Piccoli, il custode dei segreti del caso Moro

Scritto da: Marcello Altamura
27 Settembre 2024

Un libro raro che contiene un articolo inedito di Aldo Moro, che lo aveva con sé nella Fiat 130 a via Fani la mattina in cui lo rapirono e un politico, Flaminio Piccoli, che si muove negli angoli buidella DC e dei 55 giorni: una storia oscura del caso Moro.

Una foto tratta dal film ”Piazza delle cinque Lune”, di Renzo Martinelli.

È un libretto smilzo, di poco più di 100 pagine. In copertina, otto profili di Aldo Moro di colore diverso, quasi a evocare i ritratti di Andy Warhol. Il titolo è “Moro/I giorni del tormento” e a suo modo merita un posto di primo piano nei quesiti irrisolti della vicenda. Pubblicato nel 1982, esce per le Edizioni Cinque Lune, una casa editrice legata alla Democrazia Cristiana e che evoca nel nome la piazza omonima in cui aveva un ufficio il colonnello Antonio Varisco, ucciso in uno strano agguato il 13 luglio 1979 a Roma, che proprio in quell’ufficio incontrava il giornalista Mino Pecorelli, suo amico e confidente, a sua volta assassinato tre mesi prima.

Il libro edito da Edizioni Cinque Lune.

Flaminio Piccoli, una figura singolare nella storia della DC

Il libro ha una prefazione d’eccezione: a firmarla è Flaminio Piccoli, una figura singolare nella storia della DC. Nato il 28 dicembre 1915 a Kirchbichl, in Austria, dove la famiglia era stata internata per italianità allo scoppio della Prima guerra mondiale, al rientro al termine del conflitto, si laurea in lingue e letterature straniere alla Cà Foscari e si impegna nell’associazionismo cattolico. Dopo l’8 settembre ‘43, fatto prigioniero dai tedeschi, riesce a fuggire dal treno che lo portava in un campo di concentramento in Polonia e partecipa, con il fratello Nilo, alla lotta partigiana. Piccoli fonda e dirige per lungo tempo “Il Popolo Trentino”, che dal 1951 diventa “L’Adige”. Eletto deputato ininterrottamente dal 1958 al 1992, è segretario della Dc una prima volta nel 1969 e poi nel 1980. Nel ‘78 è anche presidente del Consiglio nazionale succedendo proprio ad Aldo Moro. Dal 1970 al 1972 è ministro delle Partecipazioni statali. Un politico di razza, dunque, con una conoscenza dall’interno della ‘stanza dei bottoni’ del partito-Stato.

Flaminio Piccoli, due volte segretario e presidente del partito Democrazia Cristiana.

L’ultimo articolo di Moro

Sfogliando le pagine di “Moro/I giorni del tormento” si trova una vera e propria chicca: nella sezione che ripropone gli ultimi articoli scritti da Aldo Moro per Il Giorno, il quotidiano di cui era editorialista, ce n’è anche uno intitolato “Polemica tra due generazioni di comunisti”. La didascalia posta prima del testo recita: “Articolo scritto nel ’78, non finito di correggere e ritrovato in via Fani nell’automobile dell’On.Moro”.

Una didascalia che pone una serie di domande. La prima, quella principale, è come abbiano fatto Piccoli e la DC ad avere quella bozza di articolo. Per capire, dobbiamo spostarci un attimo a via Fani, sulla scena del rapimento dello statista, avvenuto il 16 Marzo 1978. Nella Fiat 130 in cui viaggia, sul sedile posteriore accanto a sé, Moro ha carte, giornali, fogli, assieme alla borsa, quella più importante delle cinque con cui viaggia sempre, e dalla quale non si separa mai al punto, testimonierà la moglie Eleonora in aula nel corso del primo processo, da non consentire di portarla neanche al maresciallo Leonardi, il suo storico caposcorta, che dagli anni ’60 è la sua ombra.

La scena dell’agguato in via Fani, dove venne rapito Aldo Moro.

Le foto scattate subito dopo il rapimento e le prime immagini televisive mostrano la gran parte del materiale ancora lì, sul sedile. Materiale che, però, non viene fotografato né catalogato dalla Polizia Scientifica e che sparirà senza lasciare traccia, così come sparirà, portata via dalla mano di un giovane capitano dei Carabinieri secondo la testimonianza rilasciata per la prima volta a chi scrive da Lorenzo Castri, fotosegnalatore della Scientifica, che quella mattina partecipò ai rilievi.

Dunque, qualche ‘manina’ sottrasse da quelle carte presenti sul sedile della Fiat 130 del materiale, tra cui probabilmente anche la bozza non corretta dell’ultimo articolo di Moro. Un foglio prezioso, di cui la DC di Piccoli è venuta evidentemente in possesso per canali a tutt’oggi sconosciuti. Canali che, tuttavia, disponevano di materiale inedito di prima mano.

E qui si ripropone una domanda: l’articolo ritrovato in via Fani come è arrivato a Piccoli e alla DC?

L’ipotesi di una pacificazione con le BR

Per dare una risposta, bisogna fare un altro salto nel tempo, ma questa volta avanti sino al 24 aprile 1987. Quel giorno, sul Corriere della Sera esce un articolo con un titolo che non lascia spazio a dubbio “Curcio: liberateci se volete fermare le nuove Br”. Nell’articolo, il fondatore delle Brigate Rosse, insieme all’altro capo storico, Mario Moretti lanciano un’’dea di pacificazione con lo Stato. Lo scopo dovrebbe essere il ritorno in libertà dei terroristi irriducibili perché sarebbero venute a mancare le ragioni della contrapposizione. In una lettera di quattro cartelle i due sottolineano come sia cambiato il tessuto sociale e come siano diverse le nuove Br che non hanno nulla a che vedere con le vecchie. Non vogliono essere presi a modello e il loro ritorno in libertà toglierebbe loro quell’alone di eroi prigionieri. La lettera termina con un implicito appello allo Stato a chiudere un’era, come se la guerra fosse finita e i prigionieri tornano a casa.

Il giorno, il 25 aprile, festa della Liberazione, sempre sul Corriere, arriva la risposta ai due brigatisti. “Sì, diamo pure la grazia a Curcio ma deve dirci la verità su Moro” è l’articolo, a firma di Antonio Padellaro, che ospita un’intervista a Flaminio Piccoli. “Non possiamo considerare costoro eternamente rei. La giustizia potrebbe graziarli, a un patto però. Che dicano tutto quello che sanno – dice il segretario della DC – Che raccontino finalmente la verità sul rapimento e l’uccisione di Moro. Non ho mai incontrato direttamente né Curcio né Moretti ma ci sono nostri amici che con regolari permessi hanno potuto vederli, parlare con loro, approfondire un discorso. E poi ci sono religiosi che avvicinano i capi delle Br per la loro funzione di apostolato. Se faranno ammenda con pubbliche dichiarazioni, perché dovremmo continuare a considerarli perduti per la società? Dovrebbe entrare in gioco la fantasia dei legislatori, dei giuristi. Si, la grazia potrebbe essere il mezzo adatto. In cambio della verità su Moro, certo”.

Renato Curcio durante un processo nel 1978.

La trattattiva e il video dei 55 giorni

Si imbastisce, dunque, una trattativa: la grazia in cambio di rivelazioni sul caso Moro. È proprio Piccoli a tenere le fila del dialogo coi brigatisti in carcere attraverso Remigio Cavedon, vicedirettore de Il Popolo, il giornale della DC di cui Piccoli è stato direttore, che subito dopo la lettera di Curcio e Moretti ottiene i permessi necessari per recarsi ad incontrare in carcere alcuni brigatisti, tra cui i dissociati Adriana Faranda e Valerio Morucci. E proprio Cavedon, il 28 aprile 1987, rivela sempre al Corriere di aver saputo “segreti sul delitto Moro” e che “come era mio dovere, ho riferito ai dirigenti del mio partito quanto ho saputo. Cose molto importanti sul caso Moro. Le riveleremo al momento opportuno”.

Ma quali erano questi segreti?

Sicuramente, il principale è uno dei misteri più fitti del caso Moro: il filmato girato dalle BR durante la prigionia dello statista. È lo stesso Piccoli, nel corso di una celebre intervista a Famiglia Cristiana del maggio 1987, a rivelarlo. Il segretario della DC afferma che la pizza con le riprese di quei 55 giorni esiste, che solo due o tre persone ne sono in possesso e che la renderanno nota, quando riterranno che per loro sia il momento politicamente più opportuno.

Poi rilancia, chiedendo ai brigatisti di alzare il velo sui segreti che restano, di rendere pubbliche le lettere scritte da Moro, ma mai fatte recapitare, di consegnare le minute di quelle inviate, gli appunti scritti dallo statista in quelle tragiche ore e di dire tutto sulla videocassetta del sequestro. Piccoli sembra saperla lunga, parla come se sapesse per certo che questo materiale esiste. Di sicuro, del filmato, di cui ho ricostruito la storia nel mio libro Il Professore dei misteri, edito da Ponte alle Grazie nel 2019, parlarono in molti, confermandone l’esistenza.

Torniamo al punto di partenza di questa storia, cioè al libro Moro/I giorni del tormento”. Non è forse causale che quel materiale, gli articoli inediti dello statista, si trovino in quel libro che ha la prefazione proprio di Flaminio Piccoli. Il politico trentino, morto l’11 aprile 2000 a Roma all’età di 84 anni, è stato quello che è più di ogni altro, all’interno della DC, si è dato da fare per scovare i segreti del caso Moro. Una sorta di ‘custode’, attento anche ad usare il peso politico di questi segreti, oggetto, ancora oggi, di silenzi reciproci e, forse, di ricatti.

Guarda i nostri approfondimenti
↪ Moro: i giorni del tormento: https://youtu.be/orWfZIZ3u5U

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  • Nasce a Napoli. Ha scritto “Dodici Leoni” insieme a Franco Esposito nel 2015 per Absolutely Free poi “La Borsa di Moro” per Iuppiter Edizioni nel 2016. Nel 2017 è stata la volta de “L’anno del Grifo” per Absolutely Free e per la stessa casa editrice, nel 2018, “Le quattro vite di Mike”. Nel 2019 ha pubblicato “Il professore dei misteri” per Ponte alle Grazie e, per la stessa casa editrice, anche “La Casta è rimasta”, nonché, per Slalom Edizioni, “Bomber con i guanti”. Ha scritto, insieme ad altri autori, “Tutti in piedi per la Carpisa” per Graf Editore nel 2006 e “Totò sbanca” per Iuppiter Edizioni nel 2017. Dal 2019 cura, insieme a Gianluca Zanella, il format di approfondimento storico e politico DarkSide - Storia Segreta d’Italia.

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