Dopo il caso del gruppo Facebook Mia Moglie scoppia la polemica sul forum sessista phica.eu. Attivo dal 2005 e oggi dismesso, il sito pubblicava foto di donne riprese senza consenso, spesso in spiaggia, corredate da commenti sessisti. Tra le vittime anche personaggi pubblici. I dati parlano chiaro: 12,82 milioni di visite solo a luglio 2025, con un incremento del 15,79% rispetto al mese precedente, e l’89% del traffico proveniente dall’Italia. Dietro le quinte, un’architettura tecnica avanzata con strumenti di tracking che solleva ulteriori interrogativi sulla tutela dei dati personali…

Il forum phica.eu chiuso dopo lo scandalo delle foto rubate e dei commenti sessisti.
Immaginate di scoprire che le vostre foto più intime, scattate durante una giornata al mare o un momento di relax, sono finite su internet senza il vostro consenso. Immaginate che migliaia di sconosciuti le commentano con linguaggio sessista, le condividono, le trasformano in oggetto di voyeurismo digitale.
A pochi giorni di distanza dallo scandalo del gruppo “Mia Moglie” un altro sito porta alla nostra attenzione un fenomeno molto diffuso sul web ma da tempo sottovalutato. Il caso Phica.eu affonda le radici nel lontano 2005. Un sito web apparentemente di nicchia si è trasformato in un caso emblematico di violazione della privacy e cultura sessista online.
Quando la tecnologia si trasforma da strumento di connessione in arma di violenza psicologica? Quando la libertà di espressione online diventa prevaricazione sui diritti altrui? E soprattutto: cosa dice di noi, come collettività, il fatto che un fenomeno del genere abbia prosperato per due decenni, raggiungendo dimensioni industriali?
L’anatomia di una controversia
Le ricostruzioni giornalistiche hanno svelato la natura controversa della piattaforma: un archivio digitale dove venivano pubblicate immagini di donne riprese in contesti quotidiani, spesso senza il loro consenso. Le fotografie, molte delle quali scattate in spiaggia, erano accompagnate da commenti sessisti che trasformavano momenti di vita privata in oggetto di discussione pubblica.
La questione è esplosa quando diverse personalità del mondo politico e culturale hanno scoperto le proprie immagini pubblicate senza autorizzazione. L’eurodeputata Alessandra Moretti, l’ex deputata Alessia Morani, la vicesegretaria del PD Lazio Valeria Campagna e l’attrice Anna Madaro sono solo alcune delle figure note che hanno denunciato la situazione. In particolare, Anna Madaro ha deciso di procedere legalmente dopo aver trovato le sue fotografie caricate sul forum.
Un’altra denuncia online è arrivata dalla campionessa mondiale di apnea Alessia Zecchini che con un post sui social ha diffuso gli screenshot dei commenti che la riguardano.
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Il post denuncia condiviso da Alessia Zecchini su Instagram.
Sono denunce che stanno accendendo i riflettori su un fenomeno complesso quanto complicato da smantellare. Un fenomeno che intreccia violazioni della privacy, cultura sessista e diffusione incontrollata di contenuti sensibili.
I numeri di un fenomeno nascosto
Il sito è stato dismesso e non ci è più possibile confermare i dati ma dietro questa controversia si celano cifre impressionanti che rivelano le vere dimensioni del fenomeno. Le analisi condotte da società specializzate in dati digitali mostrano che nel solo mese di luglio 2025, phica.eu ha attirato circa 12,82 milioni di visite. Non si tratta di click fugaci: ogni utente trascorreva in media oltre 10 minuti sul sito, consultando più di 12 pagine per sessione.
Il dato più significativo è forse la crescita: un aumento del 15,79% rispetto a giugno, che indica un interesse in costante espansione. La geografia degli utenti rivela una prevalenza italiana dell’89%, seguita da quote minori provenienti da Germania, Stati Uniti, Svizzera e Spagna.
Il percorso di navigazione degli utenti racconta un’altra storia inquietante: gran parte del traffico arriva tramite accesso diretto o ricerche Google, per poi proseguire verso servizi di file hosting come **file e b**kr (abbiamo asteriscato volutamente), piattaforme note per ospitare contenuti multimediali di varia natura. Nella navigazione di queste pagine è anche possibile rintracciare link esterni che rimandano a pagine che condividono contenuti di webcam private, ma questa è un’altra storia.
L’architettura digitale di una controversia
Dal punto di vista tecnico, phica.eu si presenta come una piattaforma sofisticata, integrata con servizi come Google Tag Manager e Google Analytics, oltre a contenuti incorporati da YouTube e Instagram. Questa infrastruttura evidenzia una raccolta sistematica di dati di navigazione e lascia aperta la possibilità di utilizzo di circuiti pubblicitari.
Tuttavia, al momento non siamo in grado di dirvi e portare alla vostra attenzione prove concrete di abbonamenti a pagamento, paywall o altre forme di monetizzazione diretta. Secondo un’inchiesta condotta da Il Resto del Carlino, la community del sito conterebbe circa 200 mila iscritti, anche se questo dato non può essere verificato attraverso registri pubblici.
L’infrastruttura tecnica si appoggia a CDN internazionali come Amazon e jsDelivr, oltre ai servizi di Google per font e API, configurandosi come un ecosistema digitale complesso e ramificato.
Le zone grigie dell’analisi
Per noi è importante segnalarvi che questa ricostruzione si basa su dati che presentano alcuni limiti intrinseci. I numeri di traffico forniti da piattaforme specializzate rappresentano stime e non equivalgono a misurazioni ufficiali. Nonostante questo, per quanto stime riteniamo che il sito abbia un traffico considerevole. Allo stesso modo, dobbiamo specificare, sebbene lo si sia già fatto, che la presenza di strumenti di tracciamento non costituisce automaticamente una prova di guadagni pubblicitari concreti.
Quali prospettive?
La vicenda di phica.eu si inserisce nel complesso panorama delle leggi europee sulla protezione dei dati e sulla privacy, con il GDPR in prima linea nella regolamentazione della diffusione di contenuti sensibili e dell’uso non autorizzato di immagini personali.
Le denunce di politici e artisti hanno sollevato questioni fondamentali sulla tutela delle vittime e sul contrasto alla diffusione non consensuale di materiale intimo o privato. Continuiamo a ribadire di avere la necessità di sviluppare strumenti giuridici e tecnologici più efficaci per affrontare fenomeni che si muovono nella zona grigia tra legalità e violazione della dignità personale.
Una cosa è certa, oggi ci indigniamo, invochiamo giustizia. Ma dove eravamo quando questo sistema prosperava nell’ombra? Il vero scandalo non è solo quello che è accaduto, ma il silenzio assordante che lo ha reso possibile, silenzio che va detto, in gran parte è maschile.
E allora la vera domanda non è più “come è potuto succedere?”, ma “cosa faremo perché non succeda mai più?”. La risposta a questa domanda dirà molto di più su di noi di quanto non abbiano fatto vent’anni di silenzio.




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