Ex moglie del calciatore Bruno Giordano, amante per qualche anno di Enrico De Pedis, e supertestimone del caso Emanuela Orlandi. Un’esistenza scapestrata vissuta a mille, piena di guai e di tante confessioni rimaste nel dubbio: ma chi era veramente Sabrina Minardi?

Sabrina Minardi.
Sabrina nasce a Roma il 15 giugno 1960, da una famiglia benestante di Monteverde Vecchio, composta dal padre Giuseppe, proprietario di un autosalone, dalla madre Rosa e dalla sorella Cinzia, di 5 anni più grande. I Minardi sono una tipica famiglia borghese di quegli anni: pranzi domenicali, gite fuori porta e scuole cattoliche, come confesserà Sabrina alla giornalista Raffaella Notariale nel libro del 2010 “Segreto Criminale” edito da Newton & Compton.
Ma qualcosa turba l’apparente tranquillità familiare: a 14 anni scoprirà di essere figlia biologica di un altro uomo.
Gli scheletri nell’armadio di una famiglia normale
La mamma Rosa infatti, prima della nascita di Sabrina, aveva temporaneamente lasciato il marito Giuseppe Minardi per tornare con un suo ex fidanzato trasteverino, Dino Ruggeri. Ma le cose non erano andate per il verso giusto.
Ruggeri infatti aveva perso tutto al gioco, scegliendo di espatriare in Brasile, abbandonando la compagna a Trastevere in dolce attesa di Sabrina. Così Giuseppe Minardi, ancora innamoratissimo, riaccoglie la moglie in casa, crescendo Sabrina come se fosse sua figlia e tenendola all’oscuro del segreto.
Durante un passaggio particolarmente emotivo e sconvolgente, la Minardi rivelerà alla giornalista di “Chi l’ha Visto?” di aver avuto addirittura una relazione sessuale col padre biologico durante gli anni dell’adolescenza, dopo il suo ritorno a Roma dal Brasile.
Una favola finita presto
In una vita che sembra già un film manca però il vero amore: a 15 anni Bibbi (questo il soprannome) incontra Bruno Giordano, all’epoca 19enne promessa del calcio italiano, fresco di esordio in serie A con la maglia della sua Lazio. Dopo quattro anni di fidanzamento, il 16 giugno del 1979 si sposano al Gianicolo, in una chiesa piena di fiori biancoazzurri e di calciatori famosi. I giovanissimi sposi finiscono sui giornali, i due ragazzi sembrano il prototipo della coppia perfetta. Belli, ricchi e col sorriso aperto verso il futuro.

Sabrina Minardi e Bruno Giordano.
Il matrimonio da favola però, dopo un anno va già a rotoli: Sabrina, a detta di Giordano, è inquieta, e soprattutto non riesce a stargli vicino nel momento più difficile per lui: l’arresto per il calcioscommesse nel 1980. Ma proprio il giorno in cui lui le annuncia di voler interrompere il matrimonio, Sabrina gli confesserà di essere incinta. A matrimonio finito nel 1981, nascerà Valentina.
Da questo momento la vita di Sabrina inizia a prendere una piega pericolosa: ritrovatasi già ex moglie a 21 anni, mamma single di una neonata e senza lavoro, viene introdotta per caso nel mondo della prostituzione di alto bordo, tramite un’amica che in un ristorante di Trastevere le propone di fare sesso con uomini facoltosi in cambio di regali.
La bella e la bestia
È bella, minuta, slanciata, chic, conosciuta come moglie di un calciatore.
Fiumi di milioni, sesso mercenario, luci soffuse e cene eleganti nei ristoranti romani: questa è la nuova dimensione della Minardi, che a inizio 1982, nel locale La Cabala, in zona Ripetta, sarà avvicinata da un uomo che si presenterà come un imprenditore di supermercati: Enrico De Pedis, uno dei più grossi criminali romani. Tra i due inizierà una relazione aperta e movimentata, fatta di grande passione, scenate di gelosia e cocaina, che durerà almeno un paio d’anni, fino al 26 novembre del1984, giorno in cui “Renatino”, latitante ricercato da due anni, viene beccato a casa di Sabrina, in via Vittorini, all’Eur.
De Pedis, che già all’epoca era fidanzato ufficialmente con quella che diventerà la sua futura moglie, Carla Di Giovanni, si era fatto “fregare” dalla Mobile che era arrivata a lui seguendo le intercettazioni telefoniche della Minardi, a quel punto tossicodipendente e alle prese con una vita deragliata.

Articolo di giornale dell’epoca.
Renatino va a Regina Coeli, e Sabrina lo aspetta. Porterà addirittura la figlia Valentina sotto alle finestre dal carcere chiamandolo a gran voce e facendogli sentire in quel modo la sua vicinanza. De Pedis uscirà dal carcere nel 1988, assolto da quel processo, si ripulisce (almeno apparentemente) e si sposa nella chiesa di S.Apollinare con la sua fidanzata storica di Testaccio. Costituisce varie società immobiliari, vende e compra negozi, apre ristoranti e si interessa di antiquariato.
Una vita di eccessi
Nel frattempo Sabrina si risposa svogliatamente con Massimiliano Mancini, figlio di Luciano “Il Principe” altro grosso criminale vicino alla banda della Magliana. Per tutta la fine dei degli anni ’80 gira il mondo continuando la sua esistenza scapigliata, attraversa la morte dei genitori, ha anche una querelle legale col suo ex Giordano legata al mantenimento della figlia.
Nel 1990 De Pedis viene ucciso a revolverate in Via del Pellegrino dai suoi vecchi sodali ormai in guerra con lui, mentre scappa sul suo motorino Metropolis, dopo essere stato attirato in trappola in un negozio di antiquariato da Angelo Angelotti, detto “Er Caprotto”. Sabrina, appena tornata a Roma da un viaggio in Brasile è proprio lì vicino nel momento degli spari, vede la gente correre e si precipita a vedere il cadavere del suo vecchio amante riverso sui sampietrini, tra il sangue e una folla di curiosi.
Morto Renato, la Minardi è sempre più allo sbaraglio: cambia spesso residenza, va a Perugia dove gestisce un giro di prostituzione con dei sudamericani, si trasferisce a Porto Recanati. Si dedica alle aste giudiziarie ma nel 2002 ha un bruttissimo incidente in auto: finisce in coma per quattro mesi e subisce una tremenda lesione del plesso brachiale. Esce dal coma, subisce varie operazioni ma rimarrà per sempre invalida con il braccio destro immobile.
Emanuela Orlandi e l’ombra della Magliana
Sabrina ha ormai 45 anni ed è tornata a vivere a Roma, a Porta Portese, quando nel 2005 la trasmissione “Chi l’ha visto?” condotta da Federica Sciarelli, manda in onda una telefonata anonima che sarebbe arrivata ai centralini Rai l’11 luglio, irrompendo fragorosamente nella storia della sparizione di Emanuela Orlandi.
L’anonimo telefonista dice testualmente: “Riguardo al fatto di Emanuela Orlandi, per trovare la soluzione del caso andate a vedere chi è sepolto nella cripta della basilica di Sant’Apollinare, e del favore che Renatino fece al cardinal Poletti, all’epoca. E chiedete al barista di Via Montebello, che pure la figlia stava con lei, con l’altra Emanuela. E i genitori di Emanuela sanno tutto. Ma siccome siete omertosi non direte un cazzo come al solito…”.
All’epoca della telefonata anonima la sepoltura di De Pedis nei sotterranei di S.Apollinare non era però un segreto: nel 1995 se ne era occupato il pm De Gasperis, nel 1997 la vicenda era finita sul Messaggero, e la storia del “Dandi” seppellito in Chiesa era nel finale del best seller di De Cataldo “Romanzo Criminale”, del 2002.

Articolo di giornale dell’epoca.
Il telefonista tira in ballo quindi la sepoltura di Renatino con un misterioso “favore” al Cardinale Poletti, suggestione alimentata ovviamente dalla contiguità tra S.Apollinare e la scuola di musica Ludovico da Victoria, ultimo luogo frequentato da Emanuela Orlandi in quel fatidico mercoledì 22 giugno 1983.
L’intervista
La giornalista di “Chi l’ha visto?” Raffaella Notariale per capirne di più si mette sulle tracce di Sabrina Minardi, e dopo numerosi rifiuti e tentativi andati a vuoto riesce caparbiamente a intervistarla nel 2006, nella sua casa romana un po’ trascurata dove, tra le altre cose, in salotto c’è un pitone dentro una teca.
La ripresa in penombra dell’intervista ci restituisce una Sabrina diversa, ingrassata e ormai lontanissima dalle sue vecchie frequentazioni, pronta a raccontare ai telespettatori di Rai3 la sua travaglia storia d’amore con Renatino, attraverso episodi incredibili dove sarebbe stata “costretta” a spendere centinaia di milioni contenuti in un borsone (probabilmente per riciclaggio), segreti della banda della Magliana, frequentazioni insospettatibili di Renatino con politici, persino cene a casa di Andreotti. Alla domanda sul fatto se sapesse qualcosa relativamente al caso di Emanuela Orlandi, Sabrina però si irrigidisce, nega decisamente qualsiasi coinvolgimento, rispondendo stizzita alla Notariale.
La storia cambierà rapidamente nel marzo 2008.
In cura per abuso di droghe in una comunità di Salerno, verrà ascoltata da alcuni membri della squadra mobile in merito alla sepoltura di De Pedis: l’idea di parlare con Sabrina viene a un poliziotto trasteverino che la conosce da una vita, Elvio Mastronardi.
L’incidente e la svolta
Il 22 maggio 2008 arriva un’altra tragedia: la figlia Valentina è coinvolta in un incidente mortale sulla Nomentana dove perdono la vita due ragazzi in motorino. Valentina Giordano, con l’obbligo di tornare a casa alle 21 a causa di provvedimenti giudiziari, è in macchina con il fidanzato, Stefano Lucidi, tossicodipendente con alcuni precedenti. Valentina vuole lasciarlo, Stefano la picchia come fa spesso, la trascina in macchina e per impaurirla inizia una corsa folle sulla Nomentana.
All’incrocio con Viale Regina Margherita la Bmw passa con il semaforo rosso a circa 90km all’ora, prendendo in pieno un Kymco 125 con a bordo Alessio Giuliani e Flaminia Giordani, fidanzati di 28 e 25 anni, che moriranno dopo poche ore.
Dopo l’urto Valentina gli urla “Li hai ammazzati”, ma il fidanzato non si ferma e scappa.
Verrà arrestato il giorno dopo, sarà condannato e sconterà 4 anni di carcere.
Non sappiamo se ci sia un collegamento con questo tragico episodio. Negli anni di voci ne sono circolate tante, ma nessuna di queste è supportata da evidenze riscontrabili. Fatto sta che il 4 giugno 2008 Sabrina Minardi viene ascoltata dai p.m. e qui inizia la sua seconda vita come supertestimone del caso Orlandi.
La nuova inchiesta sulla scomparsa di Emanuela
Per la seconda volta viene aperta un’inchiesta dopo quella archiviata nel 1997. Stavolta ci sono dei riferimenti precisi da parte di qualcuno che si autoaccusa del rapimento.
La “pupa del boss” travolge gli inquirenti con un mare di confessioni: sostiene di aver eseguito su ordine di De Pedis il trasferimento in macchina di una ragazza, che avrebbe riconosciuto come Emanuela Orlandi, portandola per poche centinaia di metri dal Gianicolo al distributore di benzina del Vaticano, dove ad attenderla ci sarebbe stato un prete, o un uomo presumibilmente vestito da ecclesiastico. Questo in grandi linee il centro suo racconto, cambiato molte volte nelle altre 4 audizioni, due nel 2008, una nel 2009, e una nel 2010.
Versioni contrastanti
Le versioni poi cambieranno notevolmente: Sabrina confesserà di aver visto Emanuela la prima volta al laghetto dell’Eur la sera stessa della scomparsa e di averla portata dai genitori a Torvajanica, su richiesta di Renatino. La cattività della scomparsa doveva durare un giorno solo, che poi sarebbero diventati 15.
A quel punto la ragazza sarebbe stata trasferita a Monteverde, a via Pignatelli, tenuta prigioniera in un cunicolo sotterraneo da amici di famiglia dei De Pedis. Dopo un mese Emanuela sarebbe stata portata al benzinaio del Vaticano.
Dopo qualche settimana Sabrina avrebbe accompagnato Renatino a Torvajanica, nei pressi di un cantiere, e il criminale con il suo guardaspalle si sarebbe disfatto di due grossi sacchi neri buttandoli in una betoniera. Dentro uno di quei sacchi ci sarebbe stato, secondo il racconto della Minardi, Emanuela Orlandi. Nell’altro, la Minardi ipotizza ci potesse essere Domenico Nicitra, 12enne scomparso, figlio di un esponente della ‘ndrangheta romana e sodale criminale di De Pedis.
Qui però Sabrina compie un errore madornale: Nicitra infatti scompare nel ’93, 10 anni dopo la vicenda di Emanuela.
I racconti della Minardi sono sofferti, confusi: sbaglia date, mischia avvenimenti recenti con eventi lontani, fa nomi di Cardinali, politici importanti ricattati tramite video hard girati nella “garçonnière” di via Vittorini, procuratori ai festini sadomaso, presentatori, faccendieri
Racconta di una bambina rom uccisa da Renato nella pineta di Ostia per vendetta verso il padre zingaro, di una gravidanza a “Villa Gina” all’Eur, e del bambino che avrebbe avuto con De Pedis e che le sarebbe stato portato via dal padre dopo la nascita.
Un movente mancante e la pista Marcinkus
Quello che non riesce a spiegare mai ai pm è il movente del rapimento Orlandi: perché Renatino avrebbe dovuto rapire Emanuela? Sabrina ipotizza che dietro ci sia un misterioso favore a Marcinkus, che sarebbe addirittura andato a trovare Emanuela a casa Minardi a Torvajanica, durante la prigionia della ragazza.
Parla di soldi, tanti soldi che dovevano essere riciclati da Marcinkus e che secondo lei non erano rientrati ai criminali romani.
Poi dice anche di aver visto la 15enne prigioniera nei sotterranei di Monteverde, sedata, sofferente, con gli occhi semichiusi.
Gli inquirenti trovano alcuni riscontri nei suoi racconti, i luoghi sembrano corrispondere, ma i testimoni in vita chiamati in causa negano ogni coinvolgimento e il tempo passato è troppo per trovare tracce significative. L’inchiesta partita dalle dichiarazioni di Sabrina Minardi verrà archiviata nel 2015.

Sabrina Minardi.
Domande senza una risposta
Le memorie di Sabrina Minardi erano vere? O aveva mistificato? Perché aveva deciso di parlare? Per un reale senso di colpa o per ottenere qualcosa? O magari, come altre persone finite nel caso Orlandi, si è trattato di una specie di mitomania? Della volontà di sentirsi ancora una volta al centro di qualcosa di importante? Difficile, forse impossibile dirlo.
Dopo l’archiviazione, Sabrina – che non sembra aver ottenuto benefici materiali da questa improvvisa doccia di notorietà – si isola. Si trasferisce a Bologna e, nel frattempo, diventa nonna. Le sue condizioni fisiche peggiorano e muore a Bologna il 7 marzo 2025, portando via con sé tutti i misteri di una vita sofferta.




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