Serena Mollicone e l’irresistibile fascino del complotto

Scritto da: Gianluca Zanella
30 Settembre 2024

Affermare che il caso di Serena Mollicone sia un caso irrisolto genera forti malumori. Secondo gran parte dell’opinione pubblica, gli assassini si conoscono, hanno un volto e un nome: la famiglia Mottola. Eppure i Mottola sono stati assolti. Si sono messi in moto i cosiddetti “poteri forti”, come sostengono in molti, o magari c’è bisogno di ripartire dagli elementi essenziali di questo caso?

Serena Mollicone.

“Una pessima puntata”

“Meno male che il padre di Serena è morto… così non si è subito l’ennesima stroncatura morale”, e ancora, “puntata pessima a mio avviso”; “ricordiamoci che parliamo delle forze dell’ordine. Quanta me** han fatto nella loro vita? Cucchi?? Quanti complici? Bolzaneto? Quanti complici? Ciontoli, tutta la famiglia complice!!!”. Questo è il tenore dei messaggi che sono arrivati a poche ore dalla diretta streaming che sul nostro canale YouTube abbiamo tenuto insieme a Massimiliano Griner sul delitto di Serena Mollicone. Commenti feroci, di pancia, e tuttavia comprensibili.

Quando si affrontano argomenti scivolosi e agghiaccianti, come la brutale uccisione di una ragazza di diciotto anni, Serena Mollicone, trovata morta il 1 giugno 2001 in un bosco di Arce, paese in cui viveva che ancora oggi stenta a togliersi di dosso il peso di questa tragedia, è inevitabile scontrarsi con le opinioni di un pubblico che, come spesso accade, è polarizzato: da un lato gli innocentisti, dall’altro i colpevolisti. In questo caso, gli innocentisti sono per l’innocenza della famiglia Mottola – Franco, all’epoca del delitto maresciallo comandante della caserma locale dei carabinieri; il figlio Marco e la moglie Anna Maria -, i colpevolisti, ovviamente, per la loro colpevolezza. Ma chi sono i Mottola?

Anna Maria Mottola, Marco Mottola e Franco Mottola nel Palazzo di giustizia di Cassino,15 luglio 2022.

Se non loro, chi?

Dopo diversi anni dall’omicidio, dopo che un innocente – il carrozziere Carmine Belli – aveva scontato oltre un anno di carcere prima di essere assolto in tre gradi di giudizio, sotto il mirino delle indagini finì Marco Mottola, figlio del maresciallo e coetaneo di Serena. L’ipotesi degli investigatori, subito attecchita anche presso l’opinione pubblica – era che Serena, il giorno della scomparsa, si fosse recata presso la caserma dei carabinieri per denunciare il fatto che proprio Marco spacciasse droga. Attirata in qualche modo nell’appartamento privato della famiglia Mottola, sarebbe stata aggredita e, dopo aver sbattuto violentemente la testa sulla porta di un appartamento in uso ai Mottola ma anche agli altri carabinieri della caserma, avrebbe perso i sensi. A questo punto Marco, con l’aiuto dei genitori e la complicità di altri due carabinieri, avrebbe “confezionato” la povera Serena così come poi è stata ritrovata: Bocca e naso avvolti dal nastro isolante, un sacchetto di plastica in testa, mani e piedi legati con il fil di ferro. Una ferocia e una crudeltà gratuite, soprattutto considerando il fatto che Serena se la sarebbe cavata con una prognosi di pochi giorni, se solo fosse stata soccorsa dopo il colpo alla testa.

La vicenda giudiziaria è tra le più lunghe e complesse della storia recente. I Mottola e altri due carabinieri finiscono a processo. La comunità gli addita come assassini, così come buona parte dell’opinione pubblica influenzata dalla stampa. E dopotutto, i Mottola non fanno nulla per risultare simpatici. Di fronte alle telecamere si mostrano scostanti, freddi, antipatici. Il comportamento perfetto per risultare dei mostri. Eppure, dopo un’iniziale richiesta di condanna con pene pesantissime da parte  dei PM  Beatrice Siravo e Maria Carmen Fusco, la Corte d’Assise di Cassino, il 15 luglio 2022 assolve gli imputati da tutti i capi di accusa. Una decisione confermata il 12 luglio 2024 anche dalla Corte d’Appello di Roma.

Dunque, a meno che non vi sia un ricorso in Cassazione, a livello giudiziario i Mottola risultano innocenti. Può non piacere come decisione. Resta l’amaro in bocca, un senso di profonda ingiustizia. Un sospetto duro a morire che per alcuni è assoluta certezza: i Mottola sono colpevoli. Non può esistere altra verità al di fuori di questa. Ne era convinto Guglielmo, il papà di Serena, che fino al suo ultimo giorno di vita si è battuto per ottenere la verità sulla morte di sua figlia; ne è convinta la figlia di Santino Tuzzi, il carabiniere della stazione di Arce che si suicidò dopo aver affermato – poi ritrattato, poi riaffermato dopo un interrogatorio fiume – di aver visto Serena entrare nella caserma ma non uscirne. Ne sono convinte le tante persone che non dimenticano le affermazioni di Marco Mottola quando dice di non aver mai frequentato Serena perché “nemmeno mi piaceva”, quando la realtà potrebbe essere molto diversa.

Amici e Parenti di Serena Mollicone davanti al tribunale prima della sentenza della corte d’Assise d’Appello di Roma, 12 luglio 2024.

Nessun dito puntato

Insomma, affrontare l’argomento senza puntare il dito contro i Mottola genera inevitabilmente malumore. Ed è esattamente quello che abbiamo fatto nella puntata con Massimiliano Griner: abbiamo analizzato i fatti (seppur condensando tutto in appena un’ora di conversazione), ci siamo posti delle domande e abbiamo fatto delle considerazioni. Ma no, non abbiamo mai puntato il dito su nessuno. Questo è quello che ci caratterizza: affrontare i casi senza tener conto di quello che si aspetterebbe il pubblico, ma cercando di portare alla luce gli elementi senza preconcetti. Nessuno di noi ha voluto “stroncare” moralmente la memoria di papà Guglielmo, nessuno di noi ha negato e mai negherebbe che sì, nel corso degli anni alcuni esponenti delle forze dell’ordine si sono macchiati di crimini orrendi (e, nella maggior parte dei casi – vedi i Ciontoli – hanno pagato caro). Dopotutto non era questo il focus della puntata.

Non ci siamo tirati indietro, sapevamo che non sostenendo la colpevolezza dei Mottola avremmo deluso molte persone, ma non si può nemmeno ignorare che le cosiddette prove schiaccianti della loro colpevolezza sono state smontate una ad una durante il processo. Non si tratta di tifare per la loro innocenza, sinceramente non ce ne importa nulla. Qualcuno, immancabilmente, tira fuori la presenza dei “poteri forti”, ma in che modo questi “poteri forti” influenzerebbero la nostra opinione? Se avete una risposta, o pensate di averla, saremmo curiosi di conoscerla.

Complotto si, complotto no

Fa rabbia pensare che dopo tanti anni ancora non sia stata fatta giustizia. Ovvio che sia così. Fa rabbia pensare di aver messo fine a questa storia dell’orrore, salvo poi dover ricominciare tutto da capo. E allora cosa fare? Macerarsi nella rabbia e nella certezza di essere tutti vittime di un enorme complotto? O magari sarebbe il caso di ripartire dalle basi, dagli elementi minimi e, nonostante questo fondamentali, della scena del crimine? Perché si possono costruire tanti bei teoremi, si possono fare tante teorie, ma quello che conta sono gli elementi concreti e tangibili, come quella traccia di dna presente sul nastro isolante che tappava la bocca della povera Serena. Una traccia presente sul lato appiccicoso, quindi molto probabilmente appartenente a chi quel nastro adesivo l’ha maneggiato per ultimo, ma che non corrisponde né ai Mottola, né a nessun altro.

L’ipotesi del maniaco

Dunque c’è un ignoto da collocare sulla scena del crimine. Eppure, come ha ricordato Griner, i Mottola sono stati indagati ma non in concorso con qualcuno. E allora come si spiega quella traccia? Il criminologo Carmelo Lavorino che – come abbiamo ben sottolineato nel corso della puntata – è consulente della difesa dei Mottola, sostiene che quel dna appartenga al vero assassino di Serena, un maniaco, qualcuno che non la conosceva e che potrebbe averle dato un passaggio in macchina. E se effettivamente ripercorriamo la vicenda dalle primissime battute, se pensiamo alle indagini condotte che, piaccia o no, sono state condotte a tappeto, la presenza di un estraneo, di una scheggia impazzita senza alcuna relazione con Serena, ma nemmeno con Arce, può spiegare l’assenza di un colpevole. Una soluzione semplice? Possibile. Ma non meno semplice che accusare aprioristicamente la famiglia Mottola senza tener minimamente conto delle sentenze.

In conclusione, quella di Serena Mollicone è una vicenda innanzi tutto triste, che ha travolto le vite di tante persone. Ci auguriamo che la verità possa un giorno emergere, qualunque essa sia. E se un domani qualcuno riuscisse a dimostrare che i Mottola davvero sono colpevoli, ne prenderemmo atto, probabilmente torneremmo a scriverne, ma non ci sentiremo sconfitti. E questo semplicemente perché non tifiamo niente e nessuno. Sarebbe un imperdonabile affronto alla memoria di Serena.

Guarda il nostro approfondimento
↪ Delitto di Arce: l’omicidio di Serena Mollicone.

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  • Nasce a Roma. Editor e agente letterario, collabora dal 2015 con alcune tra le principali realtà editoriali italiane. Già collaboratore e inviato per AISE (Agenzia internazionale stampa estera), dal 2021 al 2023 collabora con il Giornale.it occupandosi di inchieste, nel 2024 è stato redattore di InsideOver. È l'ideatore del format di informazione indipendete DarkSide - Storia Segreta d'Italia e presidente dell'Associazione Culturale DarkSide.

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