Polymarket, l’oracolo del futuro: chi controlla il mercato delle previsioni

Scritto da: Manuele Avilloni
23 Marzo 2026

Polymarket si presenta come un oracolo del futuro: una piattaforma in cui le scommesse diventano probabilità e le probabilità diventano verità. Ma dietro il mito della previsione collettiva si muove un sistema fatto di capitali concentrati, interessi politici e distorsioni strutturali. La vera domanda non è quanto sia accurato, ma chi controlla il meccanismo che produce queste previsioni…

Immagine di repertorio.

Nel giugno 2020, mentre il mondo era paralizzato dalla pandemia e i sondaggi politici iniziavano a mostrare i loro limiti, un ventunenne di nome Shayne Coplan lavorava da solo in un appartamento del Lower East Side di Manhattan. A volte, racconta egli stesso sui social media, era costretto a lavorare dal bagno o cesso come preferite, per avere almeno un po’ di privacy. L’obiettivo era quello di creare il più grande mercato predittivo del pianeta. Polymarket è oggi una piattaforma blockchain che permette agli utenti di scommettere sull’esito di eventi futuri: elezioni politiche, decisioni delle banche centrali, conflitti armati, premi Nobel, matrimoni di celebrità. Il prezzo delle scommesse, in tempo reale, si trasforma in probabilità. Chi indovina, guadagna. Chi sbaglia, perde.

L’idea alla base non è nuova. I mercati predittivi, ovvero sistemi in cui le persone scommettono denaro reale su eventi futuri, con l’effetto collaterale di generare previsioni collettive, esistono in forma accademica dagli anni ’80 del Novecento, con il lancio dell’Iowa Electronic Market nel 1988. Polymarket però, ha trasformato questo strumento teorico in un fenomeno di massa globale, intrecciando economia comportamentale, tecnologia blockchain e anche la narrazione politica. Il risultato? Una piattaforma che si presenta come alternativa più accurata ai sondaggi tradizionali ma che nasconde, sotto l’apparente oggettività, una fitta rete di interessi economici, ideologici e soprattutto di potere.

L’episodio che ha definitivamente portato Polymarket all’attenzione globale è stata l’elezione presidenziale americana del 2024. Mentre i maggiori istituti di sondaggio indicavano una corsa sostanzialmente in parità tra Donald Trump e Kamala Harris, Polymarket ha mostrato un Trump in vantaggio con circa il 60-70% di probabilità già nelle settimane precedenti al voto. Trump ha vinto. La stampa ha interpretato questo come una prova della «saggezza collettiva» del mercato. Ma è davvero così semplice? E chi, esattamente, compone questa moltitudine di persone che sa? Che anticipa e predice? Spoiler, no non è una divinazione.

I prediction markets si presentano come strumenti di aggregazione imparziale della conoscenza dispersa. Ma la domanda che questo articolo intende esplorare è più sottile: chi controlla veramente il meccanismo attraverso cui questa «conoscenza» viene prodotta, pesata e distribuita?

Come funzionano le scommesse: tecnica e logica di mercato

Il meccanismo dei contratti binari

Il funzionamento di Polymarket ruota intorno ad una semplicità apparente. Ogni «mercato» è costruito attorno a una domanda binaria: «Sì» o «No». Ad esempio: «Trump vincerà le elezioni presidenziali del 2024?». Gli utenti possono acquistare quote del valore di «Sì» o di «No», il cui prezzo oscilla tra 0 e 1 dollaro (in realtà in USDC, una stablecoin ancorata al dollaro americano). Il prezzo di una quota rappresenta la probabilità implicita che il mercato assegna a quell’evento.

Se le quote «Sì» di Trump vincitore vengono scambiate a 0,65 dollari, il mercato collettivo stima una probabilità del 65% che Trump vinca. Se l’evento si verifica, ogni quota «Sì» vale 1 dollaro, generando un profitto per chi ha scommesso correttamente. Se l’evento non si verifica, le quote «Sì» valgono zero, e guadagnano invece coloro che hanno acquistato quote «No». La somma dei prezzi di «Sì» e «No» deve sempre essere uguale a 1 dollaro — l’intera posta del gioco è collateralizzata (operazione contrattuale che vincola un asset).

Non esiste una «casa da gioco» che fa da controparte: si tratta di un sistema peer-to-peer. Gli scambi avvengono direttamente tra utenti attraverso smart contract, quindi codice autonomo che gira sulla blockchain Polygon (un layer 2 di Ethereum) e che esegue automaticamente i pagamenti una volta stabilito l’esito. Non c’è intermediario umano che può fermare o alterare una transazione, almeno in teoria.

Blockchain, cripto e logica speculativa

La scelta della blockchain come infrastruttura non è neutrale. Polymarket usa la rete Polygon per la velocità e i costi contenuti delle transazioni. Il token USDC come valuta di scambio è una stablecoin emessa dall’azienda Circle, supportata da riserve in dollari americani. Questo permette agli utenti di operare con una certa stabilità di valore, senza esporsi alla volatilità di Bitcoin o Ethereum.

A questo punto arriva una delle parti più interessanti, la risoluzione delle scommesse, ovvero la decisione su quale sia stato il vero esito dell’evento, è affidata a un sistema chiamato UMA (Universal Market Access), un protocollo decentralizzato che mette ai voti i detentori di token UMA. Questo meccanismo è stato al centro di alcune controversie: nel 2025, un mercato da 237 milioni di dollari sulla domanda se Zelensky avesse indossato un abito formale si risolse con «No» nonostante evidenti prove contrarie, perché il protocollo UMA non trovò un «consenso di fonti attendibili» sufficientemente solido. Un caso semplice che ha rivelato i limiti strutturali di un sistema che affida la definizione della realtà a un voto di portatori di token. La maggioranza vince, anche davanti l’evidenza dei fatti. Viene da domandarsi quale sia la realtà, ciò che vediamo o quella scelta?

La governance della «verità» su Polymarket non è neutrale: è affidata a chi detiene token UMA, vale a dire a chi ha investito nel protocollo di risoluzione. Un conflitto di interessi strutturale, embedded nel codice stesso.

Arbitraggio, grandi capitali e asimmetrie informative

Chi partecipa davvero a Polymarket? In teoria, chiunque: il principio della «saggezza della folla» (wisdom of crowds) sostiene che mercati con molti partecipanti informati aggreghino la conoscenza meglio di qualunque esperto singolo. In pratica, però, la struttura del mercato favorisce fortemente i grandi capitali.

Senza cap sugli investimenti individuali, un singolo operatore con abbastanza risorse può muovere le probabilità in modo significativo. È esattamente ciò che è accaduto nell’ottobre 2024, quando le probabilità di vittoria di Trump su Polymarket sono improvvisamente salite al 53,3%, ben al di sopra delle stime di tutti gli altri modelli statistici. Indagini successive hanno rivelato che quattro account coordinati, riconducibili a un singolo trader francese con «ampia esperienza nel settore finanziario», avevano investito circa 30 milioni di dollari. Il trader ha poi guadagnato 85 milioni di dollari dopo la vittoria di Trump.

Polymarket ha dichiarato di non aver trovato prove di manipolazione intenzionale. Ma il Wall Street Journal ha descritto i movimenti di mercato come un «miraggio» creato da pochi grandi scommettitori. La questione non è se vi sia stato dolo, ma se un mercato con tale concentrazione di capitali possa davvero essere considerato un aggregatore imparziale di conoscenza collettiva.

Il fondatore e la visione: il mito del genio solitario

Shayne Coplan è nato nel 1998 ed è cresciuto nell’Upper West Side di Manhattan, frequentando scuole pubbliche nel quartiere di Hell’s Kitchen. A 14 anni scriveva già alla SEC americana per capire se la sua idea di creare una borsa valori elettronica fosse legale. A 16 anni partecipava all’ICO (Initial Coin Offering) di Ethereum, acquistando token a circa 0,30 dollari l’uno, un investimento che, con il senno di poi, si rivelerà fondamentale per finanziare i suoi progetti futuri.

Ha studiato informatica alla New York University, abbandonando gli studi durante il suo primo anno quando la pandemia ha fermato il mondo nel 2020. In quel momento, «al verde, fondatore solitario, con quartier generale nel mio bagno improvvisato», come ha scritto lui stesso su X nel novembre 2024, ha lanciato Polymarket. È la narrazione classica del genio tecno-imprenditoriale americano: il dropout, il garage (o il bagno), la visione rivoluzionaria.

Le sue influenze intellettuali dichiarate sono significative. Coplan cita l’economista austriaco Friedrich von Hayek e l’economista Robin Hanson come fonti di ispirazione. Hayek, in particolare il suo saggio fondamentale «The Use of Knowledge in Society» del 1945, sosteneva che il meccanismo dei prezzi sia il miglior sistema per aggregare la conoscenza dispersa tra milioni di individui, un argomento classico a favore del libero mercato e contro la pianificazione centralizzata. Robin Hanson, economista della George Mason University, ha sviluppato la teoria dei «decision markets», mercati progettati non solo per fare previsioni ma per informare decisioni politiche.

La visione di Coplan non è semplicemente tecnologica ma ideologica. Il mercato come meccanismo epistemico superiore, la decentralizzazione come antidoto alla corruzione dell’informazione centralizzata, la blockchain come garante di trasparenza assoluta. Un programma libertario travestito da strumento neutrale di previsione.

Nel 2025, dopo l’investimento da 2 miliardi di dollari di Intercontinental Exchange (ICE, la società madre della Borsa di New York), che ha valutato Polymarket circa 9 miliardi di dollari, Coplan è diventato il miliardario autodidatta più giovane del mondo secondo il Bloomberg Billionaires Index, con un patrimonio stimato attorno al miliardo di dollari grazie alla sua quota di circa l’11% della società.

La sua figura incarna perfettamente l’archetipo dell’élite tecno-libertaria della Silicon Valley: giovane, maschile, con una biografia raccontata come una storia di resistenza e visione controcorrente. È una narrazione potente e culturalmente influente ma che merita di essere esaminata criticamente. Coplan non ha costruito Polymarket nel vuoto: lo ha fatto con il supporto di investitori molto specifici, con interessi molto specifici.

I capitali e gli investitori: a chi appartiene la verità?

Traiettoria finanziaria

La crescita di Polymarket è stata rapida e fortemente capitalizzata. La piattaforma è partita con un seed round (prima vera fase di finanzimaneto esterno) da 4 milioni di dollari nel 2020. Nel 2024, in due tornate di finanziamento rimaste non divulgate fino all’annuncio pubblico, ha raccolto 70 milioni di dollari: una Serie A da 25 milioni guidata da General Catalyst, seguita da una Serie B da 45 milioni guidata da Founders Fund di Peter Thiel (si quello di Palantir, ve ne ho parlato qui Palantir – La Pietra Societaria che tutto vede) con la partecipazione di Vitalik Buterin (cofondatore di Ethereum), Dragonfly Capital, ParaFi, 1confirmation e altri.

A ottobre 2025 è arrivato l’investimento di svolta: Intercontinental Exchange ha annunciato un impegno fino a 2 miliardi di dollari, portando la valutazione della piattaforma a circa 9 miliardi. ICE ha anche acquistato i diritti esclusivi per distribuire i dati di probabilità in tempo reale di Polymarket agli investitori istituzionali di Wall Street attraverso uno strumento chiamato «Polymarket Signals and Sentiment».

Sul fronte dei volumi, il 2024 ha segnato un punto di svolta: circa 9 miliardi di dollari di volume cumulativo nell’intero anno, con oltre 3,3 miliardi concentrati sulla sola elezione presidenziale americana. Nel 2025, la piattaforma ha processato circa 22 miliardi di dollari di volume nozionale, con oltre 450.000 trader attivi all’inizio del 2026.

Chi sono gli investitori e cosa portano con sé

L’analisi degli investitori non può fermarsi ai numeri: ogni nome porta con sé una rete di connessioni politiche, ideologiche e di interessi economici.

Peter Thiel e Founders Fund: Thiel è uno dei più influenti investitori libertari della Silicon Valley, cofondatore di PayPal, primo investitore esterno di Facebook, fondatore di Palantir, una società di analisi dei dati con stretti legami con le agenzie di intelligence americane. È un critico dichiarato della regolamentazione finanziaria e un sostenitore del movimento crypto come «sfida ai sistemi finanziari tradizionali». Thiel ha sostenuto apertamente Donald Trump già nel 2016, distinguendosi come rara figura della Silicon Valley nell’orbita conservatrice. Joey Krug, partner di Founders Fund, ha descritto le resistenze ai prediction market come un residuo di «pensiero puritano sul gioco d’azzardo».

Vitalik Buterin: Il cofondatore di Ethereum ha una posizione più complessa. Intellettuale del mondo crypto, ha espresso preoccupazioni pubbliche sui rischi dei prediction market politici ma ha comunque investito in Polymarket, riflettendo forse una tensione tra riserve epistemiche e scommessa sulla crescita dell’ecosistema blockchain.

General Catalyst: Uno dei più grandi fondi di venture capital americani, con investimenti in Stripe, Airbnb, Snap, e molte altre aziende tecnologiche. La partecipazione di GC conferisce a Polymarket legittimità istituzionale nel mondo del VC tradizionale.

Intercontinental Exchange (ICE): La svolta più significativa. ICE, che possiede la Borsa di New York, è una delle istituzioni finanziarie più potenti del mondo. Il suo investimento non è puramente speculativo: con i diritti esclusivi di distribuzione dei dati, ICE trasforma le probabilità di Polymarket in un prodotto finanziario vendibile agli hedge fund e ai desk istituzionali di Wall Street. I prediction market diventano così «infrastruttura finanziaria core», nelle parole di chi analizza questo settore.

L’ecosistema di investitori di Polymarket non è una lista casuale di venture capitalist. Rappresenta una mappatura del potere tecnologico, finanziario e politico americano. Thiel porta ideologia libertaria e connessioni politiche conservatrici; ICE porta integrazione nell’architettura della finanza globale; Buterin porta la legittimità del mondo crypto; General Catalyst porta il raccordo con il VC mainstream. Insomma, collegando i punti, una mappatura tutt’altro che casuale legata al genio del singolo.

Dove va il denaro

I ricavi diretti di Polymarket sono modesti: la piattaforma non addebita commissioni di trading, ma prende il 2% dei profitti netti. Con volumi nell’ordine dei miliardi, questo si traduce in decine di milioni di dollari di ricavi annui, ancora modesti rispetto alla valutazione astronomica, giustificata dalla scommessa sulla crescita futura.

Ma il vero valore non risiede nelle commissioni: risiede nei dati. I flussi di probabilità in tempo reale, su eventi politici, economici, geopolitici, scientifici hanno un valore enorme per chiunque debba prendere decisioni in condizioni di incertezza. ICE lo vende a Wall Street. Altre applicazioni sono già in corso di sviluppo: fondi quantitativi deployano (rendere operativo un sistema software o un’applicazione) agenti AI che scansionano i social media e le notizie in tempo reale per eseguire trade istantanei su Polymarket. La piattaforma stessa è diventata, secondo alcune analisi, la principale fonte citata dai sistemi di AI generativa quando gli utenti pongono domande su eventi futuri. I prediction market stanno diventando infrastruttura epistemica globale. La conoscenza come scommessa, l’algoritmo come organizzazione sociale, ma di questo ne parlerò in seguito.

Legalità e zona grigia: scommessa, derivato o strumento di conoscenza?

La questione regolamentare

Polymarket occupa uno spazio giuridico profondamente ambiguo, che varia da paese a paese. Negli Stati Uniti, la distinzione cruciale è tra «scommessa» (gambling), regolata a livello statale, e «contratto su eventi» (event contract) o «derivato» (derivative), regolato dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC). Polymarket ha sostenuto di rientrare nella seconda categoria, che è legalmente più favorevole.

Nel gennaio 2022, la CFTC ha multato Polymarket per 1,4 milioni di dollari per aver operato come piattaforma di derivati non registrata, ordinandole di bloccare l’accesso agli utenti americani. La piattaforma ha operato per anni al di fuori degli Stati Uniti, servendo prevalentemente utenti europei, asiatici e latinoamericani.

La svolta è arrivata a fine 2025, dopo che Polymarket ha acquisito QCEX, un exchange con clearinghouse già in possesso delle licenze CFTC, per 112 milioni di dollari. A novembre 2025, la CFTC ha emesso un Amended Order of Designation, riconoscendo a Polymarket lo status di Designated Contract Market e permettendole di operare legalmente negli USA tramite intermediari registrati. Nel luglio 2025, il Dipartimento di Giustizia e la CFTC avevano già archiviato le indagini sul fondatore senza procedere ad accuse formali.

Il panorama internazionale

Al di fuori degli USA, il quadro è frammentato e spesso ostile. La Svizzera ha inserito Polymarket nella lista nera delle piattaforme di gioco d’azzardo illegali a novembre 2024. La Francia ha imposto un geo-block dopo un’indagine dell’autorità regolatoria del gioco. Polonia, Singapore, Belgio, Romania hanno adottato misure simili. In tutti questi casi, le autorità hanno classificato i mercati predittivi come forme di gioco d’azzardo soggette alle normative locali sul betting.

Questo mosaico regolatorio riflette una tensione irrisolta: i prediction market sono davvero diversi dalle scommesse sportive? Gli argomenti a favore della distinzione sono sofisticati: a differenza di un bookmaker tradizionale, Polymarket non opera come controparte ma facilita scambi peer-to-peer; le scommesse non sono su eventi puramente casuali ma su outcome che incorporano informazioni economiche e politiche; i prezzi svolgono una funzione allocativa di informazione “utile” alla società.

La distinzione tra «mercato predittivo» e «scommessa» è in larga misura una distinzione giuridicamente costruita, non ontologicamente necessaria. Una provocazione sulla quale però bisogna riflettere. La stessa operazione come quella di puntare denaro sull’esito futuro di un evento, viene classificata in modo radicalmente diverso a seconda del quadro normativo in cui avviene e delle pressioni politiche del momento.

Legalità tecnica vs. legittimità sociale

C’è un ultimo livello di complessità: anche dove Polymarket è tecnicamente legale, rimane la questione della legittimità sociale. Alcune delle categorie di scommesse offerte, come quelle sui conflitti armati in corso, sulle morti di capi di stato, sulla caduta di governi, hanno suscitato indignazione pubblica. Permettere a chiunque di scommettere sull’esito di una guerra mentre quella guerra è in corso, con la possibilità teorica che chi ha informazioni privilegiate possa sfruttarle, rappresenta un problema etico che va ben oltre la definizione giuridica.

Il rappresentante Ritchie Torres del Congresso americano ha descritto la possibilità di insider trading su questi mercati come «corruttrice tanto per il mercato quanto per il governo stesso», introducendo una proposta di legge per limitare la capacità dei funzionari governativi di scommettere su Polymarket. Non si trattava di un argomento frivolo: indagini successive hanno rilevato movimenti sospetti nei mercati sulla guerra in Ucraina, sugli attacchi israeliani in Iran, e su eventi interni a grandi aziende tecnologiche come OpenAI.

La verità probabilistica e i suoi limiti

Il problema del wash trading

Nel settembre 2025, un gruppo di ricercatori della Columbia University ha pubblicato uno studio analizzando oltre due anni di dati on-chain di Polymarket. La conclusione: circa il 25% del volume storico della piattaforma risultava gonfiato attraverso il wash trading ovvero la pratica di comprare e rivendere contratti ripetutamente, spesso allo stesso soggetto o a soggetti coordinati, per creare un’illusione di volume e liquidità. Durante alcuni picchi settimanali del dicembre 2024, la quota di wash trading stimata sfiorava il 60% del totale.

Già nell’ottobre 2024, due società di analisi blockchain, Chaos Labs e Inca Digital, avevano presentato a Fortune prove analoghe, con Chaos Labs che stimava wash trading su circa un terzo del volume del mercato presidenziale. Polymarket non ha contestato formalmente questi risultati, limitandosi a dichiarare che i suoi termini di utilizzo vietano esplicitamente la manipolazione del mercato.

La principale motivazione del wash trading su Polymarket è probabilmente l’«airdrop farming»: in previsione di un lancio di un token proprietario (denominato informalmente «POLY»), molti utenti cercano di massimizzare la propria attività sulla piattaforma per qualificarsi per la distribuzione gratuita di token. Il fenomeno non è specifico a Polymarket, ma è particolarmente rilevante qui perché i volumi gonfiati vengono regolarmente citati dai media come prova della «liquidità» e dell’«affidabilità» del mercato.

La «verità probabilistica» e i suoi limiti

L’argomento epistemico centrale in difesa di Polymarket è quello hayekiano: i prezzi di mercato aggregano meglio di qualunque sondaggio la conoscenza dispersa tra molti individui informati. E ci sono prove che i prediction market ben funzionanti siano effettivamente più accurati dei sondaggi in certi contesti. Ci sono esempi come l’Iowa Electronic Market e studi accademici come quelli di Wolfers, Zitzewitz e altri.

Ma questo argomento ha limiti importanti. Il primo è la qualità della partecipazione: il mercato aggrega conoscenza solo se chi partecipa è effettivamente informato e diversificato. Se i partecipanti principali sono hedge fund con accesso a informazioni superiori, o trader che praticano wash trading, o un singolo «whale» con 30 milioni di dollari da investire, il prezzo riflette qualcosa di molto diverso dalla «saggezza della folla».

Il secondo limite è ciò che i ricercatori chiamano «thin markets problem»: mercati con pochi partecipanti o bassa liquidità sono intrinsecamente più volatili e vulnerabili alla manipolazione. Un paper di ricerca pubblicato nel 2025 dal titolo «How Manipulable Are Prediction Markets?» ha dimostrato sperimentalmente che gli effetti delle manipolazioni rimangono visibili anche 60 giorni dopo che sono avvenute e che i mercati più piccoli sono molto più vulnerabili.

Il terzo limite è la circolarità: quando Polymarket diventa la fonte primaria citata dai media, dai politici e dagli algoritmi di AI per stabilire le probabilità di un evento, le sue quote possono cominciare a influenzare la realtà stessa che pretendono di misurare. I candidati politici modificano le strategie basandosi sui prezzi di Polymarket. I mercati finanziari reagiscono. L’opinione pubblica viene plasmata. Si crea un loop di retroalimentazione in cui la previsione partecipa alla costruzione dell’evento previsto.

Il grande equivoco di Polymarket è presentare come «scoperta di probabilità oggettive» quello che è in realtà un processo di costruzione sociale della realtà attesa. La differenza non è semantica: ha implicazioni politiche ed epistemiche profonde.

Concentrazione del potere e costruzione della narrativa

Un aspetto raramente discusso è la concentrazione del potere nella definizione stessa di quali mercati esistano. Non è la «folla» a decidere su cosa scommettere: è Polymarket (cioè il suo team, i suoi incentivi economici, i suoi investitori) a decidere quali domande porre, come formularle, quali fonti usare per risolverle. Questa selezione è già un atto politico.

Consideriamo un esempio concreto: nel 2023, dopo l’affondamento del sommergibile Titan, Polymarket offriva scommesse su «se il sommergibile sarebbe stato trovato entro una certa data», non sul destino dei passeggeri, precisò rapidamente il team. La distinzione è sottile ma rivelatrice: il mercato deve costruire domande «risolvibili», il che significa escludere le domande moralmente più scomode e trasformare tragedie umane in oggetti di speculazione finanziaria.

La struttura del finanziamento aggiunge un ulteriore strato di complessità. Peter Thiel, investitore principale, è un sostenitore dichiarato di Trump e ha forti interessi nell’ecosistema crypto. Donald Trump Jr. ha investito tramite il suo fondo 1789 Capital. In questo contesto, l’affermazione della neutralità algoritmica di Polymarket merita quantomeno una verifica critica.

Chi produce la verità probabilistica? Who?

La domanda che doppiamo porci è in che modo la figura del fondatore, la struttura finanziaria della startup e la rete di investitori influenzano non solo il funzionamento economico di Polymarket, ma anche la produzione e la percezione della «verità» nei mercati predittivi? Dare una risposta semplice non è facile.

Sul piano del fondatore: Coplan porta un preciso programma ideologico, costruito attorno alla fiducia hayekiana nei meccanismi di prezzo e alla tradizione libertaria critica di ogni regolamentazione. Questo non è un dettaglio biografico irrilevante: si riflette nelle scelte di design della piattaforma (no fee, no cap, pseudonimato), nella retorica pubblica («il sistema più accurato che l’umanità abbia mai avuto»), e nelle alleanze costruite.

Sul piano della struttura finanziaria: il modello senza commissioni di trading crea un incentivo sistematico al wash trading, che gonfia artificialmente i volumi riportati dai media come prova di affidabilità. La prospettiva di un token proprietario, con le sue dinamiche di airdrop farming (la pratica sistematica di interagire con nuovi progetti blockchain per ottenere token gratuitamente), introduce ulteriori distorsioni. La valutazione a 9 miliardi di dollari richiede crescita esponenziale, che può spingere a espandere le categorie di mercato verso aree più controverse per massimizzare i volumi.

Sul piano degli investitori: ICE trasforma i prediction market in strumenti di finanza istituzionale, creando un legame strutturale tra le probabilità di Polymarket e i movimenti dei mercati finanziari tradizionali. Founders Fund introduce connessioni con l’ecosistema politico conservatore americano. Insieme, questi attori non sono osservatori passivi: partecipano alla costruzione del valore del segnale informativo che Polymarket produce, e beneficiano direttamente della sua percezione di affidabilità.

La «verità» prodotta da Polymarket non è il prodotto anonimo e imparziale di una folla di individui razionali. È il risultato di un sistema in cui la struttura degli incentivi, le asimmetrie informative, le connessioni politiche e il capitale concentrato plasmano costantemente i prezzi. Riconoscerlo non significa che Polymarket sia sempre necessariamente sbagliato, sebbene eticamente controverso, significa comprendere che il suo output va interpretato con la stessa cautela critica con cui si interpretano i dati di un istituto di sondaggio finanziato da un partito politico.

Le tensioni irrisolte di un’infrastruttura epistemica

Se Polymarket fosse solo un esperimento tecno-economico sarebbe un ambiente di studio interessante. Il fatto che sia già un fenomeno culturale, uno strumento di informazione, un mercato speculativo, un’architettura di potere ci costringe a guardarci come società, nonostante nessuna domanda critica sia prodotta dalle guide politiche. La sua rapida ascesa da startup solitaria a infrastruttura finanziaria globale da 9 miliardi di dollari in meno di sei anni è uno dei fenomeni più rivelatori dell’economia digitale contemporanea.

Questa ascesa merita almeno un’analisi. L’affermazione che Polymarket rappresenti «il sistema di previsione più accurato dell’umanità» semplifica la realtà oltre che un fenomeno complesso. I mercati predittivi possono funzionare in contesti di elevata liquidità, diversificazione dei partecipanti e domande ben formulate, condizioni che Polymarket, come abbiamo visto, soddisfa solo parzialmente. Il wash trading documentato dagli studi accademici, la vulnerabilità ai grandi capitali, le controversie nella risoluzione degli esiti, i sospetti ricorrenti di insider trading nelle aree geopolitiche sono indicatori di un quadro più ambivalente di quanto la narrazione aziendale suggerisca.

Sul piano regolatorio abbiamo capito come la legalizzazione negli USA della piattaforma non equivale a un aumento della legittimità sociale. La «legalità tecnica» ottenuta attraverso l’acquisizione di una licenza non risolve le questioni morali legate alle scommesse su conflitti armati, sulla caduta di governi, o sull’insider trading di funzionari governativi.

Sul piano politico, la rete di connessioni che circonda Polymarket sollevano quantomeno domande legittime sulla neutralità della piattaforma. Non necessariamente prove di manipolazione diretta, ma indicatori di come la «produzione della verità probabilistica» non avvenga in un vuoto ideologico.

Ad oggi, con le informazioni che possiamo analizzare potremmo ipotizzare tre diversi scenari. Nel primo, Polymarket si consolida come infrastruttura epistemica globale, con i suoi dati di probabilità incorporati nei sistemi di AI, nei mercati finanziari e nel discorso mediatico, in sostanza un mondo in cui il confine tra previsione e costruzione della realtà si assottiglia ulteriormente. Nel secondo, una regolamentazione più stringente sui conflitti di interesse, sull’insider trading, sui requisiti di trasparenza, quindi una trasformazione in una piattaforma più affidabile ma meno libertariamente attraente per i suoi investitori originari. Nel terzo, il modello crolla sotto il peso delle proprie contraddizioni: il wash trading erode la credibilità, lo scandalo dell’insider trading scatena una risposta legislativa, o semplicemente l’ennesima bolla crypto si sgonfia.

Uno scenario intanto si è già rivelato, Polymarket ha dimostrato che è possibile creare mercati liquidi su quasi qualunque domanda riguardante il futuro e che questi mercati possono diventare fonti di riferimento culturale e mediatico. La questione chiave resta una, chi controlla questi mercati, con quale legittimità, con quali interessi?

Polymarket ha convincito una parte rilevante dell’opinione pubblica globale che «quello che il mercato dice» equivalga a «quello che è probabile che accada». Decostruire questa equivalenza non significa rifiutare i mercati predittivi: significa usarli con la consapevolezza critica che ogni strumento di conoscenza merita.

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  • Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino dove approfondisce gli aspetti legati all'IA e alla Cybersecurity. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo e nel 2022 inizia a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it. Qui incontra il Giornalista Gianluca Zanella, inizialmente suo docente e inizia una collaborazione. Diventa parte integrante di Darkside occupandosi di inchieste e tecnologia. Fonda Darkcyber, una rubrica di approfondimento che si muove nelle zone d'ombra dell'innovazione tecnologica, quei territori dove il progresso incontra il rischio, la curiosità sfida la trasparenza e la complessità del digitale si intreccia con la vita reale.

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