Uno degli aspetti più misteriosi del caso Liliana Resinovich riguarda il reale luogo in cui è stato ritrovato il suo corpo. Per oltre un anno, commemorazioni, ricostruzioni e ipotesi si sono concentrate su un’area del boschetto segnalata dai vigili del fuoco scoprendo poi che il corpo di Liliana fu trovato altrove…

Il luogo del ritrovamento del cadavere di Liliana Resinovich segnalato dai Vigili del Fuoco.
Come abbiamo detto più volte, il caso Resinovich è un vero dedalo di misteri e spiegazioni non date. In attesa che la cosiddetta “nuova Procura” delinei le sue accuse con elementi un attimo più concreti, noi andremo a rovistare tra le 2.600 e passa pagine della prima indagine, cercando di ipotizzare possibili risposte o semplicemente mettendo in luce elementi mai considerati e particolarmente misteriosi, iniziando proprio dal 5 gennaio 2022, il giorno del ritrovamento del corpo senza vita di Liliana Resinovich.
Liliana Resinovich viene ritrovata all’interno di un boschetto del comprensorio ex ospedale psichiatrico del rione di San Giovanni, a Trieste, nella sua zona di residenza. Riversa sul lato sinistro, in posizione simil-fetale, avvolta in due sacchi neri dell’immondizia, oltre a due sacchetti bio della Conad a coprire la testa e fissati con uno spago annodato in modo “lasso”.
Il vero luogo del ritrovamento: un errore che dura un anno e mezzo
Il primo grande mistero si riferisce proprio al “vero” luogo del ritrovamento del corpo. Per un anno e mezzo, protagonisti e troupe televisive si sono riversate attorno a quei nastri dei vigili del fuoco che delimitavano un’area piana tra qualche albero. Poi, documenti alla mano, sono rimaste stupite perché le infinite commemorazioni si sono tenute nel posto sbagliato! Il vero luogo del rinvenimento non era protetto dai nastri, ma aperto a tutti, tra la rete interna e la scarpata poco distante.
Allora la prima domanda che sorge spontanea è: perché hanno voluto sviare la prevista orda di curiosi e telecamere? Forse una risposta ci potrebbe essere, proviamo a spiegarla.
I due accessi al boschetto: quello visibile e quello nascosto
Il boschetto ha vari ingressi, vecchi e nuovi, ma soprattutto due sono quelli importanti e proprio collegati al luogo dove realmente giaceva il corpo di Liliana. Il principale è su via Weiss e conosciuto da tutti, ma non porta istintivamente nel punto esatto, ma piuttosto allo spazio delimitato dai nastri. Poi c’è quello creato dai vigili del fuoco il pomeriggio del 5 gennaio, e che dà su una stradina laterale. Infine, sempre percorrendo la stradina laterale, si giunge ad un sentiero che, costeggiando il burrone da un lato e una rete dall’altro, giunge esattamente nel luogo dove viene rinvenuto il corpo di Liliana.

Ingresso da via Weiss.
Quindi, gli accessi utili sono almeno due: uno che dà sulla via principale e comporta un alto rischio di essere visti, l’altro molto più discreto e nascosto, ma forse un po’ più impegnativo per trasportare un corpo all’interno del boschetto. Arrivando da via Weiss, ipotizzando una situazione notturna, riuscire ad accedere alla zona oltre la rete a protezione del burrone non è per nulla semplice. Si dovrebbe conoscere bene il luogo per imboccare proprio il varco che ne permette l’accesso. Anche il sentiero interno porta con più facilità allo spazio che poi sarà delimitato dai nastri dei vigili del fuoco, che però non corrisponde al vero luogo del rinvenimento.

Il luogo del cadavere visto da angolatura opposta.
Stranamente, l’accesso al boschetto da via Weiss non è stato mai interdetto, mentre l’accesso al sentiero che costeggia la scarpata sì. Il 10 gennaio 2022, durante una diretta TV, si vede bene che i vigili del fuoco hanno nastrato anche l’accesso al sentiero, impedendone quindi l’ingresso. Perché? Forse la squadra di ricerca, quel 5 gennaio, è passata di lì? Non si fa cenno negli atti del percorso, quindi non si sa. Forse perché “pericoloso” vista la presenza del burrone? In realtà anche l’altro accesso è altrettanto pericoloso e sempre per lo stesso motivo; inoltre è un sentiero calpestato, forse anche da uomini oltre che da animali selvatici. Certo è che inspiegabilmente quell’accesso, a ridosso del ritrovamento del corpo, era interdetto.

Sulla sinistra si osserva lo slargo in cui la lettera C indica la posizione in cui è stato rinvenuto il cadavee.
Le indagini concentrate sul percorso sbagliato
L’attenzione è sempre stata dirottata verso quel rettangolo di nastri, dando per scontato l’ingresso da via Weiss. Fu repertato anche un “guanto da lavoro” proprio a pochi metri dall’ingresso, poi analizzato e scartato perché senza tracce utili. Un anno e mezzo di quotidiane presenze di troupe, talvolta anche a turni, per raccogliere interviste dei parenti e conoscenti; mazzi di fiori o rose avvolte nelle foglie di palma, pensieri scritti, ma tutti a decorare un luogo senza memoria.
Dopo la grande delusione e il disappunto per essere stati “confusi” nella localizzazione del punto di quiete sbagliato, qualche intrepido inviato ha tentato di sottolineare la presenza di un accesso diverso, ormai privo di ogni nastro, ma non è mai stato preso davvero in considerazione. Perché?
Eppure, quell’accesso così “nascosto” e la posizione del corpo oltre la rete farebbero pensare che sia stato proprio il percorso scelto da chi ha trasportato il corpo di Liliana in quel boschetto così improbabile. Ci sono anche alcuni elementi che farebbero pensare al posizionamento del corpo in quel punto: principalmente perché arrivando dal sentiero “volutamente sconosciuto” a un certo punto la rete interna interrompe l’avanzamento; poi, due rametti di more, uno spezzato secco e uno arcuato, sembrano proprio suggerire che il corpo sia stato deposto nel verso burrone-rete, andandosi a bloccare sotto il sacco che copriva la parte superiore di Liliana.
Il sopralluogo della polizia scientifica, sia del 5 gennaio che della mattina successiva, si concentra solo sul percorso con ingresso da via Weiss, reperta un guanto ritrovato a pochi metri dal varco. Non si fa cenno al sentiero “alternativo”, forse perché si è subito voluto ipotizzare un suicidio. Ma Liliana avrebbe potuto percorrere anche il sentiero dopo la stradina, quindi perché non prenderlo in considerazione ma addirittura nastrarne l’ingresso? Perché non cercare tracce anche su quel sentiero? Ora che si sta indagando per omicidio, sarebbe stato utile avere qualche traccia in più da seguire, qualche informazione utile a ricostruire la dinamica del delitto. Qualche spunto investigativo in più che trovi conferme nella scienza, e non viceversa. Forse l’unica risposta sensata a questo ennesimo mistero che ruota intorno alla morte di una donna “qualunque” è semplicemente “perché?”.





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