Simona Cinà, il corpo rinvenuto supino e l’ora mancante: una morte sospetta

Scritto da: Federico Carbone
5 Agosto 2025

Simona Cinà è stata trovata morta in una piscina durante una festa di laurea a Bagheria, il 2 agosto 2025. Ma intorno alla sua morte si addensano dubbi e silenzi: il corpo in posizione insolita, la scomparsa dei vestiti, la villa ripulita prima dell’arrivo dei carabinieri e un’ora di vuoto temporale. Ottanta testimoni, e nessuna voce. La famiglia chiede verità. Gli inquirenti vagliano tre ipotesi: incidente, omissione, o atto volontario.

Simona Cinà.

Una morte sospetta, una piscina e ottanta amici che non hanno visto nulla.

«Ci sono troppe cose che non tornano. Nessuno per molto tempo si è accorto che Simona era in acqua morta. Eppure la piscina è piccola e la villa era piena di giovani»
G. Giambrone, legale della famiglia Cinà

Bagheria, 2 agosto 2025. Sono le 4:10 del mattino quando Simona Cinà, vent’anni appena, pallavolista dilettante e futura infermiera, viene trovata morta, galleggiante supina, in una piscina illuminata della piccola frazione di Mongerbino. Una festa di laurea che si conclude tragicamente, come troppe volte è accaduto altrove, in altri silenzi, in altri casi, quando amici che si abbracciano diventano estranei che non vedono.

Non ci sono sospettati, per ora. Ma l’indagine aperta dalla procura di Termini Imerese ha un margine molto stretto: 80 giovani, una piccola piscina privata di appena sei metri per due e un corpo che nessuno avrebbe visto galleggiare per quasi un’ora. Possibile?

Cronaca di un buco temporale

È l’una del mattino quando Simona scrive alla madre: “Vado a fare un bagno, lascio il cellulare per un po’.” Un messaggio banale che però è già una prova: il bagno è stato programmato, non una decisione improvvisa. L’amica più vicina a Simona, Roberta, va via dalla festa alle 3:20, Simona resta. Poi, alle 4:10, qualcuno vede il corpo immobile in acqua, a faccia in su. La piscina, che arriva appena sopra la cintura, è ben illuminata. I ragazzi ballano, bevono, ridono ancora a pochi passi.

Dieci minuti dopo arrivano i soccorritori, Simona è già fuori dalla piscina, ma è morta da mezz’ora almeno. Un’altra incongruenza nel racconto che non torna.

Quel corpo fuori posto e i vestiti scomparsi

La vittima, in caso di annegamento accidentale, viene generalmente trovata prona, con il volto immerso nell’acqua. Non Simona, trovata supina, in costume, con graffi evidenti sul torace. Il medico li collega alla rianimazione, la famiglia ha un altro dubbio: qualcuno l’ha trattenuta? È davvero stato un incidente?

I vestiti sono scomparsi. Ci sono solo le scarpe accanto alla piscina. Di maglietta e pantaloncini nessuna traccia, come se qualcuno avesse voluto cancellare un’altra verità scomoda, insieme ai vestiti.

La scena ripulita e la memoria cancellata

Quando arrivano i carabinieri, trovano la villa immacolata. Nessuna bottiglia di alcool, nessun bicchiere, niente che faccia pensare a una festa di giovani adulti. Eppure gli inviti parlavano chiaramente di “fiumi di alcool”, addirittura con battute sul rischio di ubriacarsi fino a cadere in piscina.

Ma tutto è sparito, tutto è stato meticolosamente pulito prima che arrivassero le autorità. Un’operazione di “pulizia” così efficace da risultare sospetta: chi ha nascosto le prove, e soprattutto, perché?

Il silenzio dei testimoni e il mistero del sangue

C’è sangue vicino alla piscina. Uno degli invitati è stato prelevato dai carabinieri e portato in caserma per accertamenti. Gli investigatori avrebbero prelevato il DNA del giovane, che sostiene di essersi ferito da solo, in preda a un attacco di rabbia dopo aver saputo della morte di Simona, prendendo a calci alcuni oggetti.

Ora si attende il risultato del confronto tra il suo DNA e le tracce di sangue rinvenute nella villa. Se non fosse suo? Se appartenesse a Simona o a qualcun altro? La storia prenderebbe tutt’altra piega, aprendo scenari inquietanti e nuove ipotesi investigative.

Intanto, i testimoni non parlano. Vaghi, confusi, quasi concordi nel dire di non aver visto o sentito nulla. Né un grido, né il tonfo di un corpo che cade. Il silenzio, in criminologia, è spesso un complice che protegge omissioni, paure o semplici vergogne.

Tre ipotesi, nessuna certezza

Gli inquirenti lavorano su tre piste:

  1. Malore o incidente
    Possibile, ma poco credibile per una ragazza sana e allenata. Sarà l’autopsia a dire l’ultima parola.
  2. Omissione di soccorso
    Qualcuno avrebbe potuto vedere e non intervenire? Possibile omissione, reato grave che pesa sulla coscienza di chi tace.
  3. Condotta dolosa o criminale
    La pista più inquietante: uno scherzo finito male, una spinta, una colluttazione. Non c’è ancora una prova, ma neanche l’evidenza per escluderlo del tutto.

Quando l’indifferenza è già una colpa

Quello di Simona Cinà ricorda altre morti strane, come Domenico Maurantonio, caduto da un hotel in gita scolastica, o Federica Mangiapelo, morta sul lago di Bracciano, inizialmente liquidata come “malore” e poi rivelatasi vittima di un omicidio. Tutti casi risolti solo grazie all’insistenza delle famiglie e al lavoro meticoloso degli investigatori, mai alla prima testimonianza, sempre modificata, sempre vaga.

La famiglia chiede giustizia

La sorella gemella Roberta lo dice chiaramente:  “ci sono tante cose che non tornano: era una festa di laurea ma non abbiamo visto la torta, non abbiamo trovato alcolici. Quando siamo arrivati i ragazzi erano tutti bagnati, in silenzio. Non abbiamo trovato i vestiti di mia sorella, ma solo le scarpe”. Gli investigatori stanno passando al setaccio telefonate, chat e video. La villa, paradossalmente, non è sotto sequestro, ma l’area resta sotto osservazione. L’autopsia, i test tossicologici e le intercettazioni potrebbero rompere questo silenzio assordante che, per adesso, protegge un’indicibile verità.

L’anatomia di una “zona grigia”

Questa storia ha il sapore di quei casi “grigi” che la criminologia conosce bene. Non è ancora omicidio certo, ma in quella zona intermedia si annidano responsabilità che qualcuno vuole cancellare. Il tempo, in questa vicenda, sarà fondamentale. Il tempo che è stato perso, quello trascorso tra morte e allarme, quello usato per ripulire la scena. La piscina era il centro della festa, eppure è diventata invisibile nel momento in cui Simona ci moriva dentro. E se davvero nessuno ha visto, allora resta una sola domanda: chi ha scelto di non vedere?

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Autore

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  • Criminologo esperto in scienze forensi, criminologia investigativa e criminal profiling, pedagogia giuridica, psicopedagogia forense e valutazione della pericolosità sociale, scienze penalistiche, educatore socio-pedagogico e giornalista pubblicista, direttore di comunità.Profondo conoscitore delle trame italiane del periodo che va dalla fine degli anni Ottanta alla metà degli anni Novanta.Consulente della famiglia Mandolini.

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