Sicurezza ai funerali del Papa: come si blinda il Vaticano e la Capitale

Scritto da: Carlo Biffani
25 Aprile 2025

Nel 1981 Mehmet Ali Ağca sparò al Papa in Piazza San Pietro. L’attentato fu quasi fatale, ma grazie ai soccorsi immediati fu salvato. Nel corso del suo mandato ci furono vari piani, soprattutto da parte di gruppi suprematisti bianchi, per colpire l’ex Presidente Americano Barack Obama. Negli anni recenti (2018-2021) in Francia sono stati sventati almeno 3 complotti organizzati contro Emmanuel Macron. Ai funerali di Papa Francesco, previsti per sabato 26 aprile 2025 in Piazza San Pietro parteciperanno oltre 130 delegazioni ufficiali, tra cui 50 capi di Stato e 10 sovrani. Sotto la solennità di questo saluto universale, cova il timore per la sicurezza.

La salma di papa Francesco mentre viene trasferita a San Pietro per l’ostensione.

Come già accaduto in occasione dello svolgimento del G20 a Roma, nel 2011, anche per i funerali di Papa Francesco previsti per sabato 25, per gli Apparati di Sicurezza del nostro Paese, saranno giornate davvero molto complicate. Anche in questa analisi, come già fatto nella circostanza relativa ai fatti di qualche anno fa, farò in modo di suddividere l’analisi in due distinti rischi che la città corre. Cerchiamo di comprendere cosa è stato predisposto e cosa potrebbe accadere.

La protezione dei Capi di Stato

I Capi di Stato e le Autorità, sono sempre protetti da un dispositivo misto, ovvero composto da una aliquota che fa parte delle Forze di Sicurezza del paese di provenienza e da una invece fornita dal paese ospitante l’evento. È proprio quest’ultima che, per motivi di territorialità, di rispetto e di opportunità, si fa carico della difesa ravvicinata della personalità. Va specificato che, proprio su questo aspetto, ogni paese decide in autonomia se e come lasciare spazio ai dispositivi che accompagnano le personalità da proteggere. Citando un evento analogo per livello di rischio, i recenti funerali della Regina Elisabetta a Londra, in tanti non sanno che a molti dei dispositivi inviati dai paesi che intervennero, non fu consentito, dalle Forze di Sicurezza inglesi, di schierarsi. In quel caso furono fatte solamente tre eccezioni, per gli statunitensi, per gli israelini e per il dispositivo del Presidente Francese per il quale vi era una segnalazione importante riguardo ad un possibile attacco. In quest’ultimo caso gli inglesi consentirono il dispiegamento delle forse francesi perchè, in caso di attacco, avrebbero potuto condividere con quest’ultimi la responsabilità dell’accaduto.

I funerali di un papa – soprattutto di questo papa – sono molto più di una cerimonia religiosa. Sono un palcoscenico globale. Qui convergono in poche ore i grandi del mondo, i re e le regine, i nemici camuffati da amici, e soprattutto la folla corpo vivo, emozionato, vulnerabile. Lo spazio aereo sarà chiuso, le strade presidiate ma per un evento così grande il numero di forze dispiegate non basta.

Il dispiegamento operativo

In genere la dottrina prevede assetti che, nelle fasi statiche, come quelle di permanenza alla cerimonia in Piazza San Pietro, sono organizzati per cerchi concentrici e stabilisce che il cosiddetto “primo cerchio”, ovvero quello che si occupa della sicurezza fisica a contatto ravvicinato con la personalità, sia prevalentemente assicurato dal personale del paese che ospita l’evento. L’utilizzo della parola “prevalentemente” vuole significare che spesso vengono impiegate entrambe le aliquote, ovvero quella del paese di provenienza della personalità e quella del paese ospitante. In gergo, tali dispositivi, ad esempio per quanto attiene al Presidente degli Stati Uniti, sono chiamati Security One e Security Two. In questo primo anello agiscono e lavorano operatori provenienti da due Reparti nazionali ovvero quelli del NOCS della Polizia di Stato e del GIS dei Carabinieri. Si tratta di Reparti e di Unità particolarmente addestrate sotto moltissimi aspetti, ovviamente anche nel settore della protezione di personalità e che hanno esperienze riconducibili a decenni di operazioni e di attività tattiche ed addestrative condotte tanto sul territorio nazionale, quanto fuori dai nostri confini, spesso in aree a media ed alta conflittualità. A presidiare l’area diretta nella quale si svolgerà l’evento ci saranno anche le Guardie Svizzere e la Gendarmeria Vaticana che hanno responsabilità diretta sull’area stessa. Proprio la Gendarmeria Vaticana è composta al suo interno da un gruppo che si chiama GIR che da anni fa addestrastremento in ambito di contro-terrorismo con i reparti d’elité italiani.

Soldati dell’Aeronautica Militare e dell’Artiglieria contraerea dell’Esercito con fucili jammer anti-drone CPM Watson.

Oltre alle specifiche peculiarità riguardanti gli aspetti della protezione di ospiti ad alto rischio, questi uomini sono anche particolarmente addestrati per quanto attiene alle attività di contro-terrorismo, ovvero di contrasto tattico di una eventuale minaccia. Esiste sotto questo aspetto una tradizione consolidata di “affidamento” da parte delle autorità straniere di primissimo livello a Reparti ed Unità distinte e separate. Solo per fare un esempio, il Secret Service americano che ha in cura la sicurezza di POTUS (President Of The United States) collabora da anni con il NOCS (Nucleo Operativo Centrale Sicurezza) della Polizia di Stato, mentre il Servizio di Sicurezza del presidente francese collabora da lungo tempo con il GIS (Gruppo di Intervento Speciale) dei Carabinieri. Se qualcuno di voi, vivendo a Roma od in un’altra grande città interessata dalla visita di un capo di stato, ha potuto veder transitare un corteo impegnato nel trasferimento di un ospite di questo tipo, avrà forse potuto far caso, fra le altre cose, al SUV con il portellone posteriore aperto che in genere chiude il convoglio e non potrà non aver notato un operatore con il volto coperto con in dotazione una mitragliatrice leggera, con il vivo di volata dell’arma orientato verso la parte posteriore del mezzo. Quell’operatore fa parte del cosiddetto CAT (Counter Assault Team) ovvero del team che in caso di un eventuale attacco armato al convoglio avrebbe il compito di ingaggiare e neutralizzare la minaccia, mentre tutto il restante dispositivo più prossimo alla personalità avrebbe il compito di allontanare la stessa personalità dalla scena del possibile attacco. Tutte e due le aliquote, ovvero quella nel caso del presidente americano, statunitense ed italiana, contribuiscono alla realizzazione del sistema, anche con i due dispositivi di CAT.

Ora, provate ad immaginare quanto complessa sia l’organizzazione e le operazioni di preparazione di un evento come quello di sabato in termini di gestione della sicurezza delle personalità partecipanti. Procedure da uniformare, percorsi da studiare nelle fasi di preparazione ed “anticipo”, sicurezza delle comunicazioni, preparazione e realizzazione di una centrale operativa capace di convogliare migliaia di dati e centinaia di immagini, nonché di indirizzare la risposta difensiva in caso di possibile attacco. Il tutto, dovendo far funzionare le cose fra dispositivi e team di decine di paesi, con standard, dotazioni e modalità di azione, per quanto affini, sostanzialmente differenti. Proprio in virtù della complessità delle operazioni da portare a termine, sono state da anni studiate figure di riferimento che hanno il compito di supervisionare le attività da un punto di vista strategico, coordinandole con il Team leader che, ad esempio, nel caso del presidente americano è un Dirigente del NOCS.

Sempre in termini meramente tattici, saranno impiegati e sistemati su posizioni dominanti degli sniper ed i relativi spotter la cui funzione principale è quella di svolgere attività di Counter Sniping, ovvero nell’individuazione ed eliminazione di fonti di fuoco e minacce dotate di armi da tiro da lunga distanza. E come se non bastasse, a tutti questi aspetti, va aggiunta la necessità di avere il controllo dello spazio aereo e del contrasto alle possibili minacce che potrebbero arrivare sfruttando, appunto, la terza dimensione. Possibili attacchi con aeromobile, contro i quali sono certamente schierati nella vicinissima base di Pratica di Mare caccia Eurofighter Typhoon a pochi minuti di volo dallo scenario, così come le attrezzature di tecnologia necessarie ad intercettare ed abbattere droni anche di piccole dimensioni che dovessero cercare di penetrare nella cosiddetta zona rossa, ovvero quella interdetta a qualsiasi attività di volo.

Non posso escludere che possa essere stato previsto, come già è accaduto in occasioni analoghe, l’approntamento di batterie di missili capaci di eliminare simili minacce proprio in prossimità di Piazza San Pietro. Dobbiamo anche tener conto che tutti i percorsi dai luoghi di residenza degli ospiti (luoghi questi che vanno a loro volta difesi e presidiati) alla sede dell’evento, saranno stati verificati e bonificati, controllandone verosimilmente tutte le criticità, che vanno dalle auto in sosta alla rete fognaria. Insomma, si tratta di un lavoro imponente e di una sfida per molti aspetti, unica. Anche gli ospedali più prossimi alle zone coinvolte saranno stati allertati nel caso in cui si dovesse prestare soccorso agli ospiti ad ai cittadini eventualmente coinvolti in un ipotetico attacco. Riguardo alle modalità di movimento di un corteo come quello che accompagna il Presidente americano spesso viene impiegato un convoglio “falso” che serve a sviare ed a confondere eventuali attaccanti, cosa che comporta una duplicità di mezzi da mettere in strada.

Possibili attentati? Il rischio della “vetrina”

Analizzando il dispiegamento operativo appare evidente come vi siano ridottissimi margini di azione per chi decidesse di sfruttare una simile occasione per attaccare ad esempio, il presidente degli Stati Uniti o per compiere un’azione eclatante, ma credo sia altrettanto facilmente comprensibile come non si possono in alcun modo trascurare tutti i rischi connessi ad un evento di questa portata. Dobbiamo anche tener conto che, in situazioni di questo tipo, potrebbero essere utilizzati sia reparti di Forze Speciali come Distaccamenti del GIS e del Nono Reggimento d’Assalto Col Moschin. Entrambi i reparti appartenenti alle Forze Armate sono inseriti, in termini di classificazione per competenze ed utilizzo, nel gruppo TIER 1. Potrebbero inoltre essere dispiegate le più che specializzate aliquote SWAT, come nel caso del NOCS della Polizia di Stato che è invece è alle dipendenze del Ministero dell’Interno. Saranno sicuramente coinvolte le aliquote della Polizia e dei Carabinieri quali UOPI, API e SOS come anche quelle appartenenti al Primo Reggimento Carabinieri Paracadutisti Tuscania mentre il vertice del dispositivo di difesa e di reazione alle eventuali minacce sarà gestito dal Prefetto. Ovviamente, un simile dispiegamento di uomini e mezzi è giustificato dall’enorme quantità di siti e di luoghi da presidiare e difendere, a partire dal periodo precedente l’arrivo degli ospiti fino a quando l’ultimo di questi non sarà stato accompagnato a bordo dell’aereo che lo riporterà in patria.

Malgrado gli organismi preposti sappiano benissimo come muoversi, prevenire ed agire, restano vive le preoccupazioni della nostra intelligence e  degli apparati investigativi dell’anti terrorismo. A guidare queste preoccupazioni ci sono le motivazioni che potrebbero spingere un eventuale attaccante. La principale? Tra tutte prendere la scena in un momento nel quale l’attenzione dei media mondiali, sarà rivolta proprio verso la Città Eterna. L’appetibilità della visibilità mondiale interessa tanto i gruppi terroristici strutturati quanto i cosiddetti “lupi solitari”. Quale sia la variabile di un eventuale attacco, il richiamo a far parlare di se è molto alto visto che centinaia di troupe televisive da tutto il mondo sarebbero pronte a riprendere qualsiasi accadimento. Le forze dell’ordine e gli apparati di intelligence sono chiamati a pattugliare anche l’invisibile e hanno da sempre i radar puntati ed accesi. Dovranno ascoltare tutti i rumori prodotti e cogliere tutti i segnali lanciati da chi vorrebbe cavalcare l’occasione per attaccare o semplicemente creare scompiglio.

Oggi, nuove tecnologie e l’esperienza maturata, mettono chi deve difendere la città, i suoi abitanti ed i cosiddetti obiettivi sensibili, in condizione di poter comprendere con notevole anticipo le intensioni malsane di possibili malintenzionati. Eppure sotto la magnificenza liturgica e la compostezza del rito aleggia il timore del disordine improvviso, si perché Roma è grande e gli obiettivi non mancano, sono tanti, troppi. Offrire il massimo livello di sicurezza ai partecipanti all’evento, ai siti ed all’area dove gli ospiti si riuniranno, dove alloggeranno e quella di difendere l’Ordine Pubblico, stanno creando non poche preoccupazioni.

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Autore

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  • Ex Ufficiale di Complemento (125°AUC) assegnato al II° BTG Par. Tarquinia della Brigata Paracadutisti Folgore.
Da 20 anni impegnato a livello nazionale ed internazionale in attività di Risk Assessement e Risk mitigation. Ha svolto incarichi in Algeria, l’Iraq, il Sudan Darfur. Per conto del MAE in Libia, Somalia, Sud America, Libano e Kazakhstan. Divulgatore e scrittore è stato consulente della trasmissione Matrix, del TGCOM e rete La7. Nel novembre 2016 è stato relatore alla Conferenza sulla Sicurezza Energetica organizzato dalla Nato e dal Parlamento Europeo a Bruxelles. Membro del Comitato Scientifico del EMERCRIM Centro Studi Criminologici sul Terrorismo e del Corpo Docente del Master di Primo e Secondo livello della Università di Roma Tor Vergata in Protection against CBRN events.
Ha collaborato con il Comitato Parlamentare per i Servizi di Sicurezza su temi quali la contrazione del rischio rapimento di cooperanti e turisti in aree a medio ed alto rischio. Consulente audito dalla Commissione Difesa del Senato della Repubblica.

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