Friedrich Schaudinn, l’artificiere delle stragi

Scritto da: Marcello Altamura
23 Dicembre 2024

Lo hanno chiamato l’artificiere della stragi perché la sua ombra lunga e inquietante si è allungata su almeno quattro di queste commesse in un arco temporale di nove anni, quelli che vanno cioè  dall’attentato al rapido 904, che il 23 dicembre del 1984 causò 16 morti e 267 feriti, alla strage di via Georgofili, che a Firenze tra il 26 e il 27 maggio 1993 fece 5 vittime e portò al ferimento di 38 persone, passando per gli attentati di Capaci del 23 maggio 1992 in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e quattro membri della scorta e di via D’Amelio, sempre a Palermo, del 19 luglio 1992 in cui rimasero uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Ma chi è stato veramente Friedrich Schauddin?

La carrozza di seconda classe del treno Rapido 904, squarciata dall’esplosione. San Benedetto Val di Sambro, 23 dicembre 1984.

40 anni dopo la strage del Rapido 904

A 40 anni dalla strage di Natale, la figura di Friedrich Schauddin, nato a Zagabria da famiglia austriaca, emerse per la prima volta proprio nell’ambito delle indagini per la strage del rapido 904, resta avvolta nel mistero. Nel processo, gli unici condannati furono i mafiosi Pippo Calò, il ’cassiere’ di Cosa nostra, e il suo braccio destro Guido Cercola, morto suicida in carcere nel 2015, Franco Di Agostino, sempre del clan di Calò, condannato a 24 anni come esecutore, e proprio Schaudinn, accusato di aver progettato il congegno che, alle 19.08 esplose all’interno della galleria di San Benedetto Val di Sambro (BO), la “galleria degli Appennini”, nei pressi della quale – dieci anni prima – si era consumata la Strage dell’Italicus.

Un congegno esplosivo radiocomandato, collocato su una griglia portabagagli mentre il treno era fermo alla stazione di Firenze, che costò a Schaudinn una condanna a 22 anni. Per aver procurato l’esplosivo, invece, furono condannati a un anno mezzo ciascuno Alfonso Galeota, Giulio Pirozzi e Giuseppe Misso, uomini della camorra ma anche legati alla destra, coinvolta attraverso l’allora parlamentare del Msi Massimo Abbatangelo, condannato a sei anni per avere consegnato l’esplosivo ai camorristi.

La fuga da Ostia e l’archivio segreto

Inizialmente Schauddin ammise che il ‘lavoro’ gli fu commissionato dal braccio destro di Pippo Calò e di avere avuto il dubbio che il congegno elettronico servisse per una strage. Ma Schauddin, morto nel 2014 in carcere a Francoforte, era un personaggio particolare, un uomo della ‘zona grigia’ in cui agivano, spesso in simbiosi, malavitosi, elementi di estrema destra e dei servizi segreti.

Giuseppe Calò, detto Pippo (Palermo, 30 settembre 1931), è un boss di Cosa nostra. Soprannominato anche “cassiere di Cosa nostra” perché fortemente coinvolto nella parte finanziaria dell’organizzazione.

Una ‘zona grigia’ che per molti anni ha protetto il ruolo e i segreti di Schauddin e che, nel 1988 quando era in attesa del processo e della concessione degli arresti domiciliari, agevolò la sua fuga da Ostia, su un’auto guidata da lui e con documenti falsi che gli consentirono di rifugiarsi in Germania. Anche qui l’artificiere gode di protezioni. Intervistato da L’Unità il 19 ottobre 1992 dice di avere nella sua casa a Francoforte ben 2 quintali di documenti sulle stragi ma richiede un compenso di 2 milioni e mezzo di lire (circa 1750 euro odierne) per aprire le porte del suo archivio ai giornalisti e sostiene che, per vivere, esegue traduzioni dal tedesco all’italiano e viceversa. In queste carte, Schauddin sostiene che non ci siano i nomi degli autori ma “che si riesce a capire come fatti, che hanno comportato cosi lunghe indagini, siano stati manipolati, pilotati e male usati e per deduzione potrà arrivare a chi copre gli esecutori materiali di quelle stragi. Sono loro che devono spiegare perchè li coprono”.

Chi era veramente Friedrich Schauddin?

Friedrich Schauddin, di fatto, non era solo un artificiere ma un trafficante d’armi, anzi il collettore di un mercato internazionale che ha radici storici profonde. È un mercato illegale e parallelo che inizia nel primo Dopoguerra transitando dalla Jugoslavia al Nord Est dell’Italia e che coinvolge le formazioni della destra estrema italiane e gli ustascia croati, intersecando i depositi di armi legati alle strutture Stay Behind della Nato, quelle che in Italia il grande pubblico ha imparato a conoscere col nome di Gladio. Non è un caso, allora, che Schauddin, nato proprio in Croazia, dopo la fuga in Germania stabilisca il suo ‘quartier generale’ tra Pola e Rovigno con puntate in Slovenia e a Zagabria.

Semtex: l’esplosivo dei militari usato in Sicilia

Il Semtex è un esplosivo al plastico di brevetto cecoslovacco, usato dalle forze armate del Patto di Varsavia, oltre che da varie organizzazioni terroristiche tra il 1970 e il 1990.

Dal suo rifugio, il perito elettrotecnico, protetto dalle autorità croate ma anche dai servizi segreti tedeschi, gestisce la vendita di partite di armi ed esplosivi.  Da quel canale, come provano documenti che DarkSide – Storia Segreta d’Italia ha visionato in anteprima, transitano carichi di Semtex, un potentissimo esplosivo in uso ai militari, diretto in Sicilia proprio negli anni delle stragi. C’è un particolare inquietante: sino a quella tragica estate del 1992, Cosa Nostra non ha mai compiuto stragi, eccezion fatta per quella di via Pipitone Federico in cui, il 29 luglio 1983 a Palermo, rimasero uccisi il magistrato Rocco Chinnici, fondatore del pool antimafia, e altre quattro persone. Nel 1992, invece, la mafia mette a segno due stragi nel giro di un mese. E in via D’Amelio, guarda caso, viene impiegato proprio il Semtex.

Perché nessuno ha interrogato Schaudinn?

Nonostante sia ricercato dall’Interpol, Schauddin si muove sotto falso nome, protetto da uomini dei servizi segreti, tedeschi ma anche italiani. Dopo quelle di Palermo, il suo nome riemerge anche nelle indagini della procura di Firenze per la strage dei Georgofili. Una donna, cittadina tedesca, dice di aver visto e riconosciuto Schauddin in una pensione di Firenze prima della strage. La donna farà un ospitata tv anche da Maurizio Costanzo ma, come riscontrato tra i documenti da DarkSide – Storia Segreta d’Italia, non verrà mai ascoltata dagli inquirenti. Nel frattempo Schauddin, che è stato ritirato in ballo anche nel 1992 a proposito del presunto colpo di Stato organizzato dal generale Franco Monticone, si sente talmente sicuro che, il 16 ottobre 1993, rilascia un’altra intervista, sempre a L’Unità, con un titolo alquanto significativo: “Schaudinn: Sono qua perché nessuno mi interroga?”

Il quotidiano dell’ex PCI lo rintraccia telefonicamente a Francoforte, dove nel frattempo si è stabilito. Lui, in maniera sibillina, alla domanda del giornalista “Ma perchè salta sempre fuori il suo nome?”, risponde secco: “Dovreste indagare da dove vengono tutte queste voci. Forse scoprireste qualcosa di molto più interessante. Ci sarà pure un motivo per cui qualcuno tira sempre in ballo il mio nome.  Certamente stanno coprendo qualcuno ma non so se si tratti di gente dei servizi”.

Di più: Schauddin svela che nel 1988 aveva scritto al giudice Pier Luigi Vigna presso il Tribunale di Firenze ed alla Commissione parlamentare sulle stragi, dicendosi disposto a spiegare la sua posizione ma che nessuno aveva alcun interesse ad ascoltarlo. Poi lancia messaggi in codice: “Dovete cercare chi nel 1986 trasse vantaggio del mio arresto per strage ed allora scoprirete qualcosa di interessante. Io non ho niente a che fare come hanno riconosciuto le autorità tedesche con la strage del rapido 904”.

Pier Luigi Vigna durante un processo.

Le pesanti accuse di Schauddin

A chi faceva paura la verità di Schauddin? Certamente anche ai servizi italiani, quelli che operavano nella ‘zona grigia’, gli stessi che lo riforniscono di documenti falsi e che garantiscono il trasferimento a Francoforte del suo archivio personale, quantizzato da lui in ben 2 quintali di documenti. Le sue protezioni erano così tanto in alto da permettergli di accusare, nell’intervista a L’Unità del 16 ottobre 1992, addirittura il giudice Vigna di aver consentito la sua fuga: “Sono straconvinto che l’unico che aveva interesse a farmi andar via dall’Italia sia chi ha condotto il processo di Firenze per la strage del rapido 904, il giudice Pier Luigi Vigna. A quel che mi risulta o è uno stupido, e questo non mi sembra, o è losco. Molti italiani con i quali ho parlato ed ai quali ho fatto vedere ì documenti sono d’accordo con me. Però Vigna occupa una posizione talmente importante e forte che sembra sia in una botte di ferro. Inizialmente avevo il massimo rispetto nei suoi confronti ed ero convinto che fosse l’unico magistrato interessato a scoprire qualcosa. Vigna con il suo comportamento non mi ha lasciato scelta. Sono arrivato alla conclusione che era l’unica persona interessata alla mia fuga. E ciò negli atti in mio possesso emerge chiaramente”.

Illazioni che Schauddin non ha mai chiarito e che si è portato con lui nella tomba.

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  • Nasce a Napoli. Ha scritto “Dodici Leoni” insieme a Franco Esposito nel 2015 per Absolutely Free poi “La Borsa di Moro” per Iuppiter Edizioni nel 2016. Nel 2017 è stata la volta de “L’anno del Grifo” per Absolutely Free e per la stessa casa editrice, nel 2018, “Le quattro vite di Mike”. Nel 2019 ha pubblicato “Il professore dei misteri” per Ponte alle Grazie e, per la stessa casa editrice, anche “La Casta è rimasta”, nonché, per Slalom Edizioni, “Bomber con i guanti”. Ha scritto, insieme ad altri autori, “Tutti in piedi per la Carpisa” per Graf Editore nel 2006 e “Totò sbanca” per Iuppiter Edizioni nel 2017. Dal 2019 cura, insieme a Gianluca Zanella, il format di approfondimento storico e politico DarkSide - Storia Segreta d’Italia.

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