Sono passati 55 anni dalla strage di Piazza Fontana, la più grave del Dopoguerra in Italia, nella quale il 12 dicembre 1969 morirono 17 persone e altre centinaia vennero ferite. La prima persona arrestata con l’accusa di aver deposto materialmente la bomba nella Banca dell’agricoltura a Milano è Pietro Valpreda, anarchico, professione ballerino. Un personaggio che diventerà un’icona ma che ha ancora molti lati oscuri su cui DarkSide – Storia Segreta d’Italia accende per la prima volta i riflettori.

Il salone della Banca Nazionale dell’Agricoltura in Piazza Fontana dopo l’attentato. Milano, 12 dicembre 1969.
19 dicembre 1969. È trascorsa una settimana esatta da quando, alle 16.20 circa di venerdì 12 dicembre 1969, un ordigno di elevata potenza esplode nel salone centrale della Banca nazionale dell’Agricoltura di Milano, in Piazza Fontana, dove coltivatori diretti e imprenditori agricoli sono convenuti dalla provincia per il mercato settimanale. La strage, la più grave del Dopoguerra in Italia, provoca 17 morti e 90 feriti e scuote il Paese. Perciò il 16 dicembre 1969 la direzione del Partito Comunista Italiano si riunisce in seduta per discutere gli effetti politici della strage ma soprattutto l’arresto, avvenuto quattro giorni prima, il 15 dicembre, di Pietro Valpreda, anarchico del gruppo 22 Marzo, di professione ballerino, identificato come ‘il mostro della strage’.
A prendere la parola nella riunione di via Botteghe Oscure è Sergio Segre, torinese classe 1926, ex partigiano della XI Brigata Garibaldi, giornalista de “L’Unità” e di “La Rinascita”, scomparso nel 2002. Dal verbale inedito di quella riunione, presentato qui per la prima volta:
“Ieri sera (18 dicembre 1969, nda) ho avuto un colloquio con un compagno del Psiup (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, nato da una scissione nel PSI dopo l’interruzione del rapporto con il PCI, nda), Calvi (Guido, nda), avvocato d’ufficio di Valpreda. Ha una sua indagine dopo aver parlato con gli amici del gruppo 22 Marzo. L’impressione è che Valpreda può averlo fatto benissimo. Gli amici hanno detto: dal nostro gruppo sono stati fatti attentati precedenti. Ci sono contatti internazionali. Valpreda ha fatto viaggi in Francia, Inghilterra, Germania occidentale. Altri hanno fatto viaggi in Grecia. Alle spalle cosa c’è? L’esplosivo costa 800mila lire e c’è uno che fornisce i quattrini. I nomi vengono fatti circolare. L’avvocato (Calvi, nda) va probabilmente a rassegnare il mandato dopo un colloquio con Valpreda perché è di orientamento diverso”.
Tra rivista, Ravachol e anti-Stato

Pietro Valpreda.
Ma chi è davvero Pietro Valpreda? Milanese classe 1933, vive una vita da ragazzo di periferia. Ha un paio di precedenti penali: nel 1956, quando fa parte di una gang giovanile nella zona di San Siro, viene condannato a quattro anni di carcere dalla Corte d’assise di Milano per rapina a mano armata commessa contro una coppia in macchina mentre nel 1958 è condannato per contrabbando di sigarette. All’inizio degli anni ’60, comincia ad occuparsi di politica, abbinando alle letture di Michail Bakunin, il celebre anarchico russo, e Ravachol, il leggendario anarchico francese giustiziato nel 1895 che predica l’uso della violenza come mezzo di riscatto dell’uomo oppresso, l’attività di ballerino per compagnie di rivista, un genere di teatro ‘leggero’ in voga in quell’epoca, e qualche ingaggio nella nascente televisione. Una vita da girovago, quella di Peder, come lo chiamano dalle sue parti.
Valpreda è un personaggio singolare, quello che a Milano si definisce bauscia, uno spaccone, con una sottile attrazione per l’azione. La battuta pronta, la erre leggermente arrotata, agli amici dice che bisognerebbe fare qualcosa per cambiare lo stato delle cose in Italia, che bisognerebbe passare, appunto, all’azione. In quegli anni, il fenomeno dei gruppi della sinistra estrema non si è ancora manifestato. Azione, dunque, significa essenzialmente due cose: anarchici e fascisti. Di questi ultimi, il gruppo leader è Ordine Nuovo, che è uscito dalla MSI giudicandolo troppo compromesso con la democrazia parlamentare. ON è attivo soprattutto al Nord: Veneto, certo, ma anche Lombardia, soprattutto a Milano, dove è forte anche la presenza anarchica. Chi vuole passare all’azione o semplicemente menare le mani, dunque, può scegliere. E non è detto che una cosa escluda l’altra. Fascisti e anarchici hanno infatti un ‘nemico’ comune: lo Stato borghese. Sia gli uni che gli altri, vogliono abbatterlo, sebbene con finalità diverse. Nasce in quegli anni il grande segreto, il nodo inconfessabile che resiste a distanza di 55 anni: un’alleanza operativa tra anarchici e fascisti, strumentalizzata proprio da Piazza Fontana in poi, dai secondi. Un nodo inconfessabile ancora oggi.
Torniamo a Valpreda. All’inizio del ’68 fonda un gruppo anarchico, scegliendo come nome la data dell’inizio del movimento di lotta francese: il 22 Marzo. Un gruppo un po’ particolare, quello di Pietro, che predica un’azione violenta e usa, nei suoi documenti, un linguaggio incendiario. “Bombe, sangue, anarchia” scandiscono alle manifestazioni guardati con sospetto dagli anarchici. Quando, il 30 agosto 1968, alla Rinascente a Milano, una lettera arrivata in questura sventa un attentato dinamitardo che avrebbe provocato centinaia di vittime, i sospetti si moltiplicano. La firma sulla missiva è quella della “Brigata anarchica Ravachol”, il modello anarchico cui s’ispira Valpreda.
Sì, quel gruppo è strano. Soprattutto è permeabile alle infiltrazioni, alle provocazioni. E una provocazione agli altri anarchici appare, nel marzo ’69, la pubblicazione a Milano a cura di Valpreda con altri due giovani compagni del ciclostilato Terra e libertà in cui tesse l’elogio di Ravachol e dell’uso delle bombe. Pietro è allontanato dai circoli ufficiali anarchici. E diventa ufficialmente ‘un cane sciolto’.
Le ‘relazioni pericolose’ di Valpreda

Slogan di Ordine Nuovo sui muri di Roma negli anni ’70.
Claudio Lodi è un ex membro della cellula veronese di Ordine Nuovo. Nel suo verbale del 13 dicembre 2012, qui presentato per la prima volta, parla di Valpreda:
“ … ieri (12 dicembre 2012, nda) è stato l’anniversario della strage di Piazza Fontana e l’ho vista ricordata in TV. Mi sono così ricordato alcuni particolari che si legano alle famose dichiarazioni della Zanardi circa un ruolo del Valpreda appreso dal Bizzarri. In effetti io ricordo che avvenuta la strage, il Bizzarri ed il Massagrande la pubblicizzavano come opera degli anarchici. In realtà, però, il Massagrande diceva anche che Valpreda aveva un passato in Ordine Nuovo, che era sfato dei nostri”.
Lodi cita due nomi importanti. Il primo è quello di Claudio Bizzarri, ‘il paracadutista’ di ON veneto che, secondo le ultime indagini condotte sulla strage dal giudice Guido Salvini, avrebbe deposto materialmente l’ordigno che provocò la strage nella BDA. Claudia Zanardi è, all’epoca, la fidanzata di Bizzarri mentre Elio Massagrande è uno dei leader di ON.
Lodi è un testimone chiave. E soprattutto dice cose importanti. Ma cosa intende quando afferma che Valpreda “era stato dei nostri”? Per capire, bisogna fare un passo indietro. Vincenzo Vinciguerra è un uomo tutto d’un pezzo. Membro di Ordine Nuovo prima e di Avanguardia Nazionale poi, un altro dei gruppi ‘duri e puri’ della destra extraparlamentare, è reo confesso della strage di Peteano del 1972 e sconta tuttora l’ergastolo in carcere. Vinciguerra è un testimone diretto e lucido degli anni più tragici della storia del nostro Paese e li ha affrontati con coraggio, aprendo squarci fondamentali. È proprio Vinciguerra a raccontare che il 28 Gennaio 1968 a Sanremo, Pietro Valpreda partecipa a una contestazione al Festival insieme ad altri dodici elementi, per conto di Stefano Delle Chiaie, leader di Avanguardia Nazionale, molto vicino a Vinciguerra. Eppure, Pietro in un’intervista si dichiara anarchico e dice di chiamarsi Alberto. Sempre Vinciguerra svela che, qualche mese più tardi, il 31 Agosto 1968, Valpreda partecipa al congresso internazionale di Carrara organizzato dalla Federazione Anarchica Italiana, dove, secondo Vinciguerra, si renderà protagonista di un intervento contro la componente giovanile della FAI.
Ad accompagnare Valpreda in Toscana, sono degli strani compagni, fascisti convertitisi all’anarchia: Pietro ‘Gregorio’ Manlorico (quest’ultimo arrestato per aver effettuato un attentato alla sede del PCI del Quadraro con altri due elementi di AN), Luciano Paulon, Augusto De Amicis, Aldo Pennisi ed Alfredo Sestili. Tutti insieme con Valpreda hanno fondato, nel maggio ’68, a Roma un Circolo anarchico denominato XXII marzo. Guarda caso lo stesso nome che Pietro ha dato al suo gruppo milanese di iconoclasti. Nel XXII Marzo e nella ‘gita’ a Carrara c’è anche Mario Merlino, detto ‘il mago’, fascista e poi anarchico, che per tutta la vita resterà legato a Valpreda da una salda amicizia. Quando il ballerino sarà arrestato, a Merlino viene appiccicata addosso l’etichetta di infiltrato. Lui, in realtà, non si è mai allontanato dai suoi amici camerati. Soprattutto, non ha smesso di frequentarli. Torna, dunque, la commistione, quella dei “camagni”, un termino ottenuto fondendo insieme la parola camerati con la parola compagni.
Anche Valpreda è un “camagno”? La convinzione è diffusa tra gli anarchici, che guardano con sospetto quel ballerino che scrive di attentati in luoghi affollati e di uso della violenza. Di Valpreda diffida anche Pino Pinelli, ferroviere, animatore del circolo milanese del Ponte della Ghisolfa, che quattro giorni dopo la strage di Piazza Fontana morirà tragicamente volando giù da una finestra della questura. Pino è un riferimento per l’ambiente anarchico milanese: col suo carisma, tiene a bada le ‘teste calde’. E quel Valpreda è pericoloso. Di più: Pino sospetta che sia un doppiogiochista, addirittura un informatore degli sbirri. Lo diffida a frequentare i locali della Ghisolfa, mette in guardia gli altri compagni. Ha troppe ‘relazioni pericolose’, quel Valpreda, specie con elementi di destra. Come Nino Sottosanti, detto Nino il fascista, un ex legionario di origine siciliana, figlio di un ‘martire nero’, un maestro elementare ucciso vicino Gorizia nel 1930 da miliziani filotitini. Nel suo libro “È lui! Diario dalla galera 1969-1972”, edito da Rizzoli nel 1974, lo stesso Valpreda lo definisce “uno sbandato, diviso dalla moglie, che vive di piccoli espedienti e della generosità degli amici. Passava, sia pure molto raramente, anche dal Ponte della Ghisolfa…”, cioè il circolo di Pinelli. Sottosanti è un altro fascista convertito all’anarchia. E così come gli altri, anche lui mantiene saldi legami con gli amici camerati. Tra questi c’è un sindacalista della Cisnal, il sindacato di destra, certo Barbafiera, con ufficio a Milano in via S. Maurilio, una zona frequentata dai ‘neri’, nello stesso stabile in cui ha sede Nuova Repubblica di Randolfo Pacciardi, anticomunista e sostenitore del presidenzialismo. E proprio nella sede di NR, lavora come custode Sottosanti. Barbafiera procura un ingaggio a Valpreda e Sottosanti come comparse in un film. Ricevuto il compenso, Valpreda versa a Barbafiera una cifra equivalente a quella dell’iscrizione alla Cisnal. E negli schedari del sindacalista c’è una foto di Valpreda con i suoi dati.
Un colpevole inconsapevole?

Pietro Valpreda all’udienza presso la corte d’Assise di Roma dell processo per le bombe di Milano. Roma, 23 febbraio 1972.
Claudio Lodi è un ex membro della cellula veronese di Ordine Nuovo. Nel suo verbale del 13 dicembre 2012, qui presentato per la prima volta, parla di Valpreda:
Quando Valpreda viene arrestato con l’accusa di essere il ‘mostro’ della strage alla BNA, la sinistra lo elegge come suo simbolo, costruendo, anche grazie al libro “La strage di Stato”, il personaggio della vittima, Scarcerato nel 1972 grazie alla cosiddetta “legge Valpreda”, che abroga la norma precedente secondo la quale un imputato per gravissimi reati (tra cui, la strage) non poteva essere scarcerato fino ad una sentenza di assoluzione. Eppure, sfogliando la stampa dell’epoca, salta all’occhio una cosa assai singolare: l’atteggiamento degli anarchici. Il giornale anarchico “Umanità Nuova” il 27 Dicembre 1969 scrive che il Valpreda era l’animatore di un sedicente circolo anarchico dove pullulavano elementi squadristi e fascisti con il culto della violenza. E Panorama del 22 Gennaio 1970 riporta il giudizio del FAI, Fronte anarchico italiano, secondo cui il 22 Marzo e Valpreda non hanno nulla a che fare con gli anarchici. E quando il Manifesto annuncia la candidatura di Valpreda alle politiche del Maggio 1972, gli anarchici fanno sapere che non lo voteranno.
Resta una domanda: Pietro Valpreda c’entrava davvero con la strage di Piazza Fontana?
Torniamo al verbale inedito di Claudio Lodi del 2012:
“Ricordo che il Bizzarri insistette veramente molto subito dopo la strage sulla responsabilità degli anarchici. Preciso che fece queste affermazioni, ben prima che spuntasse la pista Valpreda. La bomba era appena scoppiata, probabilmente lo stesso 12 Dicembre 1969 sera, o, al massimo, il mattino successivo, il Bizzarri andò giù durissimo sulla responsabilità degli anarchici. In relazione alla occasione in cui la Zanardi sente parlare degli alibi relativi alla strage di Piazza Fontana, noto che la frase del Bizzarri sul ruolo del Valpreda si attaglia perfettamente a quanto udii dire dal Massagrande”.
Le accuse provenienti da ambienti di ON non sono però emerse solo in epoca recente. Già il 25 Settembre 1994 il pentito Martino Siciliano, ex membro di ON riparato in Francia, svela che “l’attentato di Piazza Fontana era stato concepito per non fare vittime, ciò almeno in ambiente veneto, poi, in ambito milanese doveva essere accaduto qualcosa. La sua concezione vedeva intrecciarsi destra e sinistra, il gruppo veneto aveva stretti legami con l’estremismo di sinistra, questi erano tenuti dalla sorella di Ventura (Giovanni, discusso editore di destra, condannato solo per le bombe sui treni dell’agosto 1969 insieme a Franco Freda, nda) di opposta visione politica, con la quale era stata condivisa l’effettuazione di vari attentati. La logica era quella di abbattere il governo con l’aiuto della sinistra e poi confrontarsi con essa in un secondo tempo. Delfo Zorzi (leader di ON in Veneto, inquisito per Piazza Fontana e oggi cittadino giapponese, nda) nel 1970 mi disse che chi aveva materialmente deposto la bomba era Pietro Valpreda”.
Un altro ordinovista, Gianluigi Napoli, nel 1985 dichiarò che il suo camerata Giovanni Melioli, membro della cellula veneta, gli aveva riferito che “solo il Fachini avrebbe potuto essere colui che approntò l’ordigno per la strage di Piazza Fontana. Secondo il Melioli inoltre a collocare la bomba sarebbe stato proprio il Valpreda e gli ambienti anarchici sarebbero stati infiltrati tramite il Merlino, il quale, sempre secondo il Melioli fu colui che consegnò la bomba nelle mani di Valpreda”.
Un altro ordinovista, Graziano Gubbini, nel 1993 in un colloquio investigativo con il ROS dei Carabinieri dichiarò che la bomba di Piazza Fontana “non si era fermata nelle mani di Fachini (Massimiliano, altro esponente di spicco di ON, nda), che l’aveva manipolata agendo sul timer perché esplodesse quando la gente era ancora presente nella Banca e l’aveva passata al Valpreda che aveva agito credendo di piazzare un innocua bomba anarchica”.
Un altro passo indietro: dalla metà degli anni ’60, ci sono attentati dimostrativi firmati dagli anarchici, bombe ‘dimostrative’ che colpiscono simboli del ‘potere borghese’ come, appunto, le banche, ma senza fare vittime. Un principio, questo, che avrebbe fatto di Valpreda la persona giusta. Nel libro intervista con Aldo Cazzullo, “Testamento di un anticomunista”, edito da Mondadori nel 2000, l’ex ambasciatore Edgardo Sogno, animatore del cosiddetto “golpe bianco”, afferma: “Non credo alla tesi della strage di Stato. Sto a quel che mi disse Ascari (Odoardo, nda), che era anche l’avvocato della famiglia Calabresi: la bomba era degli anarchici, che però pensavano sarebbe esplosa nella banca deserta”.
Di un Valpreda ‘colpevole inconsapevole’ non erano convinti solo a destra. Il brigatista rosso pentito Michele Galati nel 1991 dichiara al Giudice Istruttore veneziano Carlo Mastelloni che nel covo di Robbiano di Mediglia, scoperto nell’ottobre del 1974 con un vero e proprio archivio delle BR, “erano custoditi nastri e relazioni sulla strage di Piazza Fontana di cui le Br si erano ampiamente occupate svolgendo una controinchiesta che ebbe ad attingere anche a materiale prelevato nelle sedi del Msi e dei Centri di resistenza democratica di Edgardo Sogno. Le conclusioni dell’inchiesta appurarono che materialmente l’ordigno era stato posto nella banca da Valpreda con la collaborazione di tutto il gruppo anarchico del Ponte della Ghisolfa: Pinelli, Merlino… Si appurò: comunque, che l’ordigno doveva esplodere quando i locali della banca erano rimasti deserti. Senonché il 12 dicembre, vigilia di S. Ambrogio, le operazioni bancarie si erano protratte oltre il normale orario. Gli anarchici volevano attuare un attentato dimostrativo antisistema. L’esplosivo e i timer furono forniti per l’attentato dal gruppo veneto di Freda e Ventura. Emerse dalla nostra inchiesta che il cervello dell’operazione era stato Delle Chiaie che era riuscito a gestire l’operazione grazie all’inserimento in esso di Merlino che era un suo uomo”.
Quella controinchiesta, unita a quella che le BR avevano condotto sulla morte di Giangiacomo Feltrinelli, non è stata mai più ritrovata. Erano scomode perché arrivavano a conclusioni scomode che contraddicevano le versioni ufficiali. E provenendo da sinistra, non potevano essere tacciate di revisionismo storico ‘interessato’. Il dubbio, dunque, è che Valpreda sia rimasto ‘incastrato’ in quel ‘giro’ che nel 1986 Giovanni Ventura ha descritto così: “Il ‘68 ha prodotto le circostanze del nostro avvicinamento. Allora era normale. Valpreda, Merlino, Delle Chiaie. Il giro era così”.
Un ‘giro’ in cui in qualche modo Valpreda rimase forse incastrato. Un cerchio che sembra chiudersi già nel verbale del 6 marzo 1971 di Claudia Zanardi, fidanzata del ‘paracadutista’ Claudio Bizzarri
“Nel Dicembre 1969, Claudio Bizzari si assentò dalla scuola per 5 o 6 giorni e quando lo vidi gli chiesi il motivo di tali assenze e mi rispose che era stato a Milan (…) Qualche giorno dopo Claudio mi condusse in casa di Elio Massagrande dove trovammo anche Roberto Besutti (altro ordinovista veneto, nda) ed un altro signore di circa 30 anni che non so altrimenti indicare. Stavano parlando dell’esplosione nella Banca dell’Agricoltura milanese e il Besutti ebbe a dire: “io l’alibi ce l’ho …tu Elio anche…tu anche, rivolgendosi all’altro individuo, ma tu Claudio non lo hai perfetto. “Tutto ciò il Besutti disse com ‘è nel suo modo di fare abituale, in modo canzonatorio. Al che il Bizzari rispose: “anch ‘io ho l’alibi perché sono uscito con la mia ragazza” (…) Dopo qualche giorno, quando i giornali cominciarono a riportare le notizie circa l’arresto di un certo Valpreda a Milano perché ritenuto responsabile della esplosione alla Banca, il Bizzarri si mise a fare con me un commento dal seguente tenore: “certo che quello lì c’è dentro fino al collo, peccato perché lui non c’entra”…




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