi film o che, conoscendo i suoi gusti sessuali, cercavano di lucrarci qualcosa. Bravi conferma nel 2011:

In altre circostanze era accaduto che uno o al massimo due ragazzi avevano avvicinato Pasolini per chiedergli delle comparse per i suoi film. La sera dell’1 novembre 1975 era stata l’unica volta che avevo visto Pasolini essere avvicinato da quei 4-5 ragazzi.

No, quei colloqui non erano casuali. Eppure solo Bravi e la Acconciamessa li notano. Pasolini e quei giovani parlavano di qualcosa. Ma di che cosa? Nel 2011, Bravi spiega:

Quella sera non ho visto il solito PASOLINI, persona affabile e scherzosa, ma un uomo molto pensieroso e nervoso (…) (Finita la cena) PASOLINI si alzava dal tavolo, così pure Ninetto DAVOLI e la moglie e prima di allontanarsi da locale mi profferiva testualmente: “SE PUOI VAI VIA DA QUESTO PAESE,… QUESTA SERA NON MI FERMO A PARLARE CON TE PERCHÈ HO DA FARE”, senza dire null’altro.

Sappiamo oggi con certezza che Pasolini dopo quell’ultima cena aveva un appuntamento con delle persone che gli avevano promesso di fargli recuperare le pizze del suo film Salò o le 120 giornate di Sodoma, rubate in un deposito della Tecnicholor a Ferragosto del 1975. Un appuntamento forse combinato e propiziato da Pino Pelosi, di cui il regista si fidava.

Forse quei ragazzi erano quelli che Pasolini doveva incontrare intorno a mezzanotte? C’erano anche gli assassini del poeta, alcuni minorenni? Un altro mistero che si aggiunge alle tante “zone d’ombra” del delitto dell’Idroscalo.

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  • Nasce a Napoli. Ha scritto “Dodici Leoni” insieme a Franco Esposito nel 2015 per Absolutely Free poi “La Borsa di Moro” per Iuppiter Edizioni nel 2016. Nel 2017 è stata la volta de “L’anno del Grifo” per Absolutely Free e per la stessa casa editrice, nel 2018, “Le quattro vite di Mike”. Nel 2019 ha pubblicato “Il professore dei misteri” per Ponte alle Grazie e, per la stessa casa editrice, anche “La Casta è rimasta”, nonché, per Slalom Edizioni, “Bomber con i guanti”. Ha scritto, insieme ad altri autori, “Tutti in piedi per la Carpisa” per Graf Editore nel 2006 e “Totò sbanca” per Iuppiter Edizioni nel 2017. Dal 2019 cura, insieme a Gianluca Zanella, il format di approfondimento storico e politico DarkSide - Storia Segreta d’Italia.

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