Setta, poliziotti e minori scomparsi: l’ombra dell’Istituto Abrasax nel caso Dutroux

Scritto da: Federico Carbone
12 Luglio 2026

Nel 1996, in Belgio, un biglietto firmato “Anubis” apre una pista inquietante nel caso Dutroux: quella dell’Istituto Abrasax, setta occultista con poliziotti affiliati sotto falso nome. Nessuna prova di omicidi rituali, ma sospetti di soffiate e depistaggi che ancora oggi non trovano una risposta definitiva…

Marc Paul Alain Dutroux, il serial killer belga soprannominato Il Mostro di Marcinelle.

Un biglietto firmato “Anubis” trovato in casa di un complice di Marc Dutroux apre una pista inquietante: l’Istituto Abrasax, setta occultista con poliziotti affiliati sotto falso nome. Nessuna prova di omicidi rituali, ma sospetti di soffiate e depistaggi che ancora oggi non trovano risposta.

Nel cuore del caso Dutroux, tra scantinati insonorizzati e dossier scomparsi, affiora una traccia più antica e ingombrante di qualunque prova: l’immaginario del sacrificio del “fanciullo perfetto”, codificato da Aleister Crowley nei suoi testi magici e riecheggiato, decenni dopo, nelle carte di polizia sull’Istituto Abrasax, la setta belga sospettata di traffico di minori e riti satanici.

Dietro le cronache ufficiali, questa è la storia di come parole nate per la magia cerimoniale vengono lette come manuale per la violenza, e di come un gruppo occultista diventa – a torto o a ragione – la cerniera simbolica di uno dei più grandi scandali pedofili d’Europa.

Il sangue del “fanciullo perfetto”

Nel Book of the Law, testo fondativo della religione thelemica, Crowley inserisce un passaggio che ancora oggi fa da benzina a ogni teoria sul “satanismo pedofilo”: «Il sangue migliore è quello della luna, mensile; poi il sangue fresco di un bambino… poi dei nemici, poi del sacerdote o dei fedeli… infine di un animale qualsiasi». Nel trattato successivo Magick in Theory and Practice insiste: «Per il lavoro spirituale più elevato si deve scegliere la vittima che contenga la forza più grande e pura: un bambino maschio di perfetta innocenza e alta intelligenza è la più soddisfacente e adatta».

Contesti e note a piè di pagina, però, raccontano altro. Nello stesso capitolo Crowley precisa che il “sacrificio del bambino” allude alla distruzione rituale del proprio potenziale creativo – il seme – attraverso pratiche sessuali non procreative; gli studiosi di Thelema ricordano che nei diari dell’occultista non emerge alcuna prova di infanticidi reali. Ciò non ha impedito a stampa scandalistica, gruppi fondamentalisti e autori complottisti di citare quei due brani come se fossero una confessione, trasformando un’allegoria oscura in licenza simbolica per ogni sospetto di “sacrificio di bambini” legato all’occultismo contemporaneo.

Il mostro di Marcinelle: chi è Marc Dutroux

Per capire perché l’ombra di Crowley ricompare nel Belgio degli anni Novanta bisogna tornare a Marc Dutroux. Elettricista disoccupato, una lunga storia di reati e una condanna negli anni Ottanta per il rapimento e lo stupro di cinque ragazze, nel 1992 viene rilasciato in anticipo dal carcere nonostante i pareri contrari degli esperti.

Tra il 1995 e il 1996 rapisce almeno sei bambine e adolescenti, tra cui Julie Lejeune e Mélissa Russo, entrambe di otto anni, rinchiudendole in un “dungeon” – una cella segreta nascosta sotto la sua casa di Marcinelle – dove le violenta e filma gli abusi. Altre due ragazze, An Marchal e Eefje Lambrecks, vengono sequestrate e in seguito uccise; due vittime, Sabine Dardenne e Laetitia Delhez, sopravviveranno abbastanza da poter raccontare.

Il 13 agosto 1996 la polizia arresta Dutroux dopo la segnalazione di un testimone sull’ultimo rapimento. Due giorni dopo, gli agenti scendono finalmente nella cantina di Marcinelle e liberano Sabine e Laetitia; saranno loro, con le confessioni del pedofilo, ad aprire la strada verso le fosse dove giacciono le altre.

Chi era Bernard Weinstein

Accanto a Dutroux c’è un piccolo giro di complici. Uno di loro è Bernard Weinstein, francese, quarantatré anni, sordomuto, con alle spalle una vita di traffici e marginalità. Per anni lo si vede girare con Dutroux, gestire auto rubate, aiutare nei rapimenti; è l’uomo che conosce nascondigli, scantinati, proprietà intestate a prestanome.

Quando Dutroux capisce che Weinstein è diventato un rischio – troppo instabile, troppo informato – lo elimina. Secondo le ricostruzioni giudiziarie, lo droga, lo tortura per farsi indicare dove abbia nascosto del denaro e poi lo seppellisce vivo nel giardino di una sua casa a Sars-la-Buissière. È lì che, un anno dopo, i corpi del complice e delle due bambine verranno trovati nello stesso fazzoletto di terra.

L’Istituto Abrasax, crocevia tra Wicca e satanismo

Intanto, a pochi chilometri da quelle case, all’inizio degli anni Novanta nasce l’Istituto Abrasax, a Forchies-la-Marche, presentato come centro di studi sui fenomeni “inspiegabili”, parascienze e magia, con corsi di occultismo e riti Wicca. Fondatore è Francis Desmedt, impiegato museale, conosciuto negli ambienti esoterici con il nome rituale di “Anubis”. Accanto a lui la compagna Dominique Kindermans, transessuale, grande sacerdotessa del gruppo, mente organizzativa e – secondo più testimonianze – esperta di ipnosi.

Documenti sequestrati e sintetizzati in una relazione della Gendarmerie di Neufchâteau nel febbraio 1997 descrivono Abrasax come la copertura di un reticolo di logge luciferiane e sataniste: sigle come EBS (Église Belge de Satan), OLI (Ordre Luciférien Initiatique) e vari coven periferici compaiono accanto ai nomi di decine di affiliati, con i loro pseudonimi demoniaci e i gradi iniziatici.

Quando il caso Dutroux incontra Anubis

Il 17 agosto 1996, quattro giorni dopo l’arresto, Dutroux viene prelevato dalla cella e portato a Sars-la-Buissière. È lui stesso a indicare ai gendarmi dove scavare: nel giardino di una delle sue proprietà emergono, una dopo l’altra, le spoglie di Julie Lejeune, Mélissa Russo e Bernard Weinstein. Le bambine, dicono gli esami, sono morte di stenti; il complice è stato sepolto vivo.

Pochi mesi dopo, nel caos di un magazzino colmo di oggetti sequestrati nella casa di Weinstein, un investigatore trova un foglietto: «Bernard, non dimenticare di ricordargli che si avvicina la celebrazione e che aspettiamo il regalo per l’Alta Sacerdotessa. Anubis». Per alcuni inquirenti è il primo indizio di un legame tra Weinstein e il mondo di Abrasax: “Anubis” è il nome magico di Desmedt, il tempio principale della setta dista pochi chilometri dalle case in cui Dutroux teneva segregate le sue vittime, e nel dossier della gendarmeria la pista viene sviluppata come possibile filone su rapimenti, scomparse e sacrifici rituali.

Il blitz di Forchies-la-Marche

La sera del 21 dicembre 1996, circa centocinquanta tra poliziotti e gendarmi fanno irruzione nella sede dell’Istituto Abrasax a Forchies-la-Marche, su mandato del giudice Langlois, nell’ambito del “dossier 86” dell’inchiesta Dutroux. Le immagini della tv belga mostrano agenti che trascinano fuori sacchi di documenti, videocassette, un frigorifero, oltre a oggetti rituali di magia nera e diversi teschi umani. La stampa parla apertamente di “setta satanica sospettata di farsi consegnare bambini da Dutroux per omicidi rituali”, e i nomi di Abrasax, Anubis e della “grande sacerdotessa” entrano nella narrativa mediatica come incarnazione del Male assoluto.

Eppure, al termine delle perquisizioni non emergono prove di sacrifici umani. Il sangue trovato in frigorifero viene descritto da Desmedt come sangue bovino di macelleria usato nei rituali; nessun cadavere, nessuna scena del crimine riconducibile con certezza a omicidi rituali. Dopo mesi di clamore, la pista Abrasax “finisce in un vicolo cieco”, come reciteranno più tardi le sintesi ufficiali.

Poliziotti nel tempio: il sospetto del depistaggio

La relazione interna della Gendarmerie che rilegge a freddo l’operazione Abrasax, datata 24 febbraio 1997, aggiunge però un elemento che non arriva sulle prime pagine. Tra i membri registrati della setta compaiono almeno quattro operatori delle forze dell’ordine: Maryse Lambot, brigadiere poi trasferita alla polizia giudiziaria di Charleroi; Roland Otte, agente di polizia comunale; Freddy Potemberg, poliziotto ad Andenne; Gérard Paglia, ausiliario di polizia.

Nei registri Abrasax Lambot è iniziata con il nome “Lucrèce”, Otte come “Nergal”, Potemberg come “Phoenix” e Paglia come “Ozzy”; i ruoli attribuiti – dal “vicaire” al segretario dell’associazione – indicano funzioni non marginali nella struttura del culto. Gli investigatori annotano nero su bianco il problema: infiltrazione di agenti in un gruppo indagato per possibili legami con rapimenti di minori e pedofilia, con la conseguente “possibilità di fughe di informazioni” verso i vertici della setta.

La cronologia alimenta i sospetti. Il giorno prima della perquisizione del 21 dicembre, Desmedt utilizza un camioncino del museo presso cui lavora per portare via da Forchies “numerose casse di cartone e un pianoforte nero”, operazione eseguita da sei uomini e una donna in circa un’ora, tempo che fa pensare a un deposito non lontano. La stessa relazione suggerisce di perquisire i luoghi di lavoro di Desmedt – il Musée royal de Mariemont e l’Istituto Reale di Scienze naturali a Bruxelles – per capire dove siano finiti quei materiali scomparsi alla vigilia del blitz.

Nessun documento d’epoca dice esplicitamente che due poliziotti abbiano avvisato Abrasax della perquisizione. Ma la combinazione di affiliati in divisa e di un tempismo così preciso nello svuotare il tempio rende plausibile, agli occhi degli inquirenti, l’ipotesi di una soffiata interna.

Testimonianze di vittime e calendario dei sacrifici

Nelle carte di Neufchâteau, la pista Abrasax non si esaurisce con la lettera ad Anubis e il blitz mancato. Gli investigatori elencano una serie di ex membri “escreti” – espulsi per idee troppo “hard” – che avrebbero creato coven autonomi a Bruxelles, Courtrai e in altre città, con rituali più violenti di quelli ufficiali del tempio di Forchies.

Una nota interna cita il caso di Samir Aouchiche, che alla stampa francese racconta di essere stato vittima per dieci anni di gruppi satanisti e di aver assistito nello spazio di Abrasax a stupri su minori, accusando in particolare un certo Bruno B., identificato in seguito come Bruno Ballister, marito di un’importante sacerdotessa del gruppo.

In un’altra allegata emergono riferimenti a un “calendario satanico” con l’elenco delle festività e, accanto alle date, il tipo di vittima richiesta per il sacrificio – quasi tutte di sesso femminile, tra uno e trent’anni – documento che gli inquirenti collegano alla lettera ad Anubis ritrovata a casa Weinstein. Eppure, anche qui, le prove giudiziarie non tengono: nessun processo dimostrerà in modo definitivo che bambini rapiti da Dutroux siano stati effettivamente consegnati ad Abrasax o ad altri coven per essere uccisi in riti sacrificali.

Tra Crowley e Abrasax: quando il simbolo diventa prova

Che cosa c’entra, allora, il “bambino di perfetta innocenza” di Crowley con i sospetti sull’Istituto Abrasax? La prima connessione è culturale: il lessico della magia cerimoniale novecentesca – sacrifici, sangue, fanciulli – alimenta l’immaginario di gruppi occultisti che si muovono sul confine tra Wicca, satanismo spettacolare e pornografia estrema, e fornisce un vocabolario immediatamente leggibile per opinione pubblica e investigatori.

Nelle carte di Neufchâteau, i nomi rituali assegnati ai membri – da Nergal a Belial, da Hathor a Lucifer – rimandano a un pantheon di demoni, divinità e archetipi ripresi proprio dalla letteratura magica crowleyana e affini; la stessa scelta del nome “Abrasax”, antica entità gnostica raffigurata con testa di gallo e gambe serpentiformi, appartiene a quell’iconografia.

Questa sovrapposizione fra testi esoterici, riti simbolici e indizi reali crea un corto circuito: nel momento in cui gli inquirenti trovano in un coven moderno sangue animale, teschi e liste di “vittime” per solstizi ed equinozi, l’ombra del “male child” di Crowley incombe sulle interpretazioni, anche quando le prove oggettive portano altrove.

Abrasax come capro espiatorio?

Le sintesi ufficiali odierne sono lapidarie: la pista Abrasax finisce per servire da capro espiatorio nel caso Dutroux, drenando risorse investigative senza arrivare a collegamenti solidi tra il tempio di Forchies e gli omicidi imputati al pedofilo. Al tempo stesso, gli atti della Gendarmerie mostrano come l’inchiesta avesse toccato nervi scoperti: la presenza strutturale di membri delle forze dell’ordine all’interno del culto, i legami con il mondo della prostituzione e della pornografia, la possibilità – mai esclusa – che coven periferici abbiano varcato la linea che separa la messa in scena rituale dalla violenza reale su minori.

Nella logica dei “misteri di Stato”, Abrasax svolge un duplice ruolo: schermo mediatico che concentra su di sé l’orrore del pubblico – sangue, teschi, sacrifici – e, al contempo, possibile snodo di un sistema più ampio in cui occultismo, devianza sessuale, pezzi deviati delle istituzioni e criminalità organizzata si sfiorano e, talvolta, si sovrappongono.

Le domande che restano

Oggi, leggendo in parallelo il capitolo sanguinoso di Crowley e il dossier Abrasax, l’investigatore non può limitarsi alla superficie. Nessun tribunale ha mai dimostrato che il “sangue fresco di un bambino” invocato nel Book of the Law sia stato versato in un tempio belga su mandato di Marc Dutroux; ma il fatto che una setta con forte iconografia satanica, inserita in una rete di prostituzione e pedofilia e frequentata da poliziotti, si muovesse nello stesso perimetro geografico delle vittime impone ancora oggi interrogativi su quanto di quella pista sia stato veramente percorso.

Resta un punto fermo: quando linguaggi esoterici che giocano col tabù del sacrificio infantile vengono sovrapposti a indagini su reti pedofile, la distinzione fra simbolo e fatto diventa terreno di manipolazione, depistaggi e facili assoluzioni. Spetta al giornalismo investigativo – e alla magistratura – ricostruire quei confini, metro dopo metro, senza rinunciare a guardare dove il buio è più fitto. Fonti principali su Dutroux, Weinstein e il contesto giudiziario: ricostruzioni biografiche e cronologie processuali disponibili su enciclopedie e siti di approfondimento.

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Autore

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  • Criminologo esperto in scienze forensi, criminologia investigativa e criminal profiling, pedagogia giuridica, psicopedagogia forense e valutazione della pericolosità sociale, scienze penalistiche, educatore socio-pedagogico e giornalista pubblicista, direttore di comunità.Profondo conoscitore delle trame italiane del periodo che va dalla fine degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta.Consulente della famiglia Mandolini.

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