Procura e Guardia Costiera: le indagini sul naufragio del Bayesian

Scritto da: Manuele Avilloni
26 Agosto 2025

Bayesian, affondato nella notte tra il 18 e il 19 agosto 2024 al largo di Palermo, causando sette vittime. La Procura di Termini Imerese indaga parallelamente sul naufragio e su altre vicende, mentre emergono nuove relazioni ufficiali e ipotesi che sollevano dubbi sulla rapidità dell’affondamento e sul possibile ruolo di elementi ancora non chiariti. Ombre, sospetti e coincidenze alimentano il mistero intorno a un disastro che continua a far discutere…

Il relitto del Bayesian.

La procura di Termini Imerese si trova oggi a gestire due fascicoli che hanno catturato l’attenzione nazionale: da un lato il naufragio del Bayesian, il superyacht affondato nella notte tra il 18 e il 19 agosto 2024 al largo di Palermo; dall’altro, l’inchiesta sulla morte della giovane Simona Cinà, vicenda che scuote l’opinione pubblica per le ombre ancora fitte sulla dinamica e sulle eventuali responsabilità. È lo stesso ufficio che deve fare chiarezza su due tragedie, diverse ma accomunate dall’alto impatto mediatico. Una pressione notevole per una piccola procura la quale tuttavia sembra procedere con fermezza.

A differenza del Sir Robert Baden Powell, ormeggiato poco lontano e rimasto illeso, il Bayesian si è inabissato in poco più di dieci minuti, lasciando sette vittime e un’inchiesta che ancora oggi cerca di dirimere i ruoli e le eventuali omissioni dell’equipaggio. Eppure qualcosa non torna. Ricondurre il tutto a negligenza è una semplificazione della realtà, una comoda semplificazione.

Le prime relazioni sulle cause

Una prima relazione sulle cause è un rapporto intermedio (interim report) pubblicato dalla Marine Accident Investigation Branch (MAIB) del Regno Unito. È un rapporto provvisorio di sicurezza marittima relativo al naufragio dello yacht Bayesian, pubblicato perché l’indagine completa non sarà pronta prima dei 12 mesi dall’incidente, come previsto dalle normative britanniche. Una ricostruzione, volutamente semplificata, degli eventi, i dati tecnici disponibili (condizioni meteo, stabilità della nave, testimonianze) e le prime conclusioni sugli aspetti di sicurezza. Insomma, tutto quello che è verificabile senza alcuna ipotesi. Un documento che non è una perizia, tant’è vero che è inammissibile nei tribunali.

Eppure proprio in questo rapporto emerge un aspetto molto interessante durante la ricostruzione delle circostanze. Lo skipper a bordo del già citato Sir Robert Baden Powell, ha notato che, nonostante l’applicazione della potenza del moto, la loro imbarcazione aveva trascinato l’ancora per circa 400 metri in 11 minuti. Tutto l’equipaggio ha inizialmente pensato che il Bayesian avesse preso il largo per evitare l’improvvisa tempesta. A questo punto però il comandante ha visto brevemente una “forma triangolare scura scendere in acqua” e col senno di poi avrebbe ritenuto trattarsi dell’affondamento della prua dello stesso Bayesian. Peccato che l’affondamento della prua non coincide perfettamente con la narrazione della dinamica dell’affondamento.

L’altro aspetto che vi abbiamo già segnalato nei nostri precedenti approfondimenti è la rapidità di affondamento, la criticità di cui parliamo coincide con l’orario che va dalle 04:22 alle 04.34. Dodici minuti. Un tempo maledettamente ristretto. Possibile che il Bayesian stesse già imbarcando acqua? E se sì, da dove?

Nei giorni scorsi è stata depositata presso la Procura di Termini Imerese il rapporto ufficiale della Guardia Costiera Italiana, rapporto dal quale parrebbe che il naufragio del Bayesian non fu solo il risultato di un maltempo improvviso. In attesa di verificare meglio quanto appurato dalla Guardia Costiera va evidenziato un altro aspetto che qui su Darkside il Criminologo Federico Carbone (leggi qui l’articolo Il Bayesian e le casseforti del silenzio) ha dato in esclusiva: nei giorni immediatamente successivi all’inabissamento “un team estremamente abile, dotato di preparazione specifica e attrezzature adeguate” si era già mosso con inquietante efficienza e discrezione per recuperare del contenuto digitale sensibile custodito nelle cassaforti del Bayesian.

A questo punto però dobbiamo far notare un aspetto molto rilevante per le indagini in corso, l’intervento di cui vi abbiamo narrato, ad oggi mai smentito dalla stessa procura, costituisce un’alterazione dei luoghi. È quindi fondamentale comprendere se siano state svolte operazioni che possano aver contribuito a modificare i residui necessari a riscostruire la dinamica dell’evento.

Le ore precedenti al disastro

Il 18 agosto l’imbarcazione si trovava ancorata a Cefalù, ma con il peggiorare delle previsioni meteorologiche, il comandante James Cutfield decise di spostarsi verso Porticello, più riparato e vicino al punto di sbarco degli ospiti. Alle 21:24 lo yacht era ancorato a est del frangiflutti, con mare calmo e venti leggeri. Le previsioni annunciavano temporali. Il comandante ordinò di essere svegliato se il vento avesse superato i 20 nodi o in caso di problemi con l’ancora, poi si ritirò per riposare.

Durante la notte, l’equipaggio di guardia monitorava le condizioni. Fino alle 03:00 i venti non superavano gli 8 nodi. Ma verso le 03:55 il tempo cambiò bruscamente: il vento salì a 30 nodi, la barca iniziò a sbandare e trascinare l’ancora. Insieme al Bayesian, anche l’altro yacht ancorato nelle vicinanze, il Sir Robert Baden Powell, cominciò a muoversi.

Il momento del capovolgimento

Stando al rapporto del Marine Accident Investigation Branch (MAIB), alle 04:00 il comandante fu svegliato e salì al ponte di comando. Il capo macchinista avviò generatori e pompe idrauliche per manovrare, mentre l’equipaggio si preparava all’emergenza. Lo yacht si muoveva di circa 1,8 nodi, con un’inclinazione stimata tra i 10° e i 20° a dritta. Pochi minuti dopo, la situazione precipitò. Alle 04:06, una raffica improvvisa superiore a 70 nodi squarciò il tendalino del ponte superiore e fece sbandare lo yacht fino a 90° in meno di 15 secondi. L’imbarcazione non ebbe possibilità di raddrizzarsi: i generatori si spensero, l’acqua iniziò a penetrare e i passeggeri furono sbalzati o intrappolati.

Molti riuscirono a salvarsi arrampicandosi lungo le paratie o uscendo attraverso aperture sommerse. Altri, feriti o disorientati, rimasero bloccati. In quei minuti drammatici, il comandante e i membri dell’equipaggio cercarono di liberare gli ospiti e organizzare l’abbandono.

Il “destino” in una mail non letta

Nelle stesse ore in cui il mare si preparava a scatenarsi, un agente marittimo palermitano scriveva al comandante del Bayesian James Cutfield. In una mail inviata la stessa mattina del 18 agosto, si segnalavano le condizioni meteo in peggioramento e veniva offerto supporto logistico. A quella mail, per quanto ci è dato ad oggi sapere, non seguì alcuna risposta. Una decisione diversa avrebbe potuto cambiare tutto? Altre barche restarono al sicuro in porto. Il Bayesian, invece, rimase esposto.

Nel precedente pezzo Bayesian: analisi di un disastro, vi abbiamo fatto notare come il nodo che lega il nesso causale tra il fenomeno temporalesco, le attività dell’equipaggio, all’affondamento è composto da una serie di circostanze, in un ordine ben preciso. La sola variabilità di uno di questi elementi o anche l’assenza di uno solo di questi fattori avrebbe portato ad un esito diverso, meno catastrofico.

Come se non bastassero le ombre e le polemiche, la vicenda si è tinta di toni quasi da “maledizione”. A fine giugno 2025, un ingegnere incaricato di ispezionare lo scafo appena recuperato al porto di Termini Imerese è rimasto ferito in un incidente stradale sulla Statale 113, tra Bagheria e Casteldaccia. La sua auto elettrica si è ribaltata dopo aver urtato alcune vetture parcheggiate. L’uomo è stato portato al Civico di Palermo, fortunatamente fuori pericolo. Ma l’episodio ha alimentato l’eco di sfortuna che accompagna il Bayesian.

Alla fine, resta l’immagine di quel gigante fatto di materiali resistenti, piegato dal vento come un fragile ramo d’ulivo. Se è vero che ogni tempesta porta con sé una lezione, ad oggi quale essa sia non l’abbiamo ancora capita. Quella notte il prezzo pagato fu altissimo: sette vite spezzate e una verità che ancora scivola tra le mani come sabbia bagnata.

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  • Nasce in provincia di Frosinone nel 1989. Laureato in Scienze Politiche, ha successivamente intrapreso gli studi in Relazioni Internazionali presso l’università di Torino dove approfondisce gli aspetti legati all'IA e alla Cybersecurity. La passione per l’informazione, le dinamiche sociali e le materie forensi lo hanno avvicinato al mondo del giornalismo e nel 2022 inizia a collaborare con InsideOver e ilGiornale.it. Qui incontra il Giornalista Gianluca Zanella, inizialmente suo docente e inizia una collaborazione. Diventa parte integrante di Darkside occupandosi di inchieste e tecnologia. Fonda Darkcyber, una rubrica di approfondimento che si muove nelle zone d'ombra dell'innovazione tecnologica, quei territori dove il progresso incontra il rischio, la curiosità sfida la trasparenza e la complessità del digitale si intreccia con la vita reale.

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