Petroliera Seajewel: ombre sull’esplosione

Scritto da: Federico Carbone
24 Febbraio 2025

La petroliera SeaJewel è stata coinvolta da due esplosioni nella rada del porto di Savona. I danni sono stati ingenti, ma non ne hanno compromesso la galleggiabilità. Si è trattato di un incidente? Poco probabile. D’altro canto, i precedenti ci sono e fanno pensare a un’attività di intelligence attentamente studiata.

La petroliera Seajewel il cui scafo è stato squarciato da un’esplosione al largo della costa savonese su cui indaga l’Antiterrorismo.

Il 15 febbraio 2025, il porto di Savona è diventato il teatro di un evento che ha scosso la sicurezza marittima europea: la petroliera Seajewel, appartenente alla compagnia greca Thenamaris e battente bandiera maltese, è stata colpita da due esplosioni consecutive durante le operazioni di scarico del greggio.

Le autorità parlano di un attacco chirurgico, senza morti, senza danni ambientali, ma con una dinamica che fa pensare a una strategia ben pianificata. Un messaggio? Un sabotaggio? O un nuovo capitolo della guerra invisibile sulle rotte del petrolio?

Dinamica dell’incidente: due esplosioni e troppe coincidenze

Secondo la ricostruzione preliminare degli esperti, la prima esplosione ha aperto uno squarcio di 70×120 cm sotto la linea di galleggiamento, deformando il metallo in modo compatibile con l’uso di una mina limpet, un ordigno esplosivo magnetico utilizzato nelle operazioni di sabotaggio marittimo. Ma c’è un altro aspetto sospetto: la seconda esplosione, avvenuta 20 minuti dopo, non ha aggravato la situazione.

Normalmente, un’esplosione secondaria di questo tipo potrebbe indicare un guasto meccanico o la presenza di più ordigni attivati in successione. Tuttavia, le strutture vitali della nave sono rimaste intatte. Se fosse stato un incidente, il danno sarebbe stato più caotico e imprevedibile. Ma qui, tutto sembra troppo preciso. Chi ha colpito la Seajewel sapeva esattamente cosa fare.

Le indagini: tra terrorismo e guerra economica

La Procura di Genova, con il supporto della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) e della Capitaneria di Porto, ha immediatamente avviato un’indagine con tre ipotesi principali:

  1. Un’operazione terroristica contro il traffico marittimo europeo;
  2. Un sabotaggio industriale, mirato a colpire la flotta che trasporta petrolio russo;
  3. Un avvertimento tra potenze economiche, dove il greggio diventa la nuova arma di pressione.

Gli inquirenti stanno concentrando gli sforzi su alcuni punti cruciali:

  • L’analisi della scatola nera della Seajewel, che potrebbe contenere dati sugli ultimi spostamenti e attività sospette nelle vicinanze;
  • Le testimonianze dell’equipaggio, per scoprire se qualcuno ha notato movimenti anomali prima dell’esplosione;
  • La ricerca di residui esplosivi, che potrebbe confermare l’uso di un ordigno.

Fonti interne indicano che una nave di sorveglianza statunitense si trovava a poca distanza dalla Seajewel al momento dell’esplosione. Una coincidenza? O forse l’intelligence occidentale monitorava la nave perché già sospettava che potesse essere un bersaglio?

La flotta ombra e il rischio attacchi mirati

La Seajewel trasportava petrolio russo, aggirando le sanzioni imposte dall’Occidente. Un dettaglio che la rende un obiettivo perfetto. Negli ultimi mesi, la cosiddetta “flotta ombra” è diventata sempre più presente nei dossier dell’intelligence internazionale. Si tratta di un sistema parallelo di navi che trasportano petrolio proveniente da paesi sanzionati, operando in zone d’ombra del diritto marittimo. E qui la situazione si complica: la Seajewel non è un caso isolato.

A gennaio 2025, la petroliera gemella Seacharm, sempre gestita da Thenamaris, è stata colpita da un’esplosione simile vicino al porto turco di Ceyhan. Il modus operandi è stato lo stesso: una detonazione sotto la linea di galleggiamento, seguita da un secondo scoppio meno devastante. E ancora prima, nel novembre 2024, un’altra petroliera di una compagnia greca è stata attaccata nel Golfo Persico. Coincidenze? Troppe.

Gli analisti di sicurezza marittima hanno evidenziato un pattern di attacchi che sembra seguire una logica precisa: colpire le navi legate al trasporto di greggio russo. Dietro potrebbe esserci una guerra economica silenziosa, dove le esplosioni diventano avvertimenti e i porti si trasformano in campi di battaglia invisibili.

Un’operazione coordinata?

Se qualcuno sta colpendo sistematicamente le petroliere legate alla Russia, chi è il responsabile?

Tra le ipotesi più discusse ci sono:

  • Gruppi terroristici affiliati a interessi politici contrari al commercio di greggio sanzionato;
  • Un’operazione sotto copertura di servizi segreti occidentali o mediorientali:
  • Attacchi mirati di pirati moderni, finanziati da interessi economici superiori.

L’obiettivo? Destabilizzare il commercio energetico e creare insicurezza nelle rotte marittime.

Implicazioni globali e risposte internazionali

Quello che è accaduto a Savona non è solo un problema italiano.

Se la sicurezza delle petroliere è messa in discussione, l’intero sistema di trasporto del petrolio è a rischio. I prezzi del greggio potrebbero subire impennate improvvise, mentre le compagnie di navigazione dovranno investire in sistemi di difesa avanzati.

Tra le soluzioni proposte ci sono:

  • Scorte armate a bordo delle navi più a rischio;
  • Modifiche ai percorsi di navigazione per evitare rotte vulnerabili;
  • Incremento della sorveglianza nei porti strategici.

Ma basterà? Se gli attacchi continuano, l’intero settore potrebbe subire una crisi senza precedenti.

Minaccia reale o Psy-Op?

Alcuni esperti sostengono che questi attacchi potrebbero essere parte di una strategia di guerra psicologica per mettere pressione sui governi occidentali e limitare ulteriormente il commercio di petrolio russo.

Conclusione: chi ha premuto il detonatore?

La Seajewel galleggia ancora, ma le domande rimangono sospese nell’aria. Le indagini potrebbero impiegare mesi, ma una cosa è certa: qualcuno, da qualche parte, sapeva. E se la Seajewel fosse solo l’inizio?

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Autore

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  • Criminologo esperto in scienze forensi, criminologia investigativa e criminal profiling, pedagogia giuridica, psicopedagogia forense e valutazione della pericolosità sociale, scienze penalistiche, educatore socio-pedagogico e giornalista pubblicista, direttore di comunità.Profondo conoscitore delle trame italiane del periodo che va dalla fine degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta.Consulente della famiglia Mandolini.

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